IL MITO DELLE ORIGINI DI ROMA – di Francesco Parisi

Uno dei più affascinanti, complessi ed elaborati miti della storia antica è senza alcun dubbio quello che si riferisce alla fondazione di Roma.
L’antica tradizione religiosa romana infatti non si limita a descrivere gli eventi contemporanei con il mitico solco, il famoso pomerium, tracciato da Romolo il 21 aprile del 753 a.C., bensì ha consegnato alla memoria perenne anche tutta una serie di racconti sulle vicende che precedettero la fondazione della Città Eterna e dietro il cui ricchissimo velame di simboli si nascondono i dettami e le basi della dottrina esoterica di Roma.

È certamente molto nota la leggenda secondo la quale Romolo e il fratello gemello Remo furono i discendenti per linea di sangue di Enea, nipote di Priamo e principe troiano, il quale, in fuga dalla distruzione di Troia per mano degli Achei, capitanati dal Re di Micene Agamennone, approdò in Italia per poi stabilirsi nell’attuale Lazio.
La guerra di Troia, narrata nell’Iliade di Omero, rappresentò un vero e proprio scontro di civiltà e di concezioni religiose. Nell’Iliade venne scritto l’ultimo capitolo di una guerra combattuta per secoli in Europa e in Asia Minore e che vide lo scontro tra una visione guerriera e maschilista propria dei popoli invasori indoeuropei ed una concezione sacerdotale, basata sul culto della Grande Dea tipica delle popolazioni autoctone e preesistenti.

Questa tensione bipolare, che il fondatore dell’Associazione Archeosofica, Tommaso Palamidessi, definisce nel Quaderno “La Costituzione Occulta dell’Uomo e della Donna” come il dualismo della manifestazione creativa, costituisce la dialettica dell’universo, una delle leggi fondamentali che ne regolano l’esistenza. Si pensi come ogni cosa appaia basata su una struttura bipolare: il giorno e la notte, il maschio e la femmina, il caldo e il freddo, il Bene e il Male, tutto è organizzato secondo un’alternanza che richiama il movimento dei piatti di una grande Bilancia Cosmica. Ogni avvenimento oscilla ora verso un estremo ora verso un altro e, come insegna la fisica, è proprio questa differenza di potenziale che genera l’energia e lo sviluppo della vita.
Presso le mura di Ilio, altro nome della città di Troia, si scontrarono due opposte visioni del mondo, due principi cosmici: uno solare e l’altro lunare.

Gli Achei, antenati dei Greci, furono i portavoce di una simbologia olimpica, uranica, solare e maschile. Le divinità principali del loro pantheon erano tutte maschili e loro stessi si ritenevano un popolo di guerrieri. Gli dei degli Achei abitavano sull’Olimpo, un regno immaginario e sopraelevato rispetto al mondo degli uomini mortali. I loro riti di iniziazione comunitari erano basati su cerimonie guerriere e violente. In generale, la loro concezione religiosa collocava il mondo spirituale esterno a quello mortale, quasi irraggiungibile. Una cittadella fortificata espugnabile sono dall’eroe-iniziato che in virtù di gesta epiche avrebbe potuto essere annoverato tra i semi dei, le stelle fisse del cielo. Probabilmente il mito di Ercole incarna al meglio tale idea.

I Troiani, viceversa, erano gli eredi di un culto lunare e tellurico. La leggenda sulle loro origini li identifica come i discendenti di Elettra, una delle sette Pleiadi, ed afferma che la città venne fondata dall’eroe Ilio dopo che egli trovò nelle profondità della terra una grande statua di legno che ritraeva Pallade, altro nome di Atena, Dea della Sapienza. I culti troiani si basavano su una spiccata vocazione sacerdotale e le loro divinità avevano attributi femminili e ctoni, per cui i nemici greci le associarono a Demetra e Venere. Erano scure in quanto associate alla Grande Madre Terra (come nel caso di Iside nell’Antico Egitto o delle Vergini Nere della cristianità). L’attributo scuro (ctonie) si riferisce a qualcosa di ancora non manifestato, custodito nel ventre della terra in attesa di venire alla luce. Il mondo spirituale, pertanto, andava ricercato nel profondo della propria interiorità, al fine di essere riscoperto e portato alla luce.

