LA PRATICA ALCHEMICA – di Francesco Parisi

Premessa fondamentale per chi si accinge ad intraprendere lo studio dei testi alchemici è il tenere presente che il linguaggio utilizzato dall’Alchimia è di tipo ermetico, cioè simbolico e pertanto volutamente misterioso ed incomprensibile a chi non possiede le giuste chiavi di decodifica.
L’adozione di questo particolare linguaggio cifrato derivava dalla necessità di nascondere conoscenze di tipo spirituale e superiori che, utilizzate da individui malintenzionati o maneggiate da mani impure, si sarebbero potute rivelare estremamente dannose per sé e per gli altri.simboli-ermetici

Nondimeno l’utilizzo di un simbolo al fine di velare una verità, o una dottrina, permetteva da un lato la sopravvivenza della stessa poiché incomprensibile e quindi immodificabile dalla società del tempo, dall’altro garantiva una funzione catartica: la battaglia e lo sforzo interiori da parte del novizio alchimista, teso ad una sempre maggiore comprensione del Mistero, permettevano un’efficace purificazione psico-spirituale.
Scrivendo a proposito dell’Ars Regia, ovvero della pratica alchemica, nel 24° quaderno di Archeosofia intitolato “Alchimia Teorica e Pratica Ermetica”, Tommaso Palamidessi afferma che il corpus dottrinale da cui derivarono le implicazioni pratiche tipiche dei testi alchemici, era costituito dalla sapienza ermetica. trismegistoIn particolare, secondo la tradizione, il Corpus Hermeticum giunse in occidente nel II sec. d.C., grazie ad un personaggio leggendario: Ermete Trismegisto.
In realtà, tale corpus è di molto precedente, risalirebbe ad un’epoca leggendaria atlantidea, conosciuta presso molte tradizioni esoteriche con il nome di Età dell’Oro.
L’Alchimia, ci dice Palamidessi, deriva dall’arabo al-kimiya che significa mescolanza.
Pare inoltre che il vocabolo abbia un’analogia con il termine kemet con il quale nell’Antico Egitto era chiamata la terra “nera” resa fertile dal limo che lasciava il Nilo al termine delle sue piene. alchimia-ed-ermetismo
Già nella sua etimologia il termine alchimia indicherebbe l’oggetto della sua azione trasmutante: la materia prima, la materia intellegibile primordiale (si consulti per una trattazione più ampia dell’argomento l’8° quaderno di Archeosofia “La Costituzione Occulta dell’Uomo e della Donna), definita da numerosi esoteristi come scura, ctonia e caotica nella sua mescolanza.
Dall’Egitto la terapia alchemica passò in Palestina e con gli Arabi e gli esodi ebraici, le invasioni arabe e l’emigrazione dei medici egizi divenne una scienza italica. Gli ambienti monostici italiani e di religione cristiana la fecero propria dove anche qui fu catturata dagli ambienti monastici e quindi religiosi cristiani” (Alchimia Teorica e Pratica Ermetica, pag. 50). cusano
Da qui, a partire dal XII secolo in Occidente, l’Alchimia cristiana in seno ai monasteri conobbe un periodo di grande sviluppo (San Tommaso d’Aquino, ad esempio, fu un rinomato alchimista tanto da scrivere anche un trattato sulla Pietra Filosofale) che culminerà poi nei secoli XVI e XVII quando essa sarà diffusa da numerose opere nonché dai testi dei primi Cabalisti cristiani, quali Marsilio Ficino ed il cattolicissimo Nicolò Cusano. ficino
Ma sulla diffusione della dottrina alchemica e della Sapienza Primordiale, sulla catena di trasmissione di tipo iniziatico, di conoscenze spirituali di tipo superiore e sull’azione nell’umanità di alcuni personaggi storici e metastorici come Ermete Trismegisto, bisognerebbe fare un approfondimento specifico che spero di poter presto proporre.
Palamidessi, nel quaderno “Alchimia Teorica e Pratica Ermetica”, definisce l’Alchimia come “la via, la scienza e l’arte per realizzarsi in Dio” e ancora “l’arte della trasmutazione dei metalli con lo scopo di ottenere l’oro e la ricerca della Pietra Filosofale da utilizzare come medicina per tutte le malattie e per proiettare come elixir sui metalli imperfetti con lo scopo di perfezionarli”.
risveglio-coscienza
Con la prima definizione si vuole collocare la pratica alchemica nel panorama delle vie ascetiche, cioè volte alla trasmutazione personale sino al raggiungimento della theosis, l’unione con Dio. L’alchimia è dunque un metodo per operare il risveglio della coscienza, così come lo Yoga in oriente.strumenti
