Tradizione Archeosofica – di Ettore Vellutini

“Tradizione Archeosofica e unità delle religioni vanno pienamente d’accordo”

Tradizione 6

Non so se questo tema vi abbia mai incuriosito, io ne sono stato da sempre affascinato e mi sono reso conto che spesso si confonde questo concetto di identità tra Archeosofia ed unità delle religioni con una sorta di sincretismo. Idea assolutamente da rigettare. Che cos’è il sincretismo? In pratica alcuni movimenti religiosi o spiritualisti hanno dichiarato di prendere quello che secondo loro era il meglio di tutte le religioni e filosofie esistenti per trarne la religione perfetta, una sorta di evoluzione multiculturale del pensiero religioso, un melting pot[1] come viene chiamato oggi. Mi vengono in mente molti pseudo maestri che fanno e hanno fatto una miscellanea tra le varie correnti religiose, naturalmente prendendo solo ciò che gli tornava più utile. Sapienza Perfetta 4

L’Archeosofia è sì il meglio di tutte le tradizioni religiose esoteriche ed iniziatiche, ma non perché il Fondatore ha preso quello che riteneva più utile. Perché possedendo il Fondatore la Tradizione Archeosofica che è “la Tradizione Universale e Primordiale da cui sono sgorgate tutte le tradizioni”[2] ha potuto sfrondare le religioni e le tecniche ascetiche di tutto ciò che c’è di accessorio, di tutte quelle speculazioni ed adattamenti arbitrari che con il tempo gli uomini hanno costruito intorno all’insegnamento originale portato “da profeti e coloro che erano più che profeti”[3]. Perciò possiamo dire che l’Archeosofia è esattamente il contrario del sincretismo, anzi addirittura si potrebbe dire che allo stato attuale di degenerazione teologica e dottrinale delle religioni contemporanee, è l’Archeosofia che giustifica quel che rimane delle religioni moderne, facendone brillare ciò che di aureo conservano e non il contrario. Non so quanti hanno mai considerato il fatto che tutte le religioni abbiano avuto un’origine comune. tradizione 3 Un tempo, in special modo nei primi del 900, periodo che vedeva il nascere della scienza sociologica applicata alla storia delle religioni, questa ipotesi era relegata ad una esclusiva dialettica filosofica tipica degli ambienti tradizionalisti di stampo Teosofico[4] e Guenoniano.[5] Per la scienza storica positivistica e materialista, l’uomo moderno è il frutto di una più o meno lenta evoluzione razionale, le religioni sono intese come uno sviluppo di un sistema di relazioni sociali caratteristico di un gruppo, che alla fine porteranno ad un abbandono di un aspetto metafisico e mistico del pensiero religioso a favore di un esclusivo impegno di tipo caritativo e sociale [6]Tradizione 11 E in effetti la sociologia sembra aver ragione almeno in questo momento storico, ma solo perché la sociologia ha in realtà descritto il processo di degenerazione delle forme religiose e non l’evoluzione. Infatti nel concetto ciclico di evoluzione ed involuzione di un qualsiasi organismo soggetto alle leggi universali, una degenerazione è contemplata e fisiologica fino ad un momento limite di rottura, momento in cui una nuova rivelazione discesa dall’alto non ricostituisce un nuovo inizio ed una nuova risalita verso le vette più alte di una spiritualità viva ed operante. Dicevamo che questa fantasiosa visione dell’evoluzione religiosa dell’umanità si è miseramente infranta quando gli storici, i linguisti ed i filologi hanno scoperto che esisteva un sub strato linguistico comune alle più antiche forme di civiltà conosciute: la lingua e la cultura indoeuropea o ario iranica. Che cosa è successo in pratica? È successo che c’erano nella lingua sanscrita moltissime parole che avevano fornito la radice di termini usati in praticamente quasi tutte le lingue conosciute (lingue di ceppo indoeuropeo) [7].

