IL PROCESSO AI TEMPLARI – di Alessandro Mazzucchelli

 Dalla fama all’infamia – Da Gerusalemme ai roghi       

I Templari furono distrutti. Il loro ultimo Gran Maestro fu sacrificato sul rogo, molti suoi confratelli subirono lo stesso supplizio, moltissimi furono torturati e incarcerati in condizioni durissime. Anche se alla fine l’Ordine non fu condannato ma soppresso per decisione del pontefice, e i singoli cavalieri del Tempio, quelli sopravvissuti a sette anni di calvario, furono nella grandissima maggioranza riconosciuti innocenti, l’obbiettivo di questa complessa macchinazione era stato raggiunto: i Templari furono distrutti.

Quali armi furono usate per ottenere lo scopo voluto? Chi lo perseguì a tutti i costi? Il risultato fu raggiunto, come vedremo, nonostante i molti ostacoli giuridici e la completa mistificazione della verità, grazie all’uso pianificato e “intelligente” di due mezzi subdoli: la calunnia e la diffamazione.

LA CAVALLERIA DI CRISTO

L’Ordine dei “Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” – questo è il nome ufficiale dei Templari che si legge nella loro regola –, il primo Ordine religioso e militare della cristianità latina, nel 1307, al tempo dell’arresto in Francia, aveva quasi 180 anni di vita.

Solo qualche breve accenno permetterà di ricordarne i tratti essenziali della nascita, della vocazione e della storia.
I Templari erano cavalieri laici. Erano monaci (non preti, anche se vi erano preti all’interno dell’Ordine che svolgevano le funzioni di quelli che oggi chiameremmo “cappellani militari”), perché al momento del loro ingresso nella “Casa” pronunciavano i tre voti monastici previsti da San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale: povertà, castità e obbedienza. Ed erano, come abbiamo detto, cavalieri; dovevano esserlo di famiglia ed essere già stati nominati e investiti come tali, prima di entrare nel Tempio. Appartenevano quindi, per sangue, a una delle tre classi in cui era rigidamente divisa la società medievale, quella nobile dei bellatores, i combattenti, i guerrieri; e per vocazione, una vocazione religiosa e comunitaria, ad un’altra, quella degli oratores, i più vicini a Dio, coloro che pregano per sé e per i tutti i membri delle altre due classi. In un certo modo questa doppia natura dell’Ordine, un’assoluta novità, tentava di risolvere, e lo fece in pratica, l’arcaica antinomia fra guerriero e sacerdote che sembra esistere fin dalle origini della civiltà indoeuropea.
Bernardo di Chiaravalle, già cavaliere e ora abate, che fu l’ispiratore della Regola del Tempio e “l’organizzatore” del concilio di Troyes del 1129, che sancì ufficialmente l’ordine come organismo della Chiesa, nel Libro ai cavalieri del Tempio in lode della nuova cavalleria (Liber ad milites templi de laude novae militiae), dette le basi teologiche alla figura, assolutamente inusitata, del monaco-cavaliere, ponendo la santità come unico fine della sua vita e delle sue azioni.

Ma i Templari, al loro esordio, furono ancora più rivoluzionari.
È giunta fino a noi, conservata insieme ad uno dei manoscritti della Regola, quello della Bibliothèque Municipale de Nimes, la lettera che magister Hugo peccator (molto probabilmente Hugues de Payns, il fondatore dei Templari e loro primo maestro), indirizzò ai suoi confratelli, rimasti a Gerusalemme mentre egli si trovava in Europa.[1]

In questo scritto viene ricordata la metafora del corpo umano per illustrare la tripartizione sociale: la testa corrisponde ai chierici, cioè i religiosi, le braccia raffigurano i combattenti, mentre le gambe e i piedi sono i laboratores, i lavoratori. I commentatori contemporanei, in primis San Bernardo, ci dicono che i Templari sono sia religiosi che guerrieri, ma Hugo va oltre: la posizione dei Templari è quella dei piedi, «i piedi toccano la terra ma portano la responsabilità di tutto il corpo», scrive. I Templari sono innanzitutto dei lavoratori come lo fu il Cristo, scrive sempre Hugo. Essere cavalieri è il loro lavoro. Essere monaci è la loro vocazione. Come non ricordare l’Ora et labora della regola benedettina?

Il primo maestro del Tempio chiede ai suoi confratelli di spogliarsi del prestigio sociale della cavalleria e di abbracciare la parte più umile della società. La scelta laica dei Templari e la scelta di essere “poveri” fra i laici è il completamento della novità rivoluzionaria dell’ordine dei “poveri compagni di battaglia di Cristo e del Tempio di Salomone”. In questo i Templari precorrono e in certo modo preparano la strada a chi con “Madonna Povertà” si volle sposare: Francesco d’Assisi.[2]

Come ho scritto sopra, non c’è qui lo spazio per ricordare per esteso la storia del Tempio: la grande attrazione che suscitò, le vocazioni e donazioni in gran numero; le gesta eroiche dei suoi cavalieri in battaglia, spesso coronate dal martirio; l’incontro fecondo con le diverse antiche cristianità d’Oriente, greca, armena e siriaca, fonte di ispirazione spirituale, devozionale, liturgica e anche architettonica (a loro si deve l’importazione dall’Oriente delle prime forme del gotico);

l’incontro/scontro con l’Islam, un’altra grande religione monoteista, che condusse i Templari alla comprensione dell’esistenza di una unica Tradizione arcaica che fu simboleggiata dal Santo Graal[3], – la sacra coppa in cui Giuseppe d’Arimatea aveva raccolto il sangue e l’acqua che sgorgavano dal costato squarciato di Gesù Cristo – di cui Wolfram Von Eschenbach, nel suo Parsifal, all’inizio del XIII secolo, designa i cavalieri del Tempio come custodi; la loro riconosciuta capacità di distinguere le reliquie vere dalle false; la probità e l’onestà che li rese affidabili, in quanto integerrimi, anche nelle operazioni economiche e “bancarie”, tanto da essere incaricati della custodia di numerosi “tesori” delle corone europee, non ultima quella di Francia. Tutto questo, seppure dopo quasi due secoli, e un certo grado di quella che gli studiosi definiscono “secolarizzazione”, era ancora vivo nel Tempio agli inizi del XIV secolo, e le deposizioni dei Templari durante il processo ne daranno ampia testimonianza.

LE RAGIONI DELLA FOLLIA

E allora perché si volle distruggere i Templari?

Sui motivi, mi limiterò a ricordare che gli studi più recenti pongono in secondo piano quella che per molti contemporanei ai fatti, ad esempio Dante Alighieri, fu la causa principale, ossia la cupidigia del re di Francia, Filippo IV il Bello. È senz’altro vero che la situazione finanziaria del regno di Francia era in una profonda crisi: solo pochi mesi prima, nel gennaio 1307, il re si era dovuto rifugiare al Tempio di Parigi, per sfuggire alla sommossa popolare che aveva preso d’assalto il palazzo reale per protestare contro «l’argento nero», cioè la diminuzione del valore reale della moneta. Quindi il re avrebbe potuto beneficiare della confisca dei numerosi beni del Tempio, mobili e immobili, come aveva già fatto con altri gruppi: gli ebrei nel 1306 e i banchieri e mercanti italiani detti “Lombardi”; o, ancora prima, pretendendo di tassare il clero, che era per definizione esente, anzi semmai riscuoteva le decime per la Chiesa.

Ricercando dunque, oltre alla cupidigia materiale, altre intenzioni e motivazioni dei distruttori dei Templari, dobbiamo ricordare i retroscena di quel periodo: la perdita di Acri, l’ultima capitale della Terrasanta crociata, nel 1291, dopo un durissimo assedio nel quale morì combattendo anche il 21° gran maestro del Tempio, Guillaume de Beaujeu, imponeva di ripensare e riorganizzare su nuove basi e con uno slancio potente almeno quanto quello iniziale, l’auspicata riconquista di Gerusalemme.

Non bastavano tentativi come l’avventura di Ruad, isolotto davanti alla costa siriana, tenuto dai Templari fino all’ultimo, nella vana attesa dell’arrivo degli alleati mongoli. Il «recupero della Terrasanta» divenne un tema ripetuto di molti libri, scritti e proposte, con riunioni e concili nei quali spesso si prospettava l’unificazione degli ordini militari (Templari e Ospitalieri prima di tutto) in un solo e unico ordine riformato (aveva anche già un nome, ordine dello Spirito Santo), a capo del quale però Filippo il Bello aspirava a mettere sé stesso o un altro membro della dinastia reale capetingia, erede di San Luigi IX, suo nonno.

Il rifiuto di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro, di unire il Tempio con l’Ospedale, dovette intralciare moltissimo il progetto della corona. D’altra parte il maestro dei Templari aveva scritto al papa che, fra i vari motivi che sconsigliavano l’unificazione, vi era proprio quello che, se si fosse seguito il desiderio del re di Francia, il nuovo ordine avrebbe assunto delle caratteristiche di ordine religioso e militare sì, ma in pratica asservito agli interessi di una singola nazione, con il rischio che fosse usato per altri scopi; non quelli del recupero della Terrasanta, ma, per esempio, la conquista dell’Armenia cristiana, che era nelle mire della Francia, oppure Costantinopoli, per restaurarvi di nuovo un imperatore latino al posto dell’imperatore bizantino che l’aveva riconquistata ai Franchi nel 1261; fra l’altro il fratello del re, Carlo di Valois, grazie al suo matrimonio con Caterina de Courtenay, poteva vantare diritti ereditari sul trono dell’Impero d’Oriente.

