LE COSTELLAZIONI NORD BOREALI E LA DOTTRINA DELLA RISURREZIONE NEI MISTERI DEGLI ANTICHI EGIZI – di Alessandro Benassai

Le stelle che circondano il Polo nord ebbero una grande importanza nell’astrologia misterica dell’antico Egitto. Esse furono designate con il termine generico Mesket, specialmente quelle che rappresentarono Set assieme a sua moglie Ta-Urt, raffigurata sotto le sembianze di un Ippopotamo femmina, simbolo delle forze infere e tenebrose del male.ippopotamo dea
Queste stelle e le costellazioni ch’esse formarono sotto lo sguardo degli astrologi egizi, furono chiamate con il termine Set, nome della potenza tifonica del Caos primordiale.
Le costellazioni dette “circumpolari”, rimanendo sempre visibili nel cielo notturno dell’emisfero Nord, rappresentarono per gli Egiziani i giganteschi e insonni guardiani pieni d’occhi che costantemente vigilano il Polo a cui è ancorato il potere sovrumano che fa girare il mondo e rende immortali. barca solare di Ra
Questi mostruosi guardiani che non dormono mai, si oppongono con veemenza irresistibile a qualsiasi tentativo di profanazione e respingono l’anima disincarnata di chi non è degno, rigettandola nel “circuito esistenziale”, il divenire cosmico, la ruota stritolante del destino ch’essi stessi continuamente girano.
Set, secondo il mito narrato da Plutarco, divenne per i Greci il gigante Tifone, simbolo della forza turbolenta e distruttiva dei venti e dell’uragano.
tifoneFiglio della Terra e del Tartaro, era rappresentato come un essere mostruoso metà uomo e metà bestia. Per statura e forza sorpassava tutti gli altri figli della Terra: era più alto di tutte le montagne e la sua testa urtava contro le stelle. Quando stendeva le braccia una delle mani raggiungeva l’Oriente e l’altra l’Occidente e invece di dita aveva cento teste di draghi e dalla vita in giù era circondato di vipere. Il suo corpo era munito di grandi ali e i suoi occhi lanciavano fiamme. Persino gli Dei ne ebbero paura, eccetto Atena e Zeus, che dopo dura lotta a colpi di fulmine, lo schiacciò sotto l’Etna. Il fuoco e la lava che escono dal vulcano divennero così il simbolo delle forze infernali e demoniache vomitate da Tifone e ciò che rimase dei fulmini con i quali Zeus lo abbatté.Anubi
Il termine Mesket, usato per individuare le stelle dell’estremo Nord, non indica solo le forze della corruzione e della morte rappresentate da SetTifone, ma si riferisce anche ad un misterioso potere rigenerante che assicura dopo la morte una seconda nascita, o resurrezione dagli inferi, connesso con Anubi, a volte confuso con lo stesso Set, perché  Set e Anubi fanno parte degli stessi Misteri.
Così nel cielo boreale furono immortalati Set e la sua sposa Taurt  e lo stesso Anubi. Set fu rappresentato dalla costellazione della Zampa Anteriore (o “Coscia del Toro”, o “Toro”), formata dalle sette stelle dell’Orsa Maggiore; Taurt dalla costellazione dell’Ippopotamo, formata dalle stelle del Drago; Anubi, sotto forma di giovane Cane selvaggio (il Cane di Set), fu formato dalle stelle dell’Orsa minore.
ippopotamo costellazioneSet fu quindi identificato nella Coscia del Toro, simbolo della “potenza taurina”, e la sua sposa Taurt nell’Ippopotamo femmina abbinato al Coccodrillo, simbolo del “potere serpentino”. La testa di Set, nella sua primitiva forma di Kapi, fu marcata dalle stelle di Cefeo.
La relazione peculiare mostrata tra la Zampa Anteriore (del Toro) o Toro e l’Ippopotamo è menzionata in parecchi testi mitologici.
Nel Libro del Giorno e della Notte, redatto al tempo di Ramses VI, si legge: “Come per questa Zampa Anteriore di Set, essa è nel cielo del nord, legata a due pali d’ormeggio di pietra da una catena d’oro, essa è affidata a Iside che sotto le sembianze di un Ippopotamo la protegge e la sorveglia”. Misteri di Iside
Nei misteri Iside, la Madre divina, è colei che detiene “la chiave della vita”, ovvero il potere creatore e rigeneratore del fuoco celeste, che però diviene un potere distruttivo per coloro che non sono puri e degni della “rinascita”.
Secondo il mito Anubi avendo provveduto a mummificare il corpo di Osiride, di cui il malvagio Set aveva fatto scempio, divenne il dio preposto ai misteri della mummificazione e fu quindi chiamato “Colui che è nella nebride”, per l’allusione ai misteri iniziatici del “Passaggio per la pelle”.
passaggio per la pelle“Colui che è nella nebride” è “Colui che è rivestito di una pelle di cervo”, come poi in Grecia lo furono Dionisio e i suoi seguaci.
Passaggio per la pelle” fu la terminologia simbolica per accennare ad una cerimonia segreta che doveva sancire la “seconda nascita”.
Durante la cerimonia l’iniziando ai Misteri veniva coperto da una pelle di cervo o di leopardo, poi doveva assumere una posizione fetale ed entrare in uno stato letargico, simile a quello della vita prenatale, rimanendo però cosciente.
La pelle di cervo o di leopardo, o di un altro animale consacrato al dio Sole (Osiride), come il vello d’oro di Giasone, designò quindi le vittime sacrificali di Set (come lo fu Osiride), ovvero gli iniziati ai Misteri della seconda nascita, che dovevano “morire” per affrontare le potenze oscure di Set, vincere la morte e “rinascere” per non più morire.
Anubi è detto “Colui che è nella nebride” (nell’oscurità) perché la mummificazione dei corpi in qualche modo era un rito funerario connesso con i misteri del “Passaggio per la pelle”. Se la cerimonia della mummificazione aveva lo scopo di rendere il corpo immortale, questo corpo doveva essere quello nuovo di colui che, rientrando nel ventre di  sua madre (Iside), nasceva di nuovo.  pelle leopardo sacerdote
La pelle di leopardo, di agnello o di cervo, costituì anche una delle insegne di Osiride, quale dio della resurrezione. Innanzi al suo trono appare sempre la pelle di un animale sacrificato appesa ad una lancia che cola il suo sangue dentro ad un recipiente.
I sacerdoti egizi chiamarono Meska la pelle sotto la quale si poneva l’iniziando, la pelle che simboleggiava l‘amnios o il chorion, quale membrana che avvolge il feto che appunto si trova nel ventre della madre. Il termine Meska è costituito da mes che significa “nascita” e ka, “doppio”.
Il rito del “Passaggio per la pelle” veniva svolto anche a beneficio di nobili defunti e dello stesso Faraone. Il sacerdote, chiamato Sem, lo celebrava dinanzi al loro sarcofago eretto contenente la mummia.
Dopo essersi assiso in posizione fetale su di un piccolo scanno, il Sacerdote cadeva nel sonno magico con lo scopo di sdoppiarsi per assistere il defunto nell’aldilà e condurlo in salvo nella terra celeste. Taurt
La costellazione della Coscia o Zampa Anteriore del Toro, associata a quella dell’Ippopotamo, è di origine assai antica, e sembra l’equivalente della “Spalla del Toro” tenuta in mano dall’Orsa, il dio supremo di cui si parla nei Misteri di Mitra, “che muove e percorre il cielo in alto e basso, secondo il tempo”.
La costellazione dell’Ippopotamo rappresentò la dea Ta-Urt, protettrice delle madri, preposta alla maternità e all’allattamento. Essa venne appunto raffigurata da un Ippopotamo in posizione eretta con il seno in evidenza ed una mano poggiante sul segno SA, che significa “protezione”. Sulla schiena dell’Ippopotamo a volte appoggia le sue zampe un Coccodrillo, immagine del dio Sebek, simbolo delle potenze di Set, le forze disgregatrici del caos. Hieroglyphic carvings in ancient egyptian temple
Queste due costellazioni nella versione lineare dello Zodiaco circolare di Denderah, che si trova in una sala adiacente al Tempio, vengono poste tra il Sagittario e il Capricorno, quindi messe in relazione con il Solstizio d’Inverno (lo 0° del Segno del Capricorno).
Quando il Sole si trova in questa posizione segna una data speciale del calendario sacro, antico e moderno: la nascita del Salvatore.
La tradizione popolare rappresenta questo evento storico con il Presepio o Presepe. Il Bambino Divino è poggiato su di una mangiatoia, situata in una stalla, tra il bue e l’asinello.
Il termine “presepio” o “presepe” deriva dal latino praesaepe, da prae-s(a)epio, “chiudere davanti, sbarrare”, composto da prae, “davanti” e da saepio, “cingere”, “circondare con una siepe”, “proteggere”. Il significato di Presepe è quindi quello di un luogo difeso efficacemente e reso inaccessibile da una barriera, una “protezione materna” che delimita e difende lo spazio sacro in cui è posto il Bambino Divino da ogni profanazione.
pelle leopardo sacerdotessa
Questa protezione materna ricorda la pelle nella quale veniva avvolto colui che doveva rinascere, pelle che gli Egiziani chiamarono (meska) con lo stesso nome con il quale nominarono il cielo stellato del nord (mesket) che pareva avvolgere, nascondere e proteggere il Centro della vita universale, il potere supremo di Osiride, la forza forte che rende immortali.
Questo luogo polare fu chiamato Eden, la Sede dell’Albero della Vita difeso poi da due Cherubini.
L’Asino, come il Toro, fu l’antico simbolo di Set. La Zampa Anteriore (del Toro o dell’Asino), è la Zampa Anteriore di Set incatenata ai due pali d’ormeggio di pietra, affidata a Iside, che sotto le sembianze di un Ippopotamo, “il bue delle acque” come lo chiamavano gli Egiziani, la custodisce e la sorveglia.dendera-planisfero
Nel centro del Planisfero di Denderah, nei pressi del Polo Nord celeste si nota la Zampa di Set e l’Ippopotamo, simbolo di Iside sotto le sembianze di Taurt, la sposa di Set; tra le due un giovane Cane, simbolo di Anubi.  Poco al di sotto del centro si nota il Leone con le zampe su di una specie di barca formata dall’Idra. Al di sotto del Leone possiamo osservare la Vacca sacra, Iside-Hator, con una stella tra le corna, rappresentazione di Sothis, la stella Sirio.
I dodici Segni dello Zodiaco sono inscritti in una fascia leggermente obliqua il cui centro non sembra coincidere con il Polo.
Tra i Segni vi sono cinque figure antropomorfe individuate quali simboli dei cinque pianeti conosciuti dagli antichi, piazzati nei Segni delle loro dignità particolari: Saturno in Bilancia, Giove in Cancro, Marte in Capricorno, Venere nei Pesci e Mercurio nella Vergine.zodiaco-dendera-
Queste figure, come quelle di alcune stelle importanti, possono avere un aspetto vario, antropomorfo e zoomorfo, e talvolta sono munite di ali. Esse sono le immagini degli Enti stellari e zodiacali del sistema cosmologico egizio.
Tra lo Zodiaco e il cerchio dei Decani vi è un’area a forma di luna crescente occupata da figure di stelle e di costellazioni, tra le quali si identificano facilmente Orione e Sirio, ossia Sothis, accompagnata dalle deità Satis e Anukis che formavano una triade con il dio Ariete Khunum.
Quattro figure di divinità femminili, l’una di fronte all’altra, che si guardano due a due, sorreggono la sfera celeste ritte in piedi.zodiaco di denderah
Tutte e quattro hanno vicino una colonna formata da geroglifici che arriva all’altezza dei fianchi e solo due di esse ne hanno un’altra accanto al braccio sinistro.
Queste figure che non sembrano avere alcun significato astronomico, marcano i quattro cardini del cielo, formati dall’asse dei Solstizi e da quella degli Equinozi.
Tra queste quattro figure vi sono intervallate quattro coppie umane con sembianze di falco che si guardano tra loro, tutte quante sorreggono la sfera celeste stando in ginocchio.
Nel perimetro del planisfero si vedono scolpite trentasei figure tutte con il loro nome scritto accanto. Sono gruppi di stelle, o stelle singole importanti, che sorgevano in particolari ore della notte durante i trentasei periodi di dieci giorni.
Ogni periodo di dieci giorni era caratterizzato al suo termine dal sorgere eliaco del Decano successivo.
Il sistema dei Decani è antichissimo ed è documentato a partire dalla III Dinastia, ma probabilmente risale ad epoche più remote.
I Decani per gli Egiziani erano personificazioni di entità divine, come lo furono le stelle e i pianeti. Tomba-Seti-I
Anche sul soffitto della tomba di Seti I sono raffigurati il Toro e l’Ippopotamo femmina.
Una figura umana tiene nelle mani quelle che sembrano due corde che legano il Toro al “palo” impugnato dall’Ippopotamo, a significarne il possesso e il controllo.
Queste due costellazioni nello Zodiaco di Denderah e nella tomba di Senmut sono unite tra loro da un supporto su cui appoggiano le quattro zampe del Cane (Anubi).
Sopra il Toro il nome Mesketiu.
Come si può osservare, il Toro e la figura umana che lo segue sono stati rappresentati sulle sette stelle dell’Orsa Maggiore, mentre l’Ippopotamo, con sulla schiena il Coccodrillo, dalle stelle del Drago.
In posizione perpendicolare, sotto al Toro, il dio An con la testa di falcone appoggia i piedi sul palo tenuto dall’Ippopotamo e impugna un’asta o lancia con la quale intende sacrificare il Toro.tomba di Seti I due
Nella tomba di Senmut il sangue del Toro sacrificato che cade a gocce in un recipiente ricorda il sangue che cola dalla pelle di leopardo quale insegna di Osiride.
Sotto al Toro una figura d’uomo punta con la mano sinistra alzata il centro del supporto che sostiene il Toro formando il disegno di una Chiave d’Iside, mentre con l’altra mano fa il gesto di trafiggere un Coccodrillo.
Sopra a sinistra, la dea Serket, la dea Scorpione, protettrice dei defunti e delle nozze.
Sotto un’Aquila è piazzata sopra un Leone circondato da stelle.
Le figure principali sono quelle delle costellazioni circumpolari del cielo del Nord, denominate Mesketh, quelle che ebbero una precisa relazione con la dottrina della resurrezione e i suoi misteri.
Il Toro, il Leone stellato, l’Aquila, e lo Scorpione, ricordano nel loro insieme la Sfinge e il quaternario sacro espresso dalla geometria della Piramide, il Tempio dei MisteriRamesse VI

