IL MONDO DEI SIMBOLI : LA CARAVELLA

Siamo circondati da simboli. Tutta la nostra vita è piena di simboli. Anche se non ce ne accorgiamo, forme, figure, colori, numeri, oggetti, hanno su di noi una potente influenza che sembra quasi magica. Ti aiutano a realizzare cose impensabili. Tutto sommato le forme, i colori, i numeri, sono vibrazioni più o meno materializzate che entrano in risonanza con le nostre personali vibrazioni. Anche noi siamo fatti di vibrazioni più o meno materializzate, abbiamo dei corpi energetici ed un corpo fisico, abbiamo un’anima, uno spirito che in certo qual modo li vivifica. Si possono definire stati vibratori di una diversa sostanza. Le forme ci influenzano, dalle più grossolane alle più sottili.Immagine1

Ci sono dei simboli che incontriamo nella vita di tutti i giorni, adoperati come linguaggio universale. Hanno una utilità pratica, richiamano subito alla mente delle istruzioni, delle indicazioni, un comportamento, delle regole da osservare.Immagine3Immagine2
Chi lavora nel campo pubblicitario ad esempio, sa benissimo come utilizzare forme, colori, immagini.

Ma il simbolismo ha una funzione importantissima soprattutto nella Tradizione che riguarda le cose spirituali.
L’Autore dell’Archeosofia ha scritto diverse pagine interessanti e utili sul simbolismo e sulla simbolurgia, quella meravigliosa scienza che adopera i simboli per una crescita interiore.
Palamidessi ci insegna che il simbolo agisce al solo guardarlo, purché si abbia una certa familiarità. Quindi se un’immagine ti è sconosciuta, la sua azione diventa debole. E dunque la prima cosa da fare è una ricerca per capire il significato di quella figura, cosa rappresenta, per decifrarla insomma, come fosse un codice. E ci sono ottimi libri da consultare. Immagine4
Qui vediamo ad esempio una immagine alchemica che raffigura le tre fasi della Grande Opera, cioè del lavoro ascetico per trasformare la propria coscienza da brutale in angelica. L’Opera al Nero, in cui la materia si deve dissolvere putrefacendosi; l’Opera al Bianco che porta una sublimazione della materia con la purificazione; e l’Opera al Rosso dove la materia trasformata si ricompone in un nuovo stato più eccelso. E per chi non ha mai letto un libro di Alchimia o non si è mai interessato a questa disciplina, queste parole sono prive di senso. Sono volutamente difficili, volutamente quasi impenetrabili, perché a quel tempo era proibito parlare apertamente delle cose che riguardavano la vita spirituale, e soprattutto era vietatissimo parlare delle tecniche ascetiche.
La dottrina dell’Ermetismo e la pratica alchemica collegata, hanno una storia antichissima. Da noi conobbero un grande sviluppo alla fine del Medio Evo e per tutto il Rinascimento, rimanendo però accessibili soltanto per una ristretta cerchia di persone. Gli autori infatti si esprimevano con un linguaggio incomprensibile, e la maggioranza delle persone, del passato ma anche del presente, li ha presi per matti, credendo che davvero volessero trasformare il piombo in oro o che ricercassero l’elisir di lunga vita per diventare immortali in senso fisico. Invece era un modo per tramandare ai posteri dei segreti e nello stesso tempo proteggerli dal cattivo uso dei malintenzionati.
Nei Quaderni di Archeosofia trovate diversi riferimenti all’Alchimia e all’Ermetismo non criptati ma spiegati e chiariti con un linguaggio moderno, anche se la comprensione è graduale, direi didattica, proporzionata all’attività interiore di ciascuno. Però sono spiegati e si possono utilizzare.La Caravella

Tra i tantissimi simboli, uno in particolare ha catturato la mia attenzione: la caravella.
Per parlare della caravella dobbiamo fare un salto indietro nel tempo fino al 1400, e un viaggio in Europa fino all’ultimo lembo di terra all’estrema punta sud ovest del Portogallo.
Infatti proprio in Algarve, tra Sagres e Lagos, verso la metà del 1400 fu inventata la caravella.Immagine6
Promotore di questa invenzione fu il principe Enrico detto il Navigatore, o Infante Dom Henrique. Un personaggio importantissimo per i portoghesi, che lo rispettano e ne parlano con grande ammirazione, quasi venerandolo, ma da noi piuttosto sconosciuto.