Anche per questi motivi, come scrive Alain Demurger, l’esistenza stessa di un ordine religioso militare internazionale, diffuso e radicato in molti Paesi, ma privo di un suo territorio sovrano – anche a Cipro, nuovo quartier generale del Tempio dopo la caduta di Acri, l’ordine era “ospite” della corona dell’isola – costituiva un «corpo estraneo» mal digerito dai nascenti Stati nazionali e in particolare appunto dal più potente fra essi, la Francia, dove il Tempio era stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa nel 1129 e dove era più organizzato e diffuso capillarmente.[4]  

Se il re di Francia aveva osato inviare ad Anagni i suoi scherani, guidati da Guillaume de Nogaret, ad imprigionare e fare violenza perfino al papa Bonifacio VIII, allo scopo di impedire la pubblicazione della sua scomunica; e anche con l’intenzione di mostrare tutta la forza e l’ira della corona di Francia al pontefice che aveva osato scrivere nella bolla Unam Sanctam che il papa, in quanto vicario di Cristo era il superiore di tutti i sovrani della Terra; se Filippo, ancora adesso, a distanza di anni, minacciava di far riesumare il cadavere di quel papa, per farlo bruciare come simoniaco, mago nero ed eretico, è facile capire quale livello di furore fanatico avesse raggiunto la corona di Francia, dove, grazie all’attività di fedeli giuristi della corte, come Pietro Dubois e Guglielmo di Nogaret, era stata appena formulata la dottrina del «regalismo»[5], basata sul principio del Rex superiorem non recognoscit, et imperator est rex in territorio suo. Secondo questo principio infatti si negavano i diritti di alcune entità fino ad allora riconosciute come universali e quindi superiori agli stessi sovrani, cioè l’imperatore e il papa.

“[…] Julien Théry vede nel sovrano che processa il Tempio la volontà di affermazione di un nuovo ruolo per la monarchia capetingia: la volontà di «pontificalizzazione» del re, ovvero, direi, di sostituzione, entro i confini del proprio regno, della funzione del papa. Il re di Francia, unto da Dio e stirpe di un re santo, è vicario di Gesù Cristo e «ministro di Dio»[6] e, in quanto tale, ha il dovere di perseguire l’eresia, delitto contro la fede e crimine di lesa maestà.”[7] Filippo ha accusato di eresia nel 1301 il vescovo di Pamiers Bernard Saisset[8], pochi anni dopo incolpa il vescovo Guichard di Troyes, innocente, di satanismo, sputo sulla croce, omicidio, sodomia, eresia, usura.[9], rinnova le sue accuse contro Papa Bonifacio VIII, da vivo e da morto, e infine osa l’inosabile: accusa di eresia un intero ordine religioso.

Filippo il Bello dunque “vuole l’annientamento fisico e culturale di un’intera comunità religiosa. Secondo il monarca e i suoi consiglieri, in particolare i suoi cavalieri Guillaume de Nogaret e Guillaume de Plaisians, i cavalieri del Tempio non devono più esistere, vanno cancellati dalla faccia della terra, sterminati, corpo e anima. Ciò che accadde ai templari nell’arco di sette anni, dal 1307 al 1314, potrebbe essere definito dal termine «genocidio», che secondo l’ONU indica «gli atti commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso»”.[10]

I Templari sono indipendenti, esenti dalla giurisdizione civile ed ecclesiastica, dipendono solo dal papa. I Templari sono religiosi ma laici, ed il loro capo, liberamente eletto dai suoi confratelli, agisce come un sovrano[11]. I Templari sono una cavalleria sacra, pronta alla riconquista della Gerusalemme terrena per far scendere sulla Terra la Gerusalemme Celeste e schierarsi come milizia del Cristo glorioso. I Templari hanno fama di santità e l’hanno ripetutamente testimoniata col sangue. I Templari fanno ombra al re. I Templari dunque devono essere distrutti.

Ma come?

DALLA FAMA ALL’INFAMIA

La prima cosa da fare è rovesciare la buona fama con l’infamia. Fu organizzato un “team” di esperti che potesse pianificare l’attacco. La squadra comprendeva in primo luogo Guillaume de Nogaret, giurista – peraltro ancora scomunicato per lo “schiaffo di Anagni” con la bolla di papa Benedetto XI Flagitiosum scelus, che lo qualifica come uno dei «figli della perdizione, primogeniti di Satana e figli del male»[12]-, nominato guardasigilli, ossia cancelliere del regno, venti giorni prima dell’arresto dei Templari;[13] Guillaume de Plaisans, giurista, membro del Consiglio Reale, uno dei principali estensori della dottrina del «regalismo»; Enguerrand de Marigny, «guardiano del tesoro», cioè ministro delle finanze del regno, e braccio destro del re. Accanto a questi protagonisti principali agiscono altri personaggi: fra questi, ad esempio, Amisse d’Orleans, detto “Le Retif”, notaio reale, sempre presente alle udienze dei vari processi e Pierre Dubois, avvocato reale, considerato estremista del «regalismo» perfino a corte, autore di vari libelli sull’argomento; gli è attribuito per esempio il Quaedam proposita papae a rege super facto Templariorum, una bozza di epistola che si suppone essere indirizzata a papa Clemente V da Filippo il Bello. Questo fu seguito da altri opuscoli con lo stesso tono, in uno dei quali propose che dovesse essere fondato un regno per il Delfino, basato sulle proprietà dei Templari in Oriente.[14]

Ma l’asso nella manica era l’Inquisitore di Francia, Guillame Humbert o Ymbert, conosciuto come Guillaume de Paris, domenicano, che si trovava dal 1305, per scelta del re, nella posizione privilegiata di suo confessore personale. Era colui che poteva in ogni caso assolverlo in base al principio del “male necessario per il bene della fede e dello Stato”, e, soprattutto, era il grimaldello per forzare la porta del Tempio.

FUORIUSCITI, RINNEGATI, SPIE E TRADITORI

“La strategia ai danni dei Templari era stata preparata segretamente dagli avvocati della Corona francese con un lavoro addirittura annoso, pianificata e portata avanti con costanza, compiendo un passo alla volta”.[15]

“In un momento imprecisato, che tuttavia deve porsi necessariamente diversi anni prima dell’innesco del processo, dodici spie furono fatte entrare segretamente all’interno del Tempio. Erano uomini al soldo della cerchia reale, che si comportarono in tutto come gli altri confratelli, salvo che nella fedeltà all’istituzione: provvidero infatti a osservare, annotare e riferire ogni tipo di comportamento che in qualche modo potesse essere ricondotto a un reato contro la fede”[16]: «Il re comandò che in diverse regioni del suo regno dodici persone entrassero nell’ordine e, fatto tutto quello che dicevano loro di fare, ne uscissero. I predetti testimoniano che tutte queste cose [accuse] sono vere. Molti infatti che ne hanno parlato con loro lo hanno testimoniato».[17]

Conosciamo anche i nomi di alcuni di questi personaggi. Il più famoso è Esquieu de Floyran che secondo Amaury Augier, autore di una Vita di Clemente V, [18] sarebbe finito in prigione[19] e avrebbe condiviso la cella con un Templare rinnegato: le informazioni che costui gli avrebbe passato circa i crimini e le eresie dell’ordine, gli sarebbero valse la fine della prigionia e l’ingresso nell’entourage del re. Esquieu era il priore dell’abbazia di Montfaucon; nel 1305 si recò a Lérida da re Giacomo II d’Aragona per vendergli le informazioni sui delitti del Tempio. Il re non gli credette, ma gli promise una ricompensa, se fosse stato in grado di provare quanto affermava. Esquieu infatti, gli scriverà il 28 gennaio 1308 per richiedere il denaro promesso, ora che le colpe dei Templari erano dimostrate dalle confessioni.[20] Ma, subito dopo l’incontro infruttuoso con il re di Aragona, si era rivolto a Filippo il Bello, che quindi già nel 1305 aprì un dossier sui Templari affidandolo a Guillaume de Nogaret. In cambio della delazione Esquieu ricevette i beni del Tempio di Montricoux, il titolo di nobiluomo e di valletto del re. Ma, dopo la morte di Filippo, la sua fortuna diminuì e, nel 1322, fu spogliato del titolo e dei beni.

Altri tre nomi li conosciamo da un biglietto che Ponsard de Gizy, commendatore templare di Payns (il luogo di origine del primo maestro del Tempio, Hugues), indirizza alla commissione d’inchiesta pontificia il 27 novembre 1309[21]: oltre a Esquieu de Floyran, Ponsard denuncia i traditori (trytour) Guillaume Robert, monaco di Saint-Martin de Bergerac, uno dei torturatori dei Templari; Bernard Pelet, priore del Mas d’Agen, consigliere del re d’Inghilterra Edoardo II; e il cavaliere Gérard de Boysol, precettore di Andrivaux nel Périgord, che dichiara di aver rivelato per primo i segreti del Tempio e quindi di essere stato minacciato.

Non conosciamo i nomi delle altre otto spie ma sappiamo che qualche notizia del dossier cominciò a diffondersi, o fu fatta trapelare ad arte, cosicché inizio a crearsi, a partire dal 1305, un clima di sotterfugi, maldicenze, pettegolezzi e chiacchiere sull’ordine del Tempio. Pare che lo stesso Filippo, in occasione dell’insediamento di papa Clemente V, il 14 novembre 1305 a Lione, avesse insinuato all’orecchio del pontefice le prime accuse contro i Templari.

La cerimonia, fra l’altro, fu funestata da un incidente gravissimo che fu interpretato dal popolo come un cattivo presagio. Il tesoro di Benedetto XI, predecessore di Clemente, era rimasto a Perugia, ma il papa poté servirsi del prezioso triregno di Bonifacio VIII. Mentre il corteo passava per le vie della città, il crollo di un muro investì e causò la morte di dodici illustri personaggi, tra i quali il duca di Bretagna, Giovanni II, che teneva le briglie della mula del papa. Anche il papa venne sbalzato a terra dalla sua cavalcatura. Nell’incidente venne smarrito l’enorme prezioso rubino che adornava la tiara.

Torniamo alle prime accuse. Scrive Clemente V nella bolla di soppressione del Tempio Vox in excelso del 22 marzo 1312, dopo aver narrato delle informazioni ricevute dal re:
“Tuttavia l’infamia contro i templari stessi e il loro ordine a proposito dei crimini sopra esposti cresceva sempre più, anche perché un cavaliere dell’alta nobiltà dello stesso ordine, la cui opinione non era ritenuta di poco conto nel detto ordine, alla nostra presenza, in segreto dopo aver giurato, testimoniò che lui stesso durante la cerimonia del suo ingresso nell’ordine, accogliendo il suggerimento di chi lo riceveva, alla presenza di vari altri cavalieri della cavalleria del Tempio negò Cristo e sputò sulla croce che gli era stata mostrata da chi lo riceveva”. Il testo prosegue con il racconto del testimone che accusa direttamente il gran maestro del Tempio Jacques de Molay, dichiarando di averlo visto con i propri occhi ricevere un nuovo cavaliere nell’ordine con queste modalità, in un capitolo tenutosi a Cipro di fronte a più di duecento confratelli cavalieri.

