EBRAICO: UNA LINGUA SACRA – di Sara Castrini (seconda parte)

albero-sefiroticoL’ALBERO SEFIROTICO E LE 22 LETTERE

Un’indagine esaustiva sul simbolismo delle lettere dell’alfabeto ebraico presupporrebbe il trasferimento della nostra coscienza in un tempo, antecedente la nascita del linguaggio formale, in cui la comunicazione umana doveva avvenire per intima intellezione delle idee pensate dal Creatore. “Nello stato di Androgine Adamo era creatore. Ciò che ideava si realizzava in quel mondo metafisico, e poiché la sua volontà maschile e femminile aderiva all’Intelligenza di Dio, ciò che ideava era buono” (Tommaso Palamidessi, L’Iniziazione per la Donna e l’Adeptato Femminile, Q. 2°, pag. 24).
bereshit-bigTrovandosi a vivere in prima persona questa condizione interiore, Mosè dette vita ad una lingua capace di riprodurre la fedeltà al Pensiero divino, designando soltanto i sacri contenuti di questo Pensiero. Ciascuna lettera ebraica rinvia pertanto ad un’idea archetipica che, originata nella mente di Dio come un attributo con cui manifestarsi, non trova corrispondenza con nessun concetto formale, nessun oggetto della realtà materiale, nessun pensiero umano se non in via di Principio. torahDa qui deriva l’inadeguatezza da parte delle varie traduzioni nelle lingue “profane” a rendere il senso originale del testo mosaico. Nate a seguito del distacco dell’intelligenza umana dal Creatore e del conseguente materializzarsi della caduta nell’illusione, le lingue profane si rivelano impotenti a comunicare la profondità spirituale delle Sacre Scritture, favorendo la trasmissione di un’interpretazione delle stesse di tipo esteriore, superficiale se non addirittura non corrispondente a verità.lettere-ebraiche
Al contrario lo studio della grammatica ebraica può risolversi in un vero e proprio cammino che conduce all’Illuminazione interiore qualora, partendo dal presupposto che l’alfabeto ebraico parla del rivelarsi di Dio nella Creatura, noi stessi si affronti l’itinerario della trasmutazione interiore sino ad elevarci di “lettera in lettera” al Sacro Nome di Dio rivelato.
Le lettere dell’alfabeto ebraico sono 22 in corrispondenza con i 22 Sentieri che uniscono le 10 Sefiroth dell’Albero Sefirotico, per cui il loro significato ultimo si rivelerà soltanto a chi, mediante una speciale ascesi, sarà riuscito a realizzare dentro di sé il processo di assimilazione con l’Uomo-Dio sintetizzato dal simbolismo stesso dell’Albero.
creazione-schemaLa somma delle 10 Sefiroth e delle 22 lettere o vie da cui risultano collegate origina infatti i 32 Sentieri della Sapienza, che tracciano la Via della rinascita dall’Alto, secondo il modello Cristico. Il loro numero riproduce le 32 volte in cui il Nome Elohim appare nel primo capitolo della Genesi per manifestarsi parlando. L’ordine con cui le lettere si susseguono all’interno dell’alfabeto viene riportato nelle Lamentazioni di Geremia (primo, secondo e quarto canto) e in altri passi della Bibbia, quali i Salmi 25 e 37. Esse sono tante quante le Lame dei Tarocchi, con cui condividono l’interpretazione simbolica, e i Capitoli dell’Apocalisse di San Giovanni. Nell’Albero Sefirotico i sentieri attraverso cui procede la rivelazione della Divinità nella creazione, si incrociano e coincidono con quelli attraverso cui la Divinità si manifesta alla creatura che si risveglia all’unione cosciente con Essa.
bereshitIl primo settore di studi e sperimentazione viene definito dalla Tradizione (Ma’asech) Bereschit, dal termine con cui Mosè inizia l’esposizione della sua cosmogonia nel Libro della Genesi. Il secondo settore di speculazioni teoriche e pratiche ascetiche è quanto rientra nell’ambito del cosiddetto (Ma’asech) Merkabàh, nome usato per designare le visioni che, sul modello di quella vissuta e descritta da Ezechiele (Ez. 1:4-28), sono connesse al Trono di Gloria e al Carro che lo porta[1].
La specularità tra questi due itinerari può preservarsi da ogni possibile deviazione in senso panteistico grazie alle chiavi che l’Archeosofia offre nell’interpretazione della Genesi.
creazioneNon si tratta infatti di asserire in modo diretto o velato che l’Uomo è Dio; ciò è da escludere in quanto, come spiegato nei tanti testi dedicati all’argomento da Alessandro Benassai, il Bereschith, interpretato nel suo significato profondo, lascia supporre che Dio crea dal nulla. Di conseguenza vi è un rapporto di totale dipendenza della creatura, l’Uomo, dal Suo Creatore, Dio, tale per cui se Dio non volesse e cessasse di pensarlo, l’Uomo non potrebbe esistere.
meditazione-ebraicaTuttavia l’uomo viene creato in modo tale che rientri nelle sue potenzialità e nei suoi doveri l’assimilarsi al suo Creatore, svegliarsi coscientemente dentro la Coscienza del suo Creatore, ossia realizzare l’Immagine divina in sé. Il mediatore per lui di una così alta conquista è da rintracciare proprio in quell’Albero Sefirotico che è la vera Immagine, dalle sembianze umane, di Dio stesso. Esso è costituito dalla somma delle Divine Energie Increate che sono espressioni di Dio, gli Attributi, le Potenze con cui Dio si rivela in tutto il Suo splendore nel Mondo dell’Emanazione (Atziluth). creazione-2