Nel leggere la seconda definizione potremmo incorrere in un grossolano errore: considerare l’alchimia un qualcosa di simile alla chimica fisica e ritenere che la finalità di tale pratica sia ottenere l’oro chimico. Questo è ciò che pensarono molti contemporanei dei grandi alchimisti di un tempo, spinti dal desiderio di ottenere oro e ricchezze, trasmutando la struttura molecolare del piombo comune. Questi sventurati e sciagurati cercatori, definiti “soffiatori”, non prestarono alcuna attenzione ai continui avvertimenti presenti nei testi alchemici che in varie occasioni si concretizzarono nell’esplicito motto aurum nostrum non est aurum vulgi (il nostro oro non è l’oro comune).
Così come anticipato nella premessa, quando gli alchimisti parlavano di metalli, i testi utilizzavano un linguaggio cifrato.
L’arte spagirica ed il linguaggio da essa utilizzato era di tipo spirituale. È pur vero che dall’applicazione pratica dell’alchimia derivarono importanti conoscenze che portarono successivamente allo sviluppo della chimica da laboratorio, tuttavia è importante tener sempre presente che la Grande Opera alchemica si realizzava e si può ancora oggi realizzare “in noi stessi e contemporaneamente fuori di noi, nella Natura con gli strumenti del proprio laboratorio” (Alchimia Teorica e Pratica Ermetica, pag. 29). alchimia fasi
Con il simbolismo della lavorazione dei metalli, gli alchimisti si riferivano al percorso per modificare i vizi in virtù. Tutti sappiamo quanto sia difficile da estirpare una cattiva abitudine: essa è qualcosa di estremamente robusto, solido, resistente come un metallo. Per lavorare e modificare un metallo occorrono alte temperature: un fuoco ed un calore potentissimo.
La pratica alchemica non è da intendersi come qualcosa di unicamente fisico: potremmo dire che la Natura costituisce la base di partenza, ma soltanto nella fase iniziale. Successivamente l’opera si trasferirà in noi stessi.
Difatti, come anche ci afferma Palamidessi, la concentrazione visiva e mentale su tale materia e la meditazione prolungata su di essa “operavano una trasformazione ed una trasmutazione della compagine psico-biologica dell’operatore”. Trasmutazione psico-biologica vuol dire cambiamento totale, cioè modifiche non solo sul piano fisico ma anche su quello spirituale ed immortale.
lampada-cuore
Ma cosa avveniva realmente durante la pratica alchemica?
L’Ars Regia veniva condotta all’interno del laboratorio, dove nell’Atanor, cioè il forno di cottura, veniva acceso un fuoco mediante il quale erano condotte le varie fasi alchemiche di lavorazione della materia.  Conformemente a quanto affermato precedentemente, è importante tener sempre presente il linguaggio simbolico e spirituale che caratterizza l’alchimia.
Laboratorio e Atanor sono entrambi simboli del lavoro interiore da effettuare nel cuore.
Laboratorio deriva, infatti, dall’ebraico leb e significa cuore: lab-oratorio indica la necessità di pregare nel cuore, conformemente alla pratica della cardiognosi (si consulti a proposito l’11° quaderno di Archeosofia “L’Ascesi Mistica e la Meditazione sul cuore”).
Atanor deriva dall’arabo atanur, significa forno, la cui radice è nur, luce, fuoco.
È nel cuore dell’alchimista che bisognava accendere il fuoco e tenerlo desto, vivo e concentrato.athanor
Nell’oscurità di questo laboratorio fisico ma anche, come si è visto, interiore, l’operatore visualizzava il fuoco dell’atanor, mediante delle tecniche che consentivano l’astrazione dal mondo esterno, la concentrazione sull’elemento visualizzato e la meditazione prolungata su di esso (tali tecniche sono esaustivamente trattate nel quaderno di Tommaso Palamidessi intitolato “Guida all’Astrazione, Concentrazione e Meditazione”).fuoco-nel-cuore
Potremmo dire che sostanzialmente tale fuoco veniva acceso sia fisicamente nel laboratorio, sia visualizzato interiormente nel proprio cuore.
Qui veniva costantemente tenuto desto con delle apposite tecniche di respirazione: simbolicamente nei testi alchemici è facile sentir parlare di mantici che alimentano il fuoco, i mantici altro non erano che i polmoni il cui allargarsi e restringersi consentivano all’operatore il dominio sul respiro e sulla corrente vitale (il 13° quaderno di Archeosofia “Dinamica Respiratoria e Ascesi Spirituale” costituisce un valido manuale per apprendere e sperimentare tali tecniche). respirazione
La visualizzazione prolungata della cottura dei metalli all’interno di un vero forno e laboratorio fisico, interiorizzandosi nel soggetto in virtù della legge di risonanza e dello stato vibratorio della materia creata (argomento esaustivamente approfondito dall’articolo pubblicato su questa pagina da Michela Branzini “Alchimia: un linguaggio incomprensibile”), passava da uno stato semplicemente fisico e biologico ad uno stato di coscienza psichico e spirituale.distillazione