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COME CI INFLUENZA LA MUSICA – di Paola Rachini

musica 6Che il suono e la musica abbiano un’influenza su di noi è una delle prime cose che sperimentiamo: gli esperti ci dicono che già nel grembo materno siamo sensibili a stimolazioni sonore e musicali e questa azione formativa, importante per lo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale dell’individuo, continua e si intensifica con la crescita, tanto che ad oggi si è riscoperto il valore dell’educazione musicale per lo sviluppo complessivo della persona.
Diciamo “riscoperto”, perché del potere modellante della musica, del suo ruolo didattico e terapeutico erano a conoscenza già molti secoli fa civiltà come quella egizia, greca, cinese, che riconoscevano a quest’arte un predominio nella formazione dell’individuo e addirittura le attribuivano una funzione sacrale di elevazione dell’anima attraverso l’ascolto delle opportune melodie e tonalità.musica 1
Pitagora poneva l’educazione basata sulla musica come fondamentale, in quanto l’utilizzo di determinati ritmi e melodie faceva sperimentare un’influenza diretta sull’indole della persona, consentendo di riportare equilibrio nel fisico e nella psiche. Anche secondo Platone la musica, ponendosi oltre una finalità meramente estetica, assurgeva ad un ruolo formativo essenziale per l’individuo ed era da considerarsi una vera e propria medicina per l’anima.
Quindi già nella tradizione classica si parla di un’azione della musica che va a incidere molto in profondità nell’uomo e nella donna, tanto da consentire, oltre ad esempio la cura di un organo fisico, il mutamento di una tendenza comportamentale, la correzione di un impulso sregolato, la terapia per forme patologiche della psiche, fino a ripristinare un equilibrio interiore corrispondente ad un’armonia superiore.energie uomo
L’essere umano è un insieme complesso di corpo e coscienza, di soma e psiche, perciò, per riuscire a cogliere l’effettiva portata dell’influenza della musica, bisogna tenere conto di questa struttura multiforme.
Come è possibile infatti che la musica sia così potente nel generare emozioni differenti, nel promuovere riflessioni, intuizioni, insomma, che sia in grado di modellare in profondità la persona? Dove si verifica la ricezione del suono?
Nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” viene specificato che il luogo in cui avviene la percezione, la coscienza e l’elaborazione della musica è l’anima, intendendo con questo termine genericamente la parte spirituale dell’essere umano, l’anima intesa come luogo della coscienza.
Dalla fenomenologia della percezione acustica sappiamo che le onde prodotte da una fonte sonora comprimono ed espandono l’aria, giungono all’orecchio, provocando la vibrazione della membrana timpanica dopo il passaggio nel condotto uditivo esterno, secondo un processo fisio-meccanico. Da qui le vibrazioni si ripercuotono su una catena di ossicini, fino a giungere all’organo di Corti, deputato a trasformare in impulsi nervosi le onde di pressione ricevute, attraverso delle particolari cellule ciliate. Si ha a questo punto la conversione dell’energia meccanica in energia bio-elettrica, che a livello cerebrale i neuroni utilizzano per il trasporto dell’informazione.vibrazioni 66
Nel processo dell’ascolto quindi la vibrazione da meccanica si fa elettrica, ma questa trasformazione non sarebbe sufficiente a determinare l’elaborazione cosciente del suono, perché la vibrazione sonora, per poter assumere una valenza di carattere emotivo, intellettuale o spirituale che sia, deve giungere alla coscienza, quindi deve corrispondere ad una determinata gamma. Il suono passa alla coscienza allorché la vibrazione cambia “natura” ulteriormente, convertendosi in una vibrazione psichica[1].
Si può pensare che questo fenomeno si verifica in virtù del fatto che tutto ciò che esiste è materia in vibrazione, secondo una distinzione di grado e di frequenza.musica delle sfere 2
Dallo studio della costituzione invisibile dell’uomo e della donna[2] sappiamo che l’essere umano è composto di materia fisica con una sua frequenza vibratoria, ha una struttura emotiva dalla vibrazione più sottile che compenetra la precedente, una struttura mentale necessaria per produrre pensieri dalla frequenza ancora più rapida, e possiede una parte spirituale; diversi piani di percezione, ma collegati l’uno all’altro, perché costituiti di un’unica materia a frequenza vibratoria differente, che consente le molteplici espressioni dell’essere umano in termini di azione, emozione e pensiero.
Anche il suono ha una natura complessa per cui manifesta una corrispondenza sul piano fisico come onda sonora e ha una sua controparte psichica e spirituale.musica delle sfere
“All’acustica – si legge ancora nel “Trattato di musica e melurgia archeosofica” – fa seguito una metafisica del suono. È questa la grande realtà che si prospetta al cercatore della Verità”. La natura metafisica del suono può fungere da tramite nei vari piani della coscienza.
Esiste una interdipendenza tra corpo e psiche, tale che una sensazione fisica si traduce in una percezione emotiva e richiama un certo pensiero, viceversa un’idea, una preoccupazione, un’emozione negativa si ripercuote in un malessere fisico, secondo un processo somato-psichico e psico-somatico.
La vibrazione sonora è in grado di spezzare i legami della materia, se pensiamo al bicchiere di cristallo mandato in frantumi dall’acuto di un soprano; può disporla secondo delle linee di forza, organizzandola in forme geometriche di varia articolazione in funzione della tipologia della stimolazione sonora, della frequenza vibratoria.
cimatica 44Ne dà dimostrazione il fisico tedesco Chladni nel 1700, facendo vibrare con l’archetto del violino dei piatti di vetro e metallo sui quali dispone polvere di licopodio, che si distribuisce in forme variabili man mano che la vibrazione sonora cambia.
Noti sono anche gli studi di cimatica dello svizzero Hans Jenny a metà del ‘900, che ha reso visibile il sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia: ponendo sabbia, ferro o liquidi su un piatto metallico collegato ad un oscillatore in grado di produrre ampi spettri di frequenze, ottiene risultati simili.Hans Jenny
Del resto anche Pitagora sosteneva che “la geometria delle forme è musica solidificata”. Altri interessanti studi ed esperimenti più contemporanei testimoniano questa capacità del suono di dare alla materia una determinata forma, ora più armonica ora meno.
Masaru EmotoMasaru Emoto, scienziato e ricercatore giapponese scomparso di recente, negli ultimi anni ha messo a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi di acqua; ha poi fotografato l’acqua esposta a parole scritte, a musica, a preghiere, parole pronunciate, acqua di montagna, acqua inquinata e ha verificato che i cristalli dell’acqua trattata mutano di struttura in modo armonico o caotico.cimatica 33
Tali sperimentazioni hanno reso visibile un meccanismo che appartiene al potere del suono, ovvero quello di andare ad agire sulla vibrazione della materia. Se ciò avviene in modo così evidente con la materia più grossolana, che è quella fisica, possiamo immaginare che l’interazione con le vibrazioni più sottili – energetiche e spirituali – che costituiscono l’individuo, sia ancora più marcata.
Emozioni, sentimenti, pensieri hanno una loro struttura energetica, sono fatti di materia dalla vibrazione più o meno rapida, possono essere percepiti come luci, colori e anche suoni e sono soggetti al potere modellante della musica.
emozioniAppurato che la struttura che in noi recepisce ed elabora le frequenze sonore ha una certa complessità, possiamo chiederci: cosa rende la musica così potente nel generare emozioni?
La musica è uno dei mezzi più diretti per promuovere stati d’animo differenti o impressioni particolari, ha un potere indiscusso nel modificare il nostro umore. Un brano può rievocare dei ricordi e le emozioni ad essi collegate, può rasserenare o infonderci dinamismo, può farci divertire e svagare, oppure può indurre a uno stato di raccoglimento e riflessione… Insomma, ogni musica ha la sua funzione, la sua utilità, la sua bellezza. C’è una musica adatta per ballare, per fare jogging, per gli allenamenti in palestra, per marciare, per combattere, per riflettere, per spingere a fare acquisti, per ispirare il senso patriottico, per esaltare le passioni e le emozioni umane, per risvegliare un senso più intimo e spirituale. Tanti generi musicali e altrettanti componimenti che descrivono la molteplicità degli aspetti che costituiscono l’essere umano e la sua vita e che vengono utilizzati in funzione delle finalità che si vogliono ottenere.emozioni 2
Ma cos’è che rende una musica allegra o malinconica, ricaricante o pacificante? Come la tradizione antica ci insegna sono gli elementi che compongono un brano a caratterizzarlo e senza essere musicisti provetti sappiamo per esempio che il tempo più lento di brani come il Sonata al chiaro di luna di Beethoven o l’Aria sulla 4° corda di Bach tenderà a essere percepito come più riposante, mentre il ritmo di una samba brasiliana facilmente susciterà dinamismo e voglia di muoversi. L’influenza del ritmo si avverte con immediatezza, andando a incidere sui ritmi fisiologici come il battito cardiaco, la respirazione, le onde cerebrali e di riflesso sui ritmi delle emozioni e dei pensieri.
Sappiamo anche che i brani composti in tonalità maggiore tendono alla brillantezza e al dinamismo, mentre la tonalità minore è solitamente percepita come più melanconica, come dimostrano ad esempio la Polacca Eroica in La diesis maggiore di Chopin o al contrario l’Adagio di Albinoni in sol minore.
Insomma, quando un musicista compone un brano, a seconda di ciò che vuole esprimere e dell’effetto che vuole suscitare, utilizza una serie di “ingredienti”/elementi musicali, che abbinati andranno a caratterizzare la composizione.frattali
Eppure non è così facile dare un’interpretazione univoca alle emozioni che può trasmetterci un tema musicale, per esempio un ascolto che a me evoca tristezza per un altro può essere rilassante o romantico, questo perché ci sono molte componenti soggettive che contribuiscono a dare un giudizio e una decodifica. Magari sarà difficile che un brano generalmente ispirante gioia e dinamismo sia percepito proprio all’opposto come malinconico, ma la percezione rimane sempre soggettiva.
Per quanto esistano delle componenti oggettive nella musica, cioè delle strutture, degli elementi usati da sempre nelle composizioni per denotare il componimento secondo un tipo di influenza, è anche vero che ciascuno ha una sua costituzione psicologica, una sua storia, una sua frequenza vibratoria complessiva e sceglierà o si accorderà con ciò che gli è più affine per il suo carattere o per lo stato d’animo del momento. Ci si accorda, cioè si risuona con ciò che vibra alla stessa frequenza del nostro stato d’animo.tips - abbiati - Music therapy
Da un punto di vista più approfondito potremmo dire che la preferenza per un tipo di musica rispetto a un’altra abbia una corrispondenza con le caratteristiche dell’ascoltatore, ovvero scelgo di sentire ciò che mi è più affine, ciò con cui sono più in sintonia, in risonanza. L’individuo è composto da un insieme caratteristico e suo proprio di vibrazioni, una musicalità data dall’attività vibratoria e quindi dalla tonalità delle emozioni, dei pensieri, delle passioni, dello stato di salute. Un complesso “musicale” che rivela lo stato della persona, la sua interiorità, le sue attitudini, i suoi gusti, la sua educazione, il contesto in cui vive, insomma una serie di variabili che ci fanno comprendere come ogni individuo naturalmente è a sé, “vibra” su una sua nota fondamentale; tonalità che ovviamente può essere corretta, armonizzata e raffinata utilizzando proprio la musica.musica 2
Nel mondo classico si aveva una chiara percezione della diversa influenza operata dalle modalità musicali, come ci ricorda Platone nella “Repubblica”, che indica quali scale compositive dovevano essere utilizzate per rafforzare le virtù migliori nell’uomo e quali dovevano essere evitate perché diseducative e inclinanti al disordine interiore.
Gli antichi sapevano che per garantire la salute al corpo era necessario in primo luogo ripristinare l’armonia dello spirito, gerarchicamente predominante sulle funzioni corporali, in quanto principio formativo del corpo.musica 5
La salute dello spirito dipendeva dalla sintonia con l’armonia perfetta celeste, l’armonia divina che la musica, linguaggio del Creatore e specchio delle matematiche celesti, riusciva a replicare attraverso l’utilizzo delle opportune scale musicali e tonalità. L’anima, con la sua vibrazione, è rappresentabile come un numero in movimento, come “nota” musicale, che può sintonizzare con la vibrazione dei suoni e delle melodie appositamente modulate secondo le leggi matematiche che regolano sia gli intervalli della scala musicale sia la perfezione della creazione.
Su questa linea più genuina di musica sacra si è sviluppata in modo innovativo la musica archeosofica, che concepisce la musica come melurgia, ovvero come azione della musica e del canto nell’interiorità della persona, per risvegliarne le potenzialità latenti e le aspirazioni di ordine superiore.donna loto rosa volto