Tradizione 1

Ad un’analisi più approfondita si sono potute isolare centinaia di parole che avevano attinenza fondamentalmente con il Culto Religioso e con le leggi e quindi di una forma convenzionale di diritto. Praticamente l’uso di parole comuni interessava due degli aspetti più remoti e sacri per un popolo antico: la religione ed il vivere sociale. Inoltre si è potuto osservare che questi popoli avevano tutti una organizzazione sociale piramidale o gerarchica di tipo tripartito. Oltre al Re Guerriero Sacerdote, capo e manifestazione del divino nell’umano, la società si divideva in sacerdoti, guerrieri e artigiani/contadini. Venivano disprezzati i mercanti e tutti coloro che vivevano praticando mestieri non produttivi. Questo modello di società è rintracciabile in tutti i popoli di radice indo europea praticamente fino al medioevo, le tracce documentali più antiche si trovano nella dottrina dei Veda e nelle Upanishad. Questi studi iniziarono a dimostrare che nella più remota antichità un popolo di origine Ariana[8] o indoeuropea, aveva conquistato e sottomesso tutto il mondo allora conosciuto, radicando una cultura e una religione originaria che poi si era adattata al tempo ed ai luoghi nella forma ma non nell’essenza. Una curiosità: gli scavi archeologici hanno dimostrato che gli indoeuropei lasciarono nei loro spostamenti prima da Occidente ad Oriente e poi nel moto inverso, nei territori conquistati, due manufatti tipici che ci permettono di seguire le tappe della loro migrazione, la ceramica cordata e l’Ascia Bipenne, antichissimo simbolo della Divinità e della regalità divina[9]Tradizione 2

Per la prima volta il termine Ariano è stato usato nel Rig Veda e trae la sua origine da Arja che vuol dire bianco nel termine di un carattere diurno solare e rivelato; Arja è anche la radice dell’attributo “nato due volte” in riferimento ai riti iniziatici che gli indoeuropei riservavano alle proprie élite spirituali. Questo termine impropriamente usato per definire un popolo sarebbe più adatto se attribuito da una qualità spirituale, ad un élite che di fatto esercitava un potere sacerdotale e guerriero[10]. Queste scoperte fortemente contrastate all’inizio dal mondo accademico, non solo ridicolizzavano le puerili deduzioni di filosofi e sociologi dell’ottocento e dei primi del novecento, ma lasciavano supporre che tutti i popoli potevano essere ricondotti a pochi specifici ceppi originari e sostanzialmente in teoria sarebbe potuta esistere una razza originaria, con una Tradizione unica che poi si è diffusa ed adattata mantenendo però una forte caratterizzazione. tradizione 14

Purtroppo c’è da dire che un uso di queste scoperte totalmente materialistico e asservito ad una logica razzista, fu esaltato da una certa filosofia idealistica che contribuirà a far sorgere in Europa nella prima metà del ‘900 quelle ideologie politiche ed in special modo il nazismo ed il comunismo, che tanto orrore e distruzione hanno portato nel mondo. Questi studi solo oggi stanno riprendendo forza e credibilità, ma il lavoro di sdoganamento da un passato esecrabile temo sarà ancora lungo. Tradizione 17

Il compito è affidato a quei ricercatori serie ed onesti, che avranno la forza di rigettare ogni ideologico condizionamento ed un miope approccio unilaterale o scientista alla conoscenza. Rifiuto che gli consentirà di aprirsi ad un modello di ricerca nuovo e completo. Un modello a cui necessita un approccio multidisciplinare, integrato da modelli di pensiero metafisici, oggi totalmente esclusi dallo scientismo accademico. Un modello che sarà la via maestra per aprire nuovi orizzonti alla ricerca dell’origine dell’umanità e che vedrà protagonisti gli studiosi che emergeranno nel prossimo futuro dalle fila dell’Archeosofia.

Tradizione 10

[1] Il così detto “crogiuolo” multiculturale, in proposito ha scritto molto Guenon in “Crisi del Mondo Moderno”.

[2] Tradizione Arcaica e fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica, Tommaso Palamidessi

[3] Le verità della Rivelazione Divina sono da sempre state donate all’umanità attraverso l’opera missionaria di epicentri di spiritualità, organizzati come Ordini Iniziatici guidati da vere incarnazioni del divino nell’umano.