Dallo scontro di queste due visioni, circa 500 anni dopo, nascerà Roma erede e crogiuolo di entrambe le vie iniziatiche: quella guerriera e quella sacerdotale. I simboli di questa leggendaria nascita lo sottolineano in modo inequivocabile.
Il mito di Enea sottolinea come il Fuoco della Sapienza Arcaica, che aveva abbandonato gli antichi Templi Iniziatici, si trasferì a Roma per essere qui custodito e rinnovato, per poi essere diffuso nel mondo sino all’avvento del Cristianesimo. È il fuoco che Palamidessi nel 3° Quaderno di Archeosofia, “Gli Scopi dell’Ordine Iniziatico Loto+Croce”, definisce discontinuo e ardente simbolo di una tradizione iniziatica che si manifesta, a beneficio dell’evoluzione umana, in epoche e luoghi differenti ritirandosi nel suo epicentro quando i tempi non sono maturi.
Alessandro Benassai, riguardo l’etimologia del nome Enea e del suo ruolo fondamentale per l’apertura di un nuovo ciclo nella storia dell’umanità, così scrive nel testo “Il Tempio dei Misteri”:
Ain-eia, l’Eroe Troiano, fu messo in relazione con Ian-us, l’Esistente, arcaica divinità italica solare (Iuno = Sole) il cui culto si associava a quello di Iana = Luna (Diana). Jano è il governatore dell’inizio (e della fine) delle cose (da Giano=gennaio, il primo mese dell’anno), porta (Iano = Ianua) e guardiano delle porte, e passaggio (ianum), arco (ianus), arcata della porta del tempio. Iano ha per emblema la Chiave con la quale apre e chiude le porte dell’Iniziazione, Ianua Inferi e Ianua Coeli, le Porte Solstiziali: la Porta dell’Uomo e la Porta degli Dei”.

Enea, secondo il mito, portò con sé il Palladio ed il Fuoco Sacro di Troia che vennero poi tramandati ai suoi discendenti. Essi governarono prima la città di Lavinia, poi quella di Alba Longa e infine Roma il cui primo Rex, Romolo, istituì il collegio delle Vestali, le Donne Sacerdotesse Iniziate alla custodia del Sacro Fuoco. Il Tempio delle Vestali, la cui fondazione alcuni miti attribuiscono anche al re Numa Pompilio, aveva una forma circolare, simboleggiante l’Universo e la Madre Terra Ctonia. Nel centro del cerchio era custodito il Fuoco Perenne ed il “cerchio col punto” era, per molte culture (simbolo di Ra presso gli antichi egizi), la rappresentazione della potenza divina (il punto) che si manifesta nell’Universo creato (il cerchio) generando la vita, nonché emblema dell’Oro Alchemico.

Enea fu il ponte tra l’antica tradizione iniziatica, che ormai aveva concluso il suo ciclo, e quella che sarebbe nata dalle sue ceneri. L’eroe troiano abbandona Troia in fiamme unitamente agli amici più fidati, portando sulle sue spalle il padre Anchise e, per mano, il figlioletto Ascanio. Il mitico troiano reca con sé cioè il passato e il futuro. Anchise non arriverà mai a destinazione, morendo nei pressi dell’attuale Trapani. Al pari di Enea e in nello stesso periodo, Ulisse, fautore del celebre inganno che decretò la distruzione di Troia, intraprende anch’egli un viaggio, ma resterà solo e senza amici, esule per dieci lunghissimi anni a causa delle sue azioni e della sua intelligenza maledetta (simbolicamente sulle spiagge di Troia, Laocoonte, l’unico sacerdote e veggente troiano che ha compreso il tranello del cavallo di legno, viene divorato da due serpenti giganti simbolo dell’intelligenza orientata verso il male).