 

[1] T.Palamidessi – “Trattato di musica e melurgia archeosofica”, p.1
[2] T.Palamidessi – Quaderno 8 – “La costituzione invisibile dell’uomo e della donna”

DUE PAROLE SULLA DANZA – di Patrizia Odorici

ballerina classica“Il ballo, la danza sono uno slancio di gioia espresso attraverso un complesso di movimenti di tutto il corpo, in particolare dei piedi e delle braccia, secondo il ritmo o tempo musicale segnato dal canto e dagli strumenti musicali. La danza può essere sacra, artistica, popolare, collettiva, maschile, femminile o mista” (T. Palamidessi).danza orientale

Danza deriva dal sanscrito tan che vuol dire tensione. Era vissuta fin dalle origini come tensione spirituale fra l’uomo e la natura, fra l’uomo creato ed il suo Creatore. Fin dall’antichità l’uomo ha danzato come ci riportano le testimonianze che troviamo nei reperti archeologici. Il corpo è un simbolo e vi sono molteplici combinazioni fra le varie parti corporee. Le posizioni dei piedi, delle braccia, della testa e del corpo all’interno delle coordinate spaziali attraverso il ritmo fanno della danza un luogo sacro.
“Il corpo è un piccolo universo con il suo ritmo, sempre in movimento nello spazio” (T. Palamidessi). danza fuoco
Come il Sole, astro di luce che nasce al mattino, si alza alto nel cielo e poi tramonta, così la vita umana segue il ritmo nascita-infanzia, crescita-adulta e poi vecchiaia-il tramonto; tutto intorno a noi segue un ritmo, una legge che regola il creato.
danza mani in altoCosì l’uomo adora e rende gloria all’Assoluto con il suo corpo: stando in piedi leva le braccia verso l’alto; poi le abbassa, come un albero che ripiega i suoi rami; e quando le stende avanti stabilisce una comunicazione.
Il corpo intero attraverso le posture ora aperte o chiuse parla un linguaggio immediato e si rivela ricco di significati a seconda se rivolto al nascere del sole, verso lo zenit oppure al tramonto.danza sole 2

La parte posteriore del corpo e la sinistra sono tradizionalmente connesse con il passato, con l’origine e la zona incosciente, mentre quella anteriore e destra con l’avvenire, l’evoluzione e la zona cosciente. Ad ogni movimento delle braccia e dei piedi corrisponde una costruzione sacra.
shiva natarajaIn oriente si dice che il Dio Shiva-Nataraja con la danza abbia creato il cosmo: iscritto in un cerchio di fiamme è il simbolo della Creazione. Essendo il Signore del Movimento vitale, creatore intellettuale, nel Buddismo prende il nome di Signore della Danza. Shiva danza e la materia si organizza intorno come in fiammelle di fuoco che creano trasformano ma anche distruggono. Shiva danza e penetra tutto… danza con l’acqua, il fuoco, il vento e l’etere, e così danza il Signore, per l’eternità, nel suo cuore. danza orientale 2
Luciano nel II secolo d.C. paragona la danza al germe della Creazione dell’Universo.
Si può dire che la danza ha sempre rappresentato un’arte per avvicinare il mondo umano (la terra) a quello divino (il cielo), dove Colui che danza ripercorrendo i cicli naturali grazie alla comunione ritmica trasla la coscienza in una dimensione cosmica ed ottiene una catarsi.
Questo accade nel tempio con le danze sacre, nelle cerimonie in Egitto, in India, presso i Greci e le Vestali in Roma.
apachesMa anche presso i popoli indiani attraverso la danza Apaches del volo dell’aquila o tra i Dervisci, gli Uomini Danzanti.
Tutte queste tradizioni hanno in comune la ritualità del danzatore, il cui corpo è sentito nella sua dimensione spirituale come il canale da cui si attua la discesa del Divino.dervisci 2

Maurice Bejart dice: Per me la danza rappresenta la vita e dato che la vita è un ritmo, quello del battito cardiaco, la danza è inseparabile dal ritmo. Essa interpreta la nostra esistenza, al punto che rappresenta tutti i ritmi, tutte le pulsioni umane.

J.D’Amboise (Direttore artistico dell’Istituto Nazionale Danza classica) così descrive la danza: Il suo polso è il suo battito cardiaco, è il tuo respiro. È il ritmo della tua vita. È l’espressione nel tempo e nel movimento della felicità e della gioia e della tristezza e dell’energia. È uno sfogo d’energia. È straordinaria, e ciò è comune a tutte le creature ed è comune a tutti gli individui. danza luna

Il primo ritmo dunque è il battito del cuore: rimanda alla dimensione tempo con l’alternarsi del giorno e della notte. In antico il concetto del tempo era scandito dal moto del Sole contorniato dai pianeti, dalla Luna e dalle stagioni.
Si dava il potere alla Luna di regnare sulle maree, sulla vegetazione, sulla fertilità e sule nascite. Mentre il Sole era simbolo del fuoco, del calore e della vita, espressione visibile della Forza Divina.First Light

Danzare sotto l’influsso del Sole per l’uomo è come entrare nella successione della Vita, senza età, come un passaggio dal profano al sacro. La danza che propone la Scuola Archeosofica segue l’orientamento ed il moto del Sole con le direzioni est-sud-ovest. Questo orientamento è molto importante perché permette al danzatore di stabilire una armonia tra le facoltà dell’IO ed i corpi, tutti compresi, coordinamento che spesso è carente. L’arco percorso dal Sole, dal sorgere al tramontare, a causa delle rotazioni della Terra da occidente verso oriente, dona a livello psicofisico nuove energie.
Nella danza psicosomatica la direzione da tener presente è quella del Sole, con movimenti circolari vissuti ed interiorizzati prima per poi passare al gesto espressivo. Le cinque qualità fondamentali sono: leggerezza, lentezza, chiarezza, equilibrio e calma.
shiva nataraja 2Il Dio Shiva danza nel Tempio: questo è lo spazio sacro dove chi danza ruota intorno ad un punto centrale, il luogo sacro. Per il danzatore girare intorno ad un centro è rimanere in relazione con il proprio cuore e percepire la presenza della Vita Spirituale. danza egitto
Da questo punto focale, inizio ed origine, viene espressa la nostra danza che si svolge come in dei centri concentrici dai quali poi si generano tutte le direzioni. Ogni direzione ha un gioco bipolare che riporta al centro. La danza sacra ha le sue basi nella preparazione del corpo e dell’anima come in una preghiera che permette al soggetto di sperimentare la bellezza e l’armonia.danza indiana

La danza antica rappresentativa serviva per raccontare un episodio del Vecchio Testamento o rievocare un antico evento importante o per innalzare una preghiera. Re David eseguì una danza suonando e cantando, dinanzi all’Arca, quando fu trasportata in Gerusalemme (cfr. II Re VI 14).salomè

La danza accompagnata da un certo tipo di musica crea una situazione molto speciale, favorisce una sorta di trasferimento in un altro mondo dove regna la pace, l’armonia e può traslarlo fino a noi.
danza modernaEsistono danze tipo marce oppure danze per il risveglio del fuoco spirituale dove ci si immedesima con una Dea. Questo processo è importante per chi esegue e per chi osserva, un po’ come accade in teatro fra attore e spettatore.danza moderna 2

La danza serve a stabilire un’armonia tra le facoltà dell’Io ed i corpi, aiuta a stabilire un coordinamento interiore ed esteriore che molto spesso manca. Esempio le mani giunte posso rievocare la potenza di una fiamma del fuoco, dove la destra entra in contatto con la sinistra.
Nureyev
Durante il gesto entrano e circolano delle energie nuove. I gesti sono ricchi di significati, veri simboli che agiscono a livello fisico, metafisico e spirituale. Talvolta per cambiare uno stato d’animo è sufficiente una posa o gesto. Più al gesto è associata la coscienza più questo assume un potere trasmutante. Da una visione frammentata come uno specchio rotto la danza sacra fa ricomporre la visione unitaria è quella che molti chiamano estasi.

