TRADIZIONI A CONFRONTO: I PROFETI DI ISRAELE – di Emiliano Sciarra

profetismo 2

Il profetismo è un fenomeno caratteristico delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo, e «si può considerare uno dei più colossali movimenti spirituali dell’umanità[1]». L’Islamismo ha il Profeta per antonomasia, il «sigillo dei Profeti», Maometto, considerato l’ultimo e definitivo; il Cristianesimo annovera Giovanni Battista, Giovanni Evangelista autore dell’Apocalisse e, naturalmente, Gesù. Ma è nell’Ebraismo che la figura del profeta acquista un’importanza fondamentale. Non è un caso che gli scritti dei profeti costituiscono una parte rilevante della Bibbia Ebraica, la Tanàkh.
In effetti i profeti ebraici hanno costituito un aspetto originale in quanto diversi dagli oracoli, dalle sibille e dagli astrologi, e le loro indicazioni erano tenute nella più alta considerazione… a patto di saper distinguere fra veri e falsi profeti.
Ma uno degli aspetti più interessanti in assoluto è quello delle scuole di profetismo volontario, cioè istituzioni in cui si poteva cercare volontariamente il contatto diretto con l’Assoluto. 

I PROFETI E LA STORIA 

Vediamo innanzitutto di inquadrare storicamente i profeti nella storia di Israele, tenendo presente che la storia dei vari regni di Israele e delle vicissitudini del popolo ebraico è molto intricata e ovviamente non rientra negli scopi di questa trattazione. profeta10

Il periodo che ci interessa parte dal 1250 a.C., data in cui si colloca l’Esodo dall’Egitto grazie a Mosè, sacerdote egiziano considerato il primo dei profeti, sebbene secondo alcuni anche tutti i patriarchi (da Abramo in poi) possano rientrare in questa categoria. In questo periodo sono degni di nota profeti come Giosuè, un fedelissimo di Mosè, Miriam (o Maria), la sorella danzatrice sacra, e anche Debora, che fra l’altro è stata l’unico giudice donna. Il regno cresce e dopo circa due secoli si arriva ai grandi re di Israele, Re Davide e suo figlio Salomone, che costruisce il primo Tempio. Davide (e il suo predecessore Saul) è incoronato con l’approvazione del profeta Samuele, che è importante anche perché è il fondatore delle scuole di profetismo. profeti 1

Alla morte di Salomone il regno si spacca in due: a Nord una decina di tribù fondano per proprio conto il Regno di Israele, mentre a Sud, con capitale Gerusalemme, rimane il Regno di Giuda. Il Regno di Israele era più ricco, più popolato e molto più instabile, ma fu anche quello più breve: venne infatti conquistato nel 722 dagli Assiri e, secondo la tradizione biblica, la popolazione fu deportata e dispersa: sono le famose dieci tribù perdute di Israele.
Il Regno di Giuda, invece, durò più a lungo: fu infatti conquistato solo nel 587 dai Babilonesi con la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la conseguente deportazione degli Ebrei in Babilonia.
La cosiddetta cattività babilonese durò una cinquantina d’anni finché nel 539 Ciro il Grande, Re di Persia, conquistò a sua volta Babilonia, e lasciò gli Ebrei liberi di tornare alla loro terra, anche se sempre sotto la dominazione persiana. Infine, nel 332 arriva Alessandro Magno e porta la civiltà (e la dominazione) ellenica.
La maggior parte dei profeti riconosciuti si concentra durante i due Regni di Giuda e di Israele. Dopo la dominazione macedone di Alessandro perdiamo traccia dei profeti veri e propri, la cui stima fu assorbita dalla figura del sommo sacerdote. In effetti era stato già predetto più volte l’avvento del Messia, e non si aspettava altro.
Della vita vera e propria dei profeti, oltre alle scarne note in cui essi stessi ne parlano, si sa pochissimo, e di molti (per esempio Giona) si mette in dubbio anche la stessa esistenza storica. Questo problema si lega a quello della datazione delle fonti scritte, che è un argomento assai complesso che occupa filologi di tutto il mondo da sempre. Accenniamo solo che la versione attuale degli scritti profetici è databile nella maggior parte fra il IV e il VI secolo a.C., sebbene quasi sicuramente facciano riferimento ad altre opere precedenti, orali o scritte, di cui non abbiamo traccia.