 

Figlio del Re del Portogallo e dell’Algarve, Joao I di Aviz, il giovane Henrique va in battaglia a fianco del padre e si fa onore. Ma non essendo primogenito aveva ben poche chances di salire al trono.  Gli fu data una striscia di terra dove nel 1416 iniziò la costruzione di quella che poi sarà la città di Sagres. Sembra una punizione a prima vista, relegato alla fine del mondo, ma invece la scelta di Dom Henrique non era fatta a caso.

La Caravella 2Quella zona ha una storia molto antica, è una terra ricca di miti e leggende. Hanno ritrovato delle ceramiche colorate a testimonianza di un insediamento preistorico lungo quella costa. Per i greci ed i romani era il promontorium sacrum. Non c’era un vero e proprio altare sul promontorio di Sagres, ma a quell’epoca si poteva ancora vedere un gruppo di monoliti considerati sacri. La gente del luogo andava a questa struttura megalitica per fare delle offerte alle sacre pietre oscillanti, che venivano fatte girare durante la preghiera. Di questi monoliti ne parla Artemidoro di Efeso, che visitò la penisola iberica alla fine del II secolo a.C. e vide le pietre oscillanti. Ancora oggi la regione di Vila do Bispo riunisce la maggior concentrazione di menir di tutta la penisola.
Questa terra è impregnata di mitologia e storia, dicevamo. Addirittura si racconta che su queste spiagge gli angeli venivano a riposarsi di notte dalle fatiche dei viaggi per il mondo.Immagine7
Il Promontorio di Sagres recentemente ha ricevuto il titolo di PATRIMONIO EUROPEO per la sua importanza nell’epoca delle Grandi Scoperte che segnarono l’espansione del Portogallo e di tutta l’Europa, con una spinta al progetto globale di civilizzazione che venne a definire il mondo moderno come oggi conosciamo. Il Portogallo è stato il primo impero coloniale che dette il via all’Epoca delle Grandi Scoperte.Immagine10

I romani chiamavano questa terra cuneus a causa della sua forma simile ad un cuneo. Artemidoro disse che somigliava ad una nave circondata da piccole isole, oggi quasi scomparse.
EDRISI, un geografo arabo, racconta che proprio qui, dove sorgeva anticamente un tempio dedicato a Saturno, i primi cristiani eressero un santuario chiamato dal popolo il TEMPIO DEL CORVO, molto frequentato da fedeli con pellegrinaggi e offerte. La leggenda dice che nella parte alta del Tempio c’erano 10 corvi, c’erano sempre 10 corvi, che non abbandonavano mai l’edificio. I sacerdoti di quella chiesa poi vantavano avvenimenti straordinari, quasi miracolosi.
A dire il vero, prima dell’era cristiana, c’erano due santuari: ad ovest, dove oggi c’è il faro, c’era un santuario dedicato al dio Kronos, cioè Saturno, e ad est, dove oggi si snodano le stradine di Sagres, un tempio dedicato a Ercole.
Poi nel 740 alcuni cristiani portarono qui le spoglie di San Vincenzo, martirizzato a Valencia, e le misero in un’antica chiesa che si trovava sulla punta al posto dell’attuale faro. Il culto per San Vincenzo si sviluppò subito con molti pellegrinaggi alla vecchia chiesa, che però fu distrutta dagli arabi nel XII secolo. Immagine11
Il primo re del Portogallo, Dom Afonso Henriques, comandò che una nave recuperasse le reliquie del santo e le mettesse in salvo, preoccupato per le invasioni degli stranieri.
Dopo la riconquista dell’Algarve, che terminò nel 1247, furono costruiti una chiesa ed un monastero, le reliquie tornarono e Cabo Sao Vicente divenne nuovamente una meta di pellegrinaggi.
Ogni nave che si trovava a passare davanti a quella punta, per rispetto e venerazione, abbassava le vele e quasi si fermava per qualche minuto con l’equipaggio in raccoglimento, prima di riprendere il suo cammino.Immagine12
I monaci avevano l’usanza di accendere grandi fuochi per aiutare i naviganti. E nel XVI secolo fu costruito un faro. Quello di oggi, eretto nel 1846, è forse il più potente d’Europa. La sua luce raggiunge le 33 miglia marittime (1 miglio marittimo = 1,852 km) cioè quasi 62 km di raggio (61,116).