Le Divine Energie Increate, chiamate in ebraico Sefiroth, sono messe in relazione ai primi 10 numeri per indicare che esse rappresentano l’Immagine del Principio Divino, di Colui che, emanando come Uno, presiede al Suo stesso manifestarsi nel ricondurre tutto all’Unità finale (10): “Io sono l’Alfa e l’Omega – dice il Signore Dio – Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (San Giovanni, Apocalisse, 1:8). Il 10 quindi è un numero simbolico per indicare il compimento del ciclo della manifestazione creativa.
albero-sefirothLe Sefiroth che promanano dall’Uno corrispondente alla prima Sefirah, ossia Kether, la Corona, sono i Numeri, da Nume-Re[2], che costruiscono l’universo dal caos primordiale, comunicando alla materia la loro vibrazione divina. La loro emanazione nel vuoto primordiale risuona nel testo mosaico nella frase tradotta in italiano: “Ed Elohim disse”. La voce del Verbo creatore che risuona nel nulla imprime il suo accordo perfetto, espressione della vita divina, all’abisso delle acque da cui tutto nasce. Le acque primordiali, associate alla materia da cui viene creato l’Uomo, vivificate dallo spirito divino cambiano di stato e diventano acque ardenti di amore per il Creatore, capaci di concepire una coscienza umana che convibra e vive sulla frequenza della coscienza divina. L’oscillazione trasmessa loro dalle Divine Energie Increate racchiude in sé il mistero dell’unione tra l’Uomo e Dio, unione d’amore, in cui il cuore dell’Uomo vibra coscientemente all’unisono con il cuore di Dio[3].
kabbalahSenza questa scintilla divina la creazione non avrebbe potuto essere avviata, in quanto l’abisso non avrebbe potuto essere materializzato, ossia gli sarebbe mancata la forza per concepire nel tempo gli archetipi divini. “Così per un mistero dei più segreti, l’Infinito colpì con il suono del Verbo il vuoto, benché le onde sonore non siano trasmissibili nel vuoto. Il suono del Verbo costituì dunque l’inizio della materializzazione del vuoto. Ma questa materializzazione sarebbe rimasta allo stato di imponderabilità, se, al momento di colpire il vuoto, il suono del Verbo non avesse fatto scaturire il punto scintillante, origine della luce, che costituisce il mistero supremo e la cui essenza è inconcepibile. Per questa ragione il Verbo è chiamato Principio, visto che è l’origine di tutta la creazione” (Zohar (I, 15a).
zoharIl Sefer ha-Zohar è la raccolta dei testi in cui fu trascritta la Tradizione segreta d’Israele relativa all’interpretazione esoterica del Pentateuco. Sebbene lo Zohar apparve nel secolo XIII, la redazione dei manoscritti in aramaico, caldaico ed ebraico di cui si compone è assai più antica: sappiamo infatti dalle ricerche svolte da Tommaso Palamidessi che questi testi vennero custoditi e trasmessi in segreto per secoli dai rabbini kabbalisti fino a che non furono pubblicati nel 1290 dal kabbalista spagnolo Moses b. Shem Tov de Leon[4].

