LE COSTELLAZIONI NORD BOREALI E LA DOTTRINA DELLA RISURREZIONE NEI MISTERI DEGLI ANTICHI EGIZI – di Alessandro Benassai

Le stelle che circondano il Polo nord ebbero una grande importanza nell’astrologia misterica dell’antico Egitto. Esse furono designate con il termine generico Mesket, specialmente quelle che rappresentarono Set assieme a sua moglie Ta-Urt, raffigurata sotto le sembianze di un Ippopotamo femmina, simbolo delle forze infere e tenebrose del male.ippopotamo dea
Queste stelle e le costellazioni ch’esse formarono sotto lo sguardo degli astrologi egizi, furono chiamate con il termine Set, nome della potenza tifonica del Caos primordiale.
Le costellazioni dette “circumpolari”, rimanendo sempre visibili nel cielo notturno dell’emisfero Nord, rappresentarono per gli Egiziani i giganteschi e insonni guardiani pieni d’occhi che costantemente vigilano il Polo a cui è ancorato il potere sovrumano che fa girare il mondo e rende immortali. barca solare di Ra
Questi mostruosi guardiani che non dormono mai, si oppongono con veemenza irresistibile a qualsiasi tentativo di profanazione e respingono l’anima disincarnata di chi non è degno, rigettandola nel “circuito esistenziale”, il divenire cosmico, la ruota stritolante del destino ch’essi stessi continuamente girano.
Set, secondo il mito narrato da Plutarco, divenne per i Greci il gigante Tifone, simbolo della forza turbolenta e distruttiva dei venti e dell’uragano.
tifoneFiglio della Terra e del Tartaro, era rappresentato come un essere mostruoso metà uomo e metà bestia. Per statura e forza sorpassava tutti gli altri figli della Terra: era più alto di tutte le montagne e la sua testa urtava contro le stelle. Quando stendeva le braccia una delle mani raggiungeva l’Oriente e l’altra l’Occidente e invece di dita aveva cento teste di draghi e dalla vita in giù era circondato di vipere. Il suo corpo era munito di grandi ali e i suoi occhi lanciavano fiamme. Persino gli Dei ne ebbero paura, eccetto Atena e Zeus, che dopo dura lotta a colpi di fulmine, lo schiacciò sotto l’Etna. Il fuoco e la lava che escono dal vulcano divennero così il simbolo delle forze infernali e demoniache vomitate da Tifone e ciò che rimase dei fulmini con i quali Zeus lo abbatté.Anubi
Il termine Mesket, usato per individuare le stelle dell’estremo Nord, non indica solo le forze della corruzione e della morte rappresentate da SetTifone, ma si riferisce anche ad un misterioso potere rigenerante che assicura dopo la morte una seconda nascita, o resurrezione dagli inferi, connesso con Anubi, a volte confuso con lo stesso Set, perché  Set e Anubi fanno parte degli stessi Misteri.
Così nel cielo boreale furono immortalati Set e la sua sposa Taurt  e lo stesso Anubi. Set fu rappresentato dalla costellazione della Zampa Anteriore (o “Coscia del Toro”, o “Toro”), formata dalle sette stelle dell’Orsa Maggiore; Taurt dalla costellazione dell’Ippopotamo, formata dalle stelle del Drago; Anubi, sotto forma di giovane Cane selvaggio (il Cane di Set), fu formato dalle stelle dell’Orsa minore.
ippopotamo costellazioneSet fu quindi identificato nella Coscia del Toro, simbolo della “potenza taurina”, e la sua sposa Taurt nell’Ippopotamo femmina abbinato al Coccodrillo, simbolo del “potere serpentino”. La testa di Set, nella sua primitiva forma di Kapi, fu marcata dalle stelle di Cefeo.
La relazione peculiare mostrata tra la Zampa Anteriore (del Toro) o Toro e l’Ippopotamo è menzionata in parecchi testi mitologici.
Nel Libro del Giorno e della Notte, redatto al tempo di Ramses VI, si legge: “Come per questa Zampa Anteriore di Set, essa è nel cielo del nord, legata a due pali d’ormeggio di pietra da una catena d’oro, essa è affidata a Iside che sotto le sembianze di un Ippopotamo la protegge e la sorveglia”. Misteri di Iside
Nei misteri Iside, la Madre divina, è colei che detiene “la chiave della vita”, ovvero il potere creatore e rigeneratore del fuoco celeste, che però diviene un potere distruttivo per coloro che non sono puri e degni della “rinascita”.
Secondo il mito Anubi avendo provveduto a mummificare il corpo di Osiride, di cui il malvagio Set aveva fatto scempio, divenne il dio preposto ai misteri della mummificazione e fu quindi chiamato “Colui che è nella nebride”, per l’allusione ai misteri iniziatici del “Passaggio per la pelle”.
passaggio per la pelle“Colui che è nella nebride” è “Colui che è rivestito di una pelle di cervo”, come poi in Grecia lo furono Dionisio e i suoi seguaci.
Passaggio per la pelle” fu la terminologia simbolica per accennare ad una cerimonia segreta che doveva sancire la “seconda nascita”.