[4] Per Teosofia qui si intende la dottrina propugnata dalla Società Teosofica, cofondata nel 1875 a New York da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), che appunto si proponeva di divulgare il pensiero teosofico, ovvero tutte le religioni deriverebbero da un’unica verità divina. Tale verità sarebbe stata tramandata nel corso della storia attraverso una strettissima cerchia di iniziati, i quali avrebbero rivelato solo gli aspetti più conformi al periodo storico in cui essi si sarebbero venuti a trovare.

[5] René Jean-Marie-Joseph Guénon, conosciuto anche come Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya dopo la conversione all’Islam. (Blois, 15 novembre 1886Il Cairo, 7 gennaio 1951), è stato uno scrittore, esoterista, intellettuale francese. La sua opera, concepita a partire da una ridefinizione in senso tradizionale della nozione di metafisica, intesa come «conoscenza dei princìpi di ordine universale» da cui tutto procede, non si presenta, nelle intenzioni dell’autore, come un sistema filosofico basato sul sincretismo o come la formalizzazione di un pensiero neospiritualistico, ma è volta all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratoria, Compagnonaggio, ecc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano. Tommaso Palamidessi lo indica come un grande studioso di esoterismo.

[6] In proposito impossibile non citare l’opera di Max Weber: “l’etica protestante e lo spirito del Capitalismo”. Weber stesso ammise di conoscere poco e superficialmente le traduzioni in tedesco dei testi Sacri ebraico cristiani e di ignorare del tutto i testi delle altre religioni e filosofie. Eppure la sua opera viene considerata fondamentale per lo studio sociologico delle religioni. C’è però da dire che la sua teoria sulla nascita ed evoluzione del pensiero capitalistico è coerente e magistralmente dimostrata.

[7] Gli Indoeuropei e le Origini dell’Europa – Francisco Villar – il Mulino.

[8] Da Aryãs come si definivano gli antichi abitanti di Persia, India, Pakistan ed Afghanistan.

[9] Gli Indoeuropei A.Romualdi ed. Settimo Sigillo.

[10] Arjuna è un mitico eroe che compare nel Mahābhārata, nonché uno dei protagonisti di questo importante poema epico indiano. Il suo nome significa letteralmente il “puro”. Arjuna di origine divina, appartenente alla classe sacerdotale degli Ksatriya, diventa simbolo dell’Anima che è stata completamente capace di vincere se stessa e di arrendersi a Dio, permettendogli di agire attraverso di sé. L’Eroe che diventa Tempio vivente della Presenza Divina.

 

 

 

 

 

 

 

 

3 pensieri su “Tradizione Archeosofica – di Ettore Vellutini

  1. Mahael ha detto:

    Gentile scrittore ho apprezzato molto quello che ha scritto nella sua pubblicazione, si vede un minimo di ricerca che tuttavia si trova ancora in alto mare. Parlare di sincretismo religioso è di per sè parlare di rosa+croce e rielaborare un pò dalla golden dawn un pò dall’ORC dal Martinismo ecc. risulta una tendenza new o next ege che non ha nulla a che vedere con lo gnosticismo. Detto ciò come ho scritto sopra ho apprezzato tantissimo il tentativo di riceca interiore ma al quale le cosiglio di aggiungerne uno di ricerca operativa e archeologica sulla storia e sulla storiografia delle religioni cosa che farebbe accrescere la conoscenza in determinati argomenti; presempio quando parla di arianismo non dimentichi di citare l’ ahnenerbe da cui sono usciti personaggi come Otto Rahn che poco hanno a vedere con la degenerazioni di filosofie socialiste del XX secolo. Spero di non aver aperto una querelle polemica in quanto non era quella la mia intenzione . Detto cio spero cmq in un costruttivo scambio di opinioni che faccia crescere entrambi la ringrazio per l’attenzione

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    1. elisabettameacci ha detto:

