LA LIBERTA’ NELLO SPIRITO DELLA CAVALLERIA TRA ORIENTE E OCCIDENTE – di Francesco Cresti (quinta parte)

samurai-2L’etica dei Samurai in Giappone

Nello stesso periodo in cui in Europa nasceva e si diffondeva l’ordine templare, in Giappone stava ascendendo la classe dei Samurai. Questi guerrieri prestavano un giuramento di fedeltà al proprio signore (daymio), che di norma era un possidente terriero a sua volta subordinato allo Shogun, cioè al comandante dell’esercito che governava su tutta l’isola. Essi furono determinanti nella stabilizzazione dell’ordine sociale ed economico giapponese in quanto sia per etica di vita che per preparazione garantivano la sicurezza dei luoghi.
Nell’epoca dei Samurai avvenne l’organizzazione in prefetture del Giappone. samurai
Sebbene in occidente il termine Samurai (che deriva da saburau = servire) sia il più diffuso, in realtà la denominazione più corretta sarebbe bushi, cioè guerriero. Il Samurai seguiva un codice di condotta militare: il Bushido, parola composta dai due Kanji (ideogrammi) Bushi   (guerriero) e Do (via, morale, condotta).

Il bushido, cioè il modo di vivere da guerriero, improntato su principi di onore, rispetto, fedeltà, autocontrollo, imperturbabilità, costituì il motivo di successo dell’elite dei Samurai. All’inizio le regole non scritte erano tramandate con l’esempio e per via orale, poi alcuni maestri tra i quali Yamamoto Tsunemoto (1659 – 1719), autore dell’Hagakure, e Miyamoto Musashi (1584 – 1645) autore de “Il libro dei cinque anelli”, ne codificarono alcuni aspetti che ci hanno permesso di comprendere l’essenza del codice dei Samurai. samurai-codice

Chi seguiva il bushido non era soltanto un guerriero dedito unicamente alla pratica delle armi, ma era anche un uomo di spiritualità e cultura.
I Samurai dedicavano infatti parte del loro tempo alla meditazione zen, al tiro con l’arco ed all’arte della calligrafia.

samurai-3 Le tecniche zen risultavano di fondamentale importanza per allenare la mente ad abbandonare il ragionamento razionale e scoprire la vera essenza di se stessi. Ciò determinava, in colui che otteneva un’esperienza di ordine spirituale, il venir meno della paura della battaglia e della morte. L’obiettivo era quello dell’imperturbabilità da ogni moto esteriore.
samurai-meditazione
Prima di scendere in battaglia i Samurai si raccoglievano in meditazione fino a raggiungere il vuoto mentale. Secondo la disciplina zen, infatti, il ragionamento razionale avrebbe privato il combattente della forza necessaria per arrivare alla meta, condizionandolo negativamente. Per questo i templi buddisti cominciarono a ospitare i guerrieri che intendevano imparare le discipline mentali dei monaci.
Ognuno poteva sviluppare le proprie potenzialità nascoste praticando le tecniche della concentrazione: Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione (Hagakure I, 144); Tutte le professioni dovrebbero essere esercitate con concentrazione (Hagakure I, 82). samurai-zen

Particolarmente usata era la tecnica della respirazione totale (bara). Attraverso di essa, tramandano alcuni testi, l’uomo univa la sua respirazione fisica con quella cosmica; più ci riusciva, più si integrava con l’ambiente, sviluppando i suoi poteri intuitivi e percettivi. Quello del guerriero era un modus vivendi che presupponeva una vocazione ed una disciplina costante e giornaliera.
Non cercavano soltanto la vittoria in guerra ma la vittoria sulle loro passioni in un’ottica di continuo autosuperamento e perfezionamento fino a raggiungere la liberazione dalla paura della morte; come si legge nell’Hagakure: “L’essenza del bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un Samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la via” (Hagakure I, 2).
samurai-4Nonostante queste affermazioni è opportuno precisare che i Samurai erano estremamente rispettosi della vita, dell’amore per i propri genitori e congiunti, della fedeltà al maestro e agli dei. Utilizzare la vita come una preparazione ad una buona morte significa prendersi cura della propria anima. Inoltre essere pronti a morire in qualunque momento fa sì che si apprezzi al meglio ogni istante della vita come se fosse l’ultimo. I Samurai si paragonavano al ciliegio i cui bellissimi fiori, una volta raggiunta la bellezza perfetta, sfioriscono rapidamente. Per loro, che vivevano la vita alla ricerca della perfezione, riuscire a compiere un gesto perfetto anche una sola volta significava aver vissuto una vita utile. In sostanza la disciplina doveva essere animata dalla passione per un continuo perfezionamento di se stessi in ragione dell’Ideale. Questo comportava una lotta che si svolgeva in primis all’interno dell’individuo e poi all’esterno.
samurai-mascheraLe armature che usavano in battaglia avevano un doppio valore simbolico: uno esterno ed uno interno. Le raffigurazioni di volti mostruosi posti sulle visiere e sugli elmi avevano da una parte lo scopo di intimorire gli avversari, dal’altra servivano a ricordare al Samurai che il male doveva uscire fuori di lui e che doveva combattere in maniera pura. I Samurai dunque affrontavano una doppia battaglia come avveniva per i cavalieri templari.
Yagyu Munenori (1571-1646) un grande maestro di spada che è ricordato per aver capito il vero spirito del bushido, disse: “Non so come sconfiggere gli altri, ma so come sconfiggere me stesso” (Hagakure I, 45). In questa frase è sintetizzato l’insegnamento della lotta interiore che il vero combattente deve perseguire anche in tempo di pace.
samurai-7-gradiI principi fondamentali del bushido sono sette:

, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

, Jin: Compassione
L’intenso addestramento rende il Samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

, Makoto o , Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

名誉 , Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prende e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che è in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

忠義 , Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.
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È importante notare come sia i Templari che i Samurai, oltre ad essere dei guerrieri, fossero anche uomini di fede dediti alla preghiera ed alla meditazione.
Certamente entrambi coltivavano la vita interiore ed avevano una visione spirituale della vita. Da uomini d’arme quali erano avevano un continuo confronto con la morte, per questo praticavano le virtù, al fine di far trovare la loro anima pronta nel momento del trapasso che poteva avvenire in battaglia o fuori di essa.

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