I SUFI E LA MEDITAZIONE SUL CUORE – di Francesco Parisi

sufi-parisi-15Probabilmente nell’immaginario collettivo la parola “meditazione” rimanda, soprattutto per noi europei e occidentali, all’Oriente, all’India, e a tutta la tradizione yoga.Se si approfondisce l’argomento con lo studio dei “Quaderni di Archeosofia” di Tommaso Palamidessi, è possibile constatare come la meditazione sia stata una vera e propria arte custodita e sperimentata in seno a tutte le religioni.

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Una Sapienza per i Perfetti – di Ettore Vellutini

Tommaso Palamidessi dà una definizione dell’Archeosofia (parola da lui coniata, composta da Archè che vuol dire Dio, principio dei principi, e Sofia, che corrisponde a Scienza, Sapienza) citando San Paolo nella Lettera ai Corinzi (2:6-16) ed ai Colossesi (1:26):  Sapienza Perfetta 2

Tra i perfetti noi parliamo di sapienza, ma non di sapienza di questo mondo, né dei potenti di questo mondo che vengono distrutti, bensì parliamo di una sapienza di Dio avvolta nel mistero, che è stata nascosta, e che Dio predestinò prima dei secoli per la nostra gloria“. Leggendo bene questa definizione di San Paolo possiamo cercare di approfondire alcuni passaggi che meglio circoscrivono e ci danno indicazioni sulla natura più profonda della Tradizione Archeosofica. Per prima cosa mi sono chiesto che cosa si intende qui per perfetti. Risalendo all’etimologia del termine perfezione scopriamo che deriva dal latino perfectus che significa compiuto, perfetto compimento. Sapienza Perfetta 3

Si potrebbe ipotizzare che per usufruire di questa Sapienza primordiale occorre esser diventati compiutamente perfetti. Questa idea potrebbe essere giusta se consideriamo la Gnosi una conquista graduale dell’uomo che si innalza alle altezze celesti della conoscenza sorretto dalla Grazia divina, fin dove egli può arrivare in quanto creatura, perché il resto può farlo solo Dio stesso che è padrone e fonte della Sapienza.
Però San Paolo scrisse in greco. L’equivalente del latino perfectus in greco è teilos, da cui deriva il termine teleiotes, che vuol dire completezza. Aristotele nel suo quinto libro sulla metafisica scrive che completo è “ciò che contiene tutte le parti necessarie”.

Sapienza Perfetta 5Quindi per perfetti San Paolo indica uomini e donne completi, adatti perciò alla ricerca e al ricevere una Sapienza senza rischio di profanazione né di cattivo uso. Chi non si trova in queste condizioni infatti potrebbe profanarla e anche usarla in modo dannoso per se stesso  ed il prossimo.
Tommaso Palamidessi specifica che per perfetti San Paolo intende “coloro che sono più evoluti, più completi e spirituali, e capaci di capire come orientarsi nella vita del corpo e dello spirito senza più essere confusi e alla ricerca della Via” (T.Palamidessi – La Spiritualità dei Numeri Sacri).

Sapienza Perfetta 7
Nei tre attributi citati da Palamidessi (evoluti, più completi e spirituali) si esprime l’idea aristotelica, poi ripresa da Tommaso d’Aquino nella sua “Summa Teologiae“, della tripartizione della perfezione umana, cioè:
– Completo : ciò che contiene tutte le parti necessarie;
– Evoluto: ciò che è così buono che niente di simile potrebbe essere migliore;
– Spirituale: ciò che ha raggiunto il suo scopo, essendo la ricostituzione dell’immagine spirituale lo scopo ultimo e più nobile che un uomo possa perseguire.

Sapienza Perfetta 8
Proseguendo la lettura emerge che l’Archeosofia non è una sapienza umana, né appartiene a questo mondo. E si può intendere in modo ampio: mondo = il tempo di un ciclo evolutivo.
Infatti, il senso di “potenti di questo mondo” non dobbiamo per forza limitarlo ad una interpretazione materialistica, pensando ad un Re o ad un uomo potente, ma possiamo includere anche quelle potenze che agiscono e che per ora dominano il mondo in attesa della battaglia e del giudizio finale, prospettato dall’Apocalisse di San Giovanni.
Potenze di cui anche San Paolo parla spesso, così come parla spesso della necessità di combattere una guerra spirituale non contro la carne ma contro gli spiriti di nequizia che sono nei cieli.