La tradizione riporta che Enea, una volta approdato in Lazio, come segno del favore divino e della madre Venere, rinvenne 30 porcellini figli di una scrofa dal colore bianco immacolato. Il numero 30, i giorni di un mese, è associato al ciclo lunare, così come il colore bianco è simbolo dell’antica tradizione ieratica e lunare. Nel Lazio Enea fonderà Lavinium in onore della moglie Lavinia figlia di Latino, eponimo del popolo che abitava quelle terre (i Latini erano organizzati in una confederazione di 30 città) e da cui Enea ebbe un altro figlio, Silvio Julo.
La parola Lazio deriva dal latino latere che significa “occultare, nascondere”, la terra nera che Virgilio definisce nell’Eneide (poema che narra proprio delle vicende dell’eroe troiano) con il termine di Saturnia Tellus o terra di Saturno. Nelle viscere di questa terra Enea nasconde il Fuoco di Troia, in attesa del futuro parto con la fondazione di Roma. Tale Fuoco è il simbolo della Tradizione Primordiale.  Palamidessi nel 1° quaderno della collana archeosofica, la definisce come “Tradizione universale e primordiale dalla quale sono sgorgate tutte le religioni e di cui le filosofie sono un’espressione minorata e parziale, che esprimono tutto il travaglio dell’umanità per avvicinarsi all’unità religiosa nel corso di migliaia di anni ad oggi. Questa Tradizione è costituita da un insieme di principi permanenti e trascendenti, la cui origine è solo in parte umana, e non sono suscettibili di evoluzione, appunto perché principi permanenti e trascendenti. Questa Tradizione è qualcosa che è stato trasmesso da uno stato anteriore del genere umano al suo stato attuale”.

Ascanio, figlio di Enea e della principessa troiana Creusa, 30 anni dopo (ritorna il numero 30) fondò la città di Alba Longa, dal latino albus che significa “bianco”, colore associato alla luna. Successore di Ascanio fu il fratello Silvio e i Re che governarono Alba Longa e le 30 città della confederazione dei “prischi latini” di cui essa era la capitale, sino alla fondazione di Roma, furono in totale 12.
Il 12, simbolo del ciclo perfetto, è un numero tipicamente solare: 12 sono gli Apostoli attorno a Cristo-Sole di Giustizia, 12 i Cavalieri di Artù, 12 i segni dello zodiaco o case solari, 12 i mesi dell’anno solare.

A premessa della nascita di Roma, Alba Longa appare come la città sacra, il regno dei 12 Re, sulle 30 città della confederazione. Essa è il simbolo di una realtà in cui la via solare e guerriera si è fusa con quella lunare e sacerdotale. Ma una nuova scissione è alle porte quando il Re Numitore (il nome di questo sovrano reca in sé la stessa radice del futuro Re-Sacerdote Numa Pompilio) viene spodestato dal fratello Amulio che fa uccidere tutti i suoi figli maschi e condanna l’unica figlia femmina, Rea Silvia, a prendere i voti come Vestale, in modo da impedirle di generare. Tuttavia, continua la leggenda, il Dio Marte si unisce alla Vestale e da questa unione nascono i gemelli Romolo e Remo. Marte era il dio della guerra mentre Rea Silvia incarna l’ideale sacerdotale. Anche in questo caso, si manifestano un principio guerriero ed uno ieratico, rappresentato dal Sole fecondatore della Terra Vergine. 

Il mito afferma che Amulio, saputo del parto di Rea Silvia, condanna a morte la donna e consegna a un servo i gemelli affinché siano uccisi. I piccoli, grazie alla compassione del servo, vengono abbandonati in una cesta sul fiume Tevere. Successivamente rinvenuti e allattati da una lupa, vengono nutriti da un picchio ai piedi di un albero di fico.