ALDILA’, SDOPPIAMENTO, OOBE, NDE – di Ariana Kola

aldilà 5Uno dei grandi misteri che accompagna la vita dell’uomo è quello di cosa ci sia nell’aldilà. Tanto è fitto il mistero che la società moderna relega la risposta del destino dell’anima dopo la morte esclusivamente ad una credenza religiosa. In realtà oggi la Scuola Archeosofica, fondata da Tommaso Palamidessi, tratta questo argomento in termini di sperimentazione diretta. La dottrina archeosofica esposta in 51 Quaderni, così chiamati dal suo Autore, presenta una parte teorica e una parte pratica di ciascun tema esposto. La pratica consiste in una sperimentazione diretta e di conseguenza vi è una verifica che in un primo momento è soggettiva, ma la ripetibilità dello sperimento anche da altri consente di affermare l’oggettività del risultato. Del tema in oggetto Tommaso Palamidessi se ne occupa in particolare nel 6° Quaderno: “Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili”. Alchimia 5
Già dal titolo si evince che si tratta di un fenomeno di ubiquità che prevede la possibilità della presenza simultanea in due località diverse e nel caso dell’aldilà emerge che vi è l’opportunità di un viaggio volontario di andata e ritorno.
Ma chi si è occupato di questo argomento e in quali termini è stato presentato nella storia dell’umanità? Il mondo scientifico dei tempi nostri si è posto simili questioni?
Gli alchimisti parlano ampiamente di questa esperienza e numerose opere sono state scritte dando le istruzioni necessarie, ma il loro gergo mimetizzato consente la comprensione e la seguente applicazione solo agli addetti ai lavori ermetici.
Alchimia 12.pngInfatti essi scrivono dello sdoppiamento da ottenere con una volontà ferrea e con fredda determinazione definendolo “separazione alchemica” o “operazione prima dell’Arte Ermetica”. Da sottolineare che gli alchimisti di tutti i tempi hanno dato nomi diversi al fenomeno artificiale allo scopo di confondere i profani e custodire una conoscenza riservata a pochi.vite passate

Si narra che a Clemozene, in Asia Minore, vivesse un filosofo di nome Ermotimo, il quale aveva la facoltà di abbandonare il suo corpo andando così in giro con la sola anima. Il suo corpo giaceva a casa immobile sprofondato in una specie di letargo e la sua anima era il testimone oculare dei luoghi visitati e preservandone la memoria quando rinveniva.

alfonso de liguoriAnche l’agiografia cattolica riporta diversi racconti di esperienze simili: San Alfonso de’ Liguori, Papa San Clemente e Santa Caterina de’ Ricci, solo per citarne alcuni. Il primo, dottore della Chiesa e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, il 21 settembre 1774 (documentato dal processo di canonizzazione) entrò in uno stato simile allo svenimento e rimase immerso in quella specie di profondo e dolce sonno seduto in una poltrona per due giorni. Il Vicario Generale, Nicola di Rubino, diede ordine perché nessuno interrompesse il riposo del Santo, il quale al suo “risveglio” informò i familiari con queste parole: “Voi mi credevate addormentato, mentre io ero ad assistere il Papa morto pochi minuti or sono”. Infatti poco tempo dopo giunse la notizia della morte di Clemente XIV avvenuta nell’esatto momento in cui il grande asceta si era “risvegliato”. Inoltre molti furono i testimoni che videro il Santo contemporaneamente a Roma e ad Arienzo dove giaceva.san clemente

Il secondo caso è del Papa San Clemente che è simile al primo. Egli mentre celebrava la messa a Roma, improvvisamente, si addormentò per tre ore consecutive. Rientrando in sé, si scusò con i fedeli, dicendo loro che per eseguire un ordine di San Pietro era stato a Pisa per consacrare la nuova chiesa in onore di costui. Anche San Clemente, in quell’occasione, fu visto a Pisa da una grande moltitudine, malgrado la sua presenza reale in chiesa a Roma fosse testimoniata dai fedeli presenti.caterina de ricci

caterina de ricci vitaL’esperienza di Santa Caterina de’ Ricci è ancora più particolare perché avviene su un piano diverso, nell’aldilà. Quando una delle sue consorelle si trovava in punto di morte, lei si metteva accanto per aiutarla con le preghiere e con lo sdoppiamento affinché il trapasso fosse senza traumi. Nel momento in cui morivano, ella andava in estasi, accompagnava l’anima al paradiso o al purgatorio e al suo ritorno chiudeva gli occhi della defunta.aldilà 2

bilocazione BozzanoErnesto Bozzano, ricercatore, commentatore dei fenomeni di metapsichica nel primo Novecento, si è occupato molto della bilocazione o sdoppiamento pur non avendolo mai sperimentato direttamente. Egli ha raccolto una serie di casi nel suo libro “Dei fenomeni di bilocazione” tanto da fornire anche uno schema generale dello “sdoppiamento fluidico”, così chiamato da lui. La parte fluidica viene indicata come il risultato di tre corpi chiamati eterico, astrale e perispirito. Lo studioso genovese divide i casi da lui raccolti in quattro categorie generali:nde 2

La sensazione di integrità negli amputati e negli emiplegici: il soggetto sente l’arto amputato, lo muove e se lo passa su fonti di calore percepisce il bruciore; gli emiplegici vedono la riproduzione esatta di sé stessi sul lato paralizzato.

Visione del proprio fantasma conservando la coscienza di sé: il soggetto ha la coscienza di soggiacere, perché percepisce un improvviso senso di languore e di freddo oppure una sopraggiunta sonnolenza invincibile. In questa situazione egli è in grado di scorgere il doppio fluidico esteriorizzato pur mantenendo la coscienza nel suo corpo immobile.nde

La coscienza di sé si trova trasferita nel fantasma: avviene in stato di sonno oppure quando sono utilizzate sostanze anestetiche. Accade altresì in caso di esaurimento nervoso o di abbattimento morale.  Il soggetto si trova in una circostanza di assoluto riposo del corpo e il senso di sdoppiamento risulta vago, indeciso e di durata fugace.

aldilà 3Il “doppio fluidico” è scorto da un terzo: il doppio si sposta mentre il soggetto dorme e a quest’ultimo sembra di sognare i luoghi ove viene visto però da chi li abita effettivamente. Lo stesso accade per i morenti i quali appaiono come fantasmi alle persone poco prima di morire. Spesso si tratta di terzi a cui sono legati affettivamente in modo particolare.dimensione

Tra gli studiosi nell’ambito scientifico dei nostri tempi si possono citare Celia Green, Charles Tart e Raymond A. Moody.
Celia Green è stata direttrice dell’Istituto di Ricerche Psicofisiche di Oxford. È nota per le sue ricerche pionieristiche sui fenomeni percettivi quali i sogni lucidi.  In particolare si è occupata della Out of Body Experience (in seguito OOBE) e le ha raggruppate in due diversi tipi di esperienze: il tipo parasomatico e il tipo asomaticosdoppiamento 1

Nel primo caso il soggetto ha l’impressione di avere un altro corpo che, nella maggior parte dei casi, gli somiglia e si comporta nei suoi confronti come se fosse il suo corpo fisico della vita normale perché risponde ai comandi ed è il centro delle sue percezioni. Quindi il soggetto è congiunto a un’entità apparentemente spaziale alla quale si sente legato come al suo corpo fisico nello stato normale.aldilà

Nel secondo caso il soggetto non sente di avere un atro corpo e si trova nella condizione di disincarnato e in molti casi si identifica in un punto luminoso di forma ovoidale. Dunque il soggetto ignora, almeno in quel momento in cui vive l’esperienza, di essere congiunto ad un qualsiasi corpo o entità spaziale.
In nessuno dei due casi i racconti dei soggetti definiscono quale può essere il modo di ripetere l’esperienza quando lo si vuole.

Stati alterati della coscienzaIl prof. Charles Tart è uno psicologo e parapsicologo americano che ha suscitato molto clamore senza mancargli la derisione dai colleghi in seguito alle sue pubblicazioni. Egli aveva come obiettivo quello di scoprire cosa accadeva al cervello e al corpo dei soggetti durante l’esperienza di bilocazione in sonno. Al cranio collegava sottili elettrodi per registrare le onde cerebrali, i movimenti oculari, la pressione sanguigna e la resistenza elettrica dell’epidermide. Le prime due misurazioni avrebbero indicato le condizioni cerebrali del soggetto, in particolare se era sveglio o se dormiva, se sognava o meno. Le ultime due avrebbero detto qualcosa sull’attività del sistema nervoso autonomo.
oobe 2Sottoponeva sotto osservazione soggetti che durante il sonno sentivano che stavano fluttuando vicino al soffitto della stanza ed erano anche in grado di osservare tutto intorno a sé. Il prof. Tart scriveva un biglietto con cinque numeri e lo poneva due metri sopra il soggetto, visibile solo ad un osservatore vicino al soffitto con accanto un orologio cosicché potesse riferire anche l’ora in cui aveva l’OOBE. I soggetti analizzati indicarono sia i numeri che venivano cambiati ogni notte e l’orario indicato dall’orologio a fianco.raymond moody

Infine il dott. Moody si è occupato delle esperienze di premorte denominate anche “Near Death Experience”. Egli è medico e psicologo. Ha analizzato i racconti di circa 150 casi traendone un modello tipico di NDE. Il soggetto sta morendo e nel momento in cui ha raggiunto l’acme della sofferenza fisica sente dalle parole del medico di essere clinicamente morto. Avverte allora un rumore come un tintinnio o un ronzio, e simultaneamente sente di muoversi con estrema velocità lungo una galleria buia. Giunto al termine, avverte improvvisamente di essere uscito dal proprio corpo, e intravede in lontananza il suo stesso corpo. sdoppiamento morte
Dopo un senso di sconvolgimento emotivo si abitua alla sua nuova condizione e avverte di avere ancora un “corpo”, ma di natura diversa. Scorge nel frattempo gli spiriti di parenti e amici già morti e gli appare un essere di luce che non ha mai conosciuto che lo esorta a valutare la condotta della propria vita. Ad un tratto si trova vicino ad una barriera o a un confine che gli sembra rappresentare la divisione tra la vita terrena e l’altra vita. Sopraffatto da intensi sentimenti di gioia, amore e pace sente che non è ancora giunto il suo momento di morire e pertanto si oppone di tornare in vita. Tuttavia in qualche modo si riunisce al suo corpo fisico e torna tra i vivi. Il fatto interessante si trova nelle descrizioni particolareggiate dei pazienti sdoppiati della sala operatoria da una posizione diversa da quella dove effettivamente il loro corpo fisico giaceva.oobe

Tutti quelli che si sono soffermati a studiare o a provare l’esperienza dello sdoppiamento o della bilocazione hanno cercato di dare delle descrizioni principalmente senza la capacità di poter indicare dei metodi che consentono la ripetizione di esso secondo il volere individuale ad eccezione degli Alchimisti. Quest’ultimi hanno seguito delle istruzioni, ma all’uomo di oggi tale linguaggio rimane estraneo e del tutto incomprensibile.sdoppiamento 3

Nel Quaderno n. 6 Tommaso Palamidessi nella sua parte teorica spiega la costituzione occulta dell’uomo e della donna. Così comprendiamo che l’uomo è composto da un quaternario mortale, cioè quei corpi che parzialmente richiama anche Ernesto Bozzano, e da un ternario immortale tradizionalmente chiamato Ego composto di spirito, anima emotiva e anima erosdinamica.
sdoppiamento donnaNella seconda parte del Quaderno si viene informati dei vari livelli di sdoppiamento a seconda della capacità e della costanza nella preparazione a tale esperimento, indicando tutte le tecniche per la buona riuscita e la ripetibilità del fenomeno. Il primo obiettivo che si pone l’Autore è quello di dare la prova di un aldilà e di conseguenza la certezza della sopravvivenza dell’anima dopo il disfacimento corporeo che sopraggiunge con la morte. Da questa certezza l’uomo e la donna hanno la possibilità di scegliere come condurre la propria vita per non rimanere nel limbo della domanda senza sapere, per non sperare senza agire sul destino con la propria volontà. Vi consiglio la lettura di tutte le opere citate per conoscere, anche solo per curiosità, il punto di vista dell’Archeosofia.altra dimensione

