IL MITO DI ERCOLE – di D.Viciani e F.Manenti

Che cos’è il mito?
Ernest Cassirer (filosofo tedesco 1874-1945) dice che “il mito sorge spiritualmente al di sopra del mondo delle cose”, mentre Guido Ferraro, un filosofo moderno, afferma che anticamente questo genere era riconosciuto come custode di significati profondi. Fatiche di Ercole 0
Il termine mito ha oggi assunto un significato dispregiativo rispetto all’uso cui era destinato in passato. Nell’epoca degli antichi filosofi greci era considerato invece un veicolo privilegiato per la trasmissione della conoscenza, che si cela dietro elementi che sembrano di esperienza quotidiana ma che razionalmente non tornano perché simboli di un archetipo di ordine superiore, ma a questo significato di ordine superiore vi si accede solo tramite la difficile interpretazione di un discorso simbolico.
Molti autori fanno derivare il mito dalle esperienze rituali di un popolo; in sostanza, il mito è strettamente legato agli aspetti religiosi, ai rituali della dottrina sacra di un popolo. Quello del mito è per questo un linguaggio simbolico, la cui funzione è trasmettere un significato. Chi entra a contatto con il mito non deve prendere alla lettera quanto questo racconta, ma il messaggio che vuole trasmettere. Il racconto mitologico è sempre allusivo ad un contenuto principale, insomma, non svela mai direttamente quello che vuole insegnare.


Fatiche di Ercole 12Il mito come già detto si serve del simbolo per esprimere i suoi contenuti. Nel 14° Quaderno di Tommaso Palamidessi si legge:
Il simbolo collega e lega il visibile e l’invisibile, il terrestre ed il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l’uno nell’altro. Nella vita dell’Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, Riti religiosi e iniziatici.”([1])
La parola mito significa discorso, racconto. Mito non è allora nient’altro che la “parola-logos”, la più ricca fonte d’informazioni della storia umana. Può essere considerato un racconto sacro che svela dei misteri e che dà la risposta a molti interrogativi degli uomini: come sono nati l’universo e l’uomo stesso, come hanno avuto origine la terra e gli astri, ecc. Ecco perché sono nate determinate figure eroiche, dette infatti “mitologiche”, per tramandare una conoscenza.
Fatiche di Ercole 16
I miti inizialmente appartenevano alla tradizione orale di un popolo, venivano comunicati da bocca a orecchio, da maestro al discepolo, o raccontati in gruppo dalle persone più sagge, più anziane. Solo successivamente sono state raccolti sotto forma scritta. Perché? Probabilmente per non perdere questo grande patrimonio di sapienza e lanciarlo intatto nel tempo aspettando un orecchio e una mentalità adatta alla traduzione del mito stesso.

La sacralità del mito è data dal fatto che nasce dal rito religioso e da questo contesto attinge tutta la sua forza. Una definizione esatta la fornisce Lévy-Bruhl, filosofo, antropologo, sociologo francese:
I miti più importanti sono noti soltanto ai vecchi che ne custodiscono gelosamente il segreto…i vecchi custodi di queste cognizioni misteriose risiedono nei villaggi, muti come sfingi, e decidono fino a che punto possano senza pericolo confidare la scienza dei padri alla giovane generazione e in quale momento questa trasmissione dei misteri possa essere più fruttuosa([2])
Simboli e Miti
I miti fanno parte di ogni individuo come bagaglio interiore: togliere un mito, un ideale ad un uomo inteso come individuo, è come togliergli la vita, dopo non avrà niente a cui aspirare. Guai se il mito perdesse il suo valore sacro, la sua divulgazione senza le dovute precauzioni, nelle mani sbagliate porterebbe alla profanazione, lo spoglierebbe quindi dalla sua virtù magica; per questo venivano tramandati in gran segreto e solo a coloro che si dimostravano in grado di comprenderne il valore e proteggerlo dalla profanazione.

Tra i miti più educativi e importanti dell’antica Grecia, oltre alla genealogia delle divinità, c’è il mito di Ercole che è in rapporto stretto con il numero 12 e il simbolismo dello Zodiaco.
Ercole 14
Ercole è un semi-dio, figlio di Alcmena (una donna umana) e di Zeus (un dio) ed è dotato di una forza sovrumana. Orfeo nelle sue Argonautiche ci dice che per formare, concepire, un così grande uomo ci vollero tre giorni e tre notti.
Il numero 3 lo ritroviamo nelle fasi dell’Opera degli alchimisti, nei tre giorni del viaggio di Dante, nei tre giorni intercorsi tra la morte del Cristo e la sua resurrezione, quindi fa riferimento ad un processo creativo, di formazione di un uomo nuovo.
Fatiche di Ercole 9Già da bambino Ercole riesce a strozzare i serpenti che Era, moglie di Zeus, gli manda nella culla per ucciderlo: il neo-nato domina una forza rappresentata dai serpenti (due per altro) chiamata “serpentina”, forza rigenerativa ben nota in Oriente; il fatto che lo faccia da bambino ci indica che questo dominio è una delle prime tappe del viaggio che da lì a poco lo vedrà poi adulto, con in mano già una forza e delle capacità. Ercole 3

Perseo da P(a)rs-Fars, significa l’uccisore (del drago), il vincitore, il più forte, la stessa “forza sovrumana” che Ercole acquista dopo aver strozzato i due serpenti”, evento rappresentato dalla Costellazione di Ofiuco o Esculapio, cioè dopo aver fatto tacere la doppia corrente mercuriale rappresentata nel Caduceo di Ermete, la forza che gli consente di superare le prove, i guardiani delle soglie, per arrivare, secondo la profezia di Tiresia, nell’Olimpo Celeste([3]).
Ercole è figlio di un dio, Zeus, e di una regina, Alcmena, simbolo della sua doppia natura divino-umana. Quindi Eracle, Ercole per la tradizione Romana, il cui nome significa forte, possente, è ciò che ci si aspetta dal figlio di un dio. Ma anche il nome della madre ci svela una parte di identità dell’eroe: Alcmena significa la forza del genio, la grandezza d’animo, quindi non solo forza fisica ma anche forza d’animo e di spirito.