      Gentile amico, ho letto con attenzione il suo commento al mio post ed appena possibile mi sono premurato di risponderle. Fermamente convinto del valore fondamentale dell’onesto confronto intellettuale tra ricercatori, mi premeva rispondere alle sue domande fin dove possibile e limitatamente alle mie conoscenze, chiarendo alcuni punti della mia esposizione che forse non ho trattato con sufficiente attenzione e per questa occasione che mi dà di spiegarmi meglio, ancora una volta la ringrazio. Premetto che questo articolo è l’estratto di un mio scritto assai più ampio, dedicato al commento di alcuni passi dell’opera del Professor Palamidessi, fondatore dell’associazione Archeosofica e autore della collana Archeosofica di cui la citazione che commento è un estratto dal primo Quaderno. Quindi comprendo la difficoltà di chi, estraneo all’Archeosofia, si trovi a leggere uno scritto di questo tipo. Mi è sembrato assai strano leggere il suo primo appunto sul sincretismo, infatti la mia posizione su questo argomento credo sia più o meno la sua. Il modo di procedere sincretico è probabilmente il segno di distinzione di movimenti appartenenti alle correnti new age e next age che anche io non ritengo tradizionali e che poco hanno a che fare con i sentieri della gnosi nel più genuino senso del termine. Mi stupisce vedere associati il Martinismo e la Golden Dawn al movimento Rosa +Croce. Forse lei intende i nuovi movimenti neo rosa crociani inaugurati da personaggi di spicco dell’ottocento europeo, uno tra tutti il Papus. Perché per quanto modestamente so, il genuino movimento Rosa + Croce a cui appartennero personaggi del calibro di Robert Fludd, Cardano e molti altri, non può essere certo associato ad un movimento sincretico tanto meno new age. Ho invece molto apprezzato il suo consiglio di rivolgere la mia attenzione ad una ricerca operativa in campo archeologico e storiografico delle religioni. La mia formazione archeologica è classica universitaria ed anche sociologica. Non ho trascurato nemmeno la comparazione religiosa e tradizionale. Quindi consigli ben accetti. Mi scusi se non cito e credo mai citerò l’Ahnenerbe per quanto riguarda lo studio dell’arianesimo perché questo argomento non è certo l’oggetto delle mie ricerche. Non so per quale motivo mi scrive che l’Ahnenerbe non ha a che fare con i deviati socialismi che hanno caratterizzato il XX secolo. Vede, l’Ahnenerbe ovvero “la società per la ricerca dell’eredità ancestrale” fondata da Himmler, Wirth e Darrè, si può tranquillamente definire, senza temere di sbagliare, l’anima del movimento nazional socialista. Società fondata con lo scopo originario di riportare alla luce l’eredità culturale di un fantastico arianesimo sognato da Himmler e utilizzato dalla macchina di propaganda politica del ministro Goebels. Questa organizzazione poi confluita pochissimi anni dopo la sua creazione nelle SS, ha visto affluire nelle sue casse milioni di marchi provenienti dal Reichstag, nel folle tentativo di creare una nuova religione e cultura che avrebbe cancellato, come dichiarato dallo stesso Himmler, il ricordo di 2000 anni di cristianesimo. Nell’ambito dei massicci finanziamenti forniti dal partito ai diversi ricercatori dell’Ahnenerbe figura Otto Rhan. Non creda che io non abbia letto con interesse le sue opere “crociata contro il Graal” e “la corte di Lucifero”, opere interessanti e ricche di spunti soprattutto sulla cultura e sulla storia dello sfortunato movimento Cataro, che pare avesse custodito fino alla fine il Graal tra gli alti picchi di Montsegur, teatro dell’eroica resistenza e del martirio degli ultimi “Puri”. Mi piace credere che Rhan abbia volontariamente disertato le fila del nazismo avendone intuito l’indole profondamente luciferica. Per tradizione Arja io intendo nel genuino significato del termine la tradizione spirituale Indo Persiana che nulla ha a che vedere con la folle ideologia razzista propagandata dai vari movimenti pan germanici del 900. Sperando di aver dissipato ogni suo dubbio, la rassicuro sul fatto che anche se in alto mare come lei mi scrive, veleggio su un solido e meraviglioso veliero. Ringraziandola per la sua gentile pazienza nel leggere la mia risposta, l’invito ad un costruttivo e proficuo scambio privato, che, sono certo, non potrà che arricchire entrambi. Ettore Vellutini

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