Durante la cerimonia l’iniziando ai Misteri veniva coperto da una pelle di cervo o di leopardo, poi doveva assumere una posizione fetale ed entrare in uno stato letargico, simile a quello della vita prenatale, rimanendo però cosciente.
La pelle di cervo o di leopardo, o di un altro animale consacrato al dio Sole (Osiride), come il vello d’oro di Giasone, designò quindi le vittime sacrificali di Set (come lo fu Osiride), ovvero gli iniziati ai Misteri della seconda nascita, che dovevano “morire” per affrontare le potenze oscure di Set, vincere la morte e “rinascere” per non più morire.
Anubi è detto “Colui che è nella nebride” (nell’oscurità) perché la mummificazione dei corpi in qualche modo era un rito funerario connesso con i misteri del “Passaggio per la pelle”. Se la cerimonia della mummificazione aveva lo scopo di rendere il corpo immortale, questo corpo doveva essere quello nuovo di colui che, rientrando nel ventre di  sua madre (Iside), nasceva di nuovo.  pelle leopardo sacerdote
La pelle di leopardo, di agnello o di cervo, costituì anche una delle insegne di Osiride, quale dio della resurrezione. Innanzi al suo trono appare sempre la pelle di un animale sacrificato appesa ad una lancia che cola il suo sangue dentro ad un recipiente.
I sacerdoti egizi chiamarono Meska la pelle sotto la quale si poneva l’iniziando, la pelle che simboleggiava l‘amnios o il chorion, quale membrana che avvolge il feto che appunto si trova nel ventre della madre. Il termine Meska è costituito da mes che significa “nascita” e ka, “doppio”.
Il rito del “Passaggio per la pelle” veniva svolto anche a beneficio di nobili defunti e dello stesso Faraone. Il sacerdote, chiamato Sem, lo celebrava dinanzi al loro sarcofago eretto contenente la mummia.
Dopo essersi assiso in posizione fetale su di un piccolo scanno, il Sacerdote cadeva nel sonno magico con lo scopo di sdoppiarsi per assistere il defunto nell’aldilà e condurlo in salvo nella terra celeste. Taurt
La costellazione della Coscia o Zampa Anteriore del Toro, associata a quella dell’Ippopotamo, è di origine assai antica, e sembra l’equivalente della “Spalla del Toro” tenuta in mano dall’Orsa, il dio supremo di cui si parla nei Misteri di Mitra, “che muove e percorre il cielo in alto e basso, secondo il tempo”.
La costellazione dell’Ippopotamo rappresentò la dea Ta-Urt, protettrice delle madri, preposta alla maternità e all’allattamento. Essa venne appunto raffigurata da un Ippopotamo in posizione eretta con il seno in evidenza ed una mano poggiante sul segno SA, che significa “protezione”. Sulla schiena dell’Ippopotamo a volte appoggia le sue zampe un Coccodrillo, immagine del dio Sebek, simbolo delle potenze di Set, le forze disgregatrici del caos. Hieroglyphic carvings in ancient egyptian temple
Queste due costellazioni nella versione lineare dello Zodiaco circolare di Denderah, che si trova in una sala adiacente al Tempio, vengono poste tra il Sagittario e il Capricorno, quindi messe in relazione con il Solstizio d’Inverno (lo 0° del Segno del Capricorno).
Quando il Sole si trova in questa posizione segna una data speciale del calendario sacro, antico e moderno: la nascita del Salvatore.
La tradizione popolare rappresenta questo evento storico con il Presepio o Presepe. Il Bambino Divino è poggiato su di una mangiatoia, situata in una stalla, tra il bue e l’asinello.
Il termine “presepio” o “presepe” deriva dal latino praesaepe, da prae-s(a)epio, “chiudere davanti, sbarrare”, composto da prae, “davanti” e da saepio, “cingere”, “circondare con una siepe”, “proteggere”. Il significato di Presepe è quindi quello di un luogo difeso efficacemente e reso inaccessibile da una barriera, una “protezione materna” che delimita e difende lo spazio sacro in cui è posto il Bambino Divino da ogni profanazione.
pelle leopardo sacerdotessa
Questa protezione materna ricorda la pelle nella quale veniva avvolto colui che doveva rinascere, pelle che gli Egiziani chiamarono (meska) con lo stesso nome con il quale nominarono il cielo stellato del nord (mesket) che pareva avvolgere, nascondere e proteggere il Centro della vita universale, il potere supremo di Osiride, la forza forte che rende immortali.
Questo luogo polare fu chiamato Eden, la Sede dell’Albero della Vita difeso poi da due Cherubini.
L’Asino, come il Toro, fu l’antico simbolo di Set. La Zampa Anteriore (del Toro o dell’Asino), è la Zampa Anteriore di Set incatenata ai due pali d’ormeggio di pietra, affidata a Iside, che sotto le sembianze di un Ippopotamo, “il bue delle acque” come lo chiamavano gli Egiziani, la custodisce e la sorveglia.dendera-planisfero