È importante, perché qui vediamo apparire per la prima volta quella che sarà l’accusa più importante rivolta ai Templari. Ma chi era questo misterioso e anonimo altolocato Templare che denunciò la blasfemia del Tempio al papa? Era davvero esistito? Gli studiosi hanno approfondito molte possibili soluzioni a questo quesito. Barbara Frale fa l’ipotesi che si trattasse di Hugues de Pairaud, il visitatore di Francia, in pratica il secondo in comando dell’ordine del Tempio.[22] Simonetta Cerrini, di cui condivido il parere, lo esclude e con una puntuale ricerca sui quattro dignitari del Tempio, la cui sorte, oltre a quella del gran maestro, il pontefice riservò al suo unico e personale giudizio (Hugues de Pairaud, visitatore di Francia, Germania e Inghilterra; Geoffroy de Charny, maestro di Normandia; Raimbaud de Caromb, gran commendatore d’Oltremare; e Geoffroy de Gonneville, maestro di Aquitania e Poitou) indica negli ultimi due e in particolare in Geoffroy de Gonneville il principale indiziato: “Geoffroy de Gonneville, nobile di alto lignaggio, che aveva facilmente accesso al papa in quanto maestro del Tempio in Aquitania e Poitou [il papa risiedeva con la curia a Poitiers], potrebbe essere il templare che cerchiamo, tanto più che nel 1314 non segui il gran maestro nell’estrema difesa dell’ordine che Jacques fece a sprezzo della vita, ma preferì tacere”.[23]

Resta il dubbio se non si tratti però di una testimonianza successiva, inserita dal papa nella Vox in excelso solo per aumentare il peso delle informazioni ricevute prima dell’inizio del processo.

(ndr. = Fine prima parte – a presto con il seguito della storia!)


[1] Clément Sclafert, Lettre inédite de Hugues Saint-Victor aux Chevaliers du Temple, in «Revue d’ascétique et de mystique», 34 (1958), pp.275-99, tradotta in italiano da Simonetta Cerrini, L’Apocalisse dei Templari, Mondadori, Milano 2012, pp.119-24.

[2] Il concetto di «povertà» nel Medioevo è un po’ diverso dall’attuale, che si riferisce alla sola indigenza materiale: nella concezione dei Templari, espressa nella loro Regola, “il monaco considerava il povero come un’icona di Cristo e il cavaliere vi vedeva colui che aveva bisogno del suo aiuto contro gli attacchi del nemico. Il «povero» del cavaliere prendeva vari aspetti: la vedova, l’orfano, il pellegrino, la principessa, o ancora l’anima del cavaliere stesso in pericolo” (Simonetta Cerrini, La passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, pp.290-291).

[3] Tommaso Palamidessi, Esperienza misterica del Santo Graal, Archeosofica, Roma 1970, p.10.

[4] Alain Demurger, Les templiers. Une chevalerie chrétienne au Moyen Age, éditions du Seuil, Paris 2005 (trad. It. di Emanuele Lana, I Templari. Un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo, Garzanti, Milano, 2006, 2009). Versione aggiornata con una Postface e un aggiornamento bibliografico: Les templiers. Une chevalerie chrétienne au Moyen Age, Seuil (Points), Paris 2014, p.498.

[5] Non si può non notare che il «regalismo», anticamera dell’«assolutismo», ha praticamente lo stesso nome della dottrina politica che oggi è di moda: il «sovranismo», che enuncia lo stesso principio, «ognuno è padrone a casa sua», privato ovviamente di ogni contenuto sacrale/religioso.

[6] Julien Théry, Une herésie d’etat. Philippe le Bel, le procès des «perfidés templiers» et la pontificalisation del la royauté française, in Marie-Anna Chevlaier (a cura di), La fin de l’ordre du Temple, Paul Geuthner, Paris 2012, pp.63-100, pp.91-93.

[7] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.17.

[8] Bernard Saisset, ardente aristocratico occitano dell’antica nobile famiglia dei visconti di Tolosa, fu il primo vescovo di Pamiers, diocesi nella contea di Foix sui Pirenei, creata appositamente per lui da papa Bonifacio VIII nel 1295. Dichiaratamente antifrancese e sostenitore dell’indipendenza occitana, fu accusato di alto tradimento da Filippo il Bello e fatto arrestare. All’accusa di tradimento furono subito aggiunte quelle di eresia e blasfemia. Il papa ordinò al re di rilasciarlo, e inasprì il suo atteggiamento verso Filippo il Bello (bolla Ausculta fili del 5 dicembre 1301). Così Saisset fu all’origine del secondo violento conflitto tra il re e il papa Bonifacio (1301-03).

Vedi: Vidal. Bernard Saisset, Evêque de Pamiers (1232—1311). In: Revue des Sciences Religieuses, tome 5, fascicule 3, 1925. pp.416-438; tome 6, fascicule 1, 1926. pp. 50-77; tome 6, fascicule3, 1926. pp. 371-393.

[9]Il vescovo Guichard fu incolpato dapprima di complicità e favoreggiamento nella fuga del tesoriere del conte di Champagne; poi essendo caduto in disgrazia agli occhi del re, venne denunciato come avvelenatore di Bianca di Artois, regina di Navarra e contessa di Champagne e di sua figlia Jeanne, sposa di Filippo il Bello e regina di Francia. Accuse completamente false da cui il papa lo assolse nel 1307. Ma Guglielmo di Nogaret tornò alla carica e lo accusò di aver ucciso la regina Jeanne usando la stregoneria, lo fece arrestare e trascinare in prigione al Louvre (non in un carcere ecclesiastico dove avrebbe dovuto stare). A questo punto le accuse si moltiplicarono: satanismo, sputo sulla croce, omicidio, sodomia, eresia, usura. Ritroveremo questo modo di procedere nel processo ai Templari. Guichard rimarrà in prigione fino al 1313, quando il fiorentino Noffo Dei, in punto di morte, prima di essere impiccato per bancarotta fraudolenta, lo scagionò dalle accuse. Venne finalmente liberato e nominato vescovo di Diakovar in Bosnia, dove morì nel 1317.

Vedi: François-Antoine de Boissy d’Anglas, Mémoire sur le procès de Guichard, évêque de Troyes, en 1304 et années suivantes. In Histoire et mémoires de l’Institut royal de France, tome 6, 1822. pp. 603-619;

[10] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.17

[11] E può contare sull’invidiabile assoluta obbedienza dei suoi “sottoposti”, a differenza del re che, nonostante i giuramenti di fedeltà feudale che gli sono dovuti, deve spesso fronteggiare la disubbidienza e l’infedeltà dei baroni. In particolare, Filippo il Bello aveva temuto questo, al momento della sua scomunica da parte di Bonifacio VIII, e per impedirne la promulgazione aveva organizzato la spedizione per imprigionare il papa, culminata nel famoso episodio dello “schiaffo di Anagni”.

[12] Julien Théry-Astruc, Les Écritures ne peuvent mentir. Note liminaire pour l’étude des références aux autorités religieuses dans les textes de Guillaume de Nogaret, dans Bernard Moreau, Julien Théry-Astruc, dir., La royauté capétienne et le Midi au temps de Guillaume de Nogaret. Actes du colloque des 29 et 30 novembre 2013, Éditions de la Fenestrelle, Nîmes 2015, p. 243-248.

[13] Paris, Archives Nationales, JJ 44 f°3, éd. Inv. 894 bis.

[14] P.-A. Forcadet, Pierre Dubois : conseiller de Philippe Le Bel en matière politique et militaire, L’armée, la paix, la guerre, journées de la société d’histoire du droit, éd. J. J. de Los Mozos Touya, Valladolid, 2009, p. 209-228.

[15] Barbara Frale, Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari, Giunti, Firenze 2014, p.31.

[16] Barbara Frale, Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari, Giunti, Firenze 2014, p.97.

[17] «Rex etiam in diversis partibus regnis sui ordinavit quod aliqui, bene XII numero, intrarent ordinem illum et audacter facerent, quicquid eis diceretur et postea exirent. Qui predicti omnia testificati sunt esse vera. Multi etiam, qui conversati sunt cum eis, testificati sunt hoc». Barbara Frale, Il Papato e il processo ai Templari, Viella, Roma 2003, p.47, n.115, cita Heinrich Finke, Papsttum un Untergang des Templerordens, Aschendorff, Münster 1907, vol.II, p.145.

[18] Ètienne Baluze (a cura di), Vitae Paparum Avenionensium hoc est Historia Pontificum Romanorum qui in Gallia sederunt, 1693, nuova edizione a cura di Guillaume Mollat, Paris 1913-1928, vol.II, pp.89-106.

[19] «…uomo di mala vita ed eretico, e per gli suoi difetti messo in Parigi in perpetuale carcere per lo suo maestro», scrive Giovanni Villani, Nuova Cronica, a cura di G. Porta, Fondazione Pietro Bembo/Guanda, Parma 1991, II 8, cap.92.

[20] Heinrich Finke, Papsttum un Untergang des Templerordens, Aschendorff, Münster 1907, vol. II, p.83.

[21] Jules Michelet, Procès de templiers, voll. I-II, Les Editions du CTHS, Paris 1841-1851, ristampa Paris 1987, prefazione di Jean Favier, vol. I, pp.36-37.

[22] Barbara Frale, L’ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra di obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia, Viella, Roma 2001, pp.75-79.

[23] Simonetta Cerrini, La Passione dei Templari, Mondadori, Milano 2016, p.133.