 

Con il termine distillazione si intendeva l’estrazione della quintessenza, durante la cottura dei metalli.
Estrarre la quintessenza dai metalli voleva significare affrancare la parte immortale e spirituale dell’Uomo e della Donna dai suoi legami con il mondo sensibile: isolando i desideri e le passioni bestiali che attanagliavano il cuore dell’alchimista era possibile operare una distillazione nel proprio cuore, ottenendo le più nobili virtù.
Conformemente alla legge di conservazione della massa di Lavoisier, secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge, non è possibile distruggere un vizio. Esso va trasmutato. Con la distillazione, mediante un’operazione volitiva di trasmutazione, veniva estratta la quintessenza, cioè la parte originaria, l’energia primordiale.
Tale “energia realizzatrice dei corpi”, per usare un’espressione che Palamidessi adopera scrivendo il libro “Alchimia come Via allo Spirito”, è costituita da tre principi generatori: solfo, mercurio e sale. solfomercuriosaleNella tradizione esoterica ed archeosofica essi caratterizzano l’individualità più profonda dell’uomo, l’io vero: l’Ego che è composto da una triade di princìpi distinti, ma interdipendenti: lo spirito, l’anima emotiva e l’anima erosdinamica.
Il sale il cui simbolo è un cerchio diviso in due da una linea orizzontale, rappresenta la materia, la natura ed il mondo: la linea che divide in due il cerchio raffigura la “dialettica fondamentale del creato”, il dualismo, il mondo caratterizzato dal gioco di poli opposti e complementari. Il sale è il principio corporale, il principio di manifestazione oggettiva, mediante il quale si manifesta tutto ciò che è. leone-verde
Secondo gli alchimisti, nella maggior parte degli individui il sale o anima erosdinamica è orientato verso gli stimoli del mondo materiale e sensoriale.
Tuttavia una costante pratica ascetica di laboratorio, volta alla meditazione, secondo le tecniche precedentemente accennate, su realtà spirituali divine e spiritualmente elevate, consentiva la “polarizzazione positiva, maschia, dinamica della forza individuale”. Nel gergo alchemico si diceva che era possibile ottenere dal sale una nuova sostanza: il Salnitro, il cui simbolo era un cerchio con una linea verticale “in opposizione all’inerzia, alla staticità ed alla passività del sale”. La linea verticale richiamava il “simbolo dell’ariete, la forza taurina, creatrice: il superamento del tenace resistente io animale” (Tommaso Palamidessi, Alchimia come Via allo Spirito).
principi alchemici
 Il solfo, o seme dei metalli, “il potere profondo, originario di individuazione e di organizzazione, cioè la stessa potenza creatrice di vita e di forma” era rappresentato da un triangolo con il vertice verso l’alto, simile al simbolo dell’elemento fuoco: la scintilla divina presente in ciascun individuo, lo spirito.
Ora è bene precisare che tra il Sale, tendente verso i bassi istinti, ed il Solfo, che desidera le cose divine, il Mercurio o anima emotiva costituisce una sorta di punto intermedio.
L’anima emotiva, come chiarisce Palamidessi nel quaderno dedicato all’analisi della costituzione occulta dell’essere umano, è il “campo di battaglia” tra il Solfo ed il Sale o meglio tra il tendere verso le realtà divine o quelle demoniache. Essa, come dice Origene, è elemento intermedio tra spirito e corpo.caduceo