Fatiche di Ercole 1Ercole, nato in una casa reale, usufruisce dell’insegnamento di molti sapienti che per lui arrivano da ogni parte della Grecia, come per esempio il Centauro Chirone (simboleggiato nella costellazione del Sagittario) che gli insegna la medicina, l’astronomia, la musica… Ercole imparò la lotta e l’uso delle armi, ecc., grazie a dei maestri che lo educarono in quelle che oggi conosciamo sotto il nome di “Arti liberali”, insegnamenti che poi avrebbe usato per superare le 12 fatiche. Segno che l’Artista della Grande Opera – di cui Ercole è il simbolo – deve studiare, conoscere, oltre che prepararsi un’interiorità adatta. Deve trovare dei Maestri da cui attingere.

Ora se pensiamo appunto al mito che racconta cose inverosimili per cercare di stuzzicare il nostro intelletto, è chiaro che gli eventi di un mito non ricalcano né fatti realmente accaduti, né una morale spicciola, ma offrono un insegnamento interiore, occultato tra simboli e fantastici accadimenti. Fatiche di Ercole 4
Era/Giunone odia profondamente Ercole perché frutto di uno degli innumerevoli tradimenti del marito (ma anche per altre storie). Era, che cova odio per questo super-uomo non perde occasione per attentare alla sua vita (in senso simbolico = metterlo alla prova). Un giorno con un sortilegio gli fa perdere il senno per pochi attimi. Ercole in quel momento di follia uccide moglie e figli. Ritornato in sé tenta il suicidio dal dolore della perdita dei cari, ma l’amico Teseo gli consiglia di rivolgersi all’oracolo di Delfi per capire come emendarsi dal grave peccato commesso. La risposta dell’oracolo lo costringe a mettersi al servizio del re Euristeo che gli ordina di affrontare 12 fatiche, simbolo dell’eterna lotta fra l’uomo e la natura nella sua forma più selvaggia e terribile. Lotta in cui o vince e rinasce, o sopperisce, per ricominciare tutto da capo, ogni anno. Fatiche di Ercole 7
Queste fatiche di espiazione sono 12, come 12 sono le Costellazioni Zodiacali alle quali sono associate da un valore simbolico. E’ il percorso che attende l’eroe per ritrovare la sua dignità di dio decaduto a causa della perdita di coscienza e quindi di lucidità. Lo zodiaco rappresenta il percorso e le prove che l’iniziato deve superare per ritrovare la sua vera identità e riscattarsi dalla condizione in cui è caduto, come nel caso di Ercole, perdendo la sua coscienza di figlio di Dio. Per inciso, il nome Euristeo significa ben affermato, fisso, stabile, simbolo della materia degli alchimisti, la materia dell’Opera, l’unica su cui vale la pena di lavorare, che va resa fissa e stabile, incorruttibile nel tempo, con una nuova nascita in un nuovo corpo superando le dodici prove. Fatiche di Ercole

Tradizionalmente si fanno corrispondere le fatiche di Ercole con le costellazioni:

1 – Uccisione del Leone di Nemeo = LEONE
2 – Distruzione dell’Idra di Lerna = SCORPIONE
3 – Cattura della Cerva di Cerinea = CANCRO
4 – Cattura del cinghiale di Erimanto = BILANCIA
5 – Gli uccelli della Palude di Stinfalo = SAGITTARIO
6 – Le stalle del re di Augia = ACQUARIO
7 – Le cavalle di Diomede = ARIETE
8 – Il Toro di Creta = TORO
9 – Il Cinto di Ippolita = VERGINE Fatiche di Ercole 3
10 – I Buoi di Gerione = PESCI
11 – I pomi delle Esperidi = GEMELLI
12 – La cattura di Cerbero = CAPRICORNO

E per ogni fatica c’è una spiegazione o probabile decifrazione del mito.

In ultima analisi, Ercole può rappresentare chiunque, uomo o donna, si batta con i problemi della vita, affrontando con coraggio i compiti del proprio destino, sopportando pene e tribolazioni. La vita dell’uomo avanza nella Grande Ruota dello Zodiaco, che è il vero sentiero annuale e leggendo la storia di questo eroe se ne potranno conoscere gli ostacoli ma anche il modo per superarli. Le 12 fatiche che affronta possono indicare le difficoltà che ciascuno di noi incontra quando vuole liberare la componente interiore e più spirituale dalle catene della materialità. Una volta superate le prove, Eracle, mezzo dio e mezzo uomo, ottiene l’immortalità e diventa un dio a tutti gli effetti, trasferendosi sull’Olimpo. Il “non ancora perfetto Figlio di Dio” è dunque simbolo di coloro che prendono il comando del proprio destino per trasformare la propria natura inferiore sul modello di quella che appartiene alla discendenza divina. Fatiche di Ercole 2

[1] Tommaso Palamidessi, Q°14 “LA via dei simboli e la trasmutazione spirituale”

[2] Le parole di Lévy-Bruhl, tratte da le surnaturel et la nature dans la mentalitè primitive, Parigi, 1931, p. 262, sono citate in V. J. Propp, Le radici storiche dei racconti di fate, op. cit., p. 572.

[3] Alessandro Benassai, “Origine e significato delle Costellazioni”

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