FORMAZIONE DEI PIANETI – di Alessandro Benassai

fuoco-pianeti.gif-webViaggiando nel cosmo s’incontrano i misteri più profondi: le origini.
Le origini dell’Universo, le origini delle galassie, le origini delle stelle, le origini dei pianeti, le origini della Terra, le origini dell’uomo, le origini della vita. Le origini sfuggono all’indagine scientifica basata sull’analisi razionale degli eventi.
Possiamo spiegare processi di sviluppo, i giuochi tra materia e energia, tra spazio e tempo, ma le origini dell’energia e dello spazio e del tempo rimangono avvolte nel mistero, perché non si possono dedurre: sono le cause prime e non gli effetti, sono i principi di tutte le cose che scaturiscono da un unico Principio, come i numeri sono tutti racchiusi nell’unità.
La Scienza dei primi Principi ancora non è compresa pienamente. La vita non evolve gradatamente come alla fanciullezza segue la maturità; solo quando le condizioni ecologiche sono pronte, solo allora si verifica il fatto nuovo la cui causa non sta nella situazione ecologica. L’analisi retrospettiva degli eventi non conduce al principio che ne è la causa. archeologia 2
Quando il Sistema Solare è formato, e con esso la Terra, quando poi sulla Terra le condizioni ecologiche evolvono, ecco si verifica il fatto nuovo che non è un effetto conseguente e quindi deducibile: appare la vita vegetale, poi la vita animale, e quando l’evoluzione raggiunge un certo livello appare l’uomo. Non si tratta di un corpo formatosi attraverso un’evoluzione biologica, ma dell’uomo vero, dell’uomo psichico preesistente, intelligente e autocosciente, ben distinto dagli animali come i primati, che dopo milioni di anni sono rimasti tali. EvolUomo
Se poi rivolgiamo l’attenzione alle origini dei pianeti del Sistema Solare il mistero non accenna a diradarsi. Negli ultimi anni la scoperta di oltre un centinaio di pianeti di Sistemi Planetari extra solari ha creato una certa confusione. Questi pianeti seguono orbite completamente diverse da quelle dei pianeti del nostro Sistema. Attualmente non esiste una spiegazione scientifica valida di come i pianeti abbiano preso forma a partire da gas e polveri. uomo preistorico e cielo
Quello che sfugge è proprio l’inizio, sfugge a tal punto da fare affermare, tra il serio e il faceto, ad uno degli esperti mondiali dell’argomento, il dottor Scott Tremaine della Princeton University, che tutte le predizioni sui pianeti extra solari si sono rivelate completamente sbagliate e che la predizione più sicura sull’origine dei pianeti è che quest’ultima non esiste.
All’inizio il corpo dei pianeti è costituito di una sostanza molto sottile che si condensa molto lentamente sotto le influenze specializzanti delle forze provenienti dalle costellazioni. I corpi siderali così creati e animati di un movimento di rotazione conforme al senso di rotazione dell’antica cintura equatoriale, sono sottoposti alle forze interne del Sistema ed a quelle esterne della galassia. pianeta-blu-web
Così poco a poco si sviluppa la molteplicità degli scambi tra le sfere ed i corpi planetari che determina la loro evoluzione ulteriore.
Quando la turbinante sfera solare, una specie di ellissoide in rotazione, si contrasse sino all’orbita di Nettuno, lasciò all’esterno un residuo di materia in sospensione, simile ad una soluzione in movimento, che gradualmente andò a concentrarsi sulla fascia equatoriale. Il residuo si raffreddò presto contraendosi sino ad assumere la forma di una fascia ruotante. La forza centrifuga separò la sostanza congelata dalla massa centrale e la sospinse verso il bordo esterno suddividendola in anelli di densità variabile. nube-di-oort
Nelle profondità dello spazio interstellare, distanti dal Sole più di qualsiasi altro corpo planetario, una schiera di avanzi congelati di questa prima fase di sviluppo orbitano intorno alla nostra stella. Questa fascia, scoperta dall’astronomo olandese Jan Oort, ospita asteroidi, planetoidi, polveri cosmiche e miliardi di comete.
sednaL’immensa estensione della fascia dà un’idea delle dimensioni iniziali della nube solare, migliaia di volte più grande di quella del Sistema Solare. Questa unica fascia è stata suddivisa idealmente in due parti, una interna ed una esterna. Quella interna si fa estendere fin dove è stato possibile individuare corpi planetari di una certa dimensione, il più lontano dei quali è stato chiamato Sedna.

(Tratto da “Cronache di civiltà Scomparse” di Alessandro Benassai)

EROI SENZA TEMPO

Appena sentiamo la parola “eroe” subito nella nostra mente affiorano immagini e ricordi di fatti straordinari.  Sono tante le persone di coraggio che hanno compiuto azioni altruistiche, senza preoccuparsi del rischio che potevano correre. salvo-d-acquisto
Sono davvero tanti coloro che hanno rinunciato alla propria vita in favore di un Ideale.
martirio-Nagasaki
Anche se per fortuna ci sono atti eroici dove il protagonista sopravvive, molto spesso l’eroe dona la vita per salvare una persona, per la patria, per la libertà, per un Ideale che sia sociale, mistico o comunque sovrapersonale. palach2
La nostra cultura è piena di esempi eroici, sia lontani nel tempo, storici o mitologici e leggendari, sia più vicino a noi.
Non tutti gli eroi sono famosi: ci sono uomini e donne che hanno affrontato imprese incredibili o si sono sacrificati per il bene comune, passati alla storia, e altri totalmente anonimi e sconosciuti. atti-eroici
Così come ci sono atti eroici di una natura elevatissima, più che spirituale, assai difficile da scorgere e quasi impossibile da raccontare. Melchisedec-Priesthood

La nostra coscienza deve a volte aprirsi, rendersi più idonea alla comprensione del significato profondo di alcune “vite”, perché di vita intera si tratta quando parliamo degli “eroi senza tempo”.
Mi riferisco ai grandi Istruttori dell’umanità, che hanno dedicato tutta la loro vita al compimento di una missione.
“Eroi senza tempo”, paladini di un Ideale atemporale, sempre identico anche se nella storia assume forme differenti. Eroi Siena 2018
Personaggi speciali che si inseriscono nel mondo per portare il loro esempio, per dare una speranza ancora al genere umano. Una speranza di realizzazione, di conoscenza, di felicità.
Si parla di una “Via degli Eroi” quando si allude ad un preciso itinerario ascetico, che potremmo definire un’avventura spirituale perché comporta il superamento di prove ed ostacoli grazie all’applicazione volontaria e all’intervento divino. Un viaggio mistico e iniziatico alla ricerca, e poi conquista, della famosa Sacra Coppa o Graal. Un simbolo che ritroviamo spesso associato a questo particolare cammino spirituale, la “Via degli Eroi” appunto, destinato a chi si rende idoneo all’impresa, a chi riesce a interpretare e seguire le orme dei grandi “eroi senza tempo”.

 

 

 

 

UNA TEORIA SULLA FORMAZIONE DELL’UNIVERSO – di Alessandro Benassai

L’Universo è costituito da una porzione di spazio fluido adinamico reso dinamico dalle energie dell’Assoluto, spazio circoscritto nello spazio fluido adinamico infinito ed eterno.

universo

La materia è fluido spaziale dinamizzato. Tutti i gradi di densità della materia, come tutte le forme di energia, derivano dalla forza che dette inizio al divenire del Cosmo. Se questa forza che tiene in vita smettesse di fluire, tutto ritornerebbe quello che era senza le energie dell’Assoluto: parte del “nulla” infinito ed eterno dal quale l’uomo e l’Universo furono tratti all’essere.

universo 4

Il Cosmo ha una struttura sferica che diventa sempre più omogenea man mano che la nostra visione abbraccia scale dimensionali sempre più grandi, oppure quando lo osserviamo a scale sempre più piccole sino ad arrivare alla materia prima. Al di là della sfera cosmica, nell’eternità, è il Regno di Dio e di Cristo, secondo la Sua affermazione: “Il mio regno non è di questo mondo”.  L’inizio di una vita nuova conforme a quella di Cristo, coincide con l’uscita dal Cosmo secondo il suo insegnamento: “Io non sono di questo mondo e voi che mi seguite non siete di questo mondo”.

Universo 5

Quando si parla di spazio universale s’intende quella porzione finita di spazio fluido adinamico reso dinamico da una energia infinita la cui Sorgente è preesistente. Lo spazio universale non è un vuoto nei confronti della materia che sarebbe il pieno, non è un nulla, inesistenza: dal momento che lo vediamo e gli attribuiamo delle caratteristiche, esso non solo esiste, ma preesiste alla Creazione.  Heisenberg principio

La moderna teoria quantistica dei campi conferma  lo stato dinamico dello spazio universale considerandolo in continua fluttuazione quanto-meccanica, come un agitarsi di coppie di particelle virtuali di materia e antimateria; quest’ultime, protette dal principio di indeterminazione (di Heisenberg), nascono e si annichiliscono tra loro continuamente. Lo spazio tra le stelle viene così pensato in costante equilibrio dinamico.
universo 6Secondo il suddetto principio, energia e tempo, al pari di altre coppie di grandezze come posizione e velocità, non possono essere misurate simultaneamente con precisione; se lo spazio fosse privo di qualsiasi forma di energia, allora sarebbe possibile determinare la velocità e l’energia di una particella virtuale uguale a zero, con un errore pari a zero, violando così il principio stesso. Fu la potenza del suono a rendere turbolento lo spazio universale causandovi il fenomeno della sonoluminescenza. L’onnipotenza del Verbo produsse nell’abisso, eterno ed infinito, una voragine, si udì allora il fragore delle grandi acque che vi precipitarono a vortice, le acque del mare agitato della vita.

universo 3

Il movimento vorticoso generò i primi vortici di grande scala che a loro volta produssero vortici sempre più piccoli dando origine al fenomeno della cascata di energia. L’energia cinetica introdotta alle scale più grandi alimentò l’energia di vortici minori senza alcuna dissipazione, e quando le dimensioni delle strutture vorticose diventarono sufficientemente piccole sì da costituire il limite della materia prima, l’energia cominciò ad essere dissipata dai vortici sotto forma di radiazione e apparve la luce.

dark matter

Materia ed energia, tempo e spazio, sono costituiti da una minima quantità indivisibile, i veri atomi primi; se fossero divisibili all’infinito, allora se ne negherebbe l’esistenza. La forma sferica di ogni micro vortice è dovuta al movimento di rotazione dell’energia in uno spazio minimo circoscritto. Si forma una bolla di spazio dinamico i cui confini possono resistere alla pressione esercitata dagli altri micro vortici perché nell’Universo non esiste un punto vuoto, una zona non dinamizzata, salvo quella circoscritta dai cosiddetti buchi neri, nei quali lo spazio fluido s’incurva facendo cadere a spirale la materia circostante per essere trasformata in energia.

buchi neri

Le spire di ogni microvortice sono linee di forza capaci di risuonare su di un’intera gamma di vibrazioni, come le corde di un pianoforte, garantendo lo scambio energetico continuo che anima tutte le parti del Cosmo.

atomo

Il più piccolo fotone, oltre al picco fondamentale che caratterizza la sua energia, produce una serie di onde che si estendono su tutto l’arco dello spettro, come una nota musicale produce per risonanza tutte le sue armoniche.
La forza che fluisce e rifluisce attraverso il centro della turbinante sfera cosmica anima ogni singola particella, di conseguenza tutto nell’Universo creato vibra e pulsa.

nell'universo

La sfera universale è limitata come dimensioni: i suoi limiti costituiscono una cassa armonica nella quale i suoni possono arricchirsi di armoniche e le particelle vibrare. Se l’Universo fosse infinito, nessuna risonanza e nessuna vibrazione sarebbe possibile.
Così, per effetto della risonanza cosmica, l’accordo fondamentale della scala musicale universale può animare ogni singola parte del tutto.
universo 2

I limiti dell’estremamente grande costituiti dalla sfera universale, e i limiti dell’estremamente piccolo costituiti dai veri atomi primi indivisibili, sono i due estremi del Tutto cosmico tenuto in esistenza dall’energia di una Potenza Cosciente, assoluta, atemporale, infinita, onnipotente, onnisciente, che si rivela con la creazione dell’Uomo dell’Universo o Uomo Universale cosciente. Se questa energia vitale cessasse per un attimo di fluire e rifluire tutto scomparirebbe nel nulla dal quale fu tratto all’essere.

