IL PROCESSO AI TEMPLARI – di Alessandro Mazzucchelli

 Dalla fama all’infamia – Da Gerusalemme ai roghi       

I Templari furono distrutti. Il loro ultimo Gran Maestro fu sacrificato sul rogo, molti suoi confratelli subirono lo stesso supplizio, moltissimi furono torturati e incarcerati in condizioni durissime. Anche se alla fine l’Ordine non fu condannato ma soppresso per decisione del pontefice, e i singoli cavalieri del Tempio, quelli sopravvissuti a sette anni di calvario, furono nella grandissima maggioranza riconosciuti innocenti, l’obbiettivo di questa complessa macchinazione era stato raggiunto: i Templari furono distrutti.

Quali armi furono usate per ottenere lo scopo voluto? Chi lo perseguì a tutti i costi? Il risultato fu raggiunto, come vedremo, nonostante i molti ostacoli giuridici e la completa mistificazione della verità, grazie all’uso pianificato e “intelligente” di due mezzi subdoli: la calunnia e la diffamazione.

LA CAVALLERIA DI CRISTO

L’Ordine dei “Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” – questo è il nome ufficiale dei Templari che si legge nella loro regola –, il primo Ordine religioso e militare della cristianità latina, nel 1307, al tempo dell’arresto in Francia, aveva quasi 180 anni di vita.

Solo qualche breve accenno permetterà di ricordarne i tratti essenziali della nascita, della vocazione e della storia.
I Templari erano cavalieri laici. Erano monaci (non preti, anche se vi erano preti all’interno dell’Ordine che svolgevano le funzioni di quelli che oggi chiameremmo “cappellani militari”), perché al momento del loro ingresso nella “Casa” pronunciavano i tre voti monastici previsti da San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale: povertà, castità e obbedienza. Ed erano, come abbiamo detto, cavalieri; dovevano esserlo di famiglia ed essere già stati nominati e investiti come tali, prima di entrare nel Tempio. Appartenevano quindi, per sangue, a una delle tre classi in cui era rigidamente divisa la società medievale, quella nobile dei bellatores, i combattenti, i guerrieri; e per vocazione, una vocazione religiosa e comunitaria, ad un’altra, quella degli oratores, i più vicini a Dio, coloro che pregano per sé e per i tutti i membri delle altre due classi. In un certo modo questa doppia natura dell’Ordine, un’assoluta novità, tentava di risolvere, e lo fece in pratica, l’arcaica antinomia fra guerriero e sacerdote che sembra esistere fin dalle origini della civiltà indoeuropea.
Bernardo di Chiaravalle, già cavaliere e ora abate, che fu l’ispiratore della Regola del Tempio e “l’organizzatore” del concilio di Troyes del 1129, che sancì ufficialmente l’ordine come organismo della Chiesa, nel Libro ai cavalieri del Tempio in lode della nuova cavalleria (Liber ad milites templi de laude novae militiae), dette le basi teologiche alla figura, assolutamente inusitata, del monaco-cavaliere, ponendo la santità come unico fine della sua vita e delle sue azioni.

Ma i Templari, al loro esordio, furono ancora più rivoluzionari.
È giunta fino a noi, conservata insieme ad uno dei manoscritti della Regola, quello della Bibliothèque Municipale de Nimes, la lettera che magister Hugo peccator (molto probabilmente Hugues de Payns, il fondatore dei Templari e loro primo maestro), indirizzò ai suoi confratelli, rimasti a Gerusalemme mentre egli si trovava in Europa.[1]

In questo scritto viene ricordata la metafora del corpo umano per illustrare la tripartizione sociale: la testa corrisponde ai chierici, cioè i religiosi, le braccia raffigurano i combattenti, mentre le gambe e i piedi sono i laboratores, i lavoratori. I commentatori contemporanei, in primis San Bernardo, ci dicono che i Templari sono sia religiosi che guerrieri, ma Hugo va oltre: la posizione dei Templari è quella dei piedi, «i piedi toccano la terra ma portano la responsabilità di tutto il corpo», scrive. I Templari sono innanzitutto dei lavoratori come lo fu il Cristo, scrive sempre Hugo. Essere cavalieri è il loro lavoro. Essere monaci è la loro vocazione. Come non ricordare l’Ora et labora della regola benedettina?

Il primo maestro del Tempio chiede ai suoi confratelli di spogliarsi del prestigio sociale della cavalleria e di abbracciare la parte più umile della società. La scelta laica dei Templari e la scelta di essere “poveri” fra i laici è il completamento della novità rivoluzionaria dell’ordine dei “poveri compagni di battaglia di Cristo e del Tempio di Salomone”. In questo i Templari precorrono e in certo modo preparano la strada a chi con “Madonna Povertà” si volle sposare: Francesco d’Assisi.[2]

Come ho scritto sopra, non c’è qui lo spazio per ricordare per esteso la storia del Tempio: la grande attrazione che suscitò, le vocazioni e donazioni in gran numero; le gesta eroiche dei suoi cavalieri in battaglia, spesso coronate dal martirio; l’incontro fecondo con le diverse antiche cristianità d’Oriente, greca, armena e siriaca, fonte di ispirazione spirituale, devozionale, liturgica e anche architettonica (a loro si deve l’importazione dall’Oriente delle prime forme del gotico);

l’incontro/scontro con l’Islam, un’altra grande religione monoteista, che condusse i Templari alla comprensione dell’esistenza di una unica Tradizione arcaica che fu simboleggiata dal Santo Graal[3], – la sacra coppa in cui Giuseppe d’Arimatea aveva raccolto il sangue e l’acqua che sgorgavano dal costato squarciato di Gesù Cristo – di cui Wolfram Von Eschenbach, nel suo Parsifal, all’inizio del XIII secolo, designa i cavalieri del Tempio come custodi; la loro riconosciuta capacità di distinguere le reliquie vere dalle false; la probità e l’onestà che li rese affidabili, in quanto integerrimi, anche nelle operazioni economiche e “bancarie”, tanto da essere incaricati della custodia di numerosi “tesori” delle corone europee, non ultima quella di Francia. Tutto questo, seppure dopo quasi due secoli, e un certo grado di quella che gli studiosi definiscono “secolarizzazione”, era ancora vivo nel Tempio agli inizi del XIV secolo, e le deposizioni dei Templari durante il processo ne daranno ampia testimonianza.

LE RAGIONI DELLA FOLLIA

E allora perché si volle distruggere i Templari?

Sui motivi, mi limiterò a ricordare che gli studi più recenti pongono in secondo piano quella che per molti contemporanei ai fatti, ad esempio Dante Alighieri, fu la causa principale, ossia la cupidigia del re di Francia, Filippo IV il Bello. È senz’altro vero che la situazione finanziaria del regno di Francia era in una profonda crisi: solo pochi mesi prima, nel gennaio 1307, il re si era dovuto rifugiare al Tempio di Parigi, per sfuggire alla sommossa popolare che aveva preso d’assalto il palazzo reale per protestare contro «l’argento nero», cioè la diminuzione del valore reale della moneta. Quindi il re avrebbe potuto beneficiare della confisca dei numerosi beni del Tempio, mobili e immobili, come aveva già fatto con altri gruppi: gli ebrei nel 1306 e i banchieri e mercanti italiani detti “Lombardi”; o, ancora prima, pretendendo di tassare il clero, che era per definizione esente, anzi semmai riscuoteva le decime per la Chiesa.

Ricercando dunque, oltre alla cupidigia materiale, altre intenzioni e motivazioni dei distruttori dei Templari, dobbiamo ricordare i retroscena di quel periodo: la perdita di Acri, l’ultima capitale della Terrasanta crociata, nel 1291, dopo un durissimo assedio nel quale morì combattendo anche il 21° gran maestro del Tempio, Guillaume de Beaujeu, imponeva di ripensare e riorganizzare su nuove basi e con uno slancio potente almeno quanto quello iniziale, l’auspicata riconquista di Gerusalemme.

Non bastavano tentativi come l’avventura di Ruad, isolotto davanti alla costa siriana, tenuto dai Templari fino all’ultimo, nella vana attesa dell’arrivo degli alleati mongoli. Il «recupero della Terrasanta» divenne un tema ripetuto di molti libri, scritti e proposte, con riunioni e concili nei quali spesso si prospettava l’unificazione degli ordini militari (Templari e Ospitalieri prima di tutto) in un solo e unico ordine riformato (aveva anche già un nome, ordine dello Spirito Santo), a capo del quale però Filippo il Bello aspirava a mettere sé stesso o un altro membro della dinastia reale capetingia, erede di San Luigi IX, suo nonno.

Il rifiuto di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro, di unire il Tempio con l’Ospedale, dovette intralciare moltissimo il progetto della corona. D’altra parte il maestro dei Templari aveva scritto al papa che, fra i vari motivi che sconsigliavano l’unificazione, vi era proprio quello che, se si fosse seguito il desiderio del re di Francia, il nuovo ordine avrebbe assunto delle caratteristiche di ordine religioso e militare sì, ma in pratica asservito agli interessi di una singola nazione, con il rischio che fosse usato per altri scopi; non quelli del recupero della Terrasanta, ma, per esempio, la conquista dell’Armenia cristiana, che era nelle mire della Francia, oppure Costantinopoli, per restaurarvi di nuovo un imperatore latino al posto dell’imperatore bizantino che l’aveva riconquistata ai Franchi nel 1261; fra l’altro il fratello del re, Carlo di Valois, grazie al suo matrimonio con Caterina de Courtenay, poteva vantare diritti ereditari sul trono dell’Impero d’Oriente.

Anche per questi motivi, come scrive Alain Demurger, l’esistenza stessa di un ordine religioso militare internazionale, diffuso e radicato in molti Paesi, ma privo di un suo territorio sovrano – anche a Cipro, nuovo quartier generale del Tempio dopo la caduta di Acri, l’ordine era “ospite” della corona dell’isola – costituiva un «corpo estraneo» mal digerito dai nascenti Stati nazionali e in particolare appunto dal più potente fra essi, la Francia, dove il Tempio era stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa nel 1129 e dove era più organizzato e diffuso capillarmente.[4]  

Se il re di Francia aveva osato inviare ad Anagni i suoi scherani, guidati da Guillaume de Nogaret, ad imprigionare e fare violenza perfino al papa Bonifacio VIII, allo scopo di impedire la pubblicazione della sua scomunica; e anche con l’intenzione di mostrare tutta la forza e l’ira della corona di Francia al pontefice che aveva osato scrivere nella bolla Unam Sanctam che il papa, in quanto vicario di Cristo era il superiore di tutti i sovrani della Terra; se Filippo, ancora adesso, a distanza di anni, minacciava di far riesumare il cadavere di quel papa, per farlo bruciare come simoniaco, mago nero ed eretico, è facile capire quale livello di furore fanatico avesse raggiunto la corona di Francia, dove, grazie all’attività di fedeli giuristi della corte, come Pietro Dubois e Guglielmo di Nogaret, era stata appena formulata la dottrina del «regalismo»[5], basata sul principio del Rex superiorem non recognoscit, et imperator est rex in territorio suo. Secondo questo principio infatti si negavano i diritti di alcune entità fino ad allora riconosciute come universali e quindi superiori agli stessi sovrani, cioè l’imperatore e il papa.