Nel centro del Planisfero di Denderah, nei pressi del Polo Nord celeste si nota la Zampa di Set e l’Ippopotamo, simbolo di Iside sotto le sembianze di Taurt, la sposa di Set; tra le due un giovane Cane, simbolo di Anubi.  Poco al di sotto del centro si nota il Leone con le zampe su di una specie di barca formata dall’Idra. Al di sotto del Leone possiamo osservare la Vacca sacra, Iside-Hator, con una stella tra le corna, rappresentazione di Sothis, la stella Sirio.
I dodici Segni dello Zodiaco sono inscritti in una fascia leggermente obliqua il cui centro non sembra coincidere con il Polo.
Tra i Segni vi sono cinque figure antropomorfe individuate quali simboli dei cinque pianeti conosciuti dagli antichi, piazzati nei Segni delle loro dignità particolari: Saturno in Bilancia, Giove in Cancro, Marte in Capricorno, Venere nei Pesci e Mercurio nella Vergine.zodiaco-dendera-
Queste figure, come quelle di alcune stelle importanti, possono avere un aspetto vario, antropomorfo e zoomorfo, e talvolta sono munite di ali. Esse sono le immagini degli Enti stellari e zodiacali del sistema cosmologico egizio.
Tra lo Zodiaco e il cerchio dei Decani vi è un’area a forma di luna crescente occupata da figure di stelle e di costellazioni, tra le quali si identificano facilmente Orione e Sirio, ossia Sothis, accompagnata dalle deità Satis e Anukis che formavano una triade con il dio Ariete Khunum.
Quattro figure di divinità femminili, l’una di fronte all’altra, che si guardano due a due, sorreggono la sfera celeste ritte in piedi.zodiaco di denderah
Tutte e quattro hanno vicino una colonna formata da geroglifici che arriva all’altezza dei fianchi e solo due di esse ne hanno un’altra accanto al braccio sinistro.
Queste figure che non sembrano avere alcun significato astronomico, marcano i quattro cardini del cielo, formati dall’asse dei Solstizi e da quella degli Equinozi.
Tra queste quattro figure vi sono intervallate quattro coppie umane con sembianze di falco che si guardano tra loro, tutte quante sorreggono la sfera celeste stando in ginocchio.
Nel perimetro del planisfero si vedono scolpite trentasei figure tutte con il loro nome scritto accanto. Sono gruppi di stelle, o stelle singole importanti, che sorgevano in particolari ore della notte durante i trentasei periodi di dieci giorni.
Ogni periodo di dieci giorni era caratterizzato al suo termine dal sorgere eliaco del Decano successivo.
Il sistema dei Decani è antichissimo ed è documentato a partire dalla III Dinastia, ma probabilmente risale ad epoche più remote.
I Decani per gli Egiziani erano personificazioni di entità divine, come lo furono le stelle e i pianeti. Tomba-Seti-I
Anche sul soffitto della tomba di Seti I sono raffigurati il Toro e l’Ippopotamo femmina.
Una figura umana tiene nelle mani quelle che sembrano due corde che legano il Toro al “palo” impugnato dall’Ippopotamo, a significarne il possesso e il controllo.
Queste due costellazioni nello Zodiaco di Denderah e nella tomba di Senmut sono unite tra loro da un supporto su cui appoggiano le quattro zampe del Cane (Anubi).
Sopra il Toro il nome Mesketiu.
Come si può osservare, il Toro e la figura umana che lo segue sono stati rappresentati sulle sette stelle dell’Orsa Maggiore, mentre l’Ippopotamo, con sulla schiena il Coccodrillo, dalle stelle del Drago.
In posizione perpendicolare, sotto al Toro, il dio An con la testa di falcone appoggia i piedi sul palo tenuto dall’Ippopotamo e impugna un’asta o lancia con la quale intende sacrificare il Toro.tomba di Seti I due
Nella tomba di Senmut il sangue del Toro sacrificato che cade a gocce in un recipiente ricorda il sangue che cola dalla pelle di leopardo quale insegna di Osiride.
Sotto al Toro una figura d’uomo punta con la mano sinistra alzata il centro del supporto che sostiene il Toro formando il disegno di una Chiave d’Iside, mentre con l’altra mano fa il gesto di trafiggere un Coccodrillo.
Sopra a sinistra, la dea Serket, la dea Scorpione, protettrice dei defunti e delle nozze.
Sotto un’Aquila è piazzata sopra un Leone circondato da stelle.
Le figure principali sono quelle delle costellazioni circumpolari del cielo del Nord, denominate Mesketh, quelle che ebbero una precisa relazione con la dottrina della resurrezione e i suoi misteri.
Il Toro, il Leone stellato, l’Aquila, e lo Scorpione, ricordano nel loro insieme la Sfinge e il quaternario sacro espresso dalla geometria della Piramide, il Tempio dei MisteriRamesse VI