BIBLIOGRAFIA

  • Tommaso Palamidessi, Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili, Collana Archesofica
  • Vincenzo Ricci, Alfonso Maria Liguori maestro di vita spirituale, di Editore Piero Gribaudi Srl, Milano 1998
  • Fra. S.Razzi, Vita di Santa Caterina de’ Ricci, Ed. Olschy, Firenze 1965
  • Ernesto Bozzano, Dei fenomeni di bilocazione, Editore “Dante”, Città della Pieve 1934
  • Anna Ferrari, Dizionario dei luoghi del mito: geografia reale e immaginaria del mondo classico, Edizione Bur Rizzoli, Milano 2011
  • Tommaso Palamidessi, Costituzione occulta dell’uomo e della donna, Collana Archeosofica;
  • Celia Greece, Esperienze di bilocazione, Edizione Mediterranee, Roma 1985
  • Charles Tart. (1968). A Psychophysiological Study of Out-of-the-Body Experiences in a Selected Subject. Journal of the American Society for Psychical Research 62: 3-27
  • Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori Editore, Milano 2013
  • Tommaso Palamidessi, Guida all’astrazione, concentrazione e meditazione, Collana Archeosofica;
  • Tommaso Palamidessi, La dinamica respiratoria e l’ascesi spirituale, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Tradizione Archeosofica e Principi dell’Iniziazione Archeosofica, Collana Archeosofica
  • Tommaso Palamidessi, Risveglio e Sviluppo dei Centri di Forza, Collana Archeosofica

SITOGRAFIA

 

IN FORMA CON LA GINNASTICA PSICOSOMATICA – di Jenny Gallo

olisticoL’approccio che Archeosofica sostiene per la conoscenza dell’uomo e di tutte le sue risorse è di tipo olistico. Considera l’uomo come il risultato di una trascorsa evoluzione e l’inizio di una evoluzione ulteriore, quindi si propone di volgere lo sguardo alle mirabili capacità che l’evoluzione ci ha concesso ma anche agli orizzonti ancora non raggiunti, che possiamo già scorgere. Basti pensare alla perfezione del funzionamento del corpo umano con il suo complesso di organi che convivono armonicamente, consentendo alla coscienza di esprimersi. Pensiamo alla capacità del nostro corpo fisico di modificarsi e auto correggersi in presenza di uno squilibrio per garantire la più lunga possibile esistenza.  Tutto questo con dei limiti, limiti che la scienza mette in discussione, che cerca di comprendere, e per quanto l’uomo possa scoprire di se stesso, resta un prodigioso mistero come si sia arrivati a tanta perfezione da soli.
scienza e fede creazioneRimane aperto per molti il grande quesito se esista o meno una intelligenza superiore che spinge amorevole l’uomo verso la sua stessa evoluzione. Per chi ha fede sufficiente questa domanda ha già una risposta, crede che questo cammino dell’umanità comporti una evoluzione a carattere spirituale; ma per molti uomini dalla mentalità sperimentale la sola fede non basta, si vuole a ragione, che fede e scienza trovino un incontro, risolvano i grandi quesiti esistenziali dell’uomo e della donna. stress
Sono poche le persone che nell’arco della loro esistenza non soffrono di uno o più malesseri, specie con la maturità; molto spesso questi fatti coincidono con uno scarso rendimento fisico, che si ripercuote sulla sfera affettiva, mentale e volitiva dell’individuo. Ecco che l’uomo e la donna si affannano spesso per il raggiungimento di benessere, calma, serenità ed equilibrio. È come non ricercarli visto che siamo sottoposti a ritmi sempre più frenetici? L’odierno modo di vivere impone un costante stress al nostro corpo fisico che seppur ben progettato si trova impegnato continuamente in un processo di auto riequilibrio, lasciando molto poco spazio ad una eventuale evoluzione ulteriore. Come se fossimo inchiodati a questa esistenza materiale in un circuito chiuso senza tregua fino ad un naturale esaurimento.
discipline multipleMa possibile che siamo così meravigliosamente progettati per stressarci e basta? Per chi crede, come me, che l’uomo e la donna tendano verso una autorealizzazione superiore, tutte le risorse, dal corpo fisico, ai cibi, al respiro, alle erbe medicinali, all’arte, alla danza, sono strumenti per avviarsi a questo perfezionamento, ogni giorno. Perché questo sia un lavoro quotidiano è necessario avere un programma pratico e un bagaglio di conoscenza sicura.
evoluzione 2La storia racconta della incessante ricerca dell’elisir di lunga vita per sfuggire alla decadenza senile e restare giovani e gagliardi in eterno… Ma gli arguti studiosi e alchimisti come gli scienziati di oggi, sanno che la risorsa per la pozione magica è insita nella natura umana. Nel “Trattato sull’essenza della Natura” di Paracelso possiamo leggere che un bimbo quando nasce, nasce con il suo firmamento fatto dei suoi sette organi planetari. Egli si riferisce alla relazione fra le principali ghiandole endocrine che l’uomo e la donna possiedono e i principali pianeti, dominatori dei dodici segni zodiacali. Traccia dunque un’immagine del cosmo miniaturizzata nell’uomo.
Beautiful cardIl segreto è in noi stessi, le secrezioni ormoniche di tali ghiandole regolano l’energia vitale e le funzioni del corpo e della mente. La salute dipende quindi dall’armonico funzionamento delle ghiandole a secrezione interna: la giusta miscela ormonica porta alla pozione, all’elisir della salute.
Alla nascita siamo più o meno tutti dotati di un corpo fisico plastico modellabile, morbido, basta pensare all’elasticità dei bambini ancor prima di camminare; poi con il tempo e la crescita si affinano le funzioni organiche, ma d’altro canto la memoria di esperienze fisiche emozionali e mentali modificano la plasticità del nostro corpo, diminuendo nel tempo la flessibilità e l’elasticità in generale ed in particolare quella della colonna vertebrale, l’asse portante della nostra struttura.
colonna vertebralePerché è importante la mobilità della colonna? Oltre alla ovvia questione di evitare malesseri locali, dolore, la ridotta mobilità (scoliosi, ernie, deformazioni, ecc..), alla colonna sono ancorati e in contatto i principali organi interni, alcune delle ghiandole a secrezione interna per esempio: fegato, pancreas, reni, ed anche polmoni e cuore sono tutti in relazione con la colonna.
diaframma 2Così anche per il muscolo più importante della respirazione: il DIAFRAMMA. Uno stato infiammatorio della colonna e una certa rigidità comportano una minor stimolazione di tali organi e ghiandole, di conseguenza si ha una loro funzione ridotta. Come tutti i muscoli seppur non in vista, il diaframma svolge una funzione importante e va pertanto allenato, perché anch’esso nel tempo si irrigidisce. Lo sa bene chi si accinge al canto, pratica che richiede la capacità di prendere maggior fiato del consueto, quindi un atto respiratorio più completo, impedito da un diaframma bloccato ma favorito da un diaframma molto elastico.
diaframmaEcco che fra le prime pratiche da svolgere vi è il recupero di una respirazione completa, che allenata nel tempo ridonerà una certa elasticità al diaframma, misurabile dalla sua escursione di movimento. Da un punto di vista pratico per poter disporre di più ossigeno per una particolare prestazione fisica (prima citavo il canto, ma può essere anche una prestazione ginnica), è opportuno respirare con le fosse nasali.
respirazione 2Molto spesso quando si prende un grande respiro si fa molto rumore perché si tende a chiudere muscolarmente le narici come se questo gesto accompagnasse più aria dentro di noi. Ma così non è, anzi, le vie si restringono e da un grande sforzo si ottiene un mediocre apporto di ossigeno.
respirazione alternataPer grandi oratori del passato e del presente, attori ad esempio, la respirazione è fondamentale per gestire bene l’emissione vocale. Un attore colora di intenzione con la propria voce un concetto, un significato. Se la voce è uno strumento libero a disposizione dell’attore, insieme al complesso del suo corpo, la funzione catartica sullo spettatore avrà la sua efficacia, diversamente l’intenzione incontrerà degli ostacoli nel tragitto fra l’attore e lo spettatore, rischiando di non raggiungere lo scopo del recitato. Voci stridule, fioche, secche, possono essere determinate da una cattiva respirazione, magari a volte indotta da uno stato emotivo di agitazione.
meditazione soleTutto questo in virtù della interdipendenza fra corpo e spirito, le due unità costitutive dell’individuo. Ebbene sembra dunque indispensabile tenere conto di entrambe le unità; infatti anche per realizzare uno sviluppo spirituale, l’uomo e la donna si devono appoggiare sull’esperienza fisica, perché prima di indagare l’invisibile è necessario conoscere bene ciò che si vede.
ginnasticaOccuparci del nostro corpo fisico per renderlo uno strumento di perfezione morale intellettuale e spirituale e lento al logorio, è utile perché esso è lo strumento mediante cui l’anima agisce nel creato.
Citando Tommaso Palamidessi (16° quaderno pag.42): “la via verso la perfezione chiede un ottimo stato di salute , come si suol dire l’essere in forma”. Ad esempio gli Esseni sapevano bene come difendersi dai pericoli di chi capovolge il centro della propria gravità dalla terra ai cieli, impoverendo di energie il corpo. Essi praticavano infatti una quotidiana ginnastica, come ad esempio “il Saluto al Sole”, che li rendeva adatti nel corpo alla vita spirituale.evoluzione

Dunque la pratica di particolari posizioni corporali e sequenze ginniche è consigliata dalla Scuola Archeosofica e può diventare il giusto stimolo interno ed interiore. Dico questo perché l’uomo e la donna sono un complesso vivente di corpi, non solo una costituzione fisica ma anche di corpi energetici atti ad esprimere la sfera emotiva, mentale e spirituale, di ogni individuo. In questi corpi si trovano epicentri di attività in relazione alle ghiandole endocrine su un piano fisico, che più o meno armonicamente convivono.
Jenny Gallo 2L’armonia è un fattore modulabile dalla coscienza, dosando le risorse interne, l’attivazione o rallentamento delle funzioni ormoniche. Ad esempio, mediante la respirazione e la ginnastica posso realizzare anche per un breve periodo di tempo uno stato di armonia fra le parti, e dunque anche di armonia interiore. Del resto è comune quella sensazione di ripristinato benessere e “sana stanchezza” che proviamo dopo una bella passeggiata in montagna all’aria aperta o una bella corsa, con il riattivarsi di tutto l’organismo, il sangue che pulsa e irrora ogni parte del nostro corpo distribuendo nuova vitalità.