PROFETI E ORACOLI

Chi sono questi profeti e perché abbiamo detto che la loro presenza è un carattere originale della religione ebraica (e Cristiana e Islamica)? profeti 2
Tutte le civiltà hanno sempre contemplato la possibilità di comunicare con l’Assoluto, qualunque dio o pantheon si adorasse. Però questa comunicazione avveniva sempre tramite oracoli che traevano auspici con varie tecniche che vanno dalla divinazione con ossa al volo degli uccelli, dall’interpretazione degli astri al lancio degli astragali, fino alle visioni indotte da uno stato di trance estatica, spesso con erbe e bevande dissocianti.
Il profeta è diverso: a parte le scuole di profetismo, in molti casi il messaggio parte su iniziativa dell’Assoluto invece che su richiesta dell’oracolo; ma soprattutto, cosa più importante, Dio parla direttamente all’uomo tramite messaggi, visioni o sogni, non c’è nulla da interpretare se non in qualche caso il significato più profondo delle visioni allegoriche.
La stessa parola profeta viene dal greco profànai, cioè «parlare a nome di un altro». Nelle scritture ebraiche in realtà troviamo diversi termini: nabì, che vuol dire «colui che parla», è il più usato, poi ro’eh e hozeh, che sono sinonimi anche se con una sfumatura di significato: il primo significa «veggente», il secondo «parlante, annunciante».
Tuttavia non dobbiamo credere che il messaggio rifletta esattamente le parole di Dio, come secondo la dottrina Islamica si presume sia successo per la stesura del Corano. Infatti tale messaggio, soprattutto se consiste in una visione, è filtrato dalla coscienza del profeta, che poi cerca le parole più adatte per descrivere quello che ha visto. Va inoltre considerato che spesso i profeti non scrivevano direttamente ma le loro parole venivano tramandate oralmente, come detto. Quindi non è prudente prendere sempre alla lettera gli scritti profetici anche perché la loro formulazione potrebbe essere stata distorta nel tempo.
Le pratiche per così dire «magiche» di divinazione sembrano essere rifiutate nelle scritture:
«Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te» (Deut.18:9).profeti 3

In realtà alcuni profeti riconosciuti universalmente come inviati di Dio usavano tecniche palesemente «magiche»: per esempio Mosè trasforma il suo bastone in serpente esattamente come gli altri sacerdoti egiziani (il suo però mangia tutti gli altri); oppure Eliseo toglie il veleno da una minestra e fa riaffiorare un’ascia affondata nel Giordano; per non parlare di Daniele, sommo astrologo. Insomma, la distinzione non è così netta e la condanna, che in generale sembra colpire chi si occupa di divinazione e astrologia, non è poi così definitiva e dottrinale in tutti i casi.
C’è poi un’altra differenza: i profeti possono prevedere eventi che non sono alla portata degli oracoli, perché annunciano un intervento divino nella Storia che è di per sé imprevedibile.