VERSO IL CRISTIANESIMO DEL TERZO MILLENNIO – di Fabrizio Leone

crocifisso 1Nel 2007, quando ebbi l’occasione, e la fortuna, di conoscere Archeosofica fui colpito immediatamente da un particolare dettaglio: la centralità della figura di Cristo nell’esposizione della sua dottrina.

arti marzialiVa premesso che prima di quel particolare 19 luglio, mi ero già mosso su più fronti alla ricerca di qualcosa che desse un senso a quelle importanti domande esistenziali che assillano le coscienze di molti individui. Ne venivo da diversi anni di arti marziali con annessi studi di filosofie orientali, buddhiste e taoiste; avevo una grande passione per la filosofia classica che rimaneva il “pallino” delle mie letture personali e l’interesse per la comunicazione pubblicitaria e giornalistica del mio corso di studi universitario mi rendevano allo stesso tempo idealista e pragmatico, sognatore e materialista, insomma un amalgama confuso di pensieri che si rifacevano a tradizioni antiche e moderne senza un preciso ordine e una organizzazione.
Fu però durante questo periodo “confuso” che mi avvicinai più assiduamente allo studio di tutti quei testi considerati “proibiti”, ovvero che facevano parte delle dottrine chiamate “occulte” o “esoteriche”.
KabbalaSe ripenso oggi alla strana sensazione che provavo nello studiare di nascosto quei libri, ricordo che era, per me, come trasgredire le regole convenzionali. Nessuno dei miei conoscenti immaginava che leggessi di magia, alchimia, kabbalà, spiritismo, tutti argomenti tabù in una società che aspetta i miracoli senza la fatica di farli accadere e allo stesso tempo è pronta a puntare il dito contro ogni cosa che non comprende etichettandola come sciocca superstizione.
Era davvero strano per me, a causa della mia mentalità orientaleggiante colorata da qualche sfumatura di materialismo, che la figura del Cristo si potesse trovare, pregare e lodare al di fuori del contesto in cui ero cresciuto.
bambino fedeleIl Cristianesimo fino ad allora non poteva essere compreso nel suo valore profondo, ma era visto solamente come una serie di privazioni e mortificazioni verso piaceri del tutto naturali nella vita degli uomini; per non parlare poi della considerazione che avevo per alcuni “apostoli” moderni di questo insegnamento: uomini spesso buonisti piuttosto che realmente buoni, uomini che mostravano un sorriso tirato e finto quando avrebbero potuto far emergere le proprie passioni e troppo spesso con il capo chino e remissivo simile a quello dei dipinti dei Santini. Non tutti erano così! Certamente! Una gran parte, quelli “diversi”, tentavano in tutti i modi di avvicinare la comunità giovanile alla Chiesa con partite di calcio, attività ludiche, divertimenti di diversa natura svolti nelle vicinanze della chiesa e dei parrocchiani.Re Magi
Ma, purtroppo, la natura umana aveva agli occhi del ribelle adolescente sempre la stessa faccia. Anche se si era più vicini alla Chiesa e alle cerimonie Sacre, la gente non si faceva “migliore” anzi, alle volte ostentava un atteggiamento di superiorità, mascherato da pietà, verso i meno fortunati che non poteva affascinare un ragazzo nel pieno della vita, con la mente infarcita di utopistici ideali; e poi… dove erano le famose risposte alle domande esistenziali che a 15 anni scaturivano nel profondo della coscienza?
Perché si professa un’unica Fede ma ognuno pretende il proprio Dio migliore? Perché chiedere privazioni che sembrano andare contro una logica ordinaria? Perché essere devoti all’Invisibile, se dell’invisibile non se ne può avere una reale conoscenza?pantocrator2

Tante e tante domande assillano la mente dei ragazzi di quell’età, che vivono il momento più delicato della loro vita alla ricerca degli ideali.
Così, nel cercare di distaccarsi dal retaggio Cristiano, che spaventava in quanto a apparente ottusità, passando per i libri etichettati come “sconvenienti” dai Dottori della Chiesa, la figura di Cristo tornò a farsi sentire a gran voce.visione mistica
Negli scritti di questi personaggi, talvolta messi all’indice, trovai, già nelle prime pagine, una prefazione del tutto inaspettata: vi era un’invocazione ed una richiesta profonda affinché Iddio e il Suo Cristo Redentore concedessero, a quelle parole scritte, di perdurare nel tempo, quasi come a chiedere il permesso di poterle trasmettere.
La cosa che più mi colpiva è che questi testi erano scritti nella stessa misura da studiosi, scienziati o monaci ma tutti, senza eccezione, riempivano della stessa Fede e fervore la loro richiesta.
Quella che durante la lettura risuonava nella mia interiorità, era un’invocazione vera, erano parole vive che scaturivano dalle righe delle loro prefazioni con una reverenza mistica che avvolgeva il senso della loro preghiera, alla maniera di qualcuno timoroso di dir troppo riguardo un segreto che non è suo.
Gli autori di questo esoterismo più spinto erano ferventi Cristiani, anzi, erano proprio quella forma di Cristiani che cominciava a darmi risposte concrete alle tanto incessanti domande della mia coscienza, mostrando allo stesso tempo il rispetto e il timore che si deve per le cose sante e ugualmente la tenacia e la vivacità d’amore necessari per avvicinarsene.Cristo Re
Così per una serie di eventi bizzarra, anzi sarebbe da dire, troppo bizzarra per essere considerata casuale, ebbi la possibilità di confrontarmi con i testi di Tommaso Palamidessi e inaspettatamente, ecco: il Cristo tornava a farmi visita.
La Scienza dell’Arké o Archeosofia, la Sapienza Tradizionale che si perde nella notte dei tempi fino all’origine del Cosmo stesso, era la sintesi che tanto andavo cercando e non era in contraddizione con tutto quello che avevo imparato in precedenza. Suonava invece una squisita armonia sulle corde del mio cuore.
C’è la dottrina metafisica degli antichi filosofi, c’è la pratica e l’esercizio dei monaci orientali, ci sono tutte le discipline esoteriche trattate in maniera chiara e logica, c’è l’umiltà di un Uomo che scrive per gli altri e non per se stesso o per i propri interessi, ci sono le difficoltà e gli ostacoli come in tutte le cose che si devono conquistare con le proprie forze, ci sono gli amici in cammino e, soprattutto… c’è il Cristo.meditazione 333
E non può di sicuro mancare, infatti scrive Tommaso Palamidessi: “Tradizione Archeosofca e unita delle religioni vanno pienamente d’accordo, perche l’idea fondamentale sulla quale poggia la nostra scienza sperimentale dello spirito, e quella di una Tradizione universale e primordiale dalla quale sono sgorgate tutte le religioni, e di cui le filosofie sono un’espressione minorata e parziale, che rappresenta tutto il travaglio dell’umanità per avvicinarsi all’unita religiosa nel corso di migliaia di anni ad oggi. Questa Tradizione e costituita da un insieme di principi permanenti e trascendenti, la cui origine e solo in parte umana, e non sono suscettibili di evoluzione, appunto perché principi permanenti e trascendenti” (Tommaso Palamidessi: Quad. 1 – Tradizione Arcaica e Fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica), in perfetta concordanza con le parole di Gesù alla Samaritana quando disse: “[…] sta venendo, ed e adesso, l’ora nella quale i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verita: infatti il Padre cosi vuole i suoi adoratori. Dio e spirito e quelli che adorano debbono adorare in spirito e verità.” (Giovanni 39:42).conoscenza di se stessi
È strano come sia facile trovare delle imperfezioni in coloro che sono al nostro fianco, ma come sia invece tanto arduo scoprire quanto c’è di imperfetto in noi.
Vidi il Cristianesimo con occhi di ragazzo e lo giudicai inadatto, imperfetto, classista, ottuso.
Dopo aver sperimentato i metodi pratici di Archeosofica, avviandomi ad una conoscenza più profonda di me stesso, riguardo oggi il Cristianesimo e mi sembra invece di vedere una Sposa a cui manca lo Sposo; penso, ogni giorno sempre di più che la gente del nostro Secolo, così attenta a ciò che vi è di tangibile, alla materialità, o all’esasperato idealismo astratto, ha necessità di una chiave di lettura che era quella dei primi Cristiani, un sapere integrale strutturato per dare risposta alle persone più umili ed a quelle più colte nello stesso tempo, perché sostenuto dall’esperienza.misticismo
Quest’esperienza, seppure interiore, è un’esperienza che si può ottenere solo con i metodi considerati “ascetici” e che uomini di ogni tempo e di qualsiasi luogo hanno cercato di insegnare per permettere almeno ai più volenterosi di ottenere un risultato vero e portare così anche loro testimonianza dell’Unica strada che deve essere percorsa, sull’esempio di colui che ha detto: “Io sono la Via, la Vita e la Verità”.Cristo e Samaritana
Palamidessi scrive: “Il cerchio è grande, il centro è uno solo, e dal centro la Tradizione Arcaica è arrivata agli uomini e alle donne inclini e maturi per accoglierla attraverso numerosi raggi: Ram, Abraham, Mose, Elia, Pitagora, Ermete Trismegisto, Platone, Socrate, Plotino, Clemente Alessandrino, Origene, e tanti, tanti, molti altri. Poi vi sono le trasmissioni filtrate attraverso i più idonei dell’India, della Grecia, della Cina, della Palestina, dell’Italia, alcuni dei quali sono già stati nominati. Ora, malgrado si siano avuti parecchi intermediari e vie iniziatiche, si tratta in tutti i casi di adattamenti e di centri che risalgono alla stessa fonte” (Tommaso Palamidessi: Quad. 1 – Tradizione Arcaica e Fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica).
Una sola è la Via, Uno solo è il Maestro: Cristo.loto
Quello che scrivevano gli Apostoli è lo stesso di ciò che hanno scritto i Padri della Chiesa, i Monaci del Medioevo, i Fedeli d’Amore dell’Umanesimo, i Mistici del Rinascimento, i Cristiani esoterici del 1800.
Così, Tommaso Palamidessi ha voluto ricordare a quei Cristiani che hanno dimenticato l’entusiasmo e lo slancio di quando erano piccoli, a coloro che leggendo le fiabe dei Cavalieri della Sacra Coppa si infiammavano d’Amore per la ricerca della più Santa delle reliquie Cristiane, che se si combatte, oggi come allora, per cercare il Cristo che dimora nel cuore degli uomini, allora finalmente scopriremo che stiamo tutti parlando la stessa lingua, che vi è davvero un unità di intenti nello Spirito dell’Uomo e della Donna di ogni luogo.
cammino spiritualeLa necessità di tornare alla propria patria celeste: non inteso un senso fiabesco, vi è un’esperienza reale e viva che può infiammare il cuore a tal punto da non poter dormire, non poter mangiare, non poter pensare ad altro che a impiegare ogni secondo possibile per rimanere svegli a guardare la meraviglia della Luce che avvolge ogni cosa e che non fa distinzioni fra Cristiano, Musulmano, Induista o ateo apparente.
Ogni Quaderno di Palamidessi è intento a spiegare il rapporto intimo fra Cristianesimo e Archeosofia, non sta a me dire, a chi li leggerà, di crederci senza un’opportuna ricerca e un’indagine accurata, ma, mi permetto di riprendere un suggerimento dell’Autore che mi colpì profondamente quando lessi i suoi testi:metafisica
Leggete queste pagine, pensatele e ripensatele. Fatele vostre. Proseguite in modo sistematico, energico con la lettura dei quaderni da noi programmati e insistete con gli esercizi. L’arte, la scienza, la mistica e la paramistica (Via degli Adepti) si prendono con la forza, con la tenacia, con il coraggioso allenamento di ogni giorno, con fiducia e speranza. Il lavoro archeosofico è simile all’impresa del fonditore: il suo oro nel crogiuolo diventerà fuso e puro quando avrà portato il metallo al calore della fusione” […] “Ancora una volta vi ripeto: non credete a me, ma ai risultati dell’esperienza. Può darsi che riusciate subito, oppure dopo molti mesi di falliti tentativi. Non scoraggiatevi, continuate gli esperimenti, cercando le cause dell’insuccesso, finché avrete i risultati positivi. Ogni impresa ha le sue difficoltà: chi e saggio e tenace raccoglie la vittoria” (Tommaso Palamidessi – Quad. 2 & Quad. 5).