IL MONDO DEI SIMBOLI: LA CARAVELLA – seconda parte

Immagine21Esplorare il mondo. Oggi non so se riusciamo a renderci ben conto di cosa voleva dire “esplorare il mondo” agli inizi del XV secolo. C’erano superstizioni, leggende, pregiudizi. Si credeva fino a poco prima che la terra fosse piatta. Dicevano che sotto l’equatore non c’era possibilità di vita per l’essere umano, quindi spingersi sempre più a sud equivaleva per il volgo ignorante ad andare incontro alla morte. L’oceano visto dalla punta di Cabo S.Vicente è sempre mosso, “increspado” dicono loro. Il vento ha una potenza maestosa.
Gli esploratori si spingevano verso l’ignoto sempre con la costa a vista, era impensabile una navigazione in mare aperto.La Caravella 22
C’è una leggenda portoghese, raccontata nella bellissima opera I LUSIADI di Luis de Camões, che parla di un gigante, ADAMASTOR, che terrorizzava i marinai esploratori. Un mostruoso e cattivo gigante dei mari, creato durante la guerra tra Kronos e Zeus per dare assalto all’Olimpo, che lottò contro Nettuno per conquistare i mari. Purtroppo per lui, si innamorò della più bella tra le ninfe, Teti, che non ne voleva sapere di fidanzarsi con un mostro gigantesco. Gli fecero uno scherzo, una sorta di appuntamento mancato, lui si vergognò così tanto che abbandonò la guerra e vagò per ogni dove. La battaglia fu persa dai giganti e lui fu pietrificato.
Per farla breve.La Caravella 23
Nella leggenda questo mostro di pietra infestava la punta estrema a sud dell’Africa, la Penisola del Capo. Un posto bellissimo, dove si incontrano due oceani dando luogo ad un vero spettacolo della natura.
Questo punto era stato nominato Capo delle Tempeste dagli esploratori che non riuscivano mai a superarlo.
La Caravella 25La storia racconta che i navigatori portoghesi per primi ce la fecero, dopo aver lottato contro Adamastor per giorni e giorni, con terribili tormente e tempeste. E chiamarono appunto questa zona Capo delle Tempeste. Ma il Re Joao II cambiò nome in Capo di Buona Speranza, già prevedendo un futuro di nuove terre e nuove ricchezze.
Adamastor era considerato come la porta verso l’ignoto, terribile e spaventoso ignoto. E ci sono su di lui tante storie, di terrore e morte, mostri, navi fantasma come l’Olandese Volante, eccetera. Ora, è abbastanza facile per chi ha seguito i corsi di Archeosofia, decifrare il simbolismo di questo mostro che si palesa quando si vuole oltrepassare il confine stabilito: il mare indica l’inconscio, e questo mostro emerge dalla profondità del nostro inconscio, proprio se decidi di oltrepassare una soglia … come fosse un guardiano terribile, messo apposta per incutere spavento ma anche per essere “domato” e vinto… vi ricorda niente?Immagine20
Indubbiamente la rivalità e la caccia a nuove fonti di ricchezza fecero da propulsore per tutte le spedizioni così rischiose e piene d’avventura. Ma non solo. Il pensiero del popolo portoghese sempre fu permeato di alti ideali, non così visibili a tutti forse, anzi, volutamente occultati, come per proteggere qualcosa di prezioso da una probabile profanazione.
Se l’Infante Dom Henrique era Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, e se i Cavalieri del Tempio erano eredi di quei Templari scampati alla persecuzione, è molto probabile che svolgesse dei riti iniziatici, e che la conquista del mondo fosse anche proclamata in nome di quel Dio Unico che tutti unisce, per restaurare insomma il Regno divino perduto.La Caravella 27
È molto probabile che perseguisse gli stessi ideali che avevano animato l’Ordine cavalleresco e monastico dei Templari.
L’infante Dom Henrique è un personaggio per certi versi misterioso. A volte si ritirava in solitudine, e nessuno sa cosa facesse. Non si sposò, non ebbe figli. Immagine23
Lo scrittore Gomes Eanes De Zurara lo descrive così: “questo nobile principe era abbastanza alto, robusto, con le membra lunghe e vigorose. Aveva i capelli un po’ dritti sulla testa. A prima vista, per quelli che non lo conoscevano, il suo aspetto incuteva timore. Possedeva cuore impavido e uno spirito acuto. Fu persona desiderosa di compiere importanti imprese. Né la lussuria né l’avarizia trovarono posto nella sua anima. Fu così riservato nella sua condotta che passò tutta la vita in perfetta castità e la terra lo riebbe vergine.
E che posso dire della sua liberalità, se non che essa superò quella di tutti i principi del mondo? Secondo me fu il principe senza corona che ebbe i migliori servitori.
Immagine24La sua casa accolse tutto il meglio del regno e soprattutto molti stranieri… Egli era abitualmente circondato da gente proveniente dalle nazioni più diverse e così lontane dai nostri costumi che quasi tutti se ne meravigliavano.

Trascorse tutta la vita a lavorare accanitamente.
Sarebbe azzardato calcolare il numero delle notti in cui i suoi occhi non conobbero riposo. Il suo corpo era così resistente che sembrava volesse quasi superare la natura.
Il suo perseverante sforzo faceva apparire facile tutte le cose che sembravano impossibili agli altri.
Obbediva a tutti i precetti della Santa Chiesa. Manifestava un grande rispetto per tutte le cose sacre…”.

E prosegue a descrivere la sua vita con toni sempre esaltanti per diversi capitoli.La Caravella 28

Morì a Sagres nel 1460 e fu sepolto nel bellissimo monastero di Batalha.Prester_John

L’Infante Henrique mandava spedizioni alla ricerca del Regno del Prete Gianni. Anche questo si può considerare un simbolo. Sì, è vero che poi ci fu un Re etiope che disse “sono io il Prete Gianni” e instaurò dei rapporti commerciali con i portoghesi. Però potrebbe non essere solo un furbone, come dicono. Non era certo il vero Prete Gianni, perché questa figura indica una realtà metafisica. Ma proprio l’Etiopia ha una strana tradizione che parla dell’Arca dell’Alleanza.
Si racconta infatti che il Re Salomone regalò una copia dell’Arca dell’Alleanza al figlio avuto dalla regina di Saba, la fondatrice dell’Etiopia.
La Caravella 29Pare che Salomone sia rimasto abbagliato dalla bellezza di questa regina, tanto da scrivere per lei il “Cantico di Salomone”. La regina bellissima si chiamava MAKEDA, e si innamorò del grande re. Dopo notti di passione, restò incinta e nacque DARWIT, cioè DAVID, conosciuto in patria con il nome axumita MENELIK, nome che si riallaccia ai nomi divini della Tradizione Primordiale, MENES, MANU, eccetera, di cui ha parlato ampiamente Alessandro Benassai nei suoi scritti.Immagine25
La leggenda è molto carina, ora non ve la racconto per intero sennò si va fuori tema, comunque finisce che arriva in Etiopia la vera Arca dell’Alleanza, conservata ancora oggi, dicono, in una chiesa cristiana di rito copto, la Cappella di Axum. Nessuno la può vedere, perché è l’oggetto più sacro al mondo e deve essere protetto. C’è solo un custode che ha questo privilegio e gli consacra la vita, sta sempre nella cappella dov’è l’Arca come un eremita, senza contatti con il mondo esterno.La Caravella 30
Insomma le origini della dinastia regale etiope sarebbero addirittura fatte risalire al Re Salomone appunto. Ecco che la missione dei Portoghesi di cercare il Regno del Prete Gianni in Etiopia acquista un senso diverso.La Caravella 31
Il Regno del Prete Gianni dicevo è un simbolo che si collega ad un altro simbolo: allude alla dimora misteriosa del Santo Graal, il famoso Calice che contiene un elisir potentissimo, capace di realizzare ogni desiderio. La Coppa della conoscenza, riservata al vincitore che la conquista con la spada in pugno, come narra la letteratura medievale. Guarda caso il mito della Sacra Coppa ritorna in auge proprio durante il periodo Templare. E poi oggi, perché tutti questi riferimenti al passato non sono privi di una corrispondenza con il presente. Va saputa trovare, ma c’è.o misterio de Sagres
C’è un’altra curiosità riferita alla Scuola di navigazione dove si progettarono le caravelle, che i portoghesi definiscono “O misterio de Sagres”, “Il mistero di Sagres”.
All’interno della Fortaleza fu scoperto nel 1928 un cerchio inciso nella pietra del pavimento esterno, molto corroso dalle intemperie. Siamo sull’oceano, non va dimenticato. L’hanno ripulito alla meno peggio, liberandolo dal terreno che lo ricopriva.

Generalmente lo descrivono come una specie di bussola o rosa dei venti, qualcosa collegato alla marineria. Ma ci sono alcuni studiosi che lo ritengono una “ruota sacra”. Ha un diametro di 43 metri, con linee radiali che suddividono il cerchio in 42 settori di ampiezza irregolare, di cui 28 sono ben visibili e altri 14 invece poco delineati.
Questi studiosi pensano che il cerchio risalga ad un epoca più antica rispetto alla fondazione della Scuola di Sagres, e lo accostano alle “ruote medicina” del Nord America. In effetti la irregolarità delle divisioni stona con il concetto di Rosa dei Venti fatta dagli ingegneri dell’Infante Henrique, che erano molto precisi.
Le 28 divisioni sono state associate alle 28 case lunari dello zodiaco babilonese (nel 1985 da Barry Fell).Immagine28
Stando alla cultura degli Indiani d’America, il termine “medicina” non indica solo il concetto di guarigione da una malattia, ma si riferisce piuttosto al potere che si ottiene con la conoscenza e la sintonia perfetta con i segreti dell’universo. “L’uomo medicina” era il mediatore tra il cielo e la terra. E solo attraverso la conoscenza più completa l’uomo poteva ottenere la salute del corpo e dell’anima.
La ruota di medicina era un cerchio con una croce al centro. Simboleggiava l’uomo, l’universo, e il Grande Spirito che dal centro dominava sovrano sulle quattro direzioni. O meglio, l’unione tra uomo e universo, il riflesso del divino nell’umano, e il mezzo per comprendere le leggi cosmiche e morali.La Caravella 32

Una delle più antiche figure della ruota medicina si trova in Wyoming, sulle montagne del Big Horn, costruita con pietre bianche, con un diametro di 28 metri. E sembra risalga più o meno a circa 500 anni fa.

Immagine31Ma non dovevamo parlare della caravella? Tutta questa digressione con la scusa della caravella e poi non si dice niente?
Concepita dagli ingegneri della Scuola di Sagres, la caravella era una imbarcazione più piccola rispetto a quelle adoperate in precedenza (come la caracca) ma molto robusta, agile e veloce grazie ad un sistema di vele innovativo. Poteva avere due o tre alberi ed essere lunga dai 18 ai 27 metri. Abbastanza piccola. Ho visto una ricostruzione che hanno fatto per i turisti, dice fedele, ed è piccola. Impensabile salirci sopra per esplorare l’oceano.
A noi comunque interessa il simbolismo, più che la storia o l’ingegneria navale.
La nave è uno dei simboli per eccellenza che rappresentano la Chiesa Cristiana, il corpo mistico di Cristo: Gesù è il pilota nautico, gli Apostoli sono l’equipaggio scelto, i cristiani sono tutti i marinai accolti a bordo.Immagine33
È il simbolo della Chiesa come unico mezzo per giungere salvi al porto della Salvezza. Abbondano le testimonianze archeologiche e di documenti, addirittura in scritti risalenti al III secolo.
Nelle antiche liturgie e in particolare negli scritti di San Clemente (Vescovo di Roma) si fa allusione al tema della nave come figura della Chiesa e della sua catechesi. Nelle sue Omelie S.Clemente scrive: “Il corpo intero della Chiesa rassomiglia a una grande nave trasportante per mezzo di una violenta tempesta gli uomini di provenienza assai diversa”.
S.Clemente fa una allegoria nella quale Dio è il proprietario della nave, Cristo il pilota, il vescovo la vedetta al posto di osservazione, i presbiteri come marinai, i diaconi come capi dei rematori, i catechisti come servitori della nave. Immagine34
Il mare agitato è la comparazione alle tentazioni del mondo, e anche alle tentazioni dei diversi passeggeri che sono associati alle diverse categorie della Chiesa.
Nelle Costituzioni apostoliche si dice nel discorso che precede l’ordinazione dei vescovi… “che la Chiesa sia girata verso l’Oriente, come conviene ad una nave…” (II,57). Non a caso si chiama “navata” la parte centrale delle chiese. Le Cattedrali Gotiche ad esempio hanno proprio la forma di una nave rovesciata, come solcasse il cielo.Immagine35
Anche Tertulliano nel suo trattato sul Battesimo fa un’allegoria e dice: “La barca prefigurava la Chiesa che, sul mare del mondo, è scossa dalle onde della persecuzione e delle tentazioni, come il Signore nella sua pazienza sembra dormire, fino al momento ultimo in cui, svegliato dalla preghiera dei santi, signoreggia il mondo e dà la pace ai suoi” (XII,8).
I santi sono i dodici Apostoli, la nave è quella della Chiesa universale.
Fin dal IV secolo c’era l’usanza di dare come regalo per i neo battezzati delle famiglie più illustri una lucerna a forma di nave (come quella di Q. Valerio Proculo).
Nelle lapidi sepolcrali si vede spesso una nave a vele spiegate con in poppa la mistica colomba, lo Spirito Santo.
Siccome la figura della nave non aveva un riferimento diretto con le divinità pagane del periodo, fu adottata dai primi cristiani come simbolo di riconoscimento, assieme al pesce, e incisa su anelli, pietre preziose, affreschi e mosaici.Immagine37
Vero è che il simbolo è molto antico, se volessimo scoprirne le origini si dovrebbe risalire almeno fino agli antichi egiziani, con la loro “barca del sole”, il tabernacolo a forma di barca conservato nei loro templi e portato in processione durante le feste.
Se il mare era l’immagine del mondo e del secolo presente, la nave fu simbolo della coscienza che nell’esperienza della vita umana affronta una traversata piena di difficoltà e pericoli.
Ed è curioso il fatto che gli ebrei senza essere un popolo di navigatori come lo furono i greci, utilizzarono il simbolo e l’allegoria della nave.Immagine36
Il mare e la nave li ritroviamo infatti nel racconto del diluvio universale, con Noè e la sua Arca, la nave-tempio sfuggita alla distruzione, la nave da cui volò la bianca colomba ritornando con il ramoscello di ulivo serrato nel becco. Anche nei Vangeli ci sono diversi episodi riferiti all’apostolato di Gesù che predicava su una barca.
Immagine38
Tommaso Palamidessi ha scelto la nave come emblema dell’Associazione Archeosofica, ma non una nave qualsiasi, bensì proprio una caravella, con i remi e le vele spiegate. Remi e vele spiegate per segnalare che è sempre attiva, in movimento, sorretta dall’azione dell’uomo dal basso (i remi) e di Dio dall’alto (il soffio dello Spirito Santo che è associato al vento). Ha la sua ancora perché bisogna avere la fede e la speranza per fare vela con la Chiesa del Terzo Millennio verso nuovi cieli e nuove terre.
Su questa caravella c’è un faro, una luce, che allude alla vita eterna. E alla presenza divina che mai abbandona questa nave.
Anche i primi cristiani lo indicavano su talune tombe, appunto per ricordare che il defunto era stato guidato da Gesù stesso fino al buon porto nel felice al di là.
Ed ecco da dove è partita tutta la mia ricerca, sicuramente da completare, ci sono ancora tante cose da dire, magari in un prossimo futuro.
Però l’ispirazione per scrivere il nuovo copione (per la commedia musicale Atlantico) è partita da qui, dalla CARAVELLA. Mi domandavo: va bene, il simbolismo della nave è importante e richiama il Cristianesimo delle origini, ma perché tra tutte le navi Palamidessi ha scelto proprio la Caravella per farne il simbolo della sua Archeosofia? E con la croce templare sulla vela? E niente,  mi son ritrovata a fare un viaggio proprio nella terra dove hanno inventato questa imbarcazione velocissima e innovativa. Ed è stato amore a prima vista.Caravella solitaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MONDO DEI SIMBOLI : LA CARAVELLA