ALDILA’, SDOPPIAMENTO, OOBE, NDE – di Ariana Kola

aldilà 5Uno dei grandi misteri che accompagna la vita dell’uomo è quello di cosa ci sia nell’aldilà. Tanto è fitto il mistero che la società moderna relega la risposta del destino dell’anima dopo la morte esclusivamente ad una credenza religiosa. In realtà oggi la Scuola Archeosofica, fondata da Tommaso Palamidessi, tratta questo argomento in termini di sperimentazione diretta. La dottrina archeosofica esposta in 51 Quaderni, così chiamati dal suo Autore, presenta una parte teorica e una parte pratica di ciascun tema esposto. La pratica consiste in una sperimentazione diretta e di conseguenza vi è una verifica che in un primo momento è soggettiva, ma la ripetibilità dello sperimento anche da altri consente di affermare l’oggettività del risultato. Del tema in oggetto Tommaso Palamidessi se ne occupa in particolare nel 6° Quaderno: “Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili”. Alchimia 5
Già dal titolo si evince che si tratta di un fenomeno di ubiquità che prevede la possibilità della presenza simultanea in due località diverse e nel caso dell’aldilà emerge che vi è l’opportunità di un viaggio volontario di andata e ritorno.
Ma chi si è occupato di questo argomento e in quali termini è stato presentato nella storia dell’umanità? Il mondo scientifico dei tempi nostri si è posto simili questioni?
Gli alchimisti parlano ampiamente di questa esperienza e numerose opere sono state scritte dando le istruzioni necessarie, ma il loro gergo mimetizzato consente la comprensione e la seguente applicazione solo agli addetti ai lavori ermetici.
Alchimia 12.pngInfatti essi scrivono dello sdoppiamento da ottenere con una volontà ferrea e con fredda determinazione definendolo “separazione alchemica” o “operazione prima dell’Arte Ermetica”. Da sottolineare che gli alchimisti di tutti i tempi hanno dato nomi diversi al fenomeno artificiale allo scopo di confondere i profani e custodire una conoscenza riservata a pochi.vite passate