Tradizione Archeosofica – di Ettore Vellutini

“Tradizione Archeosofica e unità delle religioni vanno pienamente d’accordo”

Tradizione 6

Non so se questo tema vi abbia mai incuriosito, io ne sono stato da sempre affascinato e mi sono reso conto che spesso si confonde questo concetto di identità tra Archeosofia ed unità delle religioni con una sorta di sincretismo. Idea assolutamente da rigettare. Che cos’è il sincretismo? In pratica alcuni movimenti religiosi o spiritualisti hanno dichiarato di prendere quello che secondo loro era il meglio di tutte le religioni e filosofie esistenti per trarne la religione perfetta, una sorta di evoluzione multiculturale del pensiero religioso, un melting pot[1] come viene chiamato oggi. Mi vengono in mente molti pseudo maestri che fanno e hanno fatto una miscellanea tra le varie correnti religiose, naturalmente prendendo solo ciò che gli tornava più utile. Sapienza Perfetta 4

L’Archeosofia è sì il meglio di tutte le tradizioni religiose esoteriche ed iniziatiche, ma non perché il Fondatore ha preso quello che riteneva più utile. Perché possedendo il Fondatore la Tradizione Archeosofica che è “la Tradizione Universale e Primordiale da cui sono sgorgate tutte le tradizioni”[2] ha potuto sfrondare le religioni e le tecniche ascetiche di tutto ciò che c’è di accessorio, di tutte quelle speculazioni ed adattamenti arbitrari che con il tempo gli uomini hanno costruito intorno all’insegnamento originale portato “da profeti e coloro che erano più che profeti”[3]. Perciò possiamo dire che l’Archeosofia è esattamente il contrario del sincretismo, anzi addirittura si potrebbe dire che allo stato attuale di degenerazione teologica e dottrinale delle religioni contemporanee, è l’Archeosofia che giustifica quel che rimane delle religioni moderne, facendone brillare ciò che di aureo conservano e non il contrario. Non so quanti hanno mai considerato il fatto che tutte le religioni abbiano avuto un’origine comune. tradizione 3 Un tempo, in special modo nei primi del 900, periodo che vedeva il nascere della scienza sociologica applicata alla storia delle religioni, questa ipotesi era relegata ad una esclusiva dialettica filosofica tipica degli ambienti tradizionalisti di stampo Teosofico[4] e Guenoniano.[5] Per la scienza storica positivistica e materialista, l’uomo moderno è il frutto di una più o meno lenta evoluzione razionale, le religioni sono intese come uno sviluppo di un sistema di relazioni sociali caratteristico di un gruppo, che alla fine porteranno ad un abbandono di un aspetto metafisico e mistico del pensiero religioso a favore di un esclusivo impegno di tipo caritativo e sociale [6]Tradizione 11 E in effetti la sociologia sembra aver ragione almeno in questo momento storico, ma solo perché la sociologia ha in realtà descritto il processo di degenerazione delle forme religiose e non l’evoluzione. Infatti nel concetto ciclico di evoluzione ed involuzione di un qualsiasi organismo soggetto alle leggi universali, una degenerazione è contemplata e fisiologica fino ad un momento limite di rottura, momento in cui una nuova rivelazione discesa dall’alto non ricostituisce un nuovo inizio ed una nuova risalita verso le vette più alte di una spiritualità viva ed operante. Dicevamo che questa fantasiosa visione dell’evoluzione religiosa dell’umanità si è miseramente infranta quando gli storici, i linguisti ed i filologi hanno scoperto che esisteva un sub strato linguistico comune alle più antiche forme di civiltà conosciute: la lingua e la cultura indoeuropea o ario iranica. Che cosa è successo in pratica? È successo che c’erano nella lingua sanscrita moltissime parole che avevano fornito la radice di termini usati in praticamente quasi tutte le lingue conosciute (lingue di ceppo indoeuropeo) [7].

Tradizione 1

Ad un’analisi più approfondita si sono potute isolare centinaia di parole che avevano attinenza fondamentalmente con il Culto Religioso e con le leggi e quindi di una forma convenzionale di diritto. Praticamente l’uso di parole comuni interessava due degli aspetti più remoti e sacri per un popolo antico: la religione ed il vivere sociale. Inoltre si è potuto osservare che questi popoli avevano tutti una organizzazione sociale piramidale o gerarchica di tipo tripartito. Oltre al Re Guerriero Sacerdote, capo e manifestazione del divino nell’umano, la società si divideva in sacerdoti, guerrieri e artigiani/contadini. Venivano disprezzati i mercanti e tutti coloro che vivevano praticando mestieri non produttivi. Questo modello di società è rintracciabile in tutti i popoli di radice indo europea praticamente fino al medioevo, le tracce documentali più antiche si trovano nella dottrina dei Veda e nelle Upanishad. Questi studi iniziarono a dimostrare che nella più remota antichità un popolo di origine Ariana[8] o indoeuropea, aveva conquistato e sottomesso tutto il mondo allora conosciuto, radicando una cultura e una religione originaria che poi si era adattata al tempo ed ai luoghi nella forma ma non nell’essenza. Una curiosità: gli scavi archeologici hanno dimostrato che gli indoeuropei lasciarono nei loro spostamenti prima da Occidente ad Oriente e poi nel moto inverso, nei territori conquistati, due manufatti tipici che ci permettono di seguire le tappe della loro migrazione, la ceramica cordata e l’Ascia Bipenne, antichissimo simbolo della Divinità e della regalità divina[9]Tradizione 2