Se le Sefiroth rappresentano le forze divine immesse nell’abisso primordiale, le 22 Vie da cui risultano collegate per ricomporre nel creato l’Immagine archetipica rappresentano le speciali vibrazioni che scaturiscono dal loro incontro con le acque vergini.
merkabahCiascuna delle forme in cui queste si lasciano plasmare dalle energie divine, ciascuna armonia di cui riecheggiano sotto la loro azione equivale al manifestarsi di Dio sotto un Aspetto specifico, al Suo insediarsi con la forza di una ben precisa risonanza, di un proprio Nome, nella coscienza da Lui creata. Ecco la potenza delle 22 Lettere! Ciascun sentiero rappresenta un Nome con cui Dio si manifesta, un Attributo che Egli comunica alla Sua creatura, per stabilire in essa la Sua Presenza e ciascun Nome è rivelato nella misura in cui l’uomo volontariamente ama Dio con tutto se stesso: “Amerai il Signore Dio Tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze[5].
yeshuaIl comandamento dell’amore, pronunciato dalla viva voce di Colui in cui si incarnò il Verbo di Dio, dovette arrivare al cuore dei Discepoli con tutta la forza di un vero e proprio ammonimento ascetico. “Dio è Amore”, la Realtà è Amore, Essere è Amore e l’uomo e la donna non potranno godere dello stato di Essere se non si chineranno volontariamente all’esperienza liberatoria dell’Amore di Dio, del prossimo e dei nemici.
sefiroth-e-centriLe tecniche ascetiche che propone l’Archeosofia si avvalgono dell’uso delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico che compongono i Nomi di Dio e se ne avvalgono secondo la scienza dell’esatta corrispondenza di ciascun Nome con i centri principali della coscienza umana. Invocati nell’isolamento dal mondo, con tutte le proprie forze interiori concentrate su tali centri, i Nomi della tradizione segreta d’Israele agiscono come veri e propri sigilli. Essi, comunicando all’anima la vibrazione delle potenze divine evocate, la dischiudono ad una sintonizzazione amorosa con il suo unico Maestro: Cristo, unione in una sola Via di tutte le vie, in una sola Porta di tutte le porte.
uomo-e-universoL’esatta corrispondenza di ognuna delle 22 lettere con le 22 Vie che collegano le Sefiroth tra loro e i 22 Nomi divini che originano è riportata a pagina 19 dell’opera di Alessandro Benassai intitolata “Seem Hammephorasch” Il Nome  divino di 72 Lettere (Gennaio 2006).

[1] Alessandro Benassai, Il Carro del Sole e il Trono nel Cielo, San Galgano, 16 Luglio 1988
[2] Alessandro Benassai, Il Tempio dei Misteri, San Galgano, 23 Giugno 1990
[3] cfr. Alessandro Benassai, La Genesi Svelata, San Galgano, 1996
[4] Tommaso Palamidessi, Elementi della Tradizione Kabbalistica, Archeosofica
[5] Mc, 12:30

2 pensieri su “EBRAICO: UNA LINGUA SACRA – di Sara Castrini (seconda parte)

  1. […] Un’indagine esaustiva sul simbolismo delle lettere dell’alfabeto ebraico presupporrebbe il trasferimento della nostra coscienza in un tempo, antecedente la nascita del linguaggio formale, in cui la comunicazione umana doveva avvenire per intima intellezione delle idee pensate dal Creatore. “Nello stato di Androgine Adamo era creatore. Ciò che ideava si realizzava in quel mondo metafisico, e poiché la sua volontà maschile e femminile aderiva all’Intelligenza di Dio, ciò che ideava era buono” (Tommaso Palamidessi, L’Iniziazione per la Donna e l’Adeptato Femminile, Q. 2°, pag. 24). . …  (continua) […]

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