“[…] Julien Théry vede nel sovrano che processa il Tempio la volontà di affermazione di un nuovo ruolo per la monarchia capetingia: la volontà di «pontificalizzazione» del re, ovvero, direi, di sostituzione, entro i confini del proprio regno, della funzione del papa. Il re di Francia, unto da Dio e stirpe di un re santo, è vicario di Gesù Cristo e «ministro di Dio»[6] e, in quanto tale, ha il dovere di perseguire l’eresia, delitto contro la fede e crimine di lesa maestà.”[7] Filippo ha accusato di eresia nel 1301 il vescovo di Pamiers Bernard Saisset[8], pochi anni dopo incolpa il vescovo Guichard di Troyes, innocente, di satanismo, sputo sulla croce, omicidio, sodomia, eresia, usura.[9], rinnova le sue accuse contro Papa Bonifacio VIII, da vivo e da morto, e infine osa l’inosabile: accusa di eresia un intero ordine religioso.

Filippo il Bello dunque “vuole l’annientamento fisico e culturale di un’intera comunità religiosa. Secondo il monarca e i suoi consiglieri, in particolare i suoi cavalieri Guillaume de Nogaret e Guillaume de Plaisians, i cavalieri del Tempio non devono più esistere, vanno cancellati dalla faccia della terra, sterminati, corpo e anima. Ciò che accadde ai templari nell’arco di sette anni, dal 1307 al 1314, potrebbe essere definito dal termine «genocidio», che secondo l’ONU indica «gli atti commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso»”.[10]

I Templari sono indipendenti, esenti dalla giurisdizione civile ed ecclesiastica, dipendono solo dal papa. I Templari sono religiosi ma laici, ed il loro capo, liberamente eletto dai suoi confratelli, agisce come un sovrano[11]. I Templari sono una cavalleria sacra, pronta alla riconquista della Gerusalemme terrena per far scendere sulla Terra la Gerusalemme Celeste e schierarsi come milizia del Cristo glorioso. I Templari hanno fama di santità e l’hanno ripetutamente testimoniata col sangue. I Templari fanno ombra al re. I Templari dunque devono essere distrutti.

Ma come?

DALLA FAMA ALL’INFAMIA

La prima cosa da fare è rovesciare la buona fama con l’infamia. Fu organizzato un “team” di esperti che potesse pianificare l’attacco. La squadra comprendeva in primo luogo Guillaume de Nogaret, giurista – peraltro ancora scomunicato per lo “schiaffo di Anagni” con la bolla di papa Benedetto XI Flagitiosum scelus, che lo qualifica come uno dei «figli della perdizione, primogeniti di Satana e figli del male»[12]-, nominato guardasigilli, ossia cancelliere del regno, venti giorni prima dell’arresto dei Templari;[13] Guillaume de Plaisans, giurista, membro del Consiglio Reale, uno dei principali estensori della dottrina del «regalismo»; Enguerrand de Marigny, «guardiano del tesoro», cioè ministro delle finanze del regno, e braccio destro del re. Accanto a questi protagonisti principali agiscono altri personaggi: fra questi, ad esempio, Amisse d’Orleans, detto “Le Retif”, notaio reale, sempre presente alle udienze dei vari processi e Pierre Dubois, avvocato reale, considerato estremista del «regalismo» perfino a corte, autore di vari libelli sull’argomento; gli è attribuito per esempio il Quaedam proposita papae a rege super facto Templariorum, una bozza di epistola che si suppone essere indirizzata a papa Clemente V da Filippo il Bello. Questo fu seguito da altri opuscoli con lo stesso tono, in uno dei quali propose che dovesse essere fondato un regno per il Delfino, basato sulle proprietà dei Templari in Oriente.[14]

Ma l’asso nella manica era l’Inquisitore di Francia, Guillame Humbert o Ymbert, conosciuto come Guillaume de Paris, domenicano, che si trovava dal 1305, per scelta del re, nella posizione privilegiata di suo confessore personale. Era colui che poteva in ogni caso assolverlo in base al principio del “male necessario per il bene della fede e dello Stato”, e, soprattutto, era il grimaldello per forzare la porta del Tempio.

FUORIUSCITI, RINNEGATI, SPIE E TRADITORI

“La strategia ai danni dei Templari era stata preparata segretamente dagli avvocati della Corona francese con un lavoro addirittura annoso, pianificata e portata avanti con costanza, compiendo un passo alla volta”.[15]

“In un momento imprecisato, che tuttavia deve porsi necessariamente diversi anni prima dell’innesco del processo, dodici spie furono fatte entrare segretamente all’interno del Tempio. Erano uomini al soldo della cerchia reale, che si comportarono in tutto come gli altri confratelli, salvo che nella fedeltà all’istituzione: provvidero infatti a osservare, annotare e riferire ogni tipo di comportamento che in qualche modo potesse essere ricondotto a un reato contro la fede”[16]: «Il re comandò che in diverse regioni del suo regno dodici persone entrassero nell’ordine e, fatto tutto quello che dicevano loro di fare, ne uscissero. I predetti testimoniano che tutte queste cose [accuse] sono vere. Molti infatti che ne hanno parlato con loro lo hanno testimoniato».[17]

Conosciamo anche i nomi di alcuni di questi personaggi. Il più famoso è Esquieu de Floyran che secondo Amaury Augier, autore di una Vita di Clemente V, [18] sarebbe finito in prigione[19] e avrebbe condiviso la cella con un Templare rinnegato: le informazioni che costui gli avrebbe passato circa i crimini e le eresie dell’ordine, gli sarebbero valse la fine della prigionia e l’ingresso nell’entourage del re. Esquieu era il priore dell’abbazia di Montfaucon; nel 1305 si recò a Lérida da re Giacomo II d’Aragona per vendergli le informazioni sui delitti del Tempio. Il re non gli credette, ma gli promise una ricompensa, se fosse stato in grado di provare quanto affermava. Esquieu infatti, gli scriverà il 28 gennaio 1308 per richiedere il denaro promesso, ora che le colpe dei Templari erano dimostrate dalle confessioni.[20] Ma, subito dopo l’incontro infruttuoso con il re di Aragona, si era rivolto a Filippo il Bello, che quindi già nel 1305 aprì un dossier sui Templari affidandolo a Guillaume de Nogaret. In cambio della delazione Esquieu ricevette i beni del Tempio di Montricoux, il titolo di nobiluomo e di valletto del re. Ma, dopo la morte di Filippo, la sua fortuna diminuì e, nel 1322, fu spogliato del titolo e dei beni.

Altri tre nomi li conosciamo da un biglietto che Ponsard de Gizy, commendatore templare di Payns (il luogo di origine del primo maestro del Tempio, Hugues), indirizza alla commissione d’inchiesta pontificia il 27 novembre 1309[21]: oltre a Esquieu de Floyran, Ponsard denuncia i traditori (trytour) Guillaume Robert, monaco di Saint-Martin de Bergerac, uno dei torturatori dei Templari; Bernard Pelet, priore del Mas d’Agen, consigliere del re d’Inghilterra Edoardo II; e il cavaliere Gérard de Boysol, precettore di Andrivaux nel Périgord, che dichiara di aver rivelato per primo i segreti del Tempio e quindi di essere stato minacciato.

Non conosciamo i nomi delle altre otto spie ma sappiamo che qualche notizia del dossier cominciò a diffondersi, o fu fatta trapelare ad arte, cosicché inizio a crearsi, a partire dal 1305, un clima di sotterfugi, maldicenze, pettegolezzi e chiacchiere sull’ordine del Tempio. Pare che lo stesso Filippo, in occasione dell’insediamento di papa Clemente V, il 14 novembre 1305 a Lione, avesse insinuato all’orecchio del pontefice le prime accuse contro i Templari.

La cerimonia, fra l’altro, fu funestata da un incidente gravissimo che fu interpretato dal popolo come un cattivo presagio. Il tesoro di Benedetto XI, predecessore di Clemente, era rimasto a Perugia, ma il papa poté servirsi del prezioso triregno di Bonifacio VIII. Mentre il corteo passava per le vie della città, il crollo di un muro investì e causò la morte di dodici illustri personaggi, tra i quali il duca di Bretagna, Giovanni II, che teneva le briglie della mula del papa. Anche il papa venne sbalzato a terra dalla sua cavalcatura. Nell’incidente venne smarrito l’enorme prezioso rubino che adornava la tiara.

Torniamo alle prime accuse. Scrive Clemente V nella bolla di soppressione del Tempio Vox in excelso del 22 marzo 1312, dopo aver narrato delle informazioni ricevute dal re:
“Tuttavia l’infamia contro i templari stessi e il loro ordine a proposito dei crimini sopra esposti cresceva sempre più, anche perché un cavaliere dell’alta nobiltà dello stesso ordine, la cui opinione non era ritenuta di poco conto nel detto ordine, alla nostra presenza, in segreto dopo aver giurato, testimoniò che lui stesso durante la cerimonia del suo ingresso nell’ordine, accogliendo il suggerimento di chi lo riceveva, alla presenza di vari altri cavalieri della cavalleria del Tempio negò Cristo e sputò sulla croce che gli era stata mostrata da chi lo riceveva”. Il testo prosegue con il racconto del testimone che accusa direttamente il gran maestro del Tempio Jacques de Molay, dichiarando di averlo visto con i propri occhi ricevere un nuovo cavaliere nell’ordine con queste modalità, in un capitolo tenutosi a Cipro di fronte a più di duecento confratelli cavalieri.