Ripudiare un figlio o un parente era un atto gravissimo all’interno delle antiche società delle popolazioni italiche, e in genere nel mondo antico, dove la famiglia costituiva un vincolo indistruttibile, una realtà sovraordinata a cui le singole coscienze si dovevano subordinare. Romolo e Remo sono il simbolo della nascita di una coscienza rinnovata, capace di individualizzarsi dal mare della storia, in grado di portare sulla terra un nuovo ordine, aprire il ciclo di un nuovo mondo. Al ripudio segue sempre un ordine di morte, si pensi a Mosè, abbandonato anch’egli in una cesta sul fiume Nilo, nel momento in cui l’ordine del faraone era quello di uccidere tutti i figli maschi, oppure a Gesù che l’ordine di morte di Erode non riuscirà a colpire. La condanna a morte è dunque il simbolo della resistenza e dell’opposizione che il vecchio mondo e la personalità oppongono al risveglio della coscienza, all’aspirazione al sacro e alla riscoperta dell’individualità. Ci si trova di fronte a quello che l’esoterismo e la Tradizione Archeosofica, con Palamidessi, definisce come Guardiano della Soglia “una delle più minacciose ed importanti esperienze di chi si cimenta nei lavori iniziatici, che gli antichi Filosofi dell’Ermetismo definirono «Fatiche di Ercole», giusto l’insegnamento esoterico della Mitologia greca”. Per coloro che vogliono approfondire questa tematica consiglio la lettura del testo di Tommaso Palamidessi “I Guardiani delle Soglie e il Cammino Evolutivo”.

Il Fiume Tevere, come il Nilo in Egitto o il Gange in India, e le acque in generale sono un simbolo dell’inconscio, personale e collettivo, dal quale bisogna emergere con forza e coraggio. È infatti necessario vincere, come scrive Palamidessi, quelle “forze oscure del cielo e della terra, talora nascoste nell’inconscio”. Sono anche il simbolo di un passaggio fondamentale per l’inizio di una nuova vita spirituale. Si pensi al battesimo d’acqua che il Cristo inaugura nel fiume Giordano.

Romolo e Remo vengono allattati da una lupa e da un picchio, entrambi animali sacri a Marte, ai piedi di un albero di fico. Questa pianta nell’Antico Testamento e nel Nuovo, presso gli Egiziani e numerosissime altre culture, ebbe un significato ben preciso e fu simbolo della Sapienza Divina. Romolo e Remo crescono all’ombra della Sapienza, della Tradizione Arcaica Primordiale, che in quel momento è tornata a manifestarsi per garantire l’evoluzione dell’umanità.
Romolo e Remo, al pari di Abramo che trionfò sui 7 Re di Edom, dell’avo Enea che sconfisse i Rutuli e di molti altri eroi, dopo aver affrontato una guerra personale e sacra riceveranno un premio. Si tratta del ritorno sul trono del legittimo Re Numitore, emblema del Principio Sacro e Ordinatore.

Presso gli antichi sacerdoti e iniziati della Roma arcaica, il ricchissimo simbolismo della leggenda iniziatica delle gesta di Romolo e del fratello Remo e l’uccisione di quest’ultimo, erano studiati e meditati, applicati nella pratica di un’ascesi sapienziale quotidiana, riservata a pochissimi eletti. L’uccisione di Remo da parte di Romolo, condizione necessaria per la fondazione di Roma ha, tra i vari simbolismi, il significato di auto-superamento, in virtù di un principio spirituale nuovo e superiore rappresentato da Roma.
La leggenda continua, ricchissima di simboli e significati esoterici, come la scelta del luogo e del nome di Roma, l’auspicio dei numeri 6 e 12, la fondazione della Roma quadrata e la scelta del suo Nome Segreto…ma questa è un’altra storia!!

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