Siamo circondati da simboli. Tutta la nostra vita è piena di simboli. Anche se non ce ne accorgiamo, forme, figure, colori, numeri, oggetti, hanno su di noi una potente influenza che sembra quasi magica. Ti aiutano a realizzare cose impensabili. Tutto sommato le forme, i colori, i numeri, sono vibrazioni più o meno materializzate che entrano in risonanza con le nostre personali vibrazioni. Anche noi siamo fatti di vibrazioni più o meno materializzate, abbiamo dei corpi energetici ed un corpo fisico, abbiamo un’anima, uno spirito che in certo qual modo li vivifica. Si possono definire stati vibratori di una diversa sostanza. Le forme ci influenzano, dalle più grossolane alle più sottili.Immagine1

Ci sono dei simboli che incontriamo nella vita di tutti i giorni, adoperati come linguaggio universale. Hanno una utilità pratica, richiamano subito alla mente delle istruzioni, delle indicazioni, un comportamento, delle regole da osservare.Immagine3Immagine2
Chi lavora nel campo pubblicitario ad esempio, sa benissimo come utilizzare forme, colori, immagini.

Ma il simbolismo ha una funzione importantissima soprattutto nella Tradizione che riguarda le cose spirituali.
L’Autore dell’Archeosofia ha scritto diverse pagine interessanti e utili sul simbolismo e sulla simbolurgia, quella meravigliosa scienza che adopera i simboli per una crescita interiore.
Palamidessi ci insegna che il simbolo agisce al solo guardarlo, purché si abbia una certa familiarità. Quindi se un’immagine ti è sconosciuta, la sua azione diventa debole. E dunque la prima cosa da fare è una ricerca per capire il significato di quella figura, cosa rappresenta, per decifrarla insomma, come fosse un codice. E ci sono ottimi libri da consultare. Immagine4
Qui vediamo ad esempio una immagine alchemica che raffigura le tre fasi della Grande Opera, cioè del lavoro ascetico per trasformare la propria coscienza da brutale in angelica. L’Opera al Nero, in cui la materia si deve dissolvere putrefacendosi; l’Opera al Bianco che porta una sublimazione della materia con la purificazione; e l’Opera al Rosso dove la materia trasformata si ricompone in un nuovo stato più eccelso. E per chi non ha mai letto un libro di Alchimia o non si è mai interessato a questa disciplina, queste parole sono prive di senso. Sono volutamente difficili, volutamente quasi impenetrabili, perché a quel tempo era proibito parlare apertamente delle cose che riguardavano la vita spirituale, e soprattutto era vietatissimo parlare delle tecniche ascetiche.
La dottrina dell’Ermetismo e la pratica alchemica collegata, hanno una storia antichissima. Da noi conobbero un grande sviluppo alla fine del Medio Evo e per tutto il Rinascimento, rimanendo però accessibili soltanto per una ristretta cerchia di persone. Gli autori infatti si esprimevano con un linguaggio incomprensibile, e la maggioranza delle persone, del passato ma anche del presente, li ha presi per matti, credendo che davvero volessero trasformare il piombo in oro o che ricercassero l’elisir di lunga vita per diventare immortali in senso fisico. Invece era un modo per tramandare ai posteri dei segreti e nello stesso tempo proteggerli dal cattivo uso dei malintenzionati.
Nei Quaderni di Archeosofia trovate diversi riferimenti all’Alchimia e all’Ermetismo non criptati ma spiegati e chiariti con un linguaggio moderno, anche se la comprensione è graduale, direi didattica, proporzionata all’attività interiore di ciascuno. Però sono spiegati e si possono utilizzare.La Caravella

Tra i tantissimi simboli, uno in particolare ha catturato la mia attenzione: la caravella.
Per parlare della caravella dobbiamo fare un salto indietro nel tempo fino al 1400, e un viaggio in Europa fino all’ultimo lembo di terra all’estrema punta sud ovest del Portogallo.
Infatti proprio in Algarve, tra Sagres e Lagos, verso la metà del 1400 fu inventata la caravella.Immagine6
Promotore di questa invenzione fu il principe Enrico detto il Navigatore, o Infante Dom Henrique. Un personaggio importantissimo per i portoghesi, che lo rispettano e ne parlano con grande ammirazione, quasi venerandolo, ma da noi piuttosto sconosciuto.

 

Figlio del Re del Portogallo e dell’Algarve, Joao I di Aviz, il giovane Henrique va in battaglia a fianco del padre e si fa onore. Ma non essendo primogenito aveva ben poche chances di salire al trono.  Gli fu data una striscia di terra dove nel 1416 iniziò la costruzione di quella che poi sarà la città di Sagres. Sembra una punizione a prima vista, relegato alla fine del mondo, ma invece la scelta di Dom Henrique non era fatta a caso.

La Caravella 2Quella zona ha una storia molto antica, è una terra ricca di miti e leggende. Hanno ritrovato delle ceramiche colorate a testimonianza di un insediamento preistorico lungo quella costa. Per i greci ed i romani era il promontorium sacrum. Non c’era un vero e proprio altare sul promontorio di Sagres, ma a quell’epoca si poteva ancora vedere un gruppo di monoliti considerati sacri. La gente del luogo andava a questa struttura megalitica per fare delle offerte alle sacre pietre oscillanti, che venivano fatte girare durante la preghiera. Di questi monoliti ne parla Artemidoro di Efeso, che visitò la penisola iberica alla fine del II secolo a.C. e vide le pietre oscillanti. Ancora oggi la regione di Vila do Bispo riunisce la maggior concentrazione di menir di tutta la penisola.
Questa terra è impregnata di mitologia e storia, dicevamo. Addirittura si racconta che su queste spiagge gli angeli venivano a riposarsi di notte dalle fatiche dei viaggi per il mondo.Immagine7
Il Promontorio di Sagres recentemente ha ricevuto il titolo di PATRIMONIO EUROPEO per la sua importanza nell’epoca delle Grandi Scoperte che segnarono l’espansione del Portogallo e di tutta l’Europa, con una spinta al progetto globale di civilizzazione che venne a definire il mondo moderno come oggi conosciamo. Il Portogallo è stato il primo impero coloniale che dette il via all’Epoca delle Grandi Scoperte.Immagine10

I romani chiamavano questa terra cuneus a causa della sua forma simile ad un cuneo. Artemidoro disse che somigliava ad una nave circondata da piccole isole, oggi quasi scomparse.
EDRISI, un geografo arabo, racconta che proprio qui, dove sorgeva anticamente un tempio dedicato a Saturno, i primi cristiani eressero un santuario chiamato dal popolo il TEMPIO DEL CORVO, molto frequentato da fedeli con pellegrinaggi e offerte. La leggenda dice che nella parte alta del Tempio c’erano 10 corvi, c’erano sempre 10 corvi, che non abbandonavano mai l’edificio. I sacerdoti di quella chiesa poi vantavano avvenimenti straordinari, quasi miracolosi.
A dire il vero, prima dell’era cristiana, c’erano due santuari: ad ovest, dove oggi c’è il faro, c’era un santuario dedicato al dio Kronos, cioè Saturno, e ad est, dove oggi si snodano le stradine di Sagres, un tempio dedicato a Ercole.
Poi nel 740 alcuni cristiani portarono qui le spoglie di San Vincenzo, martirizzato a Valencia, e le misero in un’antica chiesa che si trovava sulla punta al posto dell’attuale faro. Il culto per San Vincenzo si sviluppò subito con molti pellegrinaggi alla vecchia chiesa, che però fu distrutta dagli arabi nel XII secolo. Immagine11
Il primo re del Portogallo, Dom Afonso Henriques, comandò che una nave recuperasse le reliquie del santo e le mettesse in salvo, preoccupato per le invasioni degli stranieri.
Dopo la riconquista dell’Algarve, che terminò nel 1247, furono costruiti una chiesa ed un monastero, le reliquie tornarono e Cabo Sao Vicente divenne nuovamente una meta di pellegrinaggi.
Ogni nave che si trovava a passare davanti a quella punta, per rispetto e venerazione, abbassava le vele e quasi si fermava per qualche minuto con l’equipaggio in raccoglimento, prima di riprendere il suo cammino.Immagine12
I monaci avevano l’usanza di accendere grandi fuochi per aiutare i naviganti. E nel XVI secolo fu costruito un faro. Quello di oggi, eretto nel 1846, è forse il più potente d’Europa. La sua luce raggiunge le 33 miglia marittime (1 miglio marittimo = 1,852 km) cioè quasi 62 km di raggio (61,116).