IL RUOLO DEI PROFETI

Nel cuore del Deuteronomio, una delle parti della Bibbia, sono contenute delle leggi che trattano dell’ordinamento dello stato di Israele secondo il volere divino. Qui troviamo una separazione dei poteri da far invidia agli stati moderni.
Il Re, eletto per dinastia e riconosciuto dai sacerdoti, era il capo militare e diplomatico, a lui spettavano le decisioni in materia di politica estera e di amministrazione interna.
La giustizia invece era affidata ai giudici, separati dal Re. Già allora infatti c’era la ferma convinzione che il potere giuridico dovesse essere separato da quello politico.
C’erano poi i sacerdoti, che formavano una casta vera e propria; il loro ufficio era riservato ai leviti, cioè i discendenti della casa di Levi, che vivevano di offerte.
Infine c’era il profeta (o i profeti), che era una qualifica trasversale rispetto a queste categorie. Infatti ci sono stati giudici profeti (come Debora), re profeti (come Davide e Salomone), sacerdoti profeti (come Zaccaria, Ezechiele e Geremia), e gente comune (da Amos, che era un umile «pastore e mandriano», fino a chi aveva nobili origini come pare Isaia). profeti 5
Il profeta aveva un compito di mediatore con Dio più diretto di quello dei sacerdoti, che si occupavano principalmente di officiare il culto e i riti associati. Il profeta parla a tutti a nome di Dio, e quindi nessuna autorità in realtà gli può essere superiore: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto.» (Deuteronomio, 18:15).Peraltro, nei sacri testi è scritto chiaramente che un falso profeta deve essere messo a morte:
«Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto l’apostasia dal Signore, dal vostro Dio, che vi ha fatti uscire dal paese di Egitto e vi ha riscattati dalla condizione servile, per trascinarti fuori della via per la quale il Signore tuo Dio ti ha ordinato di camminare. Così estirperai il male da te» (Deuteronomio, 13:6).
«Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dei, quel profeta dovrà morire» (Deuteronomio, 18:20).
Era quindi fondamentale capire la veridicità di chi parlava, al punto di istituire un vero e proprio processo in piena regola su qualunque sedicente profeta. 