Si narra che a Clemozene, in Asia Minore, vivesse un filosofo di nome Ermotimo, il quale aveva la facoltà di abbandonare il suo corpo andando così in giro con la sola anima. Il suo corpo giaceva a casa immobile sprofondato in una specie di letargo e la sua anima era il testimone oculare dei luoghi visitati e preservandone la memoria quando rinveniva.

alfonso de liguoriAnche l’agiografia cattolica riporta diversi racconti di esperienze simili: San Alfonso de’ Liguori, Papa San Clemente e Santa Caterina de’ Ricci, solo per citarne alcuni. Il primo, dottore della Chiesa e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, il 21 settembre 1774 (documentato dal processo di canonizzazione) entrò in uno stato simile allo svenimento e rimase immerso in quella specie di profondo e dolce sonno seduto in una poltrona per due giorni. Il Vicario Generale, Nicola di Rubino, diede ordine perché nessuno interrompesse il riposo del Santo, il quale al suo “risveglio” informò i familiari con queste parole: “Voi mi credevate addormentato, mentre io ero ad assistere il Papa morto pochi minuti or sono”. Infatti poco tempo dopo giunse la notizia della morte di Clemente XIV avvenuta nell’esatto momento in cui il grande asceta si era “risvegliato”. Inoltre molti furono i testimoni che videro il Santo contemporaneamente a Roma e ad Arienzo dove giaceva.san clemente

Il secondo caso è del Papa San Clemente che è simile al primo. Egli mentre celebrava la messa a Roma, improvvisamente, si addormentò per tre ore consecutive. Rientrando in sé, si scusò con i fedeli, dicendo loro che per eseguire un ordine di San Pietro era stato a Pisa per consacrare la nuova chiesa in onore di costui. Anche San Clemente, in quell’occasione, fu visto a Pisa da una grande moltitudine, malgrado la sua presenza reale in chiesa a Roma fosse testimoniata dai fedeli presenti.caterina de ricci

caterina de ricci vitaL’esperienza di Santa Caterina de’ Ricci è ancora più particolare perché avviene su un piano diverso, nell’aldilà. Quando una delle sue consorelle si trovava in punto di morte, lei si metteva accanto per aiutarla con le preghiere e con lo sdoppiamento affinché il trapasso fosse senza traumi. Nel momento in cui morivano, ella andava in estasi, accompagnava l’anima al paradiso o al purgatorio e al suo ritorno chiudeva gli occhi della defunta.aldilà 2

bilocazione BozzanoErnesto Bozzano, ricercatore, commentatore dei fenomeni di metapsichica nel primo Novecento, si è occupato molto della bilocazione o sdoppiamento pur non avendolo mai sperimentato direttamente. Egli ha raccolto una serie di casi nel suo libro “Dei fenomeni di bilocazione” tanto da fornire anche uno schema generale dello “sdoppiamento fluidico”, così chiamato da lui. La parte fluidica viene indicata come il risultato di tre corpi chiamati eterico, astrale e perispirito. Lo studioso genovese divide i casi da lui raccolti in quattro categorie generali:nde 2

La sensazione di integrità negli amputati e negli emiplegici: il soggetto sente l’arto amputato, lo muove e se lo passa su fonti di calore percepisce il bruciore; gli emiplegici vedono la riproduzione esatta di sé stessi sul lato paralizzato.