La Caravella 3Anche il faro è un simbolo interessante. La sua funzione è quella di segnalare la costa ai naviganti, soprattutto di notte con la sua potente luce, ma anche di giorno grazie alla sua imponente mole colorata o a degli specchi che riflettono la luce del sole. Quindi è un simbolo che facilmente si accosta alla divinità, che ci guida e ci protegge indicandoci la giusta strada da seguire; luce divina che conferisce forza e tenacia per superare tutte le avversità, perché resta immutabile anche nelle più gravi tempeste. Il faro è simbolo di speranza, perché i marinai in difficoltà hanno nella sua luce un punto di riferimento e di conseguenza la speranza di superare quel momento burrascoso incolumi. La Caravella 6
La sua lampada ruota a 360 gradi diffondendo luce tutt’attorno, quindi serve sì per indicare la giusta strada, ma ricorda pure la vigilanza necessaria soprattutto di notte, periodo con assenza del Sole, da sempre simbolo di Dio. Quindi un doppio significato: dall’alto la presenza divina che sempre assiste anche nella più totale oscurità e nelle intemperie dell’anima, e dal basso la necessità per l’uomo della veglia perenne per non farsi mai cogliere di sorpresa.La Caravella 7
La tempesta infatti non avviene solamente all’esterno, può essere interiore, quando uno viene sopraffatto quasi dai propri demoni, dalle proprie emozioni, e quindi il faro ci rappresenta quella forza spirituale che viene in nostro soccorso, che ti aiuta a rialzarti dopo ogni caduta, ti ricorda il vero scopo della tua vita, ti ricorda la tua dignità di essere spirituale.La Caravella 9
Sembra che il faro sia stato costruito la prima volta su un’isola chiamata Pharos davanti al porto di Alessandria d’Egitto, tra il 300 a.C. e il 280 a.C.
Il faro di Alessandria era una delle sette meraviglie del mondo antico. Ne testimonia la sua esistenza lo storico Giuseppe Flavio. Pare che fosse una torre alta 134 metri visibile fino a 48 km di distanza. Di giorno segnalava la sua posizione con un sistema di specchi in bronzo lucidato che riflettevano la luce del sole e di notte per mezzo di grandi falò mantenuti sempre accesi. Questo maestoso faro rimase attivo per 16 secoli, fino al XIV secolo quando venne distrutto da due terremoti.La Caravella 4
Ma torniamo alla nostra storia portoghese.
Poco distante da questa punta estrema di Cabo Sao Vicente, l’Infante Dom Henrique fece costruire la sua città, Sagres. Essendo un punto strategico per il controllo dell’Atlantico, fece edificare una possente fortezza, che possiamo visitare ancora oggi, o almeno vedere ciò che ne resta o è stato ricostruito della originaria Fortaleza di Sagres.Immagine13
Ma la Vila do Infante non serviva solo per ospitare Dom Henrique e la sua corte. Qui lui fondò nel 1420 circa la famosa Scuola di Sagres, che aveva delle caratteristiche molto moderne, futuristiche quasi, per la concezione e la lungimiranza.
Dom Henrique riunì esperti di varie nazionalità, di cultura e tradizioni diverse, che venivano qui per insegnare ma anche per confrontarsi e collaborare. Una mini società multi etnica. Si parla ad esempio di un famoso cartografo ebreo, Yehuda Cresques, che venne da Maiorca per insegnare come si disegnavano le mappe.La Caravella 11
La Scuola di Sagres era un vero e proprio centro di studi, della navigazione ma non solo. Ottenne risultati a dir poco eccezionali per quel tempo e forse anche per oggi. Progettarono esplorazioni e poi le realizzarono, in un tempo relativamente breve. Progettarono qui la caravella che gli consentì di realizzare quelle imprese che cambiarono la concezione del mondo.
L’Infante Henrique disponeva delle ricche finanze sia della famiglia reale che dell’Ordine cavalleresco di cui era Gran Maestro, così la sua città diventò ben presto una potenza marittima e commerciale a beneficio di tutta la nazione.Immagine14
Era Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Cristo, una istituzione monastico-religiosa e militare, creata nel 1319 dal Re Dinis per dare riparo agli ultimi Templari rimasti dopo il rogo di Parigi.
Proprio la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Cristo trionferà poi sulle vele delle caravelle, diventando il simbolo di una conquista certamente materiale ma con una missione ideale da compiersi.
Sagres crebbe rapidamente e divenne una sorta di polo tecnologico, eccellente per quell’epoca. Aveva un arsenale, un osservatorio, e la famosa scuola appunto per l’insegnamento di tante materie alla nuova marineria portoghese. Questa scuola fu il centro del pensiero innovativo delle esplorazioni che si andavano progettando in Portogallo.Immagine15
Raccolse come dicevo le migliori menti: matematici, cartografi, astronomi, marinai e maestri di ingegneria navale, tutti organizzati da Dom Henrique per poter navigare nei mari ignoti.
Lo stesso Dom Henrique che fece nascere la cattedra di astronomia all’università di Coimbra. Astronomia che vuol dire astrologia, perché a quel tempo non era disgiunta come adesso dalla scienza astronomica. A quel tempo era un tutt’uno.Immagine16
Alla scuola di Sagres si studiava e si parlava di alchimia, algebra, logica, cosmografia, astronomia nautica, storia, filosofia naturale e morale, retorica, astrologia, arte militare di combattimento e strategia. Che c’entra il combattimento con la navigazione e l’astrologia, vi potreste chiedere?
Se date uno sguardo alla storia del popolo portoghese, vi accorgete che hanno sempre avuto il desiderio di novità, di nuove conquiste. Quando finalmente ebbero successo, cominciarono a difendere la propria indipendenza con la forza delle armi, e dunque era necessario imparare anche l’arte della strategia e del combattimento. Una guerra esteriore frammista ad un ideale che sempre permeava le loro imprese, come se un antico spirito crociato fosse profondamente insito nella loro natura. Quindi combattere gli infedeli divenne quasi un dovere come cristiani, forti di questo sigillo religioso che si univa al desiderio di conquista.La Caravella 17
Nota dolente di quest’epoca fu il commercio degli schiavi. C’è sempre una nota dolente. Però nella mentalità del tempo era cosa normale. Noi ci scandalizziamo ora ma se pensate che fino a primi del novecento le donne non potevano votare perché ritenute inabili, esseri inferiori, non è difficile accettare una diversa mentalità e vedere anche un progresso nel modo di relazionarsi tra esseri umani.
Il Portogallo fu il primo stato europeo a utilizzare gli schiavi come manodopera interna e come elementi decorativi delle corti. Nel 1460 importava già da 700 a 800 schiavi all’anno prelevati sulle coste occidentali africane. Semplicemente approfittarono della pratica diffusa fra le tribù africane di usare i prigionieri come schiavi domestici.
I mercanti africani vendevano altri africani loro conterranei in cambio di beni di consumo e armi. Praticamente si vendevano tra di loro. Poi con la colonizzazione del Sud America questo commercio si ampliò parecchio dando il via al traffico di schiavi africani attraverso l’Atlantico, con tutte le conseguenze che conosciamo.
A quell’epoca anche in Italia andava di moda avere degli schiavi di colore. Le cronache dicono che a Venezia il 98% degli schiavi erano donne, utilizzate per i servizi domestici. Invece in Sicilia il 60% erano uomini impiegati nei lavori dei campi. A Genova non c’era artigiano o piccolo coltivatore che non fosse in grado di acquistare uno schiavo da adibire ai lavori di bottega o dell’orto, e una schiava per le faccende di casa.

Basti dire che non ho mai visto nessuno portare delle catene come prigionieri, e quasi nessuno divenne, se non in conseguenza dell’estrema dolcezza con cui veniva trattato, cristiano solo perché “forzato” (Gomez Eanes De Zurra – Cronaca dei fatti di Guinea).

La Caravella 18Ma non tutti si comportavano male con gli schiavi. Tra i portoghesi vi era chi insegnava un mestiere ai giovani che avevano comprato, c’erano vedove di buona famiglia adottavano le schiave acquistate, permettevano di sposarsi, addirittura concedevano loro la completa libertà. Dom Henrique aveva istituito una scuola interpreti con un sistema abbastanza ingegnoso. Siccome c’era una grande varietà di dialetti parlati dalle tribù della costa occidentale africana, era necessario che sulle navi da ricognizione ci fosse qualcuno in grado di stabilire un contatto, esigenza che si farà ancor più importante nelle transazioni commerciali. La cattura anche di un solo indigeno era quindi particolarmente apprezzata dall’Infante, perché lo inseriva nella scuola interpreti, così appena aveva imparato a parlare portoghese, l’indigeno faceva da tramite. Indigeni di tribù differenti, tutti inseriti alla scuola interpreti, potevano poi comunicare tra di loro in portoghese, e il raggio d’azione si allargava.Immagine18

Alla Scuola di Sagres Enrico il Navigatore coordinò ed utilizzo ogni risorsa verso l’espansione. Era detentore anche di importanti e precise informazioni grazie a delle carte nautiche di cui venne in possesso. E su queste carte nautiche c’è un bel mistero. Sembra che alla Scuola di Sagres ci fossero delle carte pervenute da una eredità templare, che mostravano la rotta verso l’ovest. Carte mantenute così segrete, ma così segrete, che se ne sono perse le tracce.
Del resto i portoghesi erano abituati a stare riservatissimi sui propri affari, dire segreti è dir poco. Temevano l’ingerenza dello straniero, soprattutto della Spagna che premeva alle loro spalle, temevano che altri scoprissero le loro rotte per le Indie o altre terre che supponevano piene di ricchezze. Quindi stavano ben zitti.Immagine19
C’è una storia controversa anche su un mappamondo che sembra in origine fosse stato creato e costruito in due copie, di cui però ne resta solo una, conservata a Venezia, alla Biblioteca Nazionale Marciana. Si tratta del famoso Mappamondo di Fra’ Mauro, che lui completò nel 1460 e che rappresenta una importante testimonianza per la cartografia. Se infatti nel Medio Evo principalmente le carte indicavano l’insieme delle conoscenze, ipotesi, leggende, testimonianze, a cui si dava una forma grafica, con il Mappamondo di Fra’ Mauro si passa ad una rappresentazione del mondo precisa, compiuta definizione dello spazio.La Caravella 19
Insomma, pare che ne fossero stati commissionati due, uno per Venezia e uno per la corte reale di Lisbona, e nel 1459 in effetti un mappamondo partì da Venezia ma una volta giunto in Portogallo se ne persero le tracce. Svanito nel nulla, improvvisamente, non ci sono testimonianze, documenti, niente che parli di questa mappa fatta eseguire per volere del re.
Ora, c’è da dire un’altra cosa: era ben nota a tutti la competitività fra Portogallo e Spagna, che secondo me c’è ancora oggi. Entrambi i regni avevano i loro servizi segreti in costante conflitto che cercavano di far passare delle informazioni fuorvianti e nascondersi a vicenda le rotte commerciali e delle nuove scoperte. Tutti questi sforzi di segretezza portarono alla proliferazione di documenti falsi, quindi quello che resta della documentazione di quel tempo può non essere valido.  Alcuni storici ad esempio credono che territori come il Brasile, altri stati africani ed il nord America possano in realtà essere stati scoperti prima delle date che noi conosciamo.La Caravella 14
In quegli anni c’era ad esempio una carta geografica, o meglio, un portafoglio cartografico, fatto di varie carte, regolarmente aggiornato con le nuove scoperte, tenuto segretissimo, protetto dal segreto di Stato, con addirittura la pena di morte per i trasgressori. Questo archivio cartografico si chiamava PADRAO REAL. Ma nel 1502 ecco che Alberto Cantino, che si trovava a Lisbona come diplomatico della Casa d’Este, fece come regalo al Duce di Ferrara un planisfero su pergamena che riportava tutte le novità in fatto di terre, esplorazioni e rilevamenti. Proprio una copia abusiva del Padrao Real!
Si parla anche di una carta non ben identificata che servì da guida nella spedizione ordinata dal re Joao II alla ricerca del famoso regno del Prete Gianni. Il re mandò per questa ricerca Pedro de Covilha e Alfonso de Paiva, due esploratori che sembra disponessero di una “carta de marear” tratta da un mappamondo, sulla quale vi era segnato il cammino per raggiungere l’inafferrabile regno.
Va ricordato che i Portoghesi erano spinti a questi viaggi, oltre che dalla speranza di ricavare oro e spezie, anche dalla speranza di trovare il regno del mitico Prete Gianni che ritenevano fosse nascosto in qualche regione nel cuore dell’Africa (cfr, Fernao Lopez de Castanheda, 1551, Historia do descobrimento e conquista da India pelos Portugueses).La Caravella 16

… continua … la prossima settimana leggerete la seconda parte … grazie!