In effetti anche nel simbolismo della tradizione greco-romana il dio Mercurio, o Ermes, era il messaggero degli Dei: dotato di calzari alati aveva la capacità di scendere in basso nel mondo degli uomini e di volare in alto nel mondo divino.
Il mercurio stesso in natura è un metallo ma allo stato liquido. Possiede quindi una doppia caratteristica.
Il caduceo simbolo di Ermes era rappresentato da due serpenti attorcigliati tre volte e mezzo lungo un’asta. Tutto richiama archetipicamente un elemento duale. Perché? Come si è detto prima, l’anima emotiva il cui centro di gravità è nel cuore, ha la capacità di polarizzarsi in un senso o nell’altro, pregiudicando o contribuendo alla riuscita della Grande Opera. Da qui la necessità di educarla alle cose divine attraverso le pratiche di meditazione, di purificazione e di cardiognosi: “perciò la vostra anima sublimata, vero Mercurio dei Filosofi, si unirà al Solfo dell’amore divino, mediante il Sale delle prove e della mortificazione” (Palamidessi, Alchimia come Via allo Spirito). Nei principali testi alchemici si afferma che il mercurio può risuonare con lo spirito e allora si parla di mercurio solare. Quando, viceversa, esso tende a polarizzarsi verso il basso, cioè verso la materia o sale, si ottiene il mercurio lunare.pentecoste
Tommaso Palamidessi nei suoi scritti dedicati all’alchimia mette in guardia il lettore dal non ripetere l’errore fatto da molti: ignorare la presenza e la necessità del cosiddetto Fuoco dei filosofi.
I partigiani dell’Ars magna sanno della necessità del fuoco segreto che discende dal cielo sull’Athanor, cioè di una assistenza della grazia divina”. Il fuoco dei filosofi è lo “Spirito Santo stesso di Dio, l’amore totale di Dio che discende con impetuosità nel filosofo combinandosi con il suo fuoco centrale”. Esistono dunque due tipi di fuoco: un fuoco naturale, che arde in ognuno di noi e che è necessario attivare con l’ausilio delle operazioni, o tecniche alchemiche. Tale fuoco interiore quanto più risulterà essere orientato verso Dio, tanto più permetterà all’operatore di attrarre il fuoco dei filosofi. Si pensi alla grazia dell’assistenza dello Spirito Santo, così come avvenne per gli Apostoli nel Cenacolo durante la Pentecoste, quando il fuoco dello Spirito li avvolse. lampada-a-olio
Per potersi rendere oggetto della grazia divina i veri alchimisti e iniziati di un tempo, chiusi nel “silenzio totale e nell’isolamento”, rendevano insensibile la propria anima alle impressioni esteriori e sensuali. Una volta raggiunta la totale astrazione indicata con il termine di lutazione dell’atanor (il luto è un mastice che serve per chiudere ermeticamente), cioè la chiusura ermetica del cuore, essi si dedicavano al regime dei fuochi, cioè la regolazione del fuoco del fornello che doveva essere costante. Il “riscaldamento continuo e moderato tepore”, conosciuto anche con il termine di avvolgente calor di febbre, permetteva la cottura della materia attraverso tre fasi principali. La visualizzazione prolungata e la meditazione continua nel proprio cuore consentivano all’alchimista di mantenere sempre desto e ininterrotto il fuoco naturale presente in ciascun essere umano.simboli-alchemici

