SCIENZA E ARCHEOSOFIA – di Emiliano Sciarra

Nel corso dei secoli, specialmente negli ultimi due, le scienze comunemente intese hanno scoperto e capito molte cose della costituzione del Cosmo, di come è fatto l’Universo e di come si sta evolvendo. Fra l’altro, si è scoperto che la realtà può essere differente da quello che sembra secondo i sensi ordinari: se tocco il piano di un tavolo mi sembra solido e massiccio, eppure la Fisica mi dice che, a ben vedere, la materia è composta più che altro da poche particelle separate in uno spazio che in larghissima parte è praticamente vuoto. Da un bel po’, insomma, non ha molto senso credere solo a quello che vediamo e tocchiamo. cosmico

Il progresso scientifico, di per sé, è fondamentale per capire cosa succede e come, e la massima stima va ai molti ricercatori che, a nome di tutta l’Umanità, si incaricano di dedicare la vita a scoprire le leggi che regolano il Cosmo e a utilizzarle per il benessere collettivo. Non possiamo che esprimere riconoscenza ai vari Newton, Galileo, Maxwell, Einstein e via dicendo per le loro rivoluzionarie intuizioni, le cui ricadute caratterizzano la nostra vita a tutt’oggi. materia-oscura2

scienza e archeosofia 4

Lo sviluppo vertiginoso della tecnologia può far credere di sapere ormai tutto o quasi di ciò che ci circonda, qualcuno pensa addirittura che la Scienza, e in particolare la Fisica, sia autosufficiente: non importa cercare altrove perché la Scienza e il metodo scientifico, nelle sue diramazioni, ci darebbero tutte le nozioni di cui abbiamo bisogno, o quasi; quelle che non possono essere fornite non sono degne di attenzione o di valore. È la posizione del cosiddetto scientismo. Su queste basi, fra l’altro, si bollano o si deridono a priori ipotesi che non possono essere sottoposte al vaglio rigoroso del metodo scientifico. Ma è veramente così? Vale a dire, su questo argomento ci mancano solo dei tasselli nel quadro generale oppure è praticamente tutto ancora da scoprire? E il metodo scientifico è davvero completo per esplorare qualunque campo del sapere o presenta delle criticità? sciarra 1

Il grafico qui accanto rappresenta tutta l’energia e la materia che si è calcolato esistere nell’Universo. La piccola porzione gialla è quanto la Scienza attuale, con tutte le teorie più avanzate compreso il cosiddetto Modello Standard di cui fa parte il famoso Bosone di Higgs, è in grado di spiegare in qualche modo, per sua stessa ammissione. Come si vede, è una quota risibile: per la precisione meno del 5%. Questo significa che il 95% di tutto quello che si sa che esiste non ha nessuna spiegazione (costituisce infatti le famose «materia oscura» e «energia oscura» che imbarazzano astronomi e cosmologi). Fra l’altro non c’è neanche accordo su come spiegare quel misero 5%. Nella Fisica odierna infatti ci sono due grandi teorie parallele: la Relatività Generale di Einstein, che spiega l’infinitamente grande come le galassie, le stelle, i pianeti eccetera, e la Fisica Quantistica, che si applica invece all’infinitamente piccolo (gli atomi, le particelle, i quark e via dicendo). Ebbene, queste due teorie sono in aperta contraddizione fra loro: i princìpi su cui è poggiata la Relatività Generale, come il tempo che non è costante, contraddicono e negano quelli su cui è poggiata l’intera Fisica Quantistica, e viceversa. Ne consegue che almeno una delle due, se non entrambe, sono clamorosamente sbagliate fin dalle fondamenta. E non stiamo parlando di dettagli: sono i due veri e propri cardini su cui è costruita tutta la Fisica moderna, con cui si costruiscono i computer e le navicelle spaziali. Tutto questo se ci riferiamo a quello che sappiamo esistere, figuriamoci se ipotizziamo che ci sia qualcosa di cui ancora non sospettiamo nemmeno l’esistenza e non siamo in grado di osservarne gli effetti! materia-oscura

Quindi, in un bagno di realistica umiltà, dobbiamo riconoscere che non sappiamo quasi niente di tutto ciò che ci circonda nel Cosmo.

C’è poi un altro ordine di problema, connesso alla definizione operativa. La Scienza si occupa di studiare le leggi che governano l’Universo, e un suo perno è quello della descrizione oggettiva: un esperimento deve essere ripetibile da tutti e deve dare gli stessi risultati, a patto che le condizioni iniziali siano le medesime. Questo requisito sensato e apparentemente innocuo, tipico del metodo scientifico, comporta però problemi praticamente insolubili, anche se lo applichiamo alle scienze esatte e non a campi di dubbia pertinenza (come l’Etica o la Metafisica). Donna moderna

Innanzitutto, descrivere compiutamente le condizioni iniziali significherebbe descrivere lo stato di tutte le particelle che interagiscono con quelle coinvolte nell’esperimento. Di più: secondo alcune teorie bisognerebbe descrivere l’intero Cosmo, perché ogni minima particella potrebbe interagire con le altre più o meno vicine, e così via, senza soluzione di continuità (si pensi al fenomeno dell’entanglement quantistico, dove ci sono particelle che sembrano influenzarsi istantaneamente a distanza). Comunque è chiaro che ci si deve accontentare di una parte circoscritta della situazione, cercando di escludere quello che si suppone influisca poco nell’esperimento. Ma, anche se alcuni effetti potrebbero sembrare praticamente trascurabili, non è detto affatto che sia così, dato che si conosce così poco di quello che esiste e di come funziona; anzi, nei sistemi complessi ha molta importanza il cosiddetto «effetto farfalla», che rende imprevedibili i risultati se ci si spinge oltre un breve lasso temporale (il nome è preso da un celebre aforisma della teoria del caos in cui si afferma che il battito d’ala di una farfalla in Brasile può provocare un tornado nel Texas). scienza e archeosofia 5