 

 

 

LE COSTELLAZIONI NORD BOREALI E LA DOTTRINA DELLA RISURREZIONE NEI MISTERI DEGLI ANTICHI EGIZI – di Alessandro Benassai

Le stelle che circondano il Polo nord ebbero una grande importanza nell’astrologia misterica dell’antico Egitto. Esse furono designate con il termine generico Mesket, specialmente quelle che rappresentarono Set assieme a sua moglie Ta-Urt, raffigurata sotto le sembianze di un Ippopotamo femmina, simbolo delle forze infere e tenebrose del male.ippopotamo dea
Queste stelle e le costellazioni ch’esse formarono sotto lo sguardo degli astrologi egizi, furono chiamate con il termine Set, nome della potenza tifonica del Caos primordiale.
Le costellazioni dette “circumpolari”, rimanendo sempre visibili nel cielo notturno dell’emisfero Nord, rappresentarono per gli Egiziani i giganteschi e insonni guardiani pieni d’occhi che costantemente vigilano il Polo a cui è ancorato il potere sovrumano che fa girare il mondo e rende immortali. barca solare di Ra
Questi mostruosi guardiani che non dormono mai, si oppongono con veemenza irresistibile a qualsiasi tentativo di profanazione e respingono l’anima disincarnata di chi non è degno, rigettandola nel “circuito esistenziale”, il divenire cosmico, la ruota stritolante del destino ch’essi stessi continuamente girano.
Set, secondo il mito narrato da Plutarco, divenne per i Greci il gigante Tifone, simbolo della forza turbolenta e distruttiva dei venti e dell’uragano.
tifoneFiglio della Terra e del Tartaro, era rappresentato come un essere mostruoso metà uomo e metà bestia. Per statura e forza sorpassava tutti gli altri figli della Terra: era più alto di tutte le montagne e la sua testa urtava contro le stelle. Quando stendeva le braccia una delle mani raggiungeva l’Oriente e l’altra l’Occidente e invece di dita aveva cento teste di draghi e dalla vita in giù era circondato di vipere. Il suo corpo era munito di grandi ali e i suoi occhi lanciavano fiamme. Persino gli Dei ne ebbero paura, eccetto Atena e Zeus, che dopo dura lotta a colpi di fulmine, lo schiacciò sotto l’Etna. Il fuoco e la lava che escono dal vulcano divennero così il simbolo delle forze infernali e demoniache vomitate da Tifone e ciò che rimase dei fulmini con i quali Zeus lo abbatté.Anubi
Il termine Mesket, usato per individuare le stelle dell’estremo Nord, non indica solo le forze della corruzione e della morte rappresentate da SetTifone, ma si riferisce anche ad un misterioso potere rigenerante che assicura dopo la morte una seconda nascita, o resurrezione dagli inferi, connesso con Anubi, a volte confuso con lo stesso Set, perché  Set e Anubi fanno parte degli stessi Misteri.
Così nel cielo boreale furono immortalati Set e la sua sposa Taurt  e lo stesso Anubi. Set fu rappresentato dalla costellazione della Zampa Anteriore (o “Coscia del Toro”, o “Toro”), formata dalle sette stelle dell’Orsa Maggiore; Taurt dalla costellazione dell’Ippopotamo, formata dalle stelle del Drago; Anubi, sotto forma di giovane Cane selvaggio (il Cane di Set), fu formato dalle stelle dell’Orsa minore.
ippopotamo costellazioneSet fu quindi identificato nella Coscia del Toro, simbolo della “potenza taurina”, e la sua sposa Taurt nell’Ippopotamo femmina abbinato al Coccodrillo, simbolo del “potere serpentino”. La testa di Set, nella sua primitiva forma di Kapi, fu marcata dalle stelle di Cefeo.
La relazione peculiare mostrata tra la Zampa Anteriore (del Toro) o Toro e l’Ippopotamo è menzionata in parecchi testi mitologici.
Nel Libro del Giorno e della Notte, redatto al tempo di Ramses VI, si legge: “Come per questa Zampa Anteriore di Set, essa è nel cielo del nord, legata a due pali d’ormeggio di pietra da una catena d’oro, essa è affidata a Iside che sotto le sembianze di un Ippopotamo la protegge e la sorveglia”. Misteri di Iside
Nei misteri Iside, la Madre divina, è colei che detiene “la chiave della vita”, ovvero il potere creatore e rigeneratore del fuoco celeste, che però diviene un potere distruttivo per coloro che non sono puri e degni della “rinascita”.
Secondo il mito Anubi avendo provveduto a mummificare il corpo di Osiride, di cui il malvagio Set aveva fatto scempio, divenne il dio preposto ai misteri della mummificazione e fu quindi chiamato “Colui che è nella nebride”, per l’allusione ai misteri iniziatici del “Passaggio per la pelle”.
passaggio per la pelle“Colui che è nella nebride” è “Colui che è rivestito di una pelle di cervo”, come poi in Grecia lo furono Dionisio e i suoi seguaci.
Passaggio per la pelle” fu la terminologia simbolica per accennare ad una cerimonia segreta che doveva sancire la “seconda nascita”.
Durante la cerimonia l’iniziando ai Misteri veniva coperto da una pelle di cervo o di leopardo, poi doveva assumere una posizione fetale ed entrare in uno stato letargico, simile a quello della vita prenatale, rimanendo però cosciente.
La pelle di cervo o di leopardo, o di un altro animale consacrato al dio Sole (Osiride), come il vello d’oro di Giasone, designò quindi le vittime sacrificali di Set (come lo fu Osiride), ovvero gli iniziati ai Misteri della seconda nascita, che dovevano “morire” per affrontare le potenze oscure di Set, vincere la morte e “rinascere” per non più morire.
Anubi è detto “Colui che è nella nebride” (nell’oscurità) perché la mummificazione dei corpi in qualche modo era un rito funerario connesso con i misteri del “Passaggio per la pelle”. Se la cerimonia della mummificazione aveva lo scopo di rendere il corpo immortale, questo corpo doveva essere quello nuovo di colui che, rientrando nel ventre di  sua madre (Iside), nasceva di nuovo.  pelle leopardo sacerdote
La pelle di leopardo, di agnello o di cervo, costituì anche una delle insegne di Osiride, quale dio della resurrezione. Innanzi al suo trono appare sempre la pelle di un animale sacrificato appesa ad una lancia che cola il suo sangue dentro ad un recipiente.
I sacerdoti egizi chiamarono Meska la pelle sotto la quale si poneva l’iniziando, la pelle che simboleggiava l‘amnios o il chorion, quale membrana che avvolge il feto che appunto si trova nel ventre della madre. Il termine Meska è costituito da mes che significa “nascita” e ka, “doppio”.
Il rito del “Passaggio per la pelle” veniva svolto anche a beneficio di nobili defunti e dello stesso Faraone. Il sacerdote, chiamato Sem, lo celebrava dinanzi al loro sarcofago eretto contenente la mummia.
Dopo essersi assiso in posizione fetale su di un piccolo scanno, il Sacerdote cadeva nel sonno magico con lo scopo di sdoppiarsi per assistere il defunto nell’aldilà e condurlo in salvo nella terra celeste. Taurt
La costellazione della Coscia o Zampa Anteriore del Toro, associata a quella dell’Ippopotamo, è di origine assai antica, e sembra l’equivalente della “Spalla del Toro” tenuta in mano dall’Orsa, il dio supremo di cui si parla nei Misteri di Mitra, “che muove e percorre il cielo in alto e basso, secondo il tempo”.
