SCIENZA E ARCHEOSOFIA – di Emiliano Sciarra

Nel corso dei secoli, specialmente negli ultimi due, le scienze comunemente intese hanno scoperto e capito molte cose della costituzione del Cosmo, di come è fatto l’Universo e di come si sta evolvendo. Fra l’altro, si è scoperto che la realtà può essere differente da quello che sembra secondo i sensi ordinari: se tocco il piano di un tavolo mi sembra solido e massiccio, eppure la Fisica mi dice che, a ben vedere, la materia è composta più che altro da poche particelle separate in uno spazio che in larghissima parte è praticamente vuoto. Da un bel po’, insomma, non ha molto senso credere solo a quello che vediamo e tocchiamo. cosmico

Il progresso scientifico, di per sé, è fondamentale per capire cosa succede e come, e la massima stima va ai molti ricercatori che, a nome di tutta l’Umanità, si incaricano di dedicare la vita a scoprire le leggi che regolano il Cosmo e a utilizzarle per il benessere collettivo. Non possiamo che esprimere riconoscenza ai vari Newton, Galileo, Maxwell, Einstein e via dicendo per le loro rivoluzionarie intuizioni, le cui ricadute caratterizzano la nostra vita a tutt’oggi. materia-oscura2

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Una Sapienza per i Perfetti – di Ettore Vellutini

Tommaso Palamidessi dà una definizione dell’Archeosofia (parola da lui coniata, composta da Archè che vuol dire Dio, principio dei principi, e Sofia, che corrisponde a Scienza, Sapienza) citando San Paolo nella Lettera ai Corinzi (2:6-16) ed ai Colossesi (1:26):  Sapienza Perfetta 2

Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio avvolta nel mistero, che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria“. Leggendo bene questa definizione di San Paolo possiamo cercare di approfondire alcuni passaggi che meglio circoscrivono e ci danno indicazioni sulla natura più profonda della Tradizione Archeosofica. Per prima cosa mi sono chiesto che cosa si intende qui per perfetti. Risalendo all’etimologia del termine perfezione scopriamo che deriva dal latino perfectus che significa compiuto, perfetto compimento. Sapienza Perfetta 3

Si potrebbe ipotizzare che per usufruire di questa Sapienza primordiale occorre esser diventati compiutamente perfetti. Questa idea potrebbe essere giusta se consideriamo la Gnosi una conquista graduale dell’uomo che si innalza alle altezze celesti della conoscenza sorretto dalla Grazia divina, fin dove egli può arrivare in quanto creatura, perché il resto può farlo solo Dio stesso che è padrone e fonte della Sapienza.
Però San Paolo scrisse in greco. L’equivalente del latino perfectus in greco è teilos, da cui deriva il termine teleiotes, che vuol dire completezza. Aristotele nel suo quinto libro sulla metafisica scrive che completo è “ciò che contiene tutte le parti necessarie”.

Sapienza Perfetta 5Quindi per perfetti San Paolo indica uomini e donne completi, adatti perciò alla ricerca e al ricevere una Sapienza senza rischio di profanazione né di cattivo uso. Chi non si trova in queste condizioni infatti potrebbe profanarla e anche usarla in modo dannoso per se stesso  ed il prossimo.
Tommaso Palamidessi specifica che per perfetti San Paolo intende “coloro che sono più evoluti, più completi e spirituali, e capaci di capire come orientarsi nella vita del corpo e dello spirito senza più essere confusi e alla ricerca della Via” (T.Palamidessi – La Spiritualità dei Numeri Sacri).

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Nei tre attributi citati da Palamidessi (evoluti, più completi e spirituali) si esprime l’idea aristotelica, poi ripresa da Tommaso d’Aquino nella sua “Summa Teologiae“, della tripartizione della perfezione umana, cioè:
– Completo : ciò che contiene tutte le parti necessarie;
– Evoluto: ciò che è così buono che niente di simile potrebbe essere migliore;
– Spirituale: ciò che ha raggiunto il suo scopo, essendo la ricostituzione dell’immagine spirituale lo scopo ultimo e più nobile che un uomo possa perseguire.

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Proseguendo la lettura emerge che l’Archeosofia non è una sapienza umana, né appartiene a questo mondo. E si può intendere in modo ampio: mondo = il tempo di un ciclo evolutivo.
Infatti, il senso di “potenti di questo mondo” non dobbiamo per forza limitarlo ad una interpretazione materialistica, pensando ad un Re o ad un uomo potente, ma possiamo includere anche quelle potenze che agiscono e che per ora dominano il mondo in attesa della battaglia e del giudizio finale, prospettato dall’Apocalisse di San Giovanni.
Potenze di cui anche San Paolo parla spesso, così come parla spesso della necessità di combattere una guerra spirituale non contro la carne ma contro gli spiriti di nequizia che sono nei cieli.