In secondo luogo, fra le condizioni iniziali ci sarebbe, ovviamente, anche lo spettatore dell’esperimento stesso (umano o strumentale che sia); se non ci fosse, non sarebbe possibile registrare il risultato dell’esperimento, rendendo il tutto completamente inutile. L’ideale sarebbe che lo spettatore (o sperimentatore) fosse del tutto «trasparente», ossia che non influenzasse minimamente il risultato, ma purtroppo questo non è possibile. Infatti diversi postulati della Fisica, fra cui il Principio di Indeterminazione di Heisenberg, affermano che un esperimento non è mai indipendente dallo sperimentatore. Questo, di fatto, rende ogni esperimento unico: due azioni saranno uguali solo entro un certo grado di approssimazione, ma mai completamente identiche, e quindi la ripetibilità dell’esperimento diventa una mera utopia.
spazio cosmicoLa morale di tutto quanto detto finora è che non c’è modo, neanche in teoria, di ottenere una visione del tutto oggettiva della realtà, o per meglio dire: non c’è modo di studiare la realtà senza influenzarla nel procedimento. Pertanto, alla fine, tutte le nostre osservazioni si possono considerare soggettive, cioè dipendenti da noi che la osserviamo, proprio perché, esattamente come l’oggetto che analizziamo, siamo immersi nel Cosmo governato dalle sue leggi a cui anche noi dobbiamo sottostare. Per avere un punto di vista oggettivo non basta procedere con una statistica perché, come ha dimostrato anche Popper, che qualcosa sia vero dieci, cento, mille volte non vuol dire che lo sia sempre. Solo perché si sono osservati soltanto cigni bianchi non vuol dire che non esistano i cigni neri (l’esempio non è casuale: nel passato si credeva che non esistessero cigni neri dato che nessuno ne aveva mai visto uno, e c’era perfino un modo di dire, rara avis, corrispondente al nostro «mosca bianca»). Le statistiche, anche se estese, non danno mai un risultato oggettivo ma solo un aggregato di risultati soggettivi, al massimo una probabilità teorica di un certo dato. scienza e archeosofia

L’unico modo per avere una visione davvero oggettiva di come stanno le cose sarebbe guardare il Cosmo da un punto di vista esterno, senza farne parte: ma chi può avere un punto di vista così privilegiato?

La risposta tradizionale è una sola: Dio, l’Assoluto, che fuori dallo spazio e dal tempo può contemplare la sua creazione senza esserne necessariamente coinvolto. Questa visione del Cosmo, completo in ogni sua parte, può essere comunicata all’Uomo, anche mentre è inserito nel Cosmo stesso, tramite quella che si chiama Rivelazione. Rivelazione di verità eterne, cioè oggettive, indipendenti dall’Uomo osservatore, valide sempre e comunque, e che possono riguardare perfino alcuni aspetti del Creatore stesso.
Questa Rivelazione, sempre secondo la Tradizione che è rintracciabile in varie forme nelle civiltà, è comunicata alle creature in maniera graduale, coerentemente con la loro evoluzione (spirituale). Si tratta di una Scienza diversa da quella comunemente intesa, umana, le cui leggi, altrimenti misteriose, sono divulgate tramite un canale di comunicazione con chi quelle leggi le ha scritte. È la Scienza dei Princìpi. Tale Scienza non è sempre scritta, non è sempre capita, non è sempre visibile né accessibile.
spazio e cosmo
Tommaso Palamidessi, rifacendosi al passo evangelico di S.Paolo (1 Corinzi 2:6-10) la chiama modernamente Archeosofia: «Tra i perfetti parliamo, sì, di Sapienza, ma di una Sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una Sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio».

La Scienza dei Principi, per quanto provenga dall’alto e non dal basso o meglio proprio per questo, non si limita a un sapere intellettuale o teorico e non è priva di un aspetto sperimentale e sperimentabile, tutt’altro: le leggi tradizionali spiegano, oltre alla Fisica materiale, anche le leggi psichiche e addirittura quelle spirituali. Non si può capire Dio ma si può averne un’esperienza, limitatamente alle capacità umane; come dire che non si può toccare il Sole ma si può sperimentare il calore e la luce che irradia, e ci si può anche avvicinare avendo le dovute accortezze. Soprattutto, certe sue leggi non possono essere verificate o smentite con il metodo scientifico, che con tutta la sua potenza presenta i limiti invalicabili di cui sopra. Si possono imbastire esperimenti per verificare alcune parti, ma ci sono delle verità che vanno accettate, oltre che per «logica deduzione», per «sottile intuizione».
scalinata-con-angeliLe leggi della Scienza dei Principi quindi ci riguardano direttamente e capirle può rappresentare un passo fondamentale nella propria evoluzione personale, perché dettagliano le operazioni necessarie per progredire spiritualmente, per sperimentare tutto quello che c’è nel Cosmo e per andare oltre.

 

2 pensieri su “SCIENZA E ARCHEOSOFIA – di Emiliano Sciarra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...