La costellazione dell’Ippopotamo rappresentò la dea Ta-Urt, protettrice delle madri, preposta alla maternità e all’allattamento. Essa venne appunto raffigurata da un Ippopotamo in posizione eretta con il seno in evidenza ed una mano poggiante sul segno SA, che significa “protezione”. Sulla schiena dell’Ippopotamo a volte appoggia le sue zampe un Coccodrillo, immagine del dio Sebek, simbolo delle potenze di Set, le forze disgregatrici del caos. Hieroglyphic carvings in ancient egyptian temple
Queste due costellazioni nella versione lineare dello Zodiaco circolare di Denderah, che si trova in una sala adiacente al Tempio, vengono poste tra il Sagittario e il Capricorno, quindi messe in relazione con il Solstizio d’Inverno (lo 0° del Segno del Capricorno).
Quando il Sole si trova in questa posizione segna una data speciale del calendario sacro, antico e moderno: la nascita del Salvatore.
La tradizione popolare rappresenta questo evento storico con il Presepio o Presepe. Il Bambino Divino è poggiato su di una mangiatoia, situata in una stalla, tra il bue e l’asinello.
Il termine “presepio” o “presepe” deriva dal latino praesaepe, da prae-s(a)epio, “chiudere davanti, sbarrare”, composto da prae, “davanti” e da saepio, “cingere”, “circondare con una siepe”, “proteggere”. Il significato di Presepe è quindi quello di un luogo difeso efficacemente e reso inaccessibile da una barriera, una “protezione materna” che delimita e difende lo spazio sacro in cui è posto il Bambino Divino da ogni profanazione.
pelle leopardo sacerdotessa
Questa protezione materna ricorda la pelle nella quale veniva avvolto colui che doveva rinascere, pelle che gli Egiziani chiamarono (meska) con lo stesso nome con il quale nominarono il cielo stellato del nord (mesket) che pareva avvolgere, nascondere e proteggere il Centro della vita universale, il potere supremo di Osiride, la forza forte che rende immortali.
Questo luogo polare fu chiamato Eden, la Sede dell’Albero della Vita difeso poi da due Cherubini.
L’Asino, come il Toro, fu l’antico simbolo di Set. La Zampa Anteriore (del Toro o dell’Asino), è la Zampa Anteriore di Set incatenata ai due pali d’ormeggio di pietra, affidata a Iside, che sotto le sembianze di un Ippopotamo, “il bue delle acque” come lo chiamavano gli Egiziani, la custodisce e la sorveglia.dendera-planisfero
Nel centro del Planisfero di Denderah, nei pressi del Polo Nord celeste si nota la Zampa di Set e l’Ippopotamo, simbolo di Iside sotto le sembianze di Taurt, la sposa di Set; tra le due un giovane Cane, simbolo di Anubi.  Poco al di sotto del centro si nota il Leone con le zampe su di una specie di barca formata dall’Idra. Al di sotto del Leone possiamo osservare la Vacca sacra, Iside-Hator, con una stella tra le corna, rappresentazione di Sothis, la stella Sirio.
I dodici Segni dello Zodiaco sono inscritti in una fascia leggermente obliqua il cui centro non sembra coincidere con il Polo.
Tra i Segni vi sono cinque figure antropomorfe individuate quali simboli dei cinque pianeti conosciuti dagli antichi, piazzati nei Segni delle loro dignità particolari: Saturno in Bilancia, Giove in Cancro, Marte in Capricorno, Venere nei Pesci e Mercurio nella Vergine.zodiaco-dendera-
Queste figure, come quelle di alcune stelle importanti, possono avere un aspetto vario, antropomorfo e zoomorfo, e talvolta sono munite di ali. Esse sono le immagini degli Enti stellari e zodiacali del sistema cosmologico egizio.
Tra lo Zodiaco e il cerchio dei Decani vi è un’area a forma di luna crescente occupata da figure di stelle e di costellazioni, tra le quali si identificano facilmente Orione e Sirio, ossia Sothis, accompagnata dalle deità Satis e Anukis che formavano una triade con il dio Ariete Khunum.
Quattro figure di divinità femminili, l’una di fronte all’altra, che si guardano due a due, sorreggono la sfera celeste ritte in piedi.zodiaco di denderah
Tutte e quattro hanno vicino una colonna formata da geroglifici che arriva all’altezza dei fianchi e solo due di esse ne hanno un’altra accanto al braccio sinistro.
Queste figure che non sembrano avere alcun significato astronomico, marcano i quattro cardini del cielo, formati dall’asse dei Solstizi e da quella degli Equinozi.
Tra queste quattro figure vi sono intervallate quattro coppie umane con sembianze di falco che si guardano tra loro, tutte quante sorreggono la sfera celeste stando in ginocchio.
Nel perimetro del planisfero si vedono scolpite trentasei figure tutte con il loro nome scritto accanto. Sono gruppi di stelle, o stelle singole importanti, che sorgevano in particolari ore della notte durante i trentasei periodi di dieci giorni.
Ogni periodo di dieci giorni era caratterizzato al suo termine dal sorgere eliaco del Decano successivo.
Il sistema dei Decani è antichissimo ed è documentato a partire dalla III Dinastia, ma probabilmente risale ad epoche più remote.
I Decani per gli Egiziani erano personificazioni di entità divine, come lo furono le stelle e i pianeti. Tomba-Seti-I
Anche sul soffitto della tomba di Seti I sono raffigurati il Toro e l’Ippopotamo femmina.
Una figura umana tiene nelle mani quelle che sembrano due corde che legano il Toro al “palo” impugnato dall’Ippopotamo, a significarne il possesso e il controllo.
Queste due costellazioni nello Zodiaco di Denderah e nella tomba di Senmut sono unite tra loro da un supporto su cui appoggiano le quattro zampe del Cane (Anubi).
Sopra il Toro il nome Mesketiu.
Come si può osservare, il Toro e la figura umana che lo segue sono stati rappresentati sulle sette stelle dell’Orsa Maggiore, mentre l’Ippopotamo, con sulla schiena il Coccodrillo, dalle stelle del Drago.
In posizione perpendicolare, sotto al Toro, il dio An con la testa di falcone appoggia i piedi sul palo tenuto dall’Ippopotamo e impugna un’asta o lancia con la quale intende sacrificare il Toro.tomba di Seti I due
Nella tomba di Senmut il sangue del Toro sacrificato che cade a gocce in un recipiente ricorda il sangue che cola dalla pelle di leopardo quale insegna di Osiride.
Sotto al Toro una figura d’uomo punta con la mano sinistra alzata il centro del supporto che sostiene il Toro formando il disegno di una Chiave d’Iside, mentre con l’altra mano fa il gesto di trafiggere un Coccodrillo.
Sopra a sinistra, la dea Serket, la dea Scorpione, protettrice dei defunti e delle nozze.
Sotto un’Aquila è piazzata sopra un Leone circondato da stelle.
Le figure principali sono quelle delle costellazioni circumpolari del cielo del Nord, denominate Mesketh, quelle che ebbero una precisa relazione con la dottrina della resurrezione e i suoi misteri.
Il Toro, il Leone stellato, l’Aquila, e lo Scorpione, ricordano nel loro insieme la Sfinge e il quaternario sacro espresso dalla geometria della Piramide, il Tempio dei MisteriRamesse VI