È importante, perché qui vediamo apparire per la prima volta quella che sarà l’accusa più importante rivolta ai Templari. Ma chi era questo misterioso e anonimo altolocato Templare che denunciò la blasfemia del Tempio al papa? Era davvero esistito? Gli studiosi hanno approfondito molte possibili soluzioni a questo quesito. Barbara Frale fa l’ipotesi che si trattasse di Hugues de Pairaud, il visitatore di Francia, in pratica il secondo in comando dell’ordine del Tempio.[22] Simonetta Cerrini, di cui condivido il parere, lo esclude e con una puntuale ricerca sui quattro dignitari del Tempio, la cui sorte, oltre a quella del gran maestro, il pontefice riservò al suo unico e personale giudizio (Hugues de Pairaud, visitatore di Francia, Germania e Inghilterra; Geoffroy de Charny, maestro di Normandia; Raimbaud de Caromb, gran commendatore d’Oltremare; e Geoffroy de Gonneville, maestro di Aquitania e Poitou) indica negli ultimi due e in particolare in Geoffroy de Gonneville il principale indiziato: “Geoffroy de Gonneville, nobile di alto lignaggio, che aveva facilmente accesso al papa in quanto maestro del Tempio in Aquitania e Poitou [il papa risiedeva con la curia a Poitiers], potrebbe essere il templare che cerchiamo, tanto più che nel 1314 non segui il gran maestro nell’estrema difesa dell’ordine che Jacques fece a sprezzo della vita, ma preferì tacere”.[23]

Resta il dubbio se non si tratti però di una testimonianza successiva, inserita dal papa nella Vox in excelso solo per aumentare il peso delle informazioni ricevute prima dell’inizio del processo.

(ndr. = Fine prima parte – a presto con il seguito della storia!)


[1] Clément Sclafert, Lettre inédite de Hugues Saint-Victor aux Chevaliers du Temple, in «Revue d’ascétique et de mystique», 34 (1958), pp.275-99, tradotta in italiano da Simonetta Cerrini, L’Apocalisse dei Templari, Mondadori, Milano 2012, pp.119-24.

[2] Il concetto di «povertà» nel Medioevo è un po’ diverso dall’attuale, che si riferisce alla sola indigenza materiale: nella concezione dei Templari, espressa nella loro Regola, “il monaco considerava il povero come un’icona di Cristo e il cavaliere vi vedeva colui che aveva bisogno del suo aiuto contro gli attacchi del nemico. Il «povero» del cavaliere prendeva vari aspetti: la vedova, l’orfano, il pellegrino, la principessa, o ancora l’anima del cavaliere stesso in pericolo” (Simonetta Cerrini, La passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, pp.290-291).

[3] Tommaso Palamidessi, Esperienza misterica del Santo Graal, Archeosofica, Roma 1970, p.10.

[4] Alain Demurger, Les templiers. Une chevalerie chrétienne au Moyen Age, éditions du Seuil, Paris 2005 (trad. It. di Emanuele Lana, I Templari. Un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo, Garzanti, Milano, 2006, 2009). Versione aggiornata con una Postface e un aggiornamento bibliografico: Les templiers. Une chevalerie chrétienne au Moyen Age, Seuil (Points), Paris 2014, p.498.

[5] Non si può non notare che il «regalismo», anticamera dell’«assolutismo», ha praticamente lo stesso nome della dottrina politica che oggi è di moda: il «sovranismo», che enuncia lo stesso principio, «ognuno è padrone a casa sua», privato ovviamente di ogni contenuto sacrale/religioso.

[6] Julien Théry, Une herésie d’etat. Philippe le Bel, le procès des «perfidés templiers» et la pontificalisation del la royauté française, in Marie-Anna Chevlaier (a cura di), La fin de l’ordre du Temple, Paul Geuthner, Paris 2012, pp.63-100, pp.91-93.

[7] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.17.

[8] Bernard Saisset, ardente aristocratico occitano dell’antica nobile famiglia dei visconti di Tolosa, fu il primo vescovo di Pamiers, diocesi nella contea di Foix sui Pirenei, creata appositamente per lui da papa Bonifacio VIII nel 1295. Dichiaratamente antifrancese e sostenitore dell’indipendenza occitana, fu accusato di alto tradimento da Filippo il Bello e fatto arrestare. All’accusa di tradimento furono subito aggiunte quelle di eresia e blasfemia. Il papa ordinò al re di rilasciarlo, e inasprì il suo atteggiamento verso Filippo il Bello (bolla Ausculta fili del 5 dicembre 1301). Così Saisset fu all’origine del secondo violento conflitto tra il re e il papa Bonifacio (1301-03).

Vedi: Vidal. Bernard Saisset, Evêque de Pamiers (1232—1311). In: Revue des Sciences Religieuses, tome 5, fascicule 3, 1925. pp.416-438; tome 6, fascicule 1, 1926. pp. 50-77; tome 6, fascicule3, 1926. pp. 371-393.

[9]Il vescovo Guichard fu incolpato dapprima di complicità e favoreggiamento nella fuga del tesoriere del conte di Champagne; poi essendo caduto in disgrazia agli occhi del re, venne denunciato come avvelenatore di Bianca di Artois, regina di Navarra e contessa di Champagne e di sua figlia Jeanne, sposa di Filippo il Bello e regina di Francia. Accuse completamente false da cui il papa lo assolse nel 1307. Ma Guglielmo di Nogaret tornò alla carica e lo accusò di aver ucciso la regina Jeanne usando la stregoneria, lo fece arrestare e trascinare in prigione al Louvre (non in un carcere ecclesiastico dove avrebbe dovuto stare). A questo punto le accuse si moltiplicarono: satanismo, sputo sulla croce, omicidio, sodomia, eresia, usura. Ritroveremo questo modo di procedere nel processo ai Templari. Guichard rimarrà in prigione fino al 1313, quando il fiorentino Noffo Dei, in punto di morte, prima di essere impiccato per bancarotta fraudolenta, lo scagionò dalle accuse. Venne finalmente liberato e nominato vescovo di Diakovar in Bosnia, dove morì nel 1317.

Vedi: François-Antoine de Boissy d’Anglas, Mémoire sur le procès de Guichard, évêque de Troyes, en 1304 et années suivantes. In Histoire et mémoires de l’Institut royal de France, tome 6, 1822. pp. 603-619;

[10] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.17

[11] E può contare sull’invidiabile assoluta obbedienza dei suoi “sottoposti”, a differenza del re che, nonostante i giuramenti di fedeltà feudale che gli sono dovuti, deve spesso fronteggiare la disubbidienza e l’infedeltà dei baroni. In particolare, Filippo il Bello aveva temuto questo, al momento della sua scomunica da parte di Bonifacio VIII, e per impedirne la promulgazione aveva organizzato la spedizione per imprigionare il papa, culminata nel famoso episodio dello “schiaffo di Anagni”.

[12] Julien Théry-Astruc, Les Écritures ne peuvent mentir. Note liminaire pour l’étude des références aux autorités religieuses dans les textes de Guillaume de Nogaret, dans Bernard Moreau, Julien Théry-Astruc, dir., La royauté capétienne et le Midi au temps de Guillaume de Nogaret. Actes du colloque des 29 et 30 novembre 2013, Éditions de la Fenestrelle, Nîmes 2015, p. 243-248.

[13] Paris, Archives Nationales, JJ 44 f°3, éd. Inv. 894 bis.

[14] P.-A. Forcadet, Pierre Dubois : conseiller de Philippe Le Bel en matière politique et militaire, L’armée, la paix, la guerre, journées de la société d’histoire du droit, éd. J. J. de Los Mozos Touya, Valladolid, 2009, p. 209-228.

[15] Barbara Frale, Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari, Giunti, Firenze 2014, p.31.

[16] Barbara Frale, Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari, Giunti, Firenze 2014, p.97.

[17] «Rex etiam in diversis partibus regnis sui ordinavit quod aliqui, bene XII numero, intrarent ordinem illum et audacter facerent, quicquid eis diceretur et postea exirent. Qui predicti omnia testificati sunt esse vera. Multi etiam, qui conversati sunt cum eis, testificati sunt hoc». Barbara Frale, Il Papato e il processo ai Templari, Viella, Roma 2003, p.47, n.115, cita Heinrich Finke, Papsttum un Untergang des Templerordens, Aschendorff, Münster 1907, vol.II, p.145.

[18] Ètienne Baluze (a cura di), Vitae Paparum Avenionensium hoc est Historia Pontificum Romanorum qui in Gallia sederunt, 1693, nuova edizione a cura di Guillaume Mollat, Paris 1913-1928, vol.II, pp.89-106.

[19] «…uomo di mala vita ed eretico, e per gli suoi difetti messo in Parigi in perpetuale carcere per lo suo maestro», scrive Giovanni Villani, Nuova Cronica, a cura di G. Porta, Fondazione Pietro Bembo/Guanda, Parma 1991, II 8, cap.92.

[20] Heinrich Finke, Papsttum un Untergang des Templerordens, Aschendorff, Münster 1907, vol. II, p.83.

[21] Jules Michelet, Procès de templiers, voll. I-II, Les Editions du CTHS, Paris 1841-1851, ristampa Paris 1987, prefazione di Jean Favier, vol. I, pp.36-37.

[22] Barbara Frale, L’ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra di obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia, Viella, Roma 2001, pp.75-79.

[23] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.133.