VERI E FALSI PROFETI

Distinguere un vero profeta da uno falso è un problema delicato e cruciale. San Paolo dice che occorre il cosiddetto «discernimento degli spiriti»: ma questo è un carisma, cioè una facoltà avanzata donata da Dio che consente di distinguere il vero dal falso, posseduto da pochi.
Se immaginiamo di essere nel 1000 a.C. e di ascoltare un personaggio che dice di aver ricevuto un messaggio da Dio, quali criteri possiamo stabilire per capire se dice la verità? Nei vari processi in cui sono imputati i profeti vengono tenute in considerazioni diversi fattori. profeti 6
Il primo è quello della gratuità: un profeta non guadagna nulla dai suoi messaggi, differentemente dagli oracoli di corte che spesso e volentieri facevano vaticini su misura per compiacere il Re che li ricompensava lautamente per il loro servizio. Abbiamo notizia però di cosiddetti profeti, soprattutto nel Regno di Israele del Nord, che erano alla corte e profetavano in modo da non urtare mai il Re, gettando discredito sull’intera categoria, esattamente come i peggiori oracoli di corte. Viceversa, un profeta considerato affidabile poteva essere stimato a corte da un Re onesto, se non altro per offrirgli protezione e soddisfare le sue necessità. Quindi servivano altri parametri.
Un altro metro che sembra inattaccabile è la condotta morale del profeta. Ma anche qui bisogna andare molto cauti. Infatti i veri profeti appaiono piuttosto ribelli nei confronti della morale corrente, dell’autorità del Re e dei sacerdoti. Anzi, qualche volta proprio i profeti lasciano molto perplessi riguardo il rigore nell’osservanza della morale tradizionale: in qualche caso mentono spudoratamente se serve, sembrano vendicativi o addirittura sposano una prostituta come fa Osea. Chiaramente si tratta di un matrimonio simbolico fra il profeta e Israele che si è concessa a tanti altri dei pagani, però questo fa capire che va fatta una differenza fra la morale assoluta di Dio e la morale comunemente accettata dagli uomini, che cambia anche nel tempo: quello che ieri era inaccettabile oggi è perfettamente normale, e viceversa. Profeta Davide
Un altro parametro è considerare la forma esteriore, cioè il metodo usato per ottenere la profezia, che come abbiamo visto non fa uso di strumenti di divinazione. Ma anche in questo caso abbiamo già accennato che ciò non è vero in assoluto e in alcuni casi la profezia è venuta in uno stato estatico indotto. Al profeta Daniele sono addirittura attribuiti due rotoli di astrologia: il Sefer Ha Khokabim (Libro delle stelle) e il Ha Sciamaim Mesaferim Kebod El (I Cieli narrano la Glora di Dio), in cui vengono perfino dettagliate alcune regole astrologiche per favorire proprio la profezia.
La fedeltà alla dottrina tradizionale sembra un argomento decisivo: se il profeta parla in accordo alla Legge mosaica, allora è autentico. Esistono tuttavia sfumature determinanti. Per esempio, la legge prescriveva dei sacrifici di animali, mentre quasi tutti i profeti aborriscono questo rito. Sembra insomma che i profeti siano molto più liberi e guardino all’essenza vera della dottrina più che alla forma, il che rende complesso basare un giudizio su questo parametro.
C’era poi chi riteneva che un vero profeta dovesse essere per forza un profeta di sventura. Naturalmente non è vero, altrimenti tutti i profeti messianici sarebbero falsi, dato che il loro messaggio è di speranza e amore, non certo di sventura. È vero che una buona metà dei profeti ammonisce Israele e minaccia catastrofi e distruzioni, ma non si può prenderlo come un parametro definitivo.
Ci sono poi da considerare i frutti, cioè le realizzazioni dei profeti, il loro avanzamento spirituale, comprendendo in questo anche gli eventuali prodigi che accompagnavano le loro parole. Questi fatti erano molto importanti ma purtroppo non erano presenti in tutti i casi, specialmente i prodigi. Quanto alle realizzazioni visibili dei profeti, esse potevano richiedere mesi o anni, non adatti a un processo «dal vivo», ma, se non altro, utili per un giudizio a distanza di tempo come il nostro.
Alla fine, non rimane che verificare se quello che ha detto un profeta si avvera. Una specie di controllo a posteriori, insomma, che ovviamente non era possibile nel momento stesso in cui un possibile profeta parlava, e difatti Gesù ammonisce che molti veri profeti sono stati perseguitati:
«Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi» (Matteo 5:11-12).
Può sembrare un criterio di comodo, con il senno di poi, però nel Deuteronomio, nella sezione dedicata al profetismo, l’unico parametro per distinguere i veri dai falsi profeti è proprio questo: profeti 9
«Se tu pensi: Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta? Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore; l’ha detta il profeta per presunzione; di lui non devi aver paura» (Deuteronomio, 18:21-22).
Come conseguenza di questo fatto, nell’Ebraismo su molti profeti, soprattutto quelli messianici, il giudizio è formalmente ancora sospeso, mentre per i Cristiani le loro predizioni si sono effettivamente avverate con la nascita e l’opera del Cristo.

IL MESSAGGIO PROFETICO

Di cosa parlano i profeti? Innanzitutto della situazione contingente: denunciano gli errori che fanno i fedeli troppo poco fedeli, l’andamento generale, insomma la decadenza della situazione. Ma non lo fanno con uno scopo morale. Né il loro messaggio è dottrinale: le leggi c’erano anche prima, portate da Mosè e da Noè, non serviva un profeta per ribadire che non bisogna uccidere, non bisogna rubare, non bisogna farsi altri idoli.
Il loro messaggio piuttosto porta l’interpretazione profonda della storia dove Dio si manifesta. Vale a dire che il profeta non parla delle leggi ma dell’uso o meglio dell’abuso che fanno gli uomini di quelle leggi, delle conseguenze del loro operato e dei disegni di Dio per il popolo di Israele (che in realtà è tutta l’Umanità). È un discorso storico e metastorico allo stesso tempo. profetismo
Ma soprattutto i profeti portano ciò che più comunemente si intende come profezia, cioè la previsione di avvenimenti futuri. La differenza è fondamentale, perché neanche all’epoca mancavano gli indovini, gli oracoli, gli astrologi. Ma tradizionalmente questi non possono predire dove e quando si verificherà un intervento divino nella Storia. La Storia, infatti, ha un suo corso, per così dire un abbrivio, e questo si pensava fosse prevedibile tramite per esempio l’Astrologia o la divinazione. L’intervento di Dio, invece, non essendo previsto nel corso normale delle cose, è straordinario, letteralmente imprevedibile. Ecco perché i profeti potevano vedere meglio e più lontano degli indovini, e li smentivano puntualmente su questi argomenti. L’azione divina può essere conosciuta solo se si è Dio oppure se è Dio che la rivela. In questo senso i profeti portano anche una nuova rivelazione, annunciando per esempio l’avvento del Messia. Questa rivelazione non smentisce quella precedente, ma anzi la perfeziona. Così il messaggio del Cristo non è in contrasto con la dottrina ebraica, ma la completa, tanto che nei suoi insegnamenti fa continuamente riferimenti e citazioni dell’Antico Testamento. 