La Caravella 3Anche il faro è un simbolo interessante. La sua funzione è quella di segnalare la costa ai naviganti, soprattutto di notte con la sua potente luce, ma anche di giorno grazie alla sua imponente mole colorata o a degli specchi che riflettono la luce del sole. Quindi è un simbolo che facilmente si accosta alla divinità, che ci guida e ci protegge indicandoci la giusta strada da seguire; luce divina che conferisce forza e tenacia per superare tutte le avversità, perché resta immutabile anche nelle più gravi tempeste. Il faro è simbolo di speranza, perché i marinai in difficoltà hanno nella sua luce un punto di riferimento e di conseguenza la speranza di superare quel momento burrascoso incolumi. La Caravella 6
La sua lampada ruota a 360 gradi diffondendo luce tutt’attorno, quindi serve sì per indicare la giusta strada, ma ricorda pure la vigilanza necessaria soprattutto di notte, periodo con assenza del Sole, da sempre simbolo di Dio. Quindi un doppio significato: dall’alto la presenza divina che sempre assiste anche nella più totale oscurità e nelle intemperie dell’anima, e dal basso la necessità per l’uomo della veglia perenne per non farsi mai cogliere di sorpresa.La Caravella 7
La tempesta infatti non avviene solamente all’esterno, può essere interiore, quando uno viene sopraffatto quasi dai propri demoni, dalle proprie emozioni, e quindi il faro ci rappresenta quella forza spirituale che viene in nostro soccorso, che ti aiuta a rialzarti dopo ogni caduta, ti ricorda il vero scopo della tua vita, ti ricorda la tua dignità di essere spirituale.La Caravella 9
Sembra che il faro sia stato costruito la prima volta su un’isola chiamata Pharos davanti al porto di Alessandria d’Egitto, tra il 300 a.C. e il 280 a.C.
Il faro di Alessandria era una delle sette meraviglie del mondo antico. Ne testimonia la sua esistenza lo storico Giuseppe Flavio. Pare che fosse una torre alta 134 metri visibile fino a 48 km di distanza. Di giorno segnalava la sua posizione con un sistema di specchi in bronzo lucidato che riflettevano la luce del sole e di notte per mezzo di grandi falò mantenuti sempre accesi. Questo maestoso faro rimase attivo per 16 secoli, fino al XIV secolo quando venne distrutto da due terremoti.La Caravella 4
Ma torniamo alla nostra storia portoghese.
Poco distante da questa punta estrema di Cabo Sao Vicente, l’Infante Dom Henrique fece costruire la sua città, Sagres. Essendo un punto strategico per il controllo dell’Atlantico, fece edificare una possente fortezza, che possiamo visitare ancora oggi, o almeno vedere ciò che ne resta o è stato ricostruito della originaria Fortaleza di Sagres.Immagine13
Ma la Vila do Infante non serviva solo per ospitare Dom Henrique e la sua corte. Qui lui fondò nel 1420 circa la famosa Scuola di Sagres, che aveva delle caratteristiche molto moderne, futuristiche quasi, per la concezione e la lungimiranza.
Dom Henrique riunì esperti di varie nazionalità, di cultura e tradizioni diverse, che venivano qui per insegnare ma anche per confrontarsi e collaborare. Una mini società multi etnica. Si parla ad esempio di un famoso cartografo ebreo, Yehuda Cresques, che venne da Maiorca per insegnare come si disegnavano le mappe.La Caravella 11
La Scuola di Sagres era un vero e proprio centro di studi, della navigazione ma non solo. Ottenne risultati a dir poco eccezionali per quel tempo e forse anche per oggi. Progettarono esplorazioni e poi le realizzarono, in un tempo relativamente breve. Progettarono qui la caravella che gli consentì di realizzare quelle imprese che cambiarono la concezione del mondo.
L’Infante Henrique disponeva delle ricche finanze sia della famiglia reale che dell’Ordine cavalleresco di cui era Gran Maestro, così la sua città diventò ben presto una potenza marittima e commerciale a beneficio di tutta la nazione.Immagine14
Era Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Cristo, una istituzione monastico-religiosa e militare, creata nel 1319 dal Re Dinis per dare riparo agli ultimi Templari rimasti dopo il rogo di Parigi.
Proprio la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Cristo trionferà poi sulle vele delle caravelle, diventando il simbolo di una conquista certamente materiale ma con una missione ideale da compiersi.
Sagres crebbe rapidamente e divenne una sorta di polo tecnologico, eccellente per quell’epoca. Aveva un arsenale, un osservatorio, e la famosa scuola appunto per l’insegnamento di tante materie alla nuova marineria portoghese. Questa scuola fu il centro del pensiero innovativo delle esplorazioni che si andavano progettando in Portogallo.Immagine15
Raccolse come dicevo le migliori menti: matematici, cartografi, astronomi, marinai e maestri di ingegneria navale, tutti organizzati da Dom Henrique per poter navigare nei mari ignoti.
Lo stesso Dom Henrique che fece nascere la cattedra di astronomia all’università di Coimbra. Astronomia che vuol dire astrologia, perché a quel tempo non era disgiunta come adesso dalla scienza astronomica. A quel tempo era un tutt’uno.Immagine16
Alla scuola di Sagres si studiava e si parlava di alchimia, algebra, logica, cosmografia, astronomia nautica, storia, filosofia naturale e morale, retorica, astrologia, arte militare di combattimento e strategia. Che c’entra il combattimento con la navigazione e l’astrologia, vi potreste chiedere?
Se date uno sguardo alla storia del popolo portoghese, vi accorgete che hanno sempre avuto il desiderio di novità, di nuove conquiste. Quando finalmente ebbero successo, cominciarono a difendere la propria indipendenza con la forza delle armi, e dunque era necessario imparare anche l’arte della strategia e del combattimento. Una guerra esteriore frammista ad un ideale che sempre permeava le loro imprese, come se un antico spirito crociato fosse profondamente insito nella loro natura. Quindi combattere gli infedeli divenne quasi un dovere come cristiani, forti di questo sigillo religioso che si univa al desiderio di conquista.La Caravella 17
Nota dolente di quest’epoca fu il commercio degli schiavi. C’è sempre una nota dolente. Però nella mentalità del tempo era cosa normale. Noi ci scandalizziamo ora ma se pensate che fino a primi del novecento le donne non potevano votare perché ritenute inabili, esseri inferiori, non è difficile accettare una diversa mentalità e vedere anche un progresso nel modo di relazionarsi tra esseri umani.
Il Portogallo fu il primo stato europeo a utilizzare gli schiavi come manodopera interna e come elementi decorativi delle corti. Nel 1460 importava già da 700 a 800 schiavi all’anno prelevati sulle coste occidentali africane. Semplicemente approfittarono della pratica diffusa fra le tribù africane di usare i prigionieri come schiavi domestici.
I mercanti africani vendevano altri africani loro conterranei in cambio di beni di consumo e armi. Praticamente si vendevano tra di loro. Poi con la colonizzazione del Sud America questo commercio si ampliò parecchio dando il via al traffico di schiavi africani attraverso l’Atlantico, con tutte le conseguenze che conosciamo.
A quell’epoca anche in Italia andava di moda avere degli schiavi di colore. Le cronache dicono che a Venezia il 98% degli schiavi erano donne, utilizzate per i servizi domestici. Invece in Sicilia il 60% erano uomini impiegati nei lavori dei campi. A Genova non c’era artigiano o piccolo coltivatore che non fosse in grado di acquistare uno schiavo da adibire ai lavori di bottega o dell’orto, e una schiava per le faccende di casa.