FORMAZIONE DEI PIANETI – di Alessandro Benassai

fuoco-pianeti.gif-webViaggiando nel cosmo s’incontrano i misteri più profondi: le origini.
Le origini dell’Universo, le origini delle galassie, le origini delle stelle, le origini dei pianeti, le origini della Terra, le origini dell’uomo, le origini della vita. Le origini sfuggono all’indagine scientifica basata sull’analisi razionale degli eventi.
Possiamo spiegare processi di sviluppo, i giuochi tra materia e energia, tra spazio e tempo, ma le origini dell’energia e dello spazio e del tempo rimangono avvolte nel mistero, perché non si possono dedurre: sono le cause prime e non gli effetti, sono i principi di tutte le cose che scaturiscono da un unico Principio, come i numeri sono tutti racchiusi nell’unità.
La Scienza dei primi Principi ancora non è compresa pienamente. La vita non evolve gradatamente come alla fanciullezza segue la maturità; solo quando le condizioni ecologiche sono pronte, solo allora si verifica il fatto nuovo la cui causa non sta nella situazione ecologica. L’analisi retrospettiva degli eventi non conduce al principio che ne è la causa. archeologia 2
Quando il Sistema Solare è formato, e con esso la Terra, quando poi sulla Terra le condizioni ecologiche evolvono, ecco si verifica il fatto nuovo che non è un effetto conseguente e quindi deducibile: appare la vita vegetale, poi la vita animale, e quando l’evoluzione raggiunge un certo livello appare l’uomo. Non si tratta di un corpo formatosi attraverso un’evoluzione biologica, ma dell’uomo vero, dell’uomo psichico preesistente, intelligente e autocosciente, ben distinto dagli animali come i primati, che dopo milioni di anni sono rimasti tali. EvolUomo
Se poi rivolgiamo l’attenzione alle origini dei pianeti del Sistema Solare il mistero non accenna a diradarsi. Negli ultimi anni la scoperta di oltre un centinaio di pianeti di Sistemi Planetari extra solari ha creato una certa confusione. Questi pianeti seguono orbite completamente diverse da quelle dei pianeti del nostro Sistema. Attualmente non esiste una spiegazione scientifica valida di come i pianeti abbiano preso forma a partire da gas e polveri. uomo preistorico e cielo
Quello che sfugge è proprio l’inizio, sfugge a tal punto da fare affermare, tra il serio e il faceto, ad uno degli esperti mondiali dell’argomento, il dottor Scott Tremaine della Princeton University, che tutte le predizioni sui pianeti extra solari si sono rivelate completamente sbagliate e che la predizione più sicura sull’origine dei pianeti è che quest’ultima non esiste.
All’inizio il corpo dei pianeti è costituito di una sostanza molto sottile che si condensa molto lentamente sotto le influenze specializzanti delle forze provenienti dalle costellazioni. I corpi siderali così creati e animati di un movimento di rotazione conforme al senso di rotazione dell’antica cintura equatoriale, sono sottoposti alle forze interne del Sistema ed a quelle esterne della galassia. pianeta-blu-web
Così poco a poco si sviluppa la molteplicità degli scambi tra le sfere ed i corpi planetari che determina la loro evoluzione ulteriore.
Quando la turbinante sfera solare, una specie di ellissoide in rotazione, si contrasse sino all’orbita di Nettuno, lasciò all’esterno un residuo di materia in sospensione, simile ad una soluzione in movimento, che gradualmente andò a concentrarsi sulla fascia equatoriale. Il residuo si raffreddò presto contraendosi sino ad assumere la forma di una fascia ruotante. La forza centrifuga separò la sostanza congelata dalla massa centrale e la sospinse verso il bordo esterno suddividendola in anelli di densità variabile. nube-di-oort
Nelle profondità dello spazio interstellare, distanti dal Sole più di qualsiasi altro corpo planetario, una schiera di avanzi congelati di questa prima fase di sviluppo orbitano intorno alla nostra stella. Questa fascia, scoperta dall’astronomo olandese Jan Oort, ospita asteroidi, planetoidi, polveri cosmiche e miliardi di comete.
sednaL’immensa estensione della fascia dà un’idea delle dimensioni iniziali della nube solare, migliaia di volte più grande di quella del Sistema Solare. Questa unica fascia è stata suddivisa idealmente in due parti, una interna ed una esterna. Quella interna si fa estendere fin dove è stato possibile individuare corpi planetari di una certa dimensione, il più lontano dei quali è stato chiamato Sedna.

(Tratto da “Cronache di civiltà Scomparse” di Alessandro Benassai)

UNA TEORIA SULLA FORMAZIONE DELL’UNIVERSO – di Alessandro Benassai

L’Universo è costituito da una porzione di spazio fluido adinamico reso dinamico dalle energie dell’Assoluto, spazio circoscritto nello spazio fluido adinamico infinito ed eterno.

universo

La materia è fluido spaziale dinamizzato. Tutti i gradi di densità della materia, come tutte le forme di energia, derivano dalla forza che dette inizio al divenire del Cosmo. Se questa forza che tiene in vita smettesse di fluire, tutto ritornerebbe quello che era senza le energie dell’Assoluto: parte del “nulla” infinito ed eterno dal quale l’uomo e l’Universo furono tratti all’essere.

universo 4

Il Cosmo ha una struttura sferica che diventa sempre più omogenea man mano che la nostra visione abbraccia scale dimensionali sempre più grandi, oppure quando lo osserviamo a scale sempre più piccole sino ad arrivare alla materia prima. Al di là della sfera cosmica, nell’eternità, è il Regno di Dio e di Cristo, secondo la Sua affermazione: “Il mio regno non è di questo mondo”.  L’inizio di una vita nuova conforme a quella di Cristo, coincide con l’uscita dal Cosmo secondo il suo insegnamento: “Io non sono di questo mondo e voi che mi seguite non siete di questo mondo”.

Universo 5

Quando si parla di spazio universale s’intende quella porzione finita di spazio fluido adinamico reso dinamico da una energia infinita la cui Sorgente è preesistente. Lo spazio universale non è un vuoto nei confronti della materia che sarebbe il pieno, non è un nulla, inesistenza: dal momento che lo vediamo e gli attribuiamo delle caratteristiche, esso non solo esiste, ma preesiste alla Creazione.  Heisenberg principio

La moderna teoria quantistica dei campi conferma  lo stato dinamico dello spazio universale considerandolo in continua fluttuazione quanto-meccanica, come un agitarsi di coppie di particelle virtuali di materia e antimateria; quest’ultime, protette dal principio di indeterminazione (di Heisenberg), nascono e si annichiliscono tra loro continuamente. Lo spazio tra le stelle viene così pensato in costante equilibrio dinamico.
universo 6Secondo il suddetto principio, energia e tempo, al pari di altre coppie di grandezze come posizione e velocità, non possono essere misurate simultaneamente con precisione; se lo spazio fosse privo di qualsiasi forma di energia, allora sarebbe possibile determinare la velocità e l’energia di una particella virtuale uguale a zero, con un errore pari a zero, violando così il principio stesso. Fu la potenza del suono a rendere turbolento lo spazio universale causandovi il fenomeno della sonoluminescenza. L’onnipotenza del Verbo produsse nell’abisso, eterno ed infinito, una voragine, si udì allora il fragore delle grandi acque che vi precipitarono a vortice, le acque del mare agitato della vita.

universo 3

Il movimento vorticoso generò i primi vortici di grande scala che a loro volta produssero vortici sempre più piccoli dando origine al fenomeno della cascata di energia. L’energia cinetica introdotta alle scale più grandi alimentò l’energia di vortici minori senza alcuna dissipazione, e quando le dimensioni delle strutture vorticose diventarono sufficientemente piccole sì da costituire il limite della materia prima, l’energia cominciò ad essere dissipata dai vortici sotto forma di radiazione e apparve la luce.

dark matter

Materia ed energia, tempo e spazio, sono costituiti da una minima quantità indivisibile, i veri atomi primi; se fossero divisibili all’infinito, allora se ne negherebbe l’esistenza. La forma sferica di ogni micro vortice è dovuta al movimento di rotazione dell’energia in uno spazio minimo circoscritto. Si forma una bolla di spazio dinamico i cui confini possono resistere alla pressione esercitata dagli altri micro vortici perché nell’Universo non esiste un punto vuoto, una zona non dinamizzata, salvo quella circoscritta dai cosiddetti buchi neri, nei quali lo spazio fluido s’incurva facendo cadere a spirale la materia circostante per essere trasformata in energia.

buchi neri

Le spire di ogni microvortice sono linee di forza capaci di risuonare su di un’intera gamma di vibrazioni, come le corde di un pianoforte, garantendo lo scambio energetico continuo che anima tutte le parti del Cosmo.

atomo

Il più piccolo fotone, oltre al picco fondamentale che caratterizza la sua energia, produce una serie di onde che si estendono su tutto l’arco dello spettro, come una nota musicale produce per risonanza tutte le sue armoniche.
La forza che fluisce e rifluisce attraverso il centro della turbinante sfera cosmica anima ogni singola particella, di conseguenza tutto nell’Universo creato vibra e pulsa.

nell'universo

La sfera universale è limitata come dimensioni: i suoi limiti costituiscono una cassa armonica nella quale i suoni possono arricchirsi di armoniche e le particelle vibrare. Se l’Universo fosse infinito, nessuna risonanza e nessuna vibrazione sarebbe possibile.
Così, per effetto della risonanza cosmica, l’accordo fondamentale della scala musicale universale può animare ogni singola parte del tutto.
universo 2

I limiti dell’estremamente grande costituiti dalla sfera universale, e i limiti dell’estremamente piccolo costituiti dai veri atomi primi indivisibili, sono i due estremi del Tutto cosmico tenuto in esistenza dall’energia di una Potenza Cosciente, assoluta, atemporale, infinita, onnipotente, onnisciente, che si rivela con la creazione dell’Uomo dell’Universo o Uomo Universale cosciente. Se questa energia vitale cessasse per un attimo di fluire e rifluire tutto scomparirebbe nel nulla dal quale fu tratto all’essere.