 Con il nome di Nigredo (opera al nero), Albedo (opera al bianco) e Rubedo (opera al rosso), venivano indicate le tre fasi della Grande Opera.
Il simbolo dell’opera al nero era un corvo (caput corvi). Perché il corvo? Nell’immaginario del tempo il corvo era un uccello nero, un uccello di morte mangiatore di cadaveri inviso da tutti. L’alchimista in questa fase affrontava la morte al mondo. Il silenzio, il ritirarsi in se stesso chiudendo le finestre dei sensi fisici, il morire alle pulsioni materiali, il non disperdere il sale-energia generatrice ma sublimarlo in salnitro: queste le prove che lo attendevano.pavonebianco

A questo punto, dal nero della mezzanotte, continuando nelle pratiche di orazione continua e visualizzazione, l’alchimista poteva assistere al sorgere del sole: l’alba, l’opera al bianco, la rosa bianca, l’Albedo. Simbolo dell’opera al bianco era il pavone la cui coda, nella tradizione esoterica, era così colorata per contenere tutti i colori dell’arcobaleno. Così come nel bianco – simbolo dell’unità – sono presenti tutti i colori. In tale fase era possibile sperimentare un primo contatto con la luce divina nell’anima emotiva.fenice-simbolo
Infine, dal sole ancora tiepido dell’alba poteva sorgere il sole rosso di mezzogiorno, focoso, forte, vivificatore: il sole di Cristo, il sole di giustizia. Ci si trovava a questo punto nella terza fase, l’opera al rosso, il cui simbolo era la fenice, il mitico uccello che risorge vittorioso dalle proprie ceneri (l’opera al nero). L’iniziato a tali misteri poteva ora contemplare Dio nello Spirito, realizzando l’unione dei tre principi sublimati, solfo, mercurio e sale.
I testi alchemici parlano anche di un’ulteriore fase conosciuta come opera all’oro: ovvero diventare un sole, un centro di potenza e di volontà, un centro del macrocosmo, secondo le parole di Cristo “voi siete Dei” (Giovanni, 10:34). coscienza-cosmica

“Prima fatti padrone assoluto delle tue passioni, dei tuoi vizi, delle tue virtù. Devi essere il dominatore del tuo corpo e dei tuoi pensieri poi bada che per ottenere quello che io ho detto in poche righe ci vogliono molti mesi, se non degli anni e anni. Accendi, o sveglia per meglio dire, nel tuo cuore per immaginazione il centro del fuoco. Cerca di sentire dapprima una specie di caloricità lieve e poi più forte, fissa tale sensazione nel tuo cuore.  risveglio-spirituale
Dapprima ti parrà difficile, la sensazione ti sfuggirà, ma cerca di mantenerla nel cuore; rievocala, ingrandiscila, diminuiscila a piacere, sottomettila al tuo potere, fissala e rievocala a volontà, prova e riprova, impadronisciti di questa forza e conoscerai il fuoco sacro o filosofico. I lettori avranno compreso trattarsi in Alchimia, allorché si vuole fare l’oro filosofico, di trasformare tutte le sei potenze vitali ermeticamente simbolizzate nei sei metalli nel sole oro a mezzo dell’ignea visualizzazione” (T.Palamidessi – Alchimia come via allo Spirito).

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