Visione del proprio fantasma conservando la coscienza di sé: il soggetto ha la coscienza di soggiacere, perché percepisce un improvviso senso di languore e di freddo oppure una sopraggiunta sonnolenza invincibile. In questa situazione egli è in grado di scorgere il doppio fluidico esteriorizzato pur mantenendo la coscienza nel suo corpo immobile.nde

La coscienza di sé si trova trasferita nel fantasma: avviene in stato di sonno oppure quando sono utilizzate sostanze anestetiche. Accade altresì in caso di esaurimento nervoso o di abbattimento morale.  Il soggetto si trova in una circostanza di assoluto riposo del corpo e il senso di sdoppiamento risulta vago, indeciso e di durata fugace.

aldilà 3Il “doppio fluidico” è scorto da un terzo: il doppio si sposta mentre il soggetto dorme e a quest’ultimo sembra di sognare i luoghi ove viene visto però da chi li abita effettivamente. Lo stesso accade per i morenti i quali appaiono come fantasmi alle persone poco prima di morire. Spesso si tratta di terzi a cui sono legati affettivamente in modo particolare.dimensione

Tra gli studiosi nell’ambito scientifico dei nostri tempi si possono citare Celia Green, Charles Tart e Raymond A. Moody.
Celia Green è stata direttrice dell’Istituto di Ricerche Psicofisiche di Oxford. È nota per le sue ricerche pionieristiche sui fenomeni percettivi quali i sogni lucidi.  In particolare si è occupata della Out of Body Experience (in seguito OOBE) e le ha raggruppate in due diversi tipi di esperienze: il tipo parasomatico e il tipo asomaticosdoppiamento 1

Nel primo caso il soggetto ha l’impressione di avere un altro corpo che, nella maggior parte dei casi, gli somiglia e si comporta nei suoi confronti come se fosse il suo corpo fisico della vita normale perché risponde ai comandi ed è il centro delle sue percezioni. Quindi il soggetto è congiunto a un’entità apparentemente spaziale alla quale si sente legato come al suo corpo fisico nello stato normale.aldilà

Nel secondo caso il soggetto non sente di avere un atro corpo e si trova nella condizione di disincarnato e in molti casi si identifica in un punto luminoso di forma ovoidale. Dunque il soggetto ignora, almeno in quel momento in cui vive l’esperienza, di essere congiunto ad un qualsiasi corpo o entità spaziale.
In nessuno dei due casi i racconti dei soggetti definiscono quale può essere il modo di ripetere l’esperienza quando lo si vuole.

Stati alterati della coscienzaIl prof. Charles Tart è uno psicologo e parapsicologo americano che ha suscitato molto clamore senza mancargli la derisione dai colleghi in seguito alle sue pubblicazioni. Egli aveva come obiettivo quello di scoprire cosa accadeva al cervello e al corpo dei soggetti durante l’esperienza di bilocazione in sonno. Al cranio collegava sottili elettrodi per registrare le onde cerebrali, i movimenti oculari, la pressione sanguigna e la resistenza elettrica dell’epidermide. Le prime due misurazioni avrebbero indicato le condizioni cerebrali del soggetto, in particolare se era sveglio o se dormiva, se sognava o meno. Le ultime due avrebbero detto qualcosa sull’attività del sistema nervoso autonomo.
oobe 2Sottoponeva sotto osservazione soggetti che durante il sonno sentivano che stavano fluttuando vicino al soffitto della stanza ed erano anche in grado di osservare tutto intorno a sé. Il prof. Tart scriveva un biglietto con cinque numeri e lo poneva due metri sopra il soggetto, visibile solo ad un osservatore vicino al soffitto con accanto un orologio cosicché potesse riferire anche l’ora in cui aveva l’OOBE. I soggetti analizzati indicarono sia i numeri che venivano cambiati ogni notte e l’orario indicato dall’orologio a fianco.raymond moody