COME CI INFLUENZA LA MUSICA – di Paola Rachini

musica 6Che il suono e la musica abbiano un’influenza su di noi è una delle prime cose che sperimentiamo: gli esperti ci dicono che già nel grembo materno siamo sensibili a stimolazioni sonore e musicali e questa azione formativa, importante per lo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale dell’individuo, continua e si intensifica con la crescita, tanto che ad oggi si è riscoperto il valore dell’educazione musicale per lo sviluppo complessivo della persona.
Diciamo “riscoperto”, perché del potere modellante della musica, del suo ruolo didattico e terapeutico erano a conoscenza già molti secoli fa civiltà come quella egizia, greca, cinese, che riconoscevano a quest’arte un predominio nella formazione dell’individuo e addirittura le attribuivano una funzione sacrale di elevazione dell’anima attraverso l’ascolto delle opportune melodie e tonalità.musica 1
Pitagora poneva l’educazione basata sulla musica come fondamentale, in quanto l’utilizzo di determinati ritmi e melodie faceva sperimentare un’influenza diretta sull’indole della persona, consentendo di riportare equilibrio nel fisico e nella psiche. Anche secondo Platone la musica, ponendosi oltre una finalità meramente estetica, assurgeva ad un ruolo formativo essenziale per l’individuo ed era da considerarsi una vera e propria medicina per l’anima.
Quindi già nella tradizione classica si parla di un’azione della musica che va a incidere molto in profondità nell’uomo e nella donna, tanto da consentire, oltre ad esempio la cura di un organo fisico, il mutamento di una tendenza comportamentale, la correzione di un impulso sregolato, la terapia per forme patologiche della psiche, fino a ripristinare un equilibrio interiore corrispondente ad un’armonia superiore.energie uomo
L’essere umano è un insieme complesso di corpo e coscienza, di soma e psiche, perciò, per riuscire a cogliere l’effettiva portata dell’influenza della musica, bisogna tenere conto di questa struttura multiforme.
Come è possibile infatti che la musica sia così potente nel generare emozioni differenti, nel promuovere riflessioni, intuizioni, insomma, che sia in grado di modellare in profondità la persona? Dove si verifica la ricezione del suono?
Nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” viene specificato che il luogo in cui avviene la percezione, la coscienza e l’elaborazione della musica è l’anima, intendendo con questo termine genericamente la parte spirituale dell’essere umano, l’anima intesa come luogo della coscienza.
Dalla fenomenologia della percezione acustica sappiamo che le onde prodotte da una fonte sonora comprimono ed espandono l’aria, giungono all’orecchio, provocando la vibrazione della membrana timpanica dopo il passaggio nel condotto uditivo esterno, secondo un processo fisio-meccanico. Da qui le vibrazioni si ripercuotono su una catena di ossicini, fino a giungere all’organo di Corti, deputato a trasformare in impulsi nervosi le onde di pressione ricevute, attraverso delle particolari cellule ciliate. Si ha a questo punto la conversione dell’energia meccanica in energia bio-elettrica, che a livello cerebrale i neuroni utilizzano per il trasporto dell’informazione.vibrazioni 66
Nel processo dell’ascolto quindi la vibrazione da meccanica si fa elettrica, ma questa trasformazione non sarebbe sufficiente a determinare l’elaborazione cosciente del suono, perché la vibrazione sonora, per poter assumere una valenza di carattere emotivo, intellettuale o spirituale che sia, deve giungere alla coscienza, quindi deve corrispondere ad una determinata gamma. Il suono passa alla coscienza allorché la vibrazione cambia “natura” ulteriormente, convertendosi in una vibrazione psichica[1].
Si può pensare che questo fenomeno si verifica in virtù del fatto che tutto ciò che esiste è materia in vibrazione, secondo una distinzione di grado e di frequenza.musica delle sfere 2
Dallo studio della costituzione invisibile dell’uomo e della donna[2] sappiamo che l’essere umano è composto di materia fisica con una sua frequenza vibratoria, ha una struttura emotiva dalla vibrazione più sottile che compenetra la precedente, una struttura mentale necessaria per produrre pensieri dalla frequenza ancora più rapida, e possiede una parte spirituale; diversi piani di percezione, ma collegati l’uno all’altro, perché costituiti di un’unica materia a frequenza vibratoria differente, che consente le molteplici espressioni dell’essere umano in termini di azione, emozione e pensiero.
Anche il suono ha una natura complessa per cui manifesta una corrispondenza sul piano fisico come onda sonora e ha una sua controparte psichica e spirituale.musica delle sfere
“All’acustica – si legge ancora nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” – fa seguito una metafisica del suono. È questa la grande realtà che si prospetta al cercatore della Verità”. La natura metafisica del suono può fungere da tramite nei vari piani della coscienza.
Esiste una interdipendenza tra corpo e psiche, tale che una sensazione fisica si traduce in una percezione emotiva e richiama un certo pensiero, viceversa un’idea, una preoccupazione, un’emozione negativa si ripercuote in un malessere fisico, secondo un processo somato-psichico e psico-somatico.
La vibrazione sonora è in grado di spezzare i legami della materia, se pensiamo al bicchiere di cristallo mandato in frantumi dall’acuto di un soprano; può disporla secondo delle linee di forza, organizzandola in forme geometriche di varia articolazione in funzione della tipologia della stimolazione sonora, della frequenza vibratoria.
cimatica 44Ne dà dimostrazione il fisico tedesco Chladni nel 1700, facendo vibrare con l’archetto del violino dei piatti di vetro e metallo sui quali dispone polvere di licopodio, che si distribuisce in forme variabili man mano che la vibrazione sonora cambia.
Noti sono anche gli studi di cimatica dello svizzero Hans Jenny a metà del ‘900, che ha reso visibile il sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia: ponendo sabbia, ferro o liquidi su un piatto metallico collegato ad un oscillatore in grado di produrre ampi spettri di frequenze, ottiene risultati simili.Hans Jenny
Del resto anche Pitagora sosteneva che “la geometria delle forme è musica solidificata”. Altri interessanti studi ed esperimenti più contemporanei testimoniano questa capacità del suono di dare alla materia una determinata forma, ora più armonica ora meno.
Masaru EmotoMasaru Emoto, scienziato e ricercatore giapponese scomparso di recente, negli ultimi anni ha messo a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi di acqua; ha poi fotografato l’acqua esposta a parole scritte, a musica, a preghiere, parole pronunciate, acqua di montagna, acqua inquinata e ha verificato che i cristalli dell’acqua trattata mutano di struttura in modo armonico o caotico.cimatica 33
Tali sperimentazioni hanno reso visibile un meccanismo che appartiene al potere del suono, ovvero quello di andare ad agire sulla vibrazione della materia. Se ciò avviene in modo così evidente con la materia più grossolana, che è quella fisica, possiamo immaginare che l’interazione con le vibrazioni più sottili – energetiche e spirituali – che costituiscono l’individuo, sia ancora più marcata.
Emozioni, sentimenti, pensieri hanno una loro struttura energetica, sono fatti di materia dalla vibrazione più o meno rapida, possono essere percepiti come luci, colori e anche suoni e sono soggetti al potere modellante della musica.
emozioniAppurato che la struttura che in noi recepisce ed elabora le frequenze sonore ha una certa complessità, possiamo chiederci: cosa rende la musica così potente nel generare emozioni?
La musica è uno dei mezzi più diretti per promuovere stati d’animo differenti o impressioni particolari, ha un potere indiscusso nel modificare il nostro umore. Un brano può rievocare dei ricordi e le emozioni ad essi collegate, può rasserenare o infonderci dinamismo, può farci divertire e svagare, oppure può indurre a uno stato di raccoglimento e riflessione… Insomma, ogni musica ha la sua funzione, la sua utilità, la sua bellezza. C’è una musica adatta per ballare, per fare jogging, per gli allenamenti in palestra, per marciare, per combattere, per riflettere, per spingere a fare acquisti, per ispirare il senso patriottico, per esaltare le passioni e le emozioni umane, per risvegliare un senso più intimo e spirituale. Tanti generi musicali e altrettanti componimenti che descrivono la molteplicità degli aspetti che costituiscono l’essere umano e la sua vita e che vengono utilizzati in funzione delle finalità che si vogliono ottenere.emozioni 2
Ma cos’è che rende una musica allegra o malinconica, ricaricante o pacificante? Come la tradizione antica ci insegna sono gli elementi che compongono un brano a caratterizzarlo e senza essere musicisti provetti sappiamo per esempio che il tempo più lento di brani come il Sonata al chiaro di luna di Beethoven o l’Aria sulla 4° corda di Bach tenderà a essere percepito come più riposante, mentre il ritmo di una samba brasiliana facilmente susciterà dinamismo e voglia di muoversi. L’influenza del ritmo si avverte con immediatezza, andando a incidere sui ritmi fisiologici come il battito cardiaco, la respirazione, le onde cerebrali e di riflesso sui ritmi delle emozioni e dei pensieri.
Sappiamo anche che i brani composti in tonalità maggiore tendono alla brillantezza e al dinamismo, mentre la tonalità minore è solitamente percepita come più melanconica, come dimostrano ad esempio la Polacca Eroica in La diesis maggiore di Chopin o al contrario l’Adagio di Albinoni in sol minore.
Insomma, quando un musicista compone un brano, a seconda di ciò che vuole esprimere e dell’effetto che vuole suscitare, utilizza una serie di “ingredienti”/elementi musicali, che abbinati andranno a caratterizzare la composizione.frattali
Eppure non è così facile dare un’interpretazione univoca alle emozioni che può trasmetterci un tema musicale, per esempio un ascolto che a me evoca tristezza per un altro può essere rilassante o romantico, questo perché ci sono molte componenti soggettive che contribuiscono a dare un giudizio e una decodifica. Magari sarà difficile che un brano generalmente ispirante gioia e dinamismo sia percepito proprio all’opposto come malinconico, ma la percezione rimane sempre soggettiva.
Per quanto esistano delle componenti oggettive nella musica, cioè delle strutture, degli elementi usati da sempre nelle composizioni per denotare il componimento secondo un tipo di influenza, è anche vero che ciascuno ha una sua costituzione psicologica, una sua storia, una sua frequenza vibratoria complessiva e sceglierà o si accorderà con ciò che gli è più affine per il suo carattere o per lo stato d’animo del momento. Ci si accorda, cioè si risuona con ciò che vibra alla stessa frequenza del nostro stato d’animo.tips - abbiati - Music therapy
Da un punto di vista più approfondito potremmo dire che la preferenza per un tipo di musica rispetto a un’altra abbia una corrispondenza con le caratteristiche dell’ascoltatore, ovvero scelgo di sentire ciò che mi è più affine, ciò con cui sono più in sintonia, in risonanza. L’individuo è composto da un insieme caratteristico e suo proprio di vibrazioni, una musicalità data dall’attività vibratoria e quindi dalla tonalità delle emozioni, dei pensieri, delle passioni, dello stato di salute. Un complesso “musicale” che rivela lo stato della persona, la sua interiorità, le sue attitudini, i suoi gusti, la sua educazione, il contesto in cui vive, insomma una serie di variabili che ci fanno comprendere come ogni individuo naturalmente è a sé, “vibra” su una sua nota fondamentale; tonalità che ovviamente può essere corretta, armonizzata e raffinata utilizzando proprio la musica.musica 2
Nel mondo classico si aveva una chiara percezione della diversa influenza operata dalle modalità musicali, come ci ricorda Platone nella “Repubblica”, che indica quali scale compositive dovevano essere utilizzate per rafforzare le virtù migliori nell’uomo e quali dovevano essere evitate perché diseducative e inclinanti al disordine interiore.
Gli antichi sapevano che per garantire la salute al corpo era necessario in primo luogo ripristinare l’armonia dello spirito, gerarchicamente predominante sulle funzioni corporali, in quanto principio formativo del corpo.musica 5
La salute dello spirito dipendeva dalla sintonia con l’armonia perfetta celeste, l’armonia divina che la musica, linguaggio del Creatore e specchio delle matematiche celesti, riusciva a replicare attraverso l’utilizzo delle opportune scale musicali e tonalità. L’anima, con la sua vibrazione, è rappresentabile come un numero in movimento, come “nota” musicale, che può sintonizzare con la vibrazione dei suoni e delle melodie appositamente modulate secondo le leggi matematiche che regolano sia gli intervalli della scala musicale sia la perfezione della creazione.
Su questa linea più genuina di musica sacra si è sviluppata in modo innovativo la musica archeosofica, che concepisce la musica come melurgia, ovvero come azione della musica e del canto nell’interiorità della persona, per risvegliarne le potenzialità latenti e le aspirazioni di ordine superiore.donna loto rosa volto