VOCAZIONE E SCELTA

È opinione piuttosto diffusa, anche fra alcuni degli stessi teologi, che il profetismo sia un fenomeno assolutamente indipendente dalla volontà umana: Dio, quando lo ritiene opportuno, sceglie un suo fedele e gli rivela una parte dei suoi piani per l’Umanità. L’oracolo chiede un vaticinio, mentre il profeta neanche sa di esserlo prima della chiamata di Dio.
In realtà le cose non stanno esattamente così. profeti 17
Innanzitutto nella Bibbia vengono citati tre tipi di profeti:

  • I profeti di vocazione, che sono quelli più conosciuti e che appunto rispondono a una «chiamata» dall’alto;
  • I profeti di nascita, o con voto perpetuo come Sansone, Samuele o Giovanni Battista. Questi sono profeti prima ancora della nascita, per esempio grazie al voto delle loro madri, e lo rimangono a vita;
  • I profeti volontari o Nazirei.  Questi nazirei facevano un voto particolare detto nazireato, e in pratica si impegnavano a diventare profeti, volontariamente.

Nel libro dei Numeri (6:1-21) sono descritte per filo e per segno le caratteristiche del Nazireato. Chi lo prendeva faceva tre semplici voti:

  • Non tagliarsi i capelli, consacrando simbolicamente la testa e i capelli per l’Assoluto; si noti come Sansone, che era nazireo dalla nascita, smarrisca tutti i suoi poteri proprio in coincidenza con la perdita dei capelli;
  • Non ingerire bevande alcoliche, uva o aceto, che secondo alcuni offuscavano le capacità profetiche; può sembrare un voto superfluo, eppure molti profeti nel passato si scagliavano contro quelli che profetavano in stato di ebbrezza o sotto gli effluvi dell’alcool;
  • Non venire a contatto con cadaveri o luoghi che li contengano, il che implica una dieta vegetariana.

Potevano essere naziree anche le donne, sebbene con alcune limitazioni. Il voto poteva essere a tempo, con un minimo di 30 giorni, ma terminava necessariamente con tre sacrifici da farsi nel Tempio (non in una sinagoga qualsiasi): una pecora, un agnello e un ariete. profeti donna

 

