IL BELLO E IL SACRO – di Massimiliano Galastri

icona

APPUNTI SULL’ESTETICA DELL’ICONA

C’è poco da fare, le icone non mi sono mai piaciute. Soprattutto non ero riuscito a lungo a spiegarmi perché i primi cristiani optarono per un’arte che sembra così astratta e cruda. Nell’impero romano non mancavano esempi e modelli artistici capaci sia di un realismo più esatto (la prospettiva era conosciuta bene in pittura) sia modelli improntati al senso della magnificenza, o del meraviglioso o del simbolico. Proprio non si capisce perché il Cristianesimo optò per una forma di rappresentazione artistica così strana, deformata, tesa, irrealistica fino a sfiorare l’irrazionale. Si può capire l’arte simbolica e criptica delle catacombe, il loro necessario codice cifrato, la forza del segreto che emerge dai pochi, essenziali segni lasciati dai primi cristiani ai tempi delle grandi persecuzioni ma non si può capire storicamente perché i pittori cristiani scelsero questo stile e questo codice originali anche quando il cristianesimo divenne religione tollerata prima e di stato poi. Di solito davanti ad una icona vien spontaneo pensare che sia stata dipinta da dei pittori incapaci, che sia sostanzialmente una forma d’arte “brutta” perché l’artista non ha saputo rappresentare e quindi comunicare quello che sentiva, pensava e vedeva. Ma siamo sicuri che sia così? Qual è la sottile differenza che passa tra ciò che è semplicemente bello e ciò che è bello e sacro?

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