 

[1] T.Palamidessi – “Trattato di musica e melurgia archeosofica”, p.1
[2] T.Palamidessi – Quaderno 8 – “La costituzione invisibile dell’uomo e della donna”

DUE PAROLE SULLA DANZA – di Patrizia Odorici

ballerina classica“Il ballo, la danza sono uno slancio di gioia espresso attraverso un complesso di movimenti di tutto il corpo, in particolare dei piedi e delle braccia, secondo il ritmo o tempo musicale segnato dal canto e dagli strumenti musicali. La danza può essere sacra, artistica, popolare, collettiva, maschile, femminile o mista” (T. Palamidessi).danza orientale

Danza deriva dal sanscrito tan che vuol dire tensione. Era vissuta fin dalle origini come tensione spirituale fra l’uomo e la natura, fra l’uomo creato ed il suo Creatore. Fin dall’antichità l’uomo ha danzato come ci riportano le testimonianze che troviamo nei reperti archeologici. Il corpo è un simbolo e vi sono molteplici combinazioni fra le varie parti corporee. Le posizioni dei piedi, delle braccia, della testa e del corpo all’interno delle coordinate spaziali attraverso il ritmo fanno della danza un luogo sacro.
“Il corpo è un piccolo universo con il suo ritmo, sempre in movimento nello spazio” (T. Palamidessi). danza fuoco
Come il Sole, astro di luce che nasce al mattino, si alza alto nel cielo e poi tramonta, così la vita umana segue il ritmo nascita-infanzia, crescita-adulta e poi vecchiaia-il tramonto; tutto intorno a noi segue un ritmo, una legge che regola il creato.
danza mani in altoCosì l’uomo adora e rende gloria all’Assoluto con il suo corpo: stando in piedi leva le braccia verso l’alto; poi le abbassa, come un albero che ripiega i suoi rami; e quando le stende avanti stabilisce una comunicazione.
Il corpo intero attraverso le posture ora aperte o chiuse parla un linguaggio immediato e si rivela ricco di significati a seconda se rivolto al nascere del sole, verso lo zenit oppure al tramonto.danza sole 2

La parte posteriore del corpo e la sinistra sono tradizionalmente connesse con il passato, con l’origine e la zona incosciente, mentre quella anteriore e destra con l’avvenire, l’evoluzione e la zona cosciente. Ad ogni movimento delle braccia e dei piedi corrisponde una costruzione sacra.
shiva natarajaIn oriente si dice che il Dio Shiva-Nataraja con la danza abbia creato il cosmo: iscritto in un cerchio di fiamme è il simbolo della Creazione. Essendo il Signore del Movimento vitale, creatore intellettuale, nel Buddismo prende il nome di Signore della Danza. Shiva danza e la materia si organizza intorno come in fiammelle di fuoco che creano trasformano ma anche distruggono. Shiva danza e penetra tutto… danza con l’acqua, il fuoco, il vento e l’etere, e così danza il Signore, per l’eternità, nel suo cuore. danza orientale 2
Luciano nel II secolo d.C. paragona la danza al germe della Creazione dell’Universo.
Si può dire che la danza ha sempre rappresentato un’arte per avvicinare il mondo umano (la terra) a quello divino (il cielo), dove Colui che danza ripercorrendo i cicli naturali grazie alla comunione ritmica trasla la coscienza in una dimensione cosmica ed ottiene una catarsi.
Questo accade nel tempio con le danze sacre, nelle cerimonie in Egitto, in India, presso i Greci e le Vestali in Roma.
apachesMa anche presso i popoli indiani attraverso la danza Apaches del volo dell’aquila o tra i Dervisci, gli Uomini Danzanti.
Tutte queste tradizioni hanno in comune la ritualità del danzatore, il cui corpo è sentito nella sua dimensione spirituale come il canale da cui si attua la discesa del Divino.dervisci 2

Maurice Bejart dice: Per me la danza rappresenta la vita e dato che la vita è un ritmo, quello del battito cardiaco, la danza è inseparabile dal ritmo. Essa interpreta la nostra esistenza, al punto che rappresenta tutti i ritmi, tutte le pulsioni umane.

J.D’Amboise (Direttore artistico dell’Istituto Nazionale Danza classica) così descrive la danza: Il suo polso è il suo battito cardiaco, è il tuo respiro. È il ritmo della tua vita. È l’espressione nel tempo e nel movimento della felicità e della gioia e della tristezza e dell’energia. È uno sfogo d’energia. È straordinaria, e ciò è comune a tutte le creature ed è comune a tutti gli individui. danza luna

Il primo ritmo dunque è il battito del cuore: rimanda alla dimensione tempo con l’alternarsi del giorno e della notte. In antico il concetto del tempo era scandito dal moto del Sole contorniato dai pianeti, dalla Luna e dalle stagioni.
Si dava il potere alla Luna di regnare sulle maree, sulla vegetazione, sulla fertilità e sule nascite. Mentre il Sole era simbolo del fuoco, del calore e della vita, espressione visibile della Forza Divina.First Light

Danzare sotto l’influsso del Sole per l’uomo è come entrare nella successione della Vita, senza età, come un passaggio dal profano al sacro. La danza che propone la Scuola Archeosofica segue l’orientamento ed il moto del Sole con le direzioni est-sud-ovest. Questo orientamento è molto importante perché permette al danzatore di stabilire una armonia tra le facoltà dell’IO ed i corpi, tutti compresi, coordinamento che spesso è carente. L’arco percorso dal Sole, dal sorgere al tramontare, a causa delle rotazioni della Terra da occidente verso oriente, dona a livello psicofisico nuove energie.
Nella danza psicosomatica la direzione da tener presente è quella del Sole, con movimenti circolari vissuti ed interiorizzati prima per poi passare al gesto espressivo. Le cinque qualità fondamentali sono: leggerezza, lentezza, chiarezza, equilibrio e calma.
shiva nataraja 2Il Dio Shiva danza nel Tempio: questo è lo spazio sacro dove chi danza ruota intorno ad un punto centrale, il luogo sacro. Per il danzatore girare intorno ad un centro è rimanere in relazione con il proprio cuore e percepire la presenza della Vita Spirituale. danza egitto
Da questo punto focale, inizio ed origine, viene espressa la nostra danza che si svolge come in dei centri concentrici dai quali poi si generano tutte le direzioni. Ogni direzione ha un gioco bipolare che riporta al centro. La danza sacra ha le sue basi nella preparazione del corpo e dell’anima come in una preghiera che permette al soggetto di sperimentare la bellezza e l’armonia.danza indiana

La danza antica rappresentativa serviva per raccontare un episodio del Vecchio Testamento o rievocare un antico evento importante o per innalzare una preghiera. Re David eseguì una danza suonando e cantando, dinanzi all’Arca, quando fu trasportata in Gerusalemme (cfr. II Re VI 14).salomè

La danza accompagnata da un certo tipo di musica crea una situazione molto speciale, favorisce una sorta di trasferimento in un altro mondo dove regna la pace, l’armonia e può traslarlo fino a noi.
danza modernaEsistono danze tipo marce oppure danze per il risveglio del fuoco spirituale dove ci si immedesima con una Dea. Questo processo è importante per chi esegue e per chi osserva, un po’ come accade in teatro fra attore e spettatore.danza moderna 2

La danza serve a stabilire un’armonia tra le facoltà dell’Io ed i corpi, aiuta a stabilire un coordinamento interiore ed esteriore che molto spesso manca. Esempio le mani giunte posso rievocare la potenza di una fiamma del fuoco, dove la destra entra in contatto con la sinistra.
Nureyev
Durante il gesto entrano e circolano delle energie nuove. I gesti sono ricchi di significati, veri simboli che agiscono a livello fisico, metafisico e spirituale. Talvolta per cambiare uno stato d’animo è sufficiente una posa o gesto. Più al gesto è associata la coscienza più questo assume un potere trasmutante. Da una visione frammentata come uno specchio rotto la danza sacra fa ricomporre la visione unitaria è quella che molti chiamano estasi.

ALDILA’, SDOPPIAMENTO, OOBE, NDE – di Ariana Kola

aldilà 5Uno dei grandi misteri che accompagna la vita dell’uomo è quello di cosa ci sia nell’aldilà. Tanto è fitto il mistero che la società moderna relega la risposta del destino dell’anima dopo la morte esclusivamente ad una credenza religiosa. In realtà oggi la Scuola Archeosofica, fondata da Tommaso Palamidessi, tratta questo argomento in termini di sperimentazione diretta. La dottrina archeosofica esposta in 51 Quaderni, così chiamati dal suo Autore, presenta una parte teorica e una parte pratica di ciascun tema esposto. La pratica consiste in una sperimentazione diretta e di conseguenza vi è una verifica che in un primo momento è soggettiva, ma la ripetibilità dello sperimento anche da altri consente di affermare l’oggettività del risultato. Del tema in oggetto Tommaso Palamidessi se ne occupa in particolare nel 6° Quaderno: “Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili”. Alchimia 5
Già dal titolo si evince che si tratta di un fenomeno di ubiquità che prevede la possibilità della presenza simultanea in due località diverse e nel caso dell’aldilà emerge che vi è l’opportunità di un viaggio volontario di andata e ritorno.
Ma chi si è occupato di questo argomento e in quali termini è stato presentato nella storia dell’umanità? Il mondo scientifico dei tempi nostri si è posto simili questioni?
Gli alchimisti parlano ampiamente di questa esperienza e numerose opere sono state scritte dando le istruzioni necessarie, ma il loro gergo mimetizzato consente la comprensione e la seguente applicazione solo agli addetti ai lavori ermetici.
Alchimia 12.pngInfatti essi scrivono dello sdoppiamento da ottenere con una volontà ferrea e con fredda determinazione definendolo “separazione alchemica” o “operazione prima dell’Arte Ermetica”. Da sottolineare che gli alchimisti di tutti i tempi hanno dato nomi diversi al fenomeno artificiale allo scopo di confondere i profani e custodire una conoscenza riservata a pochi.vite passate