COME CI INFLUENZA LA MUSICA – di Paola Rachini

musica 6Che il suono e la musica abbiano un’influenza su di noi è una delle prime cose che sperimentiamo: gli esperti ci dicono che già nel grembo materno siamo sensibili a stimolazioni sonore e musicali e questa azione formativa, importante per lo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale dell’individuo, continua e si intensifica con la crescita, tanto che ad oggi si è riscoperto il valore dell’educazione musicale per lo sviluppo complessivo della persona.
Diciamo “riscoperto”, perché del potere modellante della musica, del suo ruolo didattico e terapeutico erano a conoscenza già molti secoli fa civiltà come quella egizia, greca, cinese, che riconoscevano a quest’arte un predominio nella formazione dell’individuo e addirittura le attribuivano una funzione sacrale di elevazione dell’anima attraverso l’ascolto delle opportune melodie e tonalità.musica 1
Pitagora poneva l’educazione basata sulla musica come fondamentale, in quanto l’utilizzo di determinati ritmi e melodie faceva sperimentare un’influenza diretta sull’indole della persona, consentendo di riportare equilibrio nel fisico e nella psiche. Anche secondo Platone la musica, ponendosi oltre una finalità meramente estetica, assurgeva ad un ruolo formativo essenziale per l’individuo ed era da considerarsi una vera e propria medicina per l’anima.
Quindi già nella tradizione classica si parla di un’azione della musica che va a incidere molto in profondità nell’uomo e nella donna, tanto da consentire, oltre ad esempio la cura di un organo fisico, il mutamento di una tendenza comportamentale, la correzione di un impulso sregolato, la terapia per forme patologiche della psiche, fino a ripristinare un equilibrio interiore corrispondente ad un’armonia superiore.energie uomo
L’essere umano è un insieme complesso di corpo e coscienza, di soma e psiche, perciò, per riuscire a cogliere l’effettiva portata dell’influenza della musica, bisogna tenere conto di questa struttura multiforme.
Come è possibile infatti che la musica sia così potente nel generare emozioni differenti, nel promuovere riflessioni, intuizioni, insomma, che sia in grado di modellare in profondità la persona? Dove si verifica la ricezione del suono?
Nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” viene specificato che il luogo in cui avviene la percezione, la coscienza e l’elaborazione della musica è l’anima, intendendo con questo termine genericamente la parte spirituale dell’essere umano, l’anima intesa come luogo della coscienza.
Dalla fenomenologia della percezione acustica sappiamo che le onde prodotte da una fonte sonora comprimono ed espandono l’aria, giungono all’orecchio, provocando la vibrazione della membrana timpanica dopo il passaggio nel condotto uditivo esterno, secondo un processo fisio-meccanico. Da qui le vibrazioni si ripercuotono su una catena di ossicini, fino a giungere all’organo di Corti, deputato a trasformare in impulsi nervosi le onde di pressione ricevute, attraverso delle particolari cellule ciliate. Si ha a questo punto la conversione dell’energia meccanica in energia bio-elettrica, che a livello cerebrale i neuroni utilizzano per il trasporto dell’informazione.vibrazioni 66
Nel processo dell’ascolto quindi la vibrazione da meccanica si fa elettrica, ma questa trasformazione non sarebbe sufficiente a determinare l’elaborazione cosciente del suono, perché la vibrazione sonora, per poter assumere una valenza di carattere emotivo, intellettuale o spirituale che sia, deve giungere alla coscienza, quindi deve corrispondere ad una determinata gamma. Il suono passa alla coscienza allorché la vibrazione cambia “natura” ulteriormente, convertendosi in una vibrazione psichica[1].
Si può pensare che questo fenomeno si verifica in virtù del fatto che tutto ciò che esiste è materia in vibrazione, secondo una distinzione di grado e di frequenza.musica delle sfere 2
Dallo studio della costituzione invisibile dell’uomo e della donna[2] sappiamo che l’essere umano è composto di materia fisica con una sua frequenza vibratoria, ha una struttura emotiva dalla vibrazione più sottile che compenetra la precedente, una struttura mentale necessaria per produrre pensieri dalla frequenza ancora più rapida, e possiede una parte spirituale; diversi piani di percezione, ma collegati l’uno all’altro, perché costituiti di un’unica materia a frequenza vibratoria differente, che consente le molteplici espressioni dell’essere umano in termini di azione, emozione e pensiero.
Anche il suono ha una natura complessa per cui manifesta una corrispondenza sul piano fisico come onda sonora e ha una sua controparte psichica e spirituale.musica delle sfere
“All’acustica – si legge ancora nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” – fa seguito una metafisica del suono. È questa la grande realtà che si prospetta al cercatore della Verità”. La natura metafisica del suono può fungere da tramite nei vari piani della coscienza.
Esiste una interdipendenza tra corpo e psiche, tale che una sensazione fisica si traduce in una percezione emotiva e richiama un certo pensiero, viceversa un’idea, una preoccupazione, un’emozione negativa si ripercuote in un malessere fisico, secondo un processo somato-psichico e psico-somatico.
La vibrazione sonora è in grado di spezzare i legami della materia, se pensiamo al bicchiere di cristallo mandato in frantumi dall’acuto di un soprano; può disporla secondo delle linee di forza, organizzandola in forme geometriche di varia articolazione in funzione della tipologia della stimolazione sonora, della frequenza vibratoria.
cimatica 44Ne dà dimostrazione il fisico tedesco Chladni nel 1700, facendo vibrare con l’archetto del violino dei piatti di vetro e metallo sui quali dispone polvere di licopodio, che si distribuisce in forme variabili man mano che la vibrazione sonora cambia.
Noti sono anche gli studi di cimatica dello svizzero Hans Jenny a metà del ‘900, che ha reso visibile il sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia: ponendo sabbia, ferro o liquidi su un piatto metallico collegato ad un oscillatore in grado di produrre ampi spettri di frequenze, ottiene risultati simili.Hans Jenny
Del resto anche Pitagora sosteneva che “la geometria delle forme è musica solidificata”. Altri interessanti studi ed esperimenti più contemporanei testimoniano questa capacità del suono di dare alla materia una determinata forma, ora più armonica ora meno.
Masaru EmotoMasaru Emoto, scienziato e ricercatore giapponese scomparso di recente, negli ultimi anni ha messo a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi di acqua; ha poi fotografato l’acqua esposta a parole scritte, a musica, a preghiere, parole pronunciate, acqua di montagna, acqua inquinata e ha verificato che i cristalli dell’acqua trattata mutano di struttura in modo armonico o caotico.cimatica 33
Tali sperimentazioni hanno reso visibile un meccanismo che appartiene al potere del suono, ovvero quello di andare ad agire sulla vibrazione della materia. Se ciò avviene in modo così evidente con la materia più grossolana, che è quella fisica, possiamo immaginare che l’interazione con le vibrazioni più sottili – energetiche e spirituali – che costituiscono l’individuo, sia ancora più marcata.
Emozioni, sentimenti, pensieri hanno una loro struttura energetica, sono fatti di materia dalla vibrazione più o meno rapida, possono essere percepiti come luci, colori e anche suoni e sono soggetti al potere modellante della musica.
emozioniAppurato che la struttura che in noi recepisce ed elabora le frequenze sonore ha una certa complessità, possiamo chiederci: cosa rende la musica così potente nel generare emozioni?
La musica è uno dei mezzi più diretti per promuovere stati d’animo differenti o impressioni particolari, ha un potere indiscusso nel modificare il nostro umore. Un brano può rievocare dei ricordi e le emozioni ad essi collegate, può rasserenare o infonderci dinamismo, può farci divertire e svagare, oppure può indurre a uno stato di raccoglimento e riflessione… Insomma, ogni musica ha la sua funzione, la sua utilità, la sua bellezza. C’è una musica adatta per ballare, per fare jogging, per gli allenamenti in palestra, per marciare, per combattere, per riflettere, per spingere a fare acquisti, per ispirare il senso patriottico, per esaltare le passioni e le emozioni umane, per risvegliare un senso più intimo e spirituale. Tanti generi musicali e altrettanti componimenti che descrivono la molteplicità degli aspetti che costituiscono l’essere umano e la sua vita e che vengono utilizzati in funzione delle finalità che si vogliono ottenere.emozioni 2
Ma cos’è che rende una musica allegra o malinconica, ricaricante o pacificante? Come la tradizione antica ci insegna sono gli elementi che compongono un brano a caratterizzarlo e senza essere musicisti provetti sappiamo per esempio che il tempo più lento di brani come il Sonata al chiaro di luna di Beethoven o l’Aria sulla 4° corda di Bach tenderà a essere percepito come più riposante, mentre il ritmo di una samba brasiliana facilmente susciterà dinamismo e voglia di muoversi. L’influenza del ritmo si avverte con immediatezza, andando a incidere sui ritmi fisiologici come il battito cardiaco, la respirazione, le onde cerebrali e di riflesso sui ritmi delle emozioni e dei pensieri.
Sappiamo anche che i brani composti in tonalità maggiore tendono alla brillantezza e al dinamismo, mentre la tonalità minore è solitamente percepita come più melanconica, come dimostrano ad esempio la Polacca Eroica in La diesis maggiore di Chopin o al contrario l’Adagio di Albinoni in sol minore.
Insomma, quando un musicista compone un brano, a seconda di ciò che vuole esprimere e dell’effetto che vuole suscitare, utilizza una serie di “ingredienti”/elementi musicali, che abbinati andranno a caratterizzare la composizione.frattali
Eppure non è così facile dare un’interpretazione univoca alle emozioni che può trasmetterci un tema musicale, per esempio un ascolto che a me evoca tristezza per un altro può essere rilassante o romantico, questo perché ci sono molte componenti soggettive che contribuiscono a dare un giudizio e una decodifica. Magari sarà difficile che un brano generalmente ispirante gioia e dinamismo sia percepito proprio all’opposto come malinconico, ma la percezione rimane sempre soggettiva.
Per quanto esistano delle componenti oggettive nella musica, cioè delle strutture, degli elementi usati da sempre nelle composizioni per denotare il componimento secondo un tipo di influenza, è anche vero che ciascuno ha una sua costituzione psicologica, una sua storia, una sua frequenza vibratoria complessiva e sceglierà o si accorderà con ciò che gli è più affine per il suo carattere o per lo stato d’animo del momento. Ci si accorda, cioè si risuona con ciò che vibra alla stessa frequenza del nostro stato d’animo.tips - abbiati - Music therapy
Da un punto di vista più approfondito potremmo dire che la preferenza per un tipo di musica rispetto a un’altra abbia una corrispondenza con le caratteristiche dell’ascoltatore, ovvero scelgo di sentire ciò che mi è più affine, ciò con cui sono più in sintonia, in risonanza. L’individuo è composto da un insieme caratteristico e suo proprio di vibrazioni, una musicalità data dall’attività vibratoria e quindi dalla tonalità delle emozioni, dei pensieri, delle passioni, dello stato di salute. Un complesso “musicale” che rivela lo stato della persona, la sua interiorità, le sue attitudini, i suoi gusti, la sua educazione, il contesto in cui vive, insomma una serie di variabili che ci fanno comprendere come ogni individuo naturalmente è a sé, “vibra” su una sua nota fondamentale; tonalità che ovviamente può essere corretta, armonizzata e raffinata utilizzando proprio la musica.musica 2
Nel mondo classico si aveva una chiara percezione della diversa influenza operata dalle modalità musicali, come ci ricorda Platone nella “Repubblica”, che indica quali scale compositive dovevano essere utilizzate per rafforzare le virtù migliori nell’uomo e quali dovevano essere evitate perché diseducative e inclinanti al disordine interiore.
Gli antichi sapevano che per garantire la salute al corpo era necessario in primo luogo ripristinare l’armonia dello spirito, gerarchicamente predominante sulle funzioni corporali, in quanto principio formativo del corpo.musica 5
La salute dello spirito dipendeva dalla sintonia con l’armonia perfetta celeste, l’armonia divina che la musica, linguaggio del Creatore e specchio delle matematiche celesti, riusciva a replicare attraverso l’utilizzo delle opportune scale musicali e tonalità. L’anima, con la sua vibrazione, è rappresentabile come un numero in movimento, come “nota” musicale, che può sintonizzare con la vibrazione dei suoni e delle melodie appositamente modulate secondo le leggi matematiche che regolano sia gli intervalli della scala musicale sia la perfezione della creazione.
Su questa linea più genuina di musica sacra si è sviluppata in modo innovativo la musica archeosofica, che concepisce la musica come melurgia, ovvero come azione della musica e del canto nell’interiorità della persona, per risvegliarne le potenzialità latenti e le aspirazioni di ordine superiore.donna loto rosa volto

 

[1] T.Palamidessi – “Trattato di musica e melurgia archeosofica”, p.1
[2] T.Palamidessi – Quaderno 8 – “La costituzione invisibile dell’uomo e della donna”