Infine il dott. Moody si è occupato delle esperienze di premorte denominate anche “Near Death Experience”. Egli è medico e psicologo. Ha analizzato i racconti di circa 150 casi traendone un modello tipico di NDE. Il soggetto sta morendo e nel momento in cui ha raggiunto l’acme della sofferenza fisica sente dalle parole del medico di essere clinicamente morto. Avverte allora un rumore come un tintinnio o un ronzio, e simultaneamente sente di muoversi con estrema velocità lungo una galleria buia. Giunto al termine, avverte improvvisamente di essere uscito dal proprio corpo, e intravede in lontananza il suo stesso corpo. sdoppiamento morte
Dopo un senso di sconvolgimento emotivo si abitua alla sua nuova condizione e avverte di avere ancora un “corpo”, ma di natura diversa. Scorge nel frattempo gli spiriti di parenti e amici già morti e gli appare un essere di luce che non ha mai conosciuto che lo esorta a valutare la condotta della propria vita. Ad un tratto si trova vicino ad una barriera o a un confine che gli sembra rappresentare la divisione tra la vita terrena e l’altra vita. Sopraffatto da intensi sentimenti di gioia, amore e pace sente che non è ancora giunto il suo momento di morire e pertanto si oppone di tornare in vita. Tuttavia in qualche modo si riunisce al suo corpo fisico e torna tra i vivi. Il fatto interessante si trova nelle descrizioni particolareggiate dei pazienti sdoppiati della sala operatoria da una posizione diversa da quella dove effettivamente il loro corpo fisico giaceva.oobe

Tutti quelli che si sono soffermati a studiare o a provare l’esperienza dello sdoppiamento o della bilocazione hanno cercato di dare delle descrizioni principalmente senza la capacità di poter indicare dei metodi che consentono la ripetizione di esso secondo il volere individuale ad eccezione degli Alchimisti. Quest’ultimi hanno seguito delle istruzioni, ma all’uomo di oggi tale linguaggio rimane estraneo e del tutto incomprensibile.sdoppiamento 3

Nel Quaderno n. 6 Tommaso Palamidessi nella sua parte teorica spiega la costituzione occulta dell’uomo e della donna. Così comprendiamo che l’uomo è composto da un quaternario mortale, cioè quei corpi che parzialmente richiama anche Ernesto Bozzano, e da un ternario immortale tradizionalmente chiamato Ego composto di spirito, anima emotiva e anima erosdinamica.
sdoppiamento donnaNella seconda parte del Quaderno si viene informati dei vari livelli di sdoppiamento a seconda della capacità e della costanza nella preparazione a tale esperimento, indicando tutte le tecniche per la buona riuscita e la ripetibilità del fenomeno. Il primo obiettivo che si pone l’Autore è quello di dare la prova di un aldilà e di conseguenza la certezza della sopravvivenza dell’anima dopo il disfacimento corporeo che sopraggiunge con la morte. Da questa certezza l’uomo e la donna hanno la possibilità di scegliere come condurre la propria vita per non rimanere nel limbo della domanda senza sapere, per non sperare senza agire sul destino con la propria volontà. Vi consiglio la lettura di tutte le opere citate per conoscere, anche solo per curiosità, il punto di vista dell’Archeosofia.altra dimensione

BIBLIOGRAFIA

  • Tommaso Palamidessi, Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili, Collana Archesofica
  • Vincenzo Ricci, Alfonso Maria Liguori maestro di vita spirituale, di Editore Piero Gribaudi Srl, Milano 1998
  • Fra. S.Razzi, Vita di Santa Caterina de’ Ricci, Ed. Olschy, Firenze 1965
  • Ernesto Bozzano, Dei fenomeni di bilocazione, Editore “Dante”, Città della Pieve 1934
  • Anna Ferrari, Dizionario dei luoghi del mito: geografia reale e immaginaria del mondo classico, Edizione Bur Rizzoli, Milano 2011
  • Tommaso Palamidessi, Costituzione occulta dell’uomo e della donna, Collana Archeosofica;
  • Celia Greece, Esperienze di bilocazione, Edizione Mediterranee, Roma 1985
  • Charles Tart. (1968). A Psychophysiological Study of Out-of-the-Body Experiences in a Selected Subject. Journal of the American Society for Psychical Research 62: 3-27
  • Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori Editore, Milano 2013
  • Tommaso Palamidessi, Guida all’astrazione, concentrazione e meditazione, Collana Archeosofica;
  • Tommaso Palamidessi, La dinamica respiratoria e l’ascesi spirituale, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Tradizione Archeosofica e Principi dell’Iniziazione Archeosofica, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Risveglio e Sviluppo dei Centri di Forza, Collana Archeosofica

SITOGRAFIA