Basti dire che non ho mai visto nessuno portare delle catene come prigionieri, e quasi nessuno divenne, se non in conseguenza dell’estrema dolcezza con cui veniva trattato, cristiano solo perché “forzato” (Gomez Eanes De Zurra – Cronaca dei fatti di Guinea).

La Caravella 18Ma non tutti si comportavano male con gli schiavi. Tra i portoghesi vi era chi insegnava un mestiere ai giovani che avevano comprato, c’erano vedove di buona famiglia adottavano le schiave acquistate, permettevano di sposarsi, addirittura concedevano loro la completa libertà. Dom Henrique aveva istituito una scuola interpreti con un sistema abbastanza ingegnoso. Siccome c’era una grande varietà di dialetti parlati dalle tribù della costa occidentale africana, era necessario che sulle navi da ricognizione ci fosse qualcuno in grado di stabilire un contatto, esigenza che si farà ancor più importante nelle transazioni commerciali. La cattura anche di un solo indigeno era quindi particolarmente apprezzata dall’Infante, perché lo inseriva nella scuola interpreti, così appena aveva imparato a parlare portoghese, l’indigeno faceva da tramite. Indigeni di tribù differenti, tutti inseriti alla scuola interpreti, potevano poi comunicare tra di loro in portoghese, e il raggio d’azione si allargava.Immagine18

