ORIGINE DELLE COSTELLAZIONI – di Alessandro Benassai

Origine Costellazioni

Le Costellazioni che ci sono state tramandate da Ipparco e poi da Tolomeo, cantate da Arato, erano state incise sopra un globo che Eudosso ricevette dagli Egiziani.
Gli Egiziani incrementarono la loro tradizione astrologica con le notizie ricevute dai Caldei e più tardi dai Babilonesi con i quali erano in stretto contatto, per cui il globo consegnato ad Eudosso, o inciso da lui stesso, poteva riferirsi alla cultura astrologica dei Caldei.

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Un catalogo con la posizione di oltre 1000 stelle fu trasmesso ad Ipparco. Egli, confrontando le posizioni delle stelle catalogate con la posizione che occupavano nel cielo al suo tempo, si accorse che non coincidevano più in longitudine, ascensione retta e declinazione, mentre la latitudine rimaneva costante. Da ciò dedusse il movimento di precessione degli Equinozi. Inoltre alcune stelle non erano otticamente osservabili perché non sorgevano più o erano troppo basse sull’orizzonte. Ipparco ricalcolò le posizioni delle stelle e il suo catalogo arrivò poi a Tolomeo che le pubblicò nell’Almagesto.
Le posizioni delle stelle catalogate al tempo d’Ipparco oggi non corrispondono alla loro reale posizione per via dello spostamento in longitudine (la distanza dall’Equinozio di Primavera) e in declinazione (l’altezza sull’Equatore celeste), per cui il cielo notturno visto da Ipparco ad Alessandria d’Egitto non coincide con quello di oggi, così come non coincideva con quello visibile ai suoi predecessori.


Il catalogo con le posizioni di 1026 stelle, divise in 48 Costellazioni, trasmesso ad Ipparco, ripreso da Tolomeo e pervenuto sino a noi, testimonia un cielo notturno visibile in un’epoca passata a sconosciuti osservatori che dovevano giocoforza trovarsi disposti in qualche località geografica. Calcolando le posizioni delle stelle tornando gradatamente indietro nel tempo si arriva ad un periodo in cui in una data località queste stelle sorgono, sono visibili e tramontano: questa data e questa località indicano il tempo e la sede degli antichi osservatoriOrigine Costellazioni 3
Gli antichi avevano lasciato sulle loro carte celesti una vasta lacuna, la quale, nel suo muto linguaggio, ci dice che nessuna osservazione, nessuna tradizione astronomica ci viene dal sud. Questo deserto celeste lo si può vedere nella riproduzione della mappa del cielo australe inserita nell’edizione del 1559 dell’opera di Arato: è una delle ultime carte anteriore alla creazione delle costellazioni moderne.
Vi si scopre il Polo dell’Eclittica e di fianco il Polo antartico cioè il punto zenitale del Polo Sud terrestre.
Le stelle più vicine segnatevi dagli antichi sono quelle dell’Ara e dei piedi del Centauro, la cui declinazione australe non supera i 60 gradi.
Occorre andare fino a 30 gradi di Latitudine, fino ad Alessandria d’Egitto, per cominciare a vedere queste stelle. Se sulla terra ci spingessimo a latitudini ancor più meridionali, si osserverebbero altre stelle che non compaiono sui cataloghi di Tolomeo e di Arato. origine costellazioni 9
Si deve quindi ritenere che queste antiche osservazioni siano state eseguite intorno al trentesimo grado di Latitudine Nord, la latitudine dell’Egitto e della Mesopotamia.

origine costellazioni 5Così stabilito il luogo, è possibile, grazie allo spostamento del Polo Sud e delle stelle causato dalla Precessione degli Equinozi, ricercare anche il tempo in cui esse vennero effettuate.
Osservando la carta di Arato edita nel XVI secolo, tracciata in base all’Almagesto di Tolomeo, si nota subito che il vuoto lasciato dalle antiche costellazioni si estende specialmente al di sopra e a destra del Polo dell’Eclittica fino alla Balena (Cetus), il che rivela un’antichità ancor maggiore di Arato stesso (vissuto nel III secolo a.C.) poiché il centro della lacuna è situato dove si trovava il Polo Sud circa 500 anni a.C.