Si narra che a Clemozene, in Asia Minore, vivesse un filosofo di nome Ermotimo, il quale aveva la facoltà di abbandonare il suo corpo andando così in giro con la sola anima. Il suo corpo giaceva a casa immobile sprofondato in una specie di letargo e la sua anima era il testimone oculare dei luoghi visitati e preservandone la memoria quando rinveniva.

alfonso de liguoriAnche l’agiografia cattolica riporta diversi racconti di esperienze simili: San Alfonso de’ Liguori, Papa San Clemente e Santa Caterina de’ Ricci, solo per citarne alcuni. Il primo, dottore della Chiesa e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, il 21 settembre 1774 (documentato dal processo di canonizzazione) entrò in uno stato simile allo svenimento e rimase immerso in quella specie di profondo e dolce sonno seduto in una poltrona per due giorni. Il Vicario Generale, Nicola di Rubino, diede ordine perché nessuno interrompesse il riposo del Santo, il quale al suo “risveglio” informò i familiari con queste parole: “Voi mi credevate addormentato, mentre io ero ad assistere il Papa morto pochi minuti or sono”. Infatti poco tempo dopo giunse la notizia della morte di Clemente XIV avvenuta nell’esatto momento in cui il grande asceta si era “risvegliato”. Inoltre molti furono i testimoni che videro il Santo contemporaneamente a Roma e ad Arienzo dove giaceva.san clemente

Il secondo caso è del Papa San Clemente che è simile al primo. Egli mentre celebrava la messa a Roma, improvvisamente, si addormentò per tre ore consecutive. Rientrando in sé, si scusò con i fedeli, dicendo loro che per eseguire un ordine di San Pietro era stato a Pisa per consacrare la nuova chiesa in onore di costui. Anche San Clemente, in quell’occasione, fu visto a Pisa da una grande moltitudine, malgrado la sua presenza reale in chiesa a Roma fosse testimoniata dai fedeli presenti.caterina de ricci

caterina de ricci vitaL’esperienza di Santa Caterina de’ Ricci è ancora più particolare perché avviene su un piano diverso, nell’aldilà. Quando una delle sue consorelle si trovava in punto di morte, lei si metteva accanto per aiutarla con le preghiere e con lo sdoppiamento affinché il trapasso fosse senza traumi. Nel momento in cui morivano, ella andava in estasi, accompagnava l’anima al paradiso o al purgatorio e al suo ritorno chiudeva gli occhi della defunta.aldilà 2

bilocazione BozzanoErnesto Bozzano, ricercatore, commentatore dei fenomeni di metapsichica nel primo Novecento, si è occupato molto della bilocazione o sdoppiamento pur non avendolo mai sperimentato direttamente. Egli ha raccolto una serie di casi nel suo libro “Dei fenomeni di bilocazione” tanto da fornire anche uno schema generale dello “sdoppiamento fluidico”, così chiamato da lui. La parte fluidica viene indicata come il risultato di tre corpi chiamati eterico, astrale e perispirito. Lo studioso genovese divide i casi da lui raccolti in quattro categorie generali:nde 2

La sensazione di integrità negli amputati e negli emiplegici: il soggetto sente l’arto amputato, lo muove e se lo passa su fonti di calore percepisce il bruciore; gli emiplegici vedono la riproduzione esatta di sé stessi sul lato paralizzato.

Visione del proprio fantasma conservando la coscienza di sé: il soggetto ha la coscienza di soggiacere, perché percepisce un improvviso senso di languore e di freddo oppure una sopraggiunta sonnolenza invincibile. In questa situazione egli è in grado di scorgere il doppio fluidico esteriorizzato pur mantenendo la coscienza nel suo corpo immobile.nde

La coscienza di sé si trova trasferita nel fantasma: avviene in stato di sonno oppure quando sono utilizzate sostanze anestetiche. Accade altresì in caso di esaurimento nervoso o di abbattimento morale.  Il soggetto si trova in una circostanza di assoluto riposo del corpo e il senso di sdoppiamento risulta vago, indeciso e di durata fugace.

aldilà 3Il “doppio fluidico” è scorto da un terzo: il doppio si sposta mentre il soggetto dorme e a quest’ultimo sembra di sognare i luoghi ove viene visto però da chi li abita effettivamente. Lo stesso accade per i morenti i quali appaiono come fantasmi alle persone poco prima di morire. Spesso si tratta di terzi a cui sono legati affettivamente in modo particolare.dimensione

Tra gli studiosi nell’ambito scientifico dei nostri tempi si possono citare Celia Green, Charles Tart e Raymond A. Moody.
Celia Green è stata direttrice dell’Istituto di Ricerche Psicofisiche di Oxford. È nota per le sue ricerche pionieristiche sui fenomeni percettivi quali i sogni lucidi.  In particolare si è occupata della Out of Body Experience (in seguito OOBE) e le ha raggruppate in due diversi tipi di esperienze: il tipo parasomatico e il tipo asomaticosdoppiamento 1

Nel primo caso il soggetto ha l’impressione di avere un altro corpo che, nella maggior parte dei casi, gli somiglia e si comporta nei suoi confronti come se fosse il suo corpo fisico della vita normale perché risponde ai comandi ed è il centro delle sue percezioni. Quindi il soggetto è congiunto a un’entità apparentemente spaziale alla quale si sente legato come al suo corpo fisico nello stato normale.aldilà

Nel secondo caso il soggetto non sente di avere un atro corpo e si trova nella condizione di disincarnato e in molti casi si identifica in un punto luminoso di forma ovoidale. Dunque il soggetto ignora, almeno in quel momento in cui vive l’esperienza, di essere congiunto ad un qualsiasi corpo o entità spaziale.
In nessuno dei due casi i racconti dei soggetti definiscono quale può essere il modo di ripetere l’esperienza quando lo si vuole.

Stati alterati della coscienzaIl prof. Charles Tart è uno psicologo e parapsicologo americano che ha suscitato molto clamore senza mancargli la derisione dai colleghi in seguito alle sue pubblicazioni. Egli aveva come obiettivo quello di scoprire cosa accadeva al cervello e al corpo dei soggetti durante l’esperienza di bilocazione in sonno. Al cranio collegava sottili elettrodi per registrare le onde cerebrali, i movimenti oculari, la pressione sanguigna e la resistenza elettrica dell’epidermide. Le prime due misurazioni avrebbero indicato le condizioni cerebrali del soggetto, in particolare se era sveglio o se dormiva, se sognava o meno. Le ultime due avrebbero detto qualcosa sull’attività del sistema nervoso autonomo.
oobe 2Sottoponeva sotto osservazione soggetti che durante il sonno sentivano che stavano fluttuando vicino al soffitto della stanza ed erano anche in grado di osservare tutto intorno a sé. Il prof. Tart scriveva un biglietto con cinque numeri e lo poneva due metri sopra il soggetto, visibile solo ad un osservatore vicino al soffitto con accanto un orologio cosicché potesse riferire anche l’ora in cui aveva l’OOBE. I soggetti analizzati indicarono sia i numeri che venivano cambiati ogni notte e l’orario indicato dall’orologio a fianco.raymond moody

Infine il dott. Moody si è occupato delle esperienze di premorte denominate anche “Near Death Experience”. Egli è medico e psicologo. Ha analizzato i racconti di circa 150 casi traendone un modello tipico di NDE. Il soggetto sta morendo e nel momento in cui ha raggiunto l’acme della sofferenza fisica sente dalle parole del medico di essere clinicamente morto. Avverte allora un rumore come un tintinnio o un ronzio, e simultaneamente sente di muoversi con estrema velocità lungo una galleria buia. Giunto al termine, avverte improvvisamente di essere uscito dal proprio corpo, e intravede in lontananza il suo stesso corpo. sdoppiamento morte
Dopo un senso di sconvolgimento emotivo si abitua alla sua nuova condizione e avverte di avere ancora un “corpo”, ma di natura diversa. Scorge nel frattempo gli spiriti di parenti e amici già morti e gli appare un essere di luce che non ha mai conosciuto che lo esorta a valutare la condotta della propria vita. Ad un tratto si trova vicino ad una barriera o a un confine che gli sembra rappresentare la divisione tra la vita terrena e l’altra vita. Sopraffatto da intensi sentimenti di gioia, amore e pace sente che non è ancora giunto il suo momento di morire e pertanto si oppone di tornare in vita. Tuttavia in qualche modo si riunisce al suo corpo fisico e torna tra i vivi. Il fatto interessante si trova nelle descrizioni particolareggiate dei pazienti sdoppiati della sala operatoria da una posizione diversa da quella dove effettivamente il loro corpo fisico giaceva.oobe

Tutti quelli che si sono soffermati a studiare o a provare l’esperienza dello sdoppiamento o della bilocazione hanno cercato di dare delle descrizioni principalmente senza la capacità di poter indicare dei metodi che consentono la ripetizione di esso secondo il volere individuale ad eccezione degli Alchimisti. Quest’ultimi hanno seguito delle istruzioni, ma all’uomo di oggi tale linguaggio rimane estraneo e del tutto incomprensibile.sdoppiamento 3

Nel Quaderno n. 6 Tommaso Palamidessi nella sua parte teorica spiega la costituzione occulta dell’uomo e della donna. Così comprendiamo che l’uomo è composto da un quaternario mortale, cioè quei corpi che parzialmente richiama anche Ernesto Bozzano, e da un ternario immortale tradizionalmente chiamato Ego composto di spirito, anima emotiva e anima erosdinamica.
sdoppiamento donnaNella seconda parte del Quaderno si viene informati dei vari livelli di sdoppiamento a seconda della capacità e della costanza nella preparazione a tale esperimento, indicando tutte le tecniche per la buona riuscita e la ripetibilità del fenomeno. Il primo obiettivo che si pone l’Autore è quello di dare la prova di un aldilà e di conseguenza la certezza della sopravvivenza dell’anima dopo il disfacimento corporeo che sopraggiunge con la morte. Da questa certezza l’uomo e la donna hanno la possibilità di scegliere come condurre la propria vita per non rimanere nel limbo della domanda senza sapere, per non sperare senza agire sul destino con la propria volontà. Vi consiglio la lettura di tutte le opere citate per conoscere, anche solo per curiosità, il punto di vista dell’Archeosofia.altra dimensione