IL NAZIREATO

Questi profeti volontari erano organizzati in vere e proprie scuole di profetismo, fondate da Samuele, come si può dedurre da alcuni passi delle scritture, per esempio:
«Allora Saul spedì messaggeri a catturare Davide, ma quando videro profetare la comunità dei profeti, mentre Samuele stava in piedi alla loro testa, lo spirito di Dio investì i messaggeri di Saul e anch’essi fecero i profeti» (1 Sam 19:20).
Dove c’è una scuola c’è un insegnamento da trasmettere, e quindi un metodo. I Nazirei costituivano un monachesimo con esercizi e pratiche ascetiche particolari che consentivano loro di ricercare la condizione di estasi, considerata normale. Questi profeti non aspettavano passivamente la chiamata di Jahvè, ma si aiutavano anche con musiche, canti, privazioni del sonno, digiuni, ritiri nel deserto, perfino piante ed erbe psichiche. profeti 7
Nelle figure sono rappresentate due posizioni descritte nel Talmud (Berakhot, 34, b e ‘Avoda, 17 a) per i profeti. Quella a destra si chiama proprio posizione del profeta[2]: ci si siede su una sedia bassa, la testa appoggiata sulle ginocchia, gli indici nelle orecchie e le altre dita a coprire gli occhi, ritmando il respiro secondo una cadenza particolare e con formule appropriate. L’altra posizione è detta in ebraico eaf vlv e”m”du composto da e”m”du (Somà, «posizione, corpo»), vlv (Shalesh, «tre») e eaf (Feà, «angolo»), cioè «posizione del triangolo», ed è identica alla cosiddetta «posizione del Loto» degli indù e buddhisti, a conferma del fatto che tutte le tradizioni alla fine concordano su alcuni punti determinanti. profeti 8

Queste tecniche facilitavano il contatto ricercato, volontario con l’Assoluto o i suoi messaggeri. L’obiettivo era raggiungere l’estasi, cioè uno stato particolare in cui l’anima si eleva a Dio mentre c’è l’isolamento dal mondo sensibile. Nell’estasi il profeta «ha la certezza che gli sia stato rivelato da Dio quanto deve annunziare all’umanità[3]» e sente un «impulso irresistibile» a comunicarlo agli altri. Tuttavia non c’è «la certezza assoluta di ciò che percepisce, né può rendersi conto se lo pensa per mezzo del suo spirito o con l’istinto divino[4]».
Si dice che le profezie autentiche siano sempre vere: in effetti la piena conoscenza del futuro, per quello che abbiamo detto, è una prerogativa esclusiva di Dio che trascende anche le intelligenze angeliche, e dunque anche i vari demoni (angeli caduti) che si diceva potessero ispirare i falsi profeti.
In definitiva, è sempre Dio che produce la profezia tramite l’azione dello Spirito Santo: l’uomo, però, invece di aspettare passivamente la «chiamata», si può disporre nel modo migliore per togliere tutti gli ostacoli alla comunicazione e rendersi il più possibile trasparente e ricettivo nei confronti dei messaggi dell’Assoluto. profeti 20

CONCLUSIONE

Per la religione ebraica i profeti sono cessati dopo il regno di Artaserse (V secolo a.C.): si attende solo la venuta del Messia per appianare le questioni ancora irrisolte. Peraltro, chi facesse voto di Nazireato oggi si troverebbe automaticamente Nazireo a vita dato che non sarebbe possibile compiere i sacrifici nel Tempio, che dopo l’ultima distruzione nel 70 d.C. per opera dei Romani non è stato più ricostruito. Quindi per gli Ebrei formalmente non c’è la prova definitiva che tutti i profeti messianici siano affidabili e veritieri, e per assurdo una parte rilevante della loro dottrina potrebbe essere basata su affermazioni false.
Il Cristianesimo, d’altro canto, riprende gli stessi concetti dell’Ebraismo, compreso il profetismo: S. Paolo insiste su questo punto: «Vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue, ma molto più vorrei che profetaste» (1 Corinzi, 14:5). Per i Cristiani il Messia è venuto, autenticando quindi in un sol colpo tutte le profezie che lo riguardavano e quindi in pratica tutti i profeti dell’Antico Testamento. I Cristiani hanno comunque i loro profeti, fra cui ovviamente Gesù Cristo e il citato Giovanni Evangelista che previde la fine dei tempi, l’Apocalisse. profeti 19
A margine, è interessante notare la somiglianza fra il termine nazireo e nazareno. Non è un caso: in effetti diversi esegeti pensano che l’appellativo corretto del Cristo sia Nazireo più che Nazareno. Molti indizi portano a questa conclusione. Per esempio Gesù era nato a Betlemme, non a Nazareth dove si era trasferito in seguito, eppure nessuno lo chiamava il betlemita; poi Nazareth non appare da nessuna parte nell’Antico Testamento, al contrario di Nazireo. Non va dimenticato inoltre che secondo molte fonti, fra cui quelle di alcuni beati come Caterina Emmerick, sia Giuseppe che Maria nonché i genitori Gioacchino e Anna erano tutti Esseni. Gli Esseni sono una comunità di asceti i cui metodi sono analoghi a quelli dei Nazirei e delle scuole di profetismo. Rappresentano una delle tre correnti principali dell’Ebraismo, assieme ai Farisei e ai Sadducei, i primi più impegnati nell’espletamento dei riti giornalieri, i secondi più vicini agli alti sacerdoti.
Per molti teologi le profezie del Cristianesimo, dopo la visione dell’Apocalisse, hanno poco senso. In realtà secondo Tommaso Palamidessi la venuta del Consolatore, profetizzata dal Cristo, non è la Pentecoste ma una vera incarnazione dello Spirito Santo, che quindi porterà una nuova rivelazione e, dunque, sarà annunciata dai suoi profeti. I profeti oggigiorno sono messi in secondo piano sebbene S.Paolo dica chiaramente che subito dopo gli apostoli ci sono gli apostoli, poi i profeti e solo dopo i dottori della Legge:
«Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue» (1 Corinizi, 12:27-28).
Sempre per citare S. Paolo (1 Corinzi 13:9-10): «La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà». Non prima. profeti 16