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Questa raffigurazione del cielo meridionale è quindi più antica, non solo delle osservazioni di Arato, Ipparco e Tolomeo, ma anche della fonte dei loro cataloghi: il più antico elenco delle costellazioni e delle stelle principali giunto fino a noi è quello di Eudosso (vissuto intorno all’anno 370 a.C.), raffigurato sul famoso globo che egli portò in Grecia dall’Egitto. Risalendo indietro nel tempo verso il periodo di maggior splendore delle grandi civiltà storiche, quella egiziana e quella mesopotamica, intorno al 1700 a.C., al tempo del patriarca Abramo, ci accorgiamo che, pur spostandosi il Polo Celeste Australe, da quelle latitudini erano sempre osservabili le medesime costellazioni riportate nei cataloghi greci 1500 anni più tardi.
Ciò conferma l’antichità di numerosi asterismi di cui troviamo notizia sia nella Bibbia sia nelle tavolette astronomiche della Biblioteca di Ninive.origine costellazioni 4
Se ci spingiamo ancor più indietro nel tempo, fino all’origine delle grandi culture, al tempo della fondazione di Ur di Caldea e al tempo in cui il Faraone Aseth in Egitto e l’Imperatore Shin-Nung in Cina presiedevano all’istituzione dei calendari, intorno al 3000 a.C., siamo ancora in grado di osservare le costellazioni e gli astri principali così come tramandati nei secoli successivi, tra cui alcune importanti stelle del cielo australe come Canopo e Sirio, sulla cui levata eliaca gli egizi orientarono molti dei loro templi.

origine costellazioni 10Vi è però una significativa eccezione: si nota una stella di prima grandezza, Achernar, alfa Eridano, all’interno della zona del cielo invisibile per gli antichi osservatori e per i loro continuatori. Nonostante questo fatto ineccepibile, Achernar figura tanto nel catalogo di Tolomeo quanto in quello di Sufi: “essa è di prima grandezza – scrive Sufi – ed è quella che si segna sull’astrolabio meridionale e che si chiama Achir-al-Nhar, la fine del fiume’’.
Il fatto che entrambi questi astronomi, vissuti a 800 anni di distanza l’uno dall’altro, la riportino nella stessa posizione errata (con uno scarto di circa 6° di Latitudine) sul cielo meridionale, ci porta a dedurre che non solo non l’hanno osservata direttamente ma anche che la loro fonte era comune e certamente molto più antica.

achernarPerché Achernar diventi visibile alla Latitudine di 30° Nord è necessario spingersi indietro nel tempo almeno fino al 10.000 a.C., all’epoca mitica e leggendaria di cui parlano il Mahabharata e il Ramayana, che contengono notizie dell’osservazione di diverse importanti stelle ed asterismi.
Questi antichissimi poemi epici costituiscono la redazione in forma scritta delle tradizioni millenarie che risalgono all’origine della civiltà indiana, all’epoca del divino eroe Rama, a cui si fa risalire l’invenzione dello Zodiaco. Di questo sapere arcaico, unito alla tradizione egizia ed a quella kabbalistica, Mosè tramandò la sintesi nei 5 Libri del Pentateuco.

origine costellazioni 7L’antichità delle osservazioni degli astri è testimoniata da Giuseppe (Antichità Giudaiche) che attribuisce ai Patriarchi la conoscenza del Ciclo Sole-Luna di 19 anni e di 600 anni, detto il Grande Anno. Questo fu il commento del Cassini citato da Flammarion:
“Questo periodo è uno dei più belli che siano stati inventati, perché, supponendo il mese lunare di 29d 12h 44m 3s, si trova che 219.146 giorni e mezzo fanno 7421 mesi lunari; e lo stesso numero di giorni dà 600 anni solari di 365d 5h 51m 36s”.
I Patriarchi dovevano conoscere con precisione il movimento degli astri perché il mese lunare concorda, meno un secondo, con quello determinato dagli astronomi moderni.

 

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