Per la prima volta il termine Ariano è stato usato nel Rig Veda e trae la sua origine da Arja che vuol dire bianco nel termine di un carattere diurno solare e rivelato; Arja è anche la radice dell’attributo “nato due volte” in riferimento ai riti iniziatici che gli indoeuropei riservavano alle proprie élite spirituali. Questo termine impropriamente usato per definire un popolo sarebbe più adatto se attribuito da una qualità spirituale, ad un élite che di fatto esercitava un potere sacerdotale e guerriero[10]. Queste scoperte fortemente contrastate all’inizio dal mondo accademico, non solo ridicolizzavano le puerili deduzioni di filosofi e sociologi dell’ottocento e dei primi del novecento, ma lasciavano supporre che tutti i popoli potevano essere ricondotti a pochi specifici ceppi originari e sostanzialmente in teoria sarebbe potuta esistere una razza originaria, con una Tradizione unica che poi si è diffusa ed adattata mantenendo però una forte caratterizzazione. tradizione 14

Purtroppo c’è da dire che un uso di queste scoperte totalmente materialistico e asservito ad una logica razzista, fu esaltato da una certa filosofia idealistica che contribuirà a far sorgere in Europa nella prima metà del ‘900 quelle ideologie politiche ed in special modo il nazismo ed il comunismo, che tanto orrore e distruzione hanno portato nel mondo. Questi studi solo oggi stanno riprendendo forza e credibilità, ma il lavoro di sdoganamento da un passato esecrabile temo sarà ancora lungo. Tradizione 17

Il compito è affidato a quei ricercatori serie ed onesti, che avranno la forza di rigettare ogni ideologico condizionamento ed un miope approccio unilaterale o scientista alla conoscenza. Rifiuto che gli consentirà di aprirsi ad un modello di ricerca nuovo e completo. Un modello a cui necessita un approccio multidisciplinare, integrato da modelli di pensiero metafisici, oggi totalmente esclusi dallo scientismo accademico. Un modello che sarà la via maestra per aprire nuovi orizzonti alla ricerca dell’origine dell’umanità e che vedrà protagonisti gli studiosi che emergeranno nel prossimo futuro dalle fila dell’Archeosofia.

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[1] Il così detto “crogiuolo” multiculturale, in proposito ha scritto molto Guenon in “Crisi del Mondo Moderno”.

[2] Tradizione Arcaica e fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica, Tommaso Palamidessi

[3] Le verità della Rivelazione Divina sono da sempre state donate all’umanità attraverso l’opera missionaria di epicentri di spiritualità, organizzati come Ordini Iniziatici guidati da vere incarnazioni del divino nell’umano.

[4] Per Teosofia qui si intende la dottrina propugnata dalla Società Teosofica, cofondata nel 1875 a New York da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), che appunto si proponeva di divulgare il pensiero teosofico, ovvero tutte le religioni deriverebbero da un’unica verità divina. Tale verità sarebbe stata tramandata nel corso della storia attraverso una strettissima cerchia di iniziati, i quali avrebbero rivelato solo gli aspetti più conformi al periodo storico in cui essi si sarebbero venuti a trovare.

[5] René Jean-Marie-Joseph Guénon, conosciuto anche come Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya dopo la conversione all’Islam. (Blois, 15 novembre 1886Il Cairo, 7 gennaio 1951), è stato uno scrittore, esoterista, intellettuale francese. La sua opera, concepita a partire da una ridefinizione in senso tradizionale della nozione di metafisica, intesa come «conoscenza dei princìpi di ordine universale» da cui tutto procede, non si presenta, nelle intenzioni dell’autore, come un sistema filosofico basato sul sincretismo o come la formalizzazione di un pensiero neospiritualistico, ma è volta all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratoria, Compagnonaggio, ecc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano. Tommaso Palamidessi lo indica come un grande studioso di esoterismo.

[6] In proposito impossibile non citare l’opera di Max Weber: “l’etica protestante e lo spirito del Capitalismo”. Weber stesso ammise di conoscere poco e superficialmente le traduzioni in tedesco dei testi Sacri ebraico cristiani e di ignorare del tutto i testi delle altre religioni e filosofie. Eppure la sua opera viene considerata fondamentale per lo studio sociologico delle religioni. C’è però da dire che la sua teoria sulla nascita ed evoluzione del pensiero capitalistico è coerente e magistralmente dimostrata.

[7] Gli Indoeuropei e le Origini dell’Europa – Francisco Villar – il Mulino.

[8] Da Aryãs come si definivano gli antichi abitanti di Persia, India, Pakistan ed Afghanistan.

[9] Gli Indoeuropei A.Romualdi ed. Settimo Sigillo.

[10] Arjuna è un mitico eroe che compare nel Mahābhārata, nonché uno dei protagonisti di questo importante poema epico indiano. Il suo nome significa letteralmente il “puro”. Arjuna di origine divina, appartenente alla classe sacerdotale degli Ksatriya, diventa simbolo dell’Anima che è stata completamente capace di vincere se stessa e di arrendersi a Dio, permettendogli di agire attraverso di sé. L’Eroe che diventa Tempio vivente della Presenza Divina.