LA BELLEZZA NELL’ARTE SACRA – di Alessandro Toccafondi

arte sacra modernaParlare di bellezza in questo nuovo millennio, ricco di disagio ed inquietudine, invita certamente a riflettere. L’arte spesso ripropone nelle opere il malessere morale e spirituale della società.
Il concetto di bello nella storia, oggi molto controverso e particolarmente soggettivo sia in campo artistico, filosofico o religioso, pare quasi descrivere l’andamento involutivo-evolutivo dell’umanità.

paesaggi-autunno-leonid-afremovPer “arte” si intende l’insieme di quei metodi, quei procedimenti che ti fanno raggiungere un certo scopo. In questi termini, per quanto riguarda l’estetica, l’arte si può considerare la produzione di opere belle. Al bello comunemente si associa una rappresentazione della realtà esteriore come un bel paesaggio o una persona, e interiore come un sentimento o un pensiero, trasformati in “bellezza” dal genio soggettivo dell’artista.crocifissione moderna
Il limite che ogni artista è chiamato ad affrontare è proprio questa visione soggettiva, perché di fronte alla Bellezza, come Assoluto e come attributo divino, si scontra la visione personale e limitata dell’uomo. Interviene a questo proposito l’arte sacra che ha la peculiarità di ricercare la Bellezza perfetta, ovvero divina, e di trasporla in immagine, con simboli, colori e forme, che rispecchiano dei canoni ben precisi, apparentemente meno “estetici” rispetto a quelli dell’arte profana.
L’arte sacra mira al divino, non ruota solo intorno all’artista, ed in questo si può dire Teocentrica.
“La Bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij, sì ma quale tipo di Bellezza? Nuove forme artistiche tendono a proporre il brutto come soggetto principale dell’opera, dando ampio spazio alle sofferenze e ai drammi dell’umanità. Una bruttezza a volte grottesca ma pur sempre espressione artistica. Sarà questa la nuova via da seguire? Dar spazio e voce ai propri “demoni” proiettandoli in una tela o una scultura o addirittura nelle note di una melodia?
La storia, le religioni e le filosofie hanno da sempre parlato della Bellezza, e in tutte si ritrovano espressi i medesimi principi.madonna-di-vladimirIn greco il bello è detto to kalòn, che Platone e Proclo fanno derivare dal verbo kalein, che significa chiamare, come se la bellezza fosse quell’attributo che chiama lo spettatore alle bellezze e realtà celesti.
Eraclito scrive: Cattivi testimoni sono orecchi ed occhi per quelli che hanno anime da straniero (Eraclito DK 107, M. 13).
Infatti i cinque sensi fisici possono porre dei limiti all’apprezzamento delle realtà celesti traendo in inganno.vergine con bambino
Nel Fedro Platone parla della realtà della bellezza come una sostanza (ousia) senza colore e forma ed invisibile (247 C-D). Simile alla definizione di Plotino (I, 6, 5), nel primo dei suoi trattati che è appunto dedicato alla bellezza e soprattutto nella VI Enneade, in cui afferma che le forme non sono altro che l’indizio dell’informe. E ancora sempre Plotino (in I, VI, 8): è necessario risvegliare quella facoltà di vedere che tutti hanno e che pochi usano. L’occhio interiore è all’inizio disavvezzo alla luce, come quello dell’uomo uscito dalla caverna nel mito platonico della Repubblica.madonna
Dionigi l’Areopagita afferma che la Bellezza è una luce che solo gli occhi immateriali ed immobili dell’intelligenza possono cogliere e che unifica tutte le cose, pur rimanendo entro se stessa, stabilmente ed uniformemente fissata in una immobile identità (CH, I, 1-2). Le cose che abitano la terra, i segni, i simboli, in una parola le bellezze sensibili, sono immagini della bellezza invisibile (CH, I, 3).