Alla Scuola di Sagres Enrico il Navigatore coordinò ed utilizzo ogni risorsa verso l’espansione. Era detentore anche di importanti e precise informazioni grazie a delle carte nautiche di cui venne in possesso. E su queste carte nautiche c’è un bel mistero. Sembra che alla Scuola di Sagres ci fossero delle carte pervenute da una eredità templare, che mostravano la rotta verso l’ovest. Carte mantenute così segrete, ma così segrete, che se ne sono perse le tracce.
Del resto i portoghesi erano abituati a stare riservatissimi sui propri affari, dire segreti è dir poco. Temevano l’ingerenza dello straniero, soprattutto della Spagna che premeva alle loro spalle, temevano che altri scoprissero le loro rotte per le Indie o altre terre che supponevano piene di ricchezze. Quindi stavano ben zitti.Immagine19
C’è una storia controversa anche su un mappamondo che sembra in origine fosse stato creato e costruito in due copie, di cui però ne resta solo una, conservata a Venezia, alla Biblioteca Nazionale Marciana. Si tratta del famoso Mappamondo di Fra’ Mauro, che lui completò nel 1460 e che rappresenta una importante testimonianza per la cartografia. Se infatti nel Medio Evo principalmente le carte indicavano l’insieme delle conoscenze, ipotesi, leggende, testimonianze, a cui si dava una forma grafica, con il Mappamondo di Fra’ Mauro si passa ad una rappresentazione del mondo precisa, compiuta definizione dello spazio.La Caravella 19
Insomma, pare che ne fossero stati commissionati due, uno per Venezia e uno per la corte reale di Lisbona, e nel 1459 in effetti un mappamondo partì da Venezia ma una volta giunto in Portogallo se ne persero le tracce. Svanito nel nulla, improvvisamente, non ci sono testimonianze, documenti, niente che parli di questa mappa fatta eseguire per volere del re.
Ora, c’è da dire un’altra cosa: era ben nota a tutti la competitività fra Portogallo e Spagna, che secondo me c’è ancora oggi. Entrambi i regni avevano i loro servizi segreti in costante conflitto che cercavano di far passare delle informazioni fuorvianti e nascondersi a vicenda le rotte commerciali e delle nuove scoperte. Tutti questi sforzi di segretezza portarono alla proliferazione di documenti falsi, quindi quello che resta della documentazione di quel tempo può non essere valido.  Alcuni storici ad esempio credono che territori come il Brasile, altri stati africani ed il nord America possano in realtà essere stati scoperti prima delle date che noi conosciamo.La Caravella 14
In quegli anni c’era ad esempio una carta geografica, o meglio, un portafoglio cartografico, fatto di varie carte, regolarmente aggiornato con le nuove scoperte, tenuto segretissimo, protetto dal segreto di Stato, con addirittura la pena di morte per i trasgressori. Questo archivio cartografico si chiamava PADRAO REAL. Ma nel 1502 ecco che Alberto Cantino, che si trovava a Lisbona come diplomatico della Casa d’Este, fece come regalo al Duce di Ferrara un planisfero su pergamena che riportava tutte le novità in fatto di terre, esplorazioni e rilevamenti. Proprio una copia abusiva del Padrao Real!
Si parla anche di una carta non ben identificata che servì da guida nella spedizione ordinata dal re Joao II alla ricerca del famoso regno del Prete Gianni. Il re mandò per questa ricerca Pedro de Covilha e Alfonso de Paiva, due esploratori che sembra disponessero di una “carta de marear” tratta da un mappamondo, sulla quale vi era segnato il cammino per raggiungere l’inafferrabile regno.
Va ricordato che i Portoghesi erano spinti a questi viaggi, oltre che dalla speranza di ricavare oro e spezie, anche dalla speranza di trovare il regno del mitico Prete Gianni che ritenevano fosse nascosto in qualche regione nel cuore dell’Africa (cfr, Fernao Lopez de Castanheda, 1551, Historia do descobrimento e conquista da India pelos Portugueses).La Caravella 16

… continua … la prossima settimana leggerete la seconda parte … grazie!

 

 

LA FORZA DEI SIMBOLI – di Mauro Iorio

simboli egittoÈ stupefacente come in ogni attimo della nostra esistenza utilizziamo i simboli sotto forma di parole, suoni, disegni, musica o numeri per poterci esprimere, comunicare, amare, odiare, innamorare o anche solo per divertirci.
Persino un sentimento può essere espresso in musica che a sua volta può essere considerata come numeri in movimento perché ciascuna cosa è riconducibile ad un numero come affermavano i pitagorici.
Un quadro è l’espressione dell’ispirazione interiore di un artista che amalgama colori ma i colori, che sono simboli, sono anche miscele chimiche cioè formule matematiche. Un auto, un aereo, un missile: sono tutte espressioni di idee geniali messe in atto con l’utilizzo di numeri e forme geometriche. simboli eterni
I simboli più affascinanti riguardano le testimonianze degli antichi popoli. Purtroppo si assiste alla distruzione di rappresentazioni millenarie che raccontano la storia del lungo e faticoso percorso dell’evoluzione umana.

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