BIBLIOGRAFIA

  • Tommaso Palamidessi, Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili, Collana Archesofica
  • Vincenzo Ricci, Alfonso Maria Liguori maestro di vita spirituale, di Editore Piero Gribaudi Srl, Milano 1998
  • Fra. S.Razzi, Vita di Santa Caterina de’ Ricci, Ed. Olschy, Firenze 1965
  • Ernesto Bozzano, Dei fenomeni di bilocazione, Editore “Dante”, Città della Pieve 1934
  • Anna Ferrari, Dizionario dei luoghi del mito: geografia reale e immaginaria del mondo classico, Edizione Bur Rizzoli, Milano 2011
  • Tommaso Palamidessi, Costituzione occulta dell’uomo e della donna, Collana Archeosofica;
  • Celia Greece, Esperienze di bilocazione, Edizione Mediterranee, Roma 1985
  • Charles Tart. (1968). A Psychophysiological Study of Out-of-the-Body Experiences in a Selected Subject. Journal of the American Society for Psychical Research 62: 3-27
  • Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori Editore, Milano 2013
  • Tommaso Palamidessi, Guida all’astrazione, concentrazione e meditazione, Collana Archeosofica;
  • Tommaso Palamidessi, La dinamica respiratoria e l’ascesi spirituale, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Tradizione Archeosofica e Principi dell’Iniziazione Archeosofica, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Risveglio e Sviluppo dei Centri di Forza, Collana Archeosofica

SITOGRAFIA

 

IN FORMA CON LA GINNASTICA PSICOSOMATICA – di Jenny Gallo

olisticoL’approccio che Archeosofica sostiene per la conoscenza dell’uomo e di tutte le sue risorse è di tipo olistico. Considera l’uomo come il risultato di una trascorsa evoluzione e l’inizio di una evoluzione ulteriore, quindi si propone di volgere lo sguardo alle mirabili capacità che l’evoluzione ci ha concesso ma anche agli orizzonti ancora non raggiunti, che possiamo già scorgere. Basti pensare alla perfezione del funzionamento del corpo umano con il suo complesso di organi che convivono armonicamente, consentendo alla coscienza di esprimersi. Pensiamo alla capacità del nostro corpo fisico di modificarsi e auto correggersi in presenza di uno squilibrio per garantire la più lunga possibile esistenza.  Tutto questo con dei limiti, limiti che la scienza mette in discussione, che cerca di comprendere, e per quanto l’uomo possa scoprire di se stesso, resta un prodigioso mistero come si sia arrivati a tanta perfezione da soli.
scienza e fede creazioneRimane aperto per molti il grande quesito se esista o meno una intelligenza superiore che spinge amorevole l’uomo verso la sua stessa evoluzione. Per chi ha fede sufficiente questa domanda ha già una risposta, crede che questo cammino dell’umanità comporti una evoluzione a carattere spirituale; ma per molti uomini dalla mentalità sperimentale la sola fede non basta, si vuole a ragione, che fede e scienza trovino un incontro, risolvano i grandi quesiti esistenziali dell’uomo e della donna. stress
Sono poche le persone che nell’arco della loro esistenza non soffrono di uno o più malesseri, specie con la maturità; molto spesso questi fatti coincidono con uno scarso rendimento fisico, che si ripercuote sulla sfera affettiva, mentale e volitiva dell’individuo. Ecco che l’uomo e la donna si affannano spesso per il raggiungimento di benessere, calma, serenità ed equilibrio. È come non ricercarli visto che siamo sottoposti a ritmi sempre più frenetici? L’odierno modo di vivere impone un costante stress al nostro corpo fisico che seppur ben progettato si trova impegnato continuamente in un processo di auto riequilibrio, lasciando molto poco spazio ad una eventuale evoluzione ulteriore. Come se fossimo inchiodati a questa esistenza materiale in un circuito chiuso senza tregua fino ad un naturale esaurimento.
discipline multipleMa possibile che siamo così meravigliosamente progettati per stressarci e basta? Per chi crede, come me, che l’uomo e la donna tendano verso una autorealizzazione superiore, tutte le risorse, dal corpo fisico, ai cibi, al respiro, alle erbe medicinali, all’arte, alla danza, sono strumenti per avviarsi a questo perfezionamento, ogni giorno. Perché questo sia un lavoro quotidiano è necessario avere un programma pratico e un bagaglio di conoscenza sicura.
evoluzione 2La storia racconta della incessante ricerca dell’elisir di lunga vita per sfuggire alla decadenza senile e restare giovani e gagliardi in eterno… Ma gli arguti studiosi e alchimisti come gli scienziati di oggi, sanno che la risorsa per la pozione magica è insita nella natura umana. Nel “Trattato sull’essenza della Natura” di Paracelso possiamo leggere che un bimbo quando nasce, nasce con il suo firmamento fatto dei suoi sette organi planetari. Egli si riferisce alla relazione fra le principali ghiandole endocrine che l’uomo e la donna possiedono e i principali pianeti, dominatori dei dodici segni zodiacali. Traccia dunque un’immagine del cosmo miniaturizzata nell’uomo.
Beautiful cardIl segreto è in noi stessi, le secrezioni ormoniche di tali ghiandole regolano l’energia vitale e le funzioni del corpo e della mente. La salute dipende quindi dall’armonico funzionamento delle ghiandole a secrezione interna: la giusta miscela ormonica porta alla pozione, all’elisir della salute.
Alla nascita siamo più o meno tutti dotati di un corpo fisico plastico modellabile, morbido, basta pensare all’elasticità dei bambini ancor prima di camminare; poi con il tempo e la crescita si affinano le funzioni organiche, ma d’altro canto la memoria di esperienze fisiche emozionali e mentali modificano la plasticità del nostro corpo, diminuendo nel tempo la flessibilità e l’elasticità in generale ed in particolare quella della colonna vertebrale, l’asse portante della nostra struttura.
colonna vertebralePerché è importante la mobilità della colonna? Oltre alla ovvia questione di evitare malesseri locali, dolore, la ridotta mobilità (scoliosi, ernie, deformazioni, ecc..), alla colonna sono ancorati e in contatto i principali organi interni, alcune delle ghiandole a secrezione interna per esempio: fegato, pancreas, reni, ed anche polmoni e cuore sono tutti in relazione con la colonna.
diaframma 2Così anche per il muscolo più importante della respirazione: il DIAFRAMMA. Uno stato infiammatorio della colonna e una certa rigidità comportano una minor stimolazione di tali organi e ghiandole, di conseguenza si ha una loro funzione ridotta. Come tutti i muscoli seppur non in vista, il diaframma svolge una funzione importante e va pertanto allenato, perché anch’esso nel tempo si irrigidisce. Lo sa bene chi si accinge al canto, pratica che richiede la capacità di prendere maggior fiato del consueto, quindi un atto respiratorio più completo, impedito da un diaframma bloccato ma favorito da un diaframma molto elastico.
diaframmaEcco che fra le prime pratiche da svolgere vi è il recupero di una respirazione completa, che allenata nel tempo ridonerà una certa elasticità al diaframma, misurabile dalla sua escursione di movimento. Da un punto di vista pratico per poter disporre di più ossigeno per una particolare prestazione fisica (prima citavo il canto, ma può essere anche una prestazione ginnica), è opportuno respirare con le fosse nasali.
respirazione 2Molto spesso quando si prende un grande respiro si fa molto rumore perché si tende a chiudere muscolarmente le narici come se questo gesto accompagnasse più aria dentro di noi. Ma così non è, anzi, le vie si restringono e da un grande sforzo si ottiene un mediocre apporto di ossigeno.
respirazione alternataPer grandi oratori del passato e del presente, attori ad esempio, la respirazione è fondamentale per gestire bene l’emissione vocale. Un attore colora di intenzione con la propria voce un concetto, un significato. Se la voce è uno strumento libero a disposizione dell’attore, insieme al complesso del suo corpo, la funzione catartica sullo spettatore avrà la sua efficacia, diversamente l’intenzione incontrerà degli ostacoli nel tragitto fra l’attore e lo spettatore, rischiando di non raggiungere lo scopo del recitato. Voci stridule, fioche, secche, possono essere determinate da una cattiva respirazione, magari a volte indotta da uno stato emotivo di agitazione.
meditazione soleTutto questo in virtù della interdipendenza fra corpo e spirito, le due unità costitutive dell’individuo. Ebbene sembra dunque indispensabile tenere conto di entrambe le unità; infatti anche per realizzare uno sviluppo spirituale, l’uomo e la donna si devono appoggiare sull’esperienza fisica, perché prima di indagare l’invisibile è necessario conoscere bene ciò che si vede.
ginnasticaOccuparci del nostro corpo fisico per renderlo uno strumento di perfezione morale intellettuale e spirituale e lento al logorio, è utile perché esso è lo strumento mediante cui l’anima agisce nel creato.
Citando Tommaso Palamidessi (16° quaderno pag.42): “la via verso la perfezione chiede un ottimo stato di salute , come si suol dire l’essere in forma”. Ad esempio gli Esseni sapevano bene come difendersi dai pericoli di chi capovolge il centro della propria gravità dalla terra ai cieli, impoverendo di energie il corpo. Essi praticavano infatti una quotidiana ginnastica, come ad esempio “il Saluto al Sole”, che li rendeva adatti nel corpo alla vita spirituale.evoluzione

Dunque la pratica di particolari posizioni corporali e sequenze ginniche è consigliata dalla Scuola Archeosofica e può diventare il giusto stimolo interno ed interiore. Dico questo perché l’uomo e la donna sono un complesso vivente di corpi, non solo una costituzione fisica ma anche di corpi energetici atti ad esprimere la sfera emotiva, mentale e spirituale, di ogni individuo. In questi corpi si trovano epicentri di attività in relazione alle ghiandole endocrine su un piano fisico, che più o meno armonicamente convivono.
Jenny Gallo 2L’armonia è un fattore modulabile dalla coscienza, dosando le risorse interne, l’attivazione o rallentamento delle funzioni ormoniche. Ad esempio, mediante la respirazione e la ginnastica posso realizzare anche per un breve periodo di tempo uno stato di armonia fra le parti, e dunque anche di armonia interiore. Del resto è comune quella sensazione di ripristinato benessere e “sana stanchezza” che proviamo dopo una bella passeggiata in montagna all’aria aperta o una bella corsa, con il riattivarsi di tutto l’organismo, il sangue che pulsa e irrora ogni parte del nostro corpo distribuendo nuova vitalità.