La tradizione cabalistica giudaica, lo yoga dell’india, l’esperienza dei santi come San Gregorio Palamas e non ultima la tradizione archeosofica, parlano dell’esistenza di sensi non fisici ma spirituali, propri dell’anima dell’individuo, con i quali è possibile relazionarci con i mondi divini, sensi chiamati chakra o centri di forza o semplicemente sensi spirituali. annunciazioneÈ per mezzo quindi dello sviluppo di questi sensi spirituali che l’uomo può ricercare una sintonia con il divino e scoprire tutte le ricchezze e le bellezze celate in se stesso.
In questo senso si può dire che la Bellezza, nell’ascesi artistica, conduce fuori da noi stessi, per una reale e concreta unione con ciò che è contemplato come bello. Dionigi l’Areopagita afferma che il Bello muove tutte le cose e le tiene insieme con l’amore verso la propria bellezza. Quindi possiamo dire che, specialmente nell’ascesi artistica, è grazie al Bello che possiamo aspirare alle cose sante e divine, sviluppando così un gusto per lo spirituale ed il sacro.volto-dipingereSono le forze egoistiche che purtroppo, ci fanno vedere le cose formali, vuote, morte (come abbiamo sentito affermare da Eraclito, riguardo al pericolo dei sensi), così un’icona può esser vista solamente come una tavola di legno e nient’altro.
A questo proposito voglio fare una citazione da “Le Porte Regali” di Pavel Florenskij:- la manifestazione fenomenica (ovvero che non proviene dall’espressione dell’anima) della persona, ne estirpa il nucleo essenziale, e così svuotandola ne fa un guscio. Così nei Vangeli, Mt 5-16:- Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini, affinché, vedendo le vostre belle (kala) opere, glorifichino il padre vostro che è nei cieli. Non dice le vostre “buone cose” ma belle, perché non è un’opera morale o filantropica, ma spirituale.
Quando si percepisce un desiderio, una speranza d’amore e di verità…. questo può esser definito Bellezza.trinity-rublevQuando la nostra anima percepisce l’ordine di Dio nell’umanità, la realtà metafisica e spirituale presente al di là del visibile, al di là del simbolo, si può dire che l’anima contempla la Verità e nella Verità, la Bellezza.
Questa percezione dell’anima per prima cosa l’abbiamo nel mondo, perché il mondo è uno specchio nel quale Dio si riflette; la conoscenza dell’universo introduce nel mistero di Dio e nel mistero che è in noi. Nelle creature e nel creato si possono scorgere le intime similitudini con Dio. Per questo si può affermare che l’ascetica è l’arte delle arti, perché attraverso l’arte dell’apprezzamento estetico delle cose divine, l’anima si innamora dell’amore di Dio, della sua Verità e della sua Bellezza.vesti-dipingere
Si dice arte in senso ascetico, l’utilizzo pratico della sapienza, delle tecniche che mirano allo sviluppo evolutivo spirituale di se stessi e del prossimo. L’arte in senso estetico è l’ordinamento della realtà, ordine che si traduce agli occhi dell’artista e dello spettatore come bellezza, produzione di opere belle. Una rappresentazione ordinata della realtà, trasfigurazione nella Bellezza di aspetti terreni, perché l’artista percepisce la bellezza che si nasconde sotto la trama apparente del mondo, e questo per la funzione del simbolo, che funge da supporto per condurre all’archetipo. Come nell’icona l’ordine è il presupposto per la bellezza, così sarà per l’asceta che attraverso l’ordinamento di se stesso: troverà in se stesso la Bellezza di Dio. Questa Bellezza percepita e vissuta nel godimento artistico dell’ascesi, favorisce l’immedesimazione con la realtà stessa. Le cose del mondo diventano belle quando vengono da noi osservate accogliendo con esse il principio ideale che le accompagna e che le genera (vd. Rapporto fra Archetipi e mondo materiale). trasfigurazione<< Io non venero la materia ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e che si è degnato di abitare nella materia e di mettere in opera la mia salvezza attraverso la materia. Io non smetterò di venerare la materia grazie alla quale mi è stata offerta la salvezza>> Giovanni Damasceno PG 94, 1245.

 

 

 

 

 

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