 

Bibliografia essenziale

Palamidessi T., Diventare medium ad alto livello ultrafanico, Quaderno n. 7, Associazione Archeosofica, Roma 1969

Palamidessi T., Risveglio e sviluppo dei centri di forza, Quaderno n. 15 (I e II parte), Associazione Archeosofica, Roma 1974

Bovati P., Così parla il Signore. Studi sul profetismo biblico, EDB, Bologna 2008

Emmerick A.K., Vita della santa Vergine Maria, San Paolo, Cinisello Balsamo 2004

Pilla E. (a cura di), Le rivelazioni di Caterina Emmerick, Cantagalli, Siena 1998

Solov’ëv V., Islam ed Ebraismo, La Casa di Matriona, Seriate 2002

[1] T. Palamidessi, Diventare medium ad alto livello ultrafanico, Quaderno n. 7, Associazione Archeosofica, 1969, p. 8

[2] T. Palamidessi, Risveglio e sviluppo dei centri di forza, Quaderno n. 15 (II parte), Associazione Archeosofica, 1974, p. 36

[3] T. Palamidessi, Diventare medium ad alto livello ultrafanico, op. cit., p. 7

[4] T. Palamidessi, Diventare medium ad alto livello ultrafanico, op. cit., p. 13

3 pensieri su “TRADIZIONI A CONFRONTO: I PROFETI DI ISRAELE – di Emiliano Sciarra

  1. […] Il profetismo è un fenomeno caratteristico delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo, e «si può considerare uno dei più colossali movimenti spirituali dell’umanità». L’Islamismo ha il Profeta per antonomasia, il «sigillo dei Profeti», Maometto, considerato l’ultimo e definitivo; il Cristianesimo annovera Giovanni Battista, Giovanni Evangelista autore dell’Apocalisse e, naturalmente, Gesù. Ma è nell’Ebraismo che la figura del profeta acquista un’importanza fondamentale. Non è un caso che gli scritti dei profeti costituiscono una parte rilevante della Bibbia Ebraica, la Tanàkh. In effetti i profeti ebraici hanno costituito un aspetto originale in quanto diversi dagli oracoli, dalle sibille e dagli astrologi, e le loro indicazioni erano tenute nella più alta considerazione… a patto di saper distinguere fra veri e falsi profeti. Ma uno degli aspetti più interessanti in assoluto è quello delle scuole di profetismo volontario, cioè istituzioni in cui si poteva cercare volontariamente il contatto diretto con l’Assoluto